Gli wearable sono il vero asso nella manica della sanità del futuro (e dei grandi produttori)

Edoardo Carlo Ceretti Per il 2023, il giro di affari dei dispositivi indossabili applicati al monitoraggio della salute delle persone potrebbe superare quota 20 miliardi di dollari all'anno.

Se nel mercato consumer i dispositivi indossabili faticano ancora a trovare una propria dimensione, l’ultimo studio di Juniper Research ne dipinge un futuro roseo per quanto riguarda la loro applicazione nell’ambito della sanità digitale.

È stimato infatti che, entro il 2023, gli wearable impiegati nel settore della sanità muoveranno un giro di affari di oltre 20 miliardi di dollari all’anno. Grazie all’affinamento di tecnologia, sensori e algoritmi, la salute di un numero sempre maggiore di pazienti potrà essere monitorata costantemente e da remoto.

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Ciò consentirà diagnosi e trattamenti ancora più mirati per ogni singolo paziente, fornendo un ausilio decisivo ai medici. Per questo motivo, le istituzioni sanitarie – pubbliche e private – aumenteranno considerevolmente gli investimenti in questo campo, nell’arco dei prossimi anni. Ma non sarà l’unica fonte di profitto per i grandi produttori di dispositivi indossabili.

Secondo Juniper Research, i produttori puntano anche a fornire i dati raccolti tramite i loro dispositivi alle società di assicurazione, in modo che possano elaborare strategie più efficaci. Il tutto ovviamente dovrà essere fatto nel rispetto della privacy dei pazienti, tema sul quale non mancheranno di scatenarsi dibattiti nei prossimi anni.

Via: CorCom
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    “GLI wearable”, mio dio…!!!

    • Edoardo Carlo

      Potrei dire io la stessa cosa per ‘i wearable’, non essendoci una regola predefinita direi che sia una questione di orecchio 🙂

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        Ma tu puoi dirmi quel che vuoi, ma oltre alla lampante cacofonia di “GLI wearable” che fa sanguinare le orecchie (e pure gli occhi a leggerlo), direi:

        1. Maschili.

        • Il singolare lo e il plurale gli si usano:

        – davanti a parole che cominciano con i o j + vocale (pronunciate, cioè, come ➔semiconsonanti), con gn (gnomo), con s + consonante, con sc (sci), con x, y, z e con i gruppi pn e ps

        – davanti a parole che cominciano con una consonante + consonante diversa da l o r

        • Il singolare il e il plurale i si usano in tutti gli altri casi

        Fonte: Treccani.
        Quindi la regola c’è, e wearable non ha i o j + vocale, gn, s+consonante, sc, x, y, z, pn o ps nè doppia consonante che non siano l o r, di conseguenza wearable rientra in “tutti gli altri casi” con il wearable ed i wearable. Poi liberissimo di ignorare le regole, infondo c’è gente che usa “gli” anche per riferirsi alle donne non usando “le”, che sarà mai qualcuno che oltre ad ignorare la cacofonia dice gli wearable?!

        • Edoardo Carlo

          Io trovo cacofonico ‘i wearable’, evidentemente è questione di sensibilità personale 🙂

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            Com’è che cantava Nek? “Se una regola c’è, te ne devi fregare se lo vuoi”? L’abbiamo fatto diventare uno stile di scrittura a quanto pare 🙂
            Per il resto non c’è problema, molta gente ha gusti discutibili anche in fatto di “fonia”.

          • Edoardo Carlo

            Ti consiglio una bella lettura, visto che mi sembri appassionato dell’argomento: La grammatica e l’errore, di Nicola Grandi.
            È molto interessante, fa capire tante cose e fa vivere più serenamente il rapporto con la grammatica.

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            Grazie molto gentile, ma a meno che questo libro non spieghi come e perchè sia più corretto “GLI wearable” allora direi che è piuttosto inutile parlare delle eccezioni e delle parole straniere.