Detroit: Become Human – Il dramma interattivo di Quantic Dream (anteprima)

Lorenzo Delli -

Anteprima Detroit: Become Human – Non è la prima volta che mettiamo le mani su Detroit: Become Human, la nuova fatica della software house di David Cage, la Quantic Dream che conosciamo per Heavy Rain, Beyond: Due Anime e altri titoli davvero niente male. In occasione di un’anteprima per la stampa abbiamo avuto modo di testare una versione ben più corposa del gioco, che ci ha permesso di calarci nei panni di tutti e tre i protagonisti della storia e di farci un’idea ancora più concreta di quello che il gameplay del titolo avrà da offrire.

All’evento era presente anche Adam Williams, lead writer di quello che Quantic Dream definisce un “Interactive Drama“, un dramma interattivo vissuto dal giocatore da tre diversi punti di vista. Ecco quindi le nostre impressioni e qualche extra che ci è stato raccontato dallo stesso Adam Williams.

Editore Sony Interactive Entertainment
Sviluppatore Quantic Dream
Piattaforme PlayStation 4
Genere Avventura
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Italiano
Prezzo e acquisto 67,98€

Video Anteprima Detroit: Become Human

La nostra video anteprima di Detroit: Become Human è realizzata con spezzoni gameplay forniti da Sony Interactive Entertainment catturati da una versione beta del gioco su PS4 standard a 1080p. Buona visione!

Più che fantascienza… anticipazione!

Dopo God of War, che ha richiesto più di 5 anni di sviluppo, siamo di fronte ad un altro titolo che ha richiesto ben più di qualche mese anche solo per essere concepito. La scintilla che probabilmente ha dato il via a tutto è la tech demo di Kara su PlayStation 3 di ben sei anni fa. Il prodotto finale, quello su cui potrete mettere le mani tra circa un mese, è stato realizzato basandosi su 3.000 pagine di copione, e la trama non è certo il suo solo punto di forza. Il team di sviluppo, composto da più di 80 persone, ha cercato di realizzare una vera e propria anticipazione del futuro, un’evoluzione della tecnologia e della società attuale che risultassero credibili. Sono nati così abiti, veicoli nuovi di zecca, gli androidi protagonisti del gioco e soprattutto una struttura sociale che rispecchia quella attuale e che ha reagito di conseguenza all’arrivo appunto degli androidi.

Il gioco tocca temi particolarmente sensibili, in cui la nostra società, quella attuale, si troverebbe realmente a fare i conti nel caso un invenzione del genere arrivasse sul mercato. Da una parte abbiamo una fascia della popolazione benestante, dall’altra una che si ritrova senza lavoro a causa degli stessi androidi. E Detroit come cornice degli eventi, non è stata scelta casualmente: così come alla fine dell’800 la cittadina statunitense divenne la capitale mondiale dell’automobile, un mezzo di locomozione che ha cambiato radicalmente la vita e la routine di una fetta enorme della popolazione terrestre, sempre Detroit è divenuta nell’immaginario di Quantic Dream la capitale mondiale degli androidi. Una città quindi da cui parte una nuova rivoluzione tecnologica, grazie ad una sorta di Elon Musk che ha costruito una delle principali fabbriche di assemblaggio proprio a Detroit.

Ma Detroit: Become Human, cos’è? Lo abbiamo (anzi, lo hanno) definito un dramma interattivo. Il gioco di Quantic Dream si colloca nel genere dei giochi di avventura, con la sostanziale differenza che la trama viene plasmata dalle scelte del giocatore. Quante volte l’abbiamo sentita questa promessa? Basti pensare alle avventure di Telltale Games, effettivamente a scelta multipla ma con finali che alla fine hanno ben poco di diverso a seconda delle scelte selezionate. Stavolta però la situazione sembra diversa, almeno da quanto abbiamo avuto modo di provare finora. Sono tre i protagonisti di cui vestiremo i panni: Markus, il leader dei Devianti, ovvero quegli androidi che riescono grazie alle interazioni umane, positive e negative, ad assumere coscienza di sé; Kara, la protagonista della tech demo, che dopo un episodio di violenza domestica si risveglia, diventando a tutti gli effetti un deviante; e infine Connor, un androide di ultima generazione programmato unicamente per dare la caccia ai devianti.

La storia di ogni personaggio è collocabile in un genere a sé stante: quella di Markus è un dramma con risvolti politici; quello di Connor è un thriller investigativo; mentre la storia di Kara è in continua evoluzione (anche se le basi sono senza dubbio quelle di un dramma). Ogni storia è suddivisa in capitoli, e ogni capitolo presenta quello che potremmo definire un diagramma di flusso, una rappresentazione grafica di tutti gli snodi, le possibilità e le azioni che un giocatore può compiere durante quel determinato frangente di gioco.

La celebre scena di Connor che si trova alle prese con un deviante che tiene in ostaggio una bambina ha sei, diversi finali. Sei! Tutte le storie, e di conseguenza i vari sotto-capitoli, si evolvono sempre di più fornendo strade e ambientazioni diverse, cambiando talvolta drasticamente l’esperienza di gioco. All’evento eravamo circondati da colleghi che, con le loro scelte, si trovavano a vivere scene di gioco completamente diverse dalla nostra, visitando luoghi e conoscendo personaggi preclusi dai percorsi da noi scelti. Nei diagrammi ci sono anche dei checkpoint, dei nodi particolarmente importanti che ci permettono di ripetere una scelta se il risultato finale non fosse di nostro gradimento.

Per citare lo stesso Adam Williams, le scelte cambiano drammaticamente la storia, modellano la narrativa e gli stessi personaggi. Alla fine Markus, Connor e Kara saranno un riflesso di voi stessi. Un’esperienza di gioco meravigliosa, sulla carta, ma da quanto provato non possiamo ancora stabilire quanto queste scelte andranno ad influire non solo sul personaggio che le compie, ma anche sugli altri personaggi e sul finale del gioco. All’inizio poi le storie di Kara e Markus ci mettono un po’ a decollare, ma dopo la prima ora di gioco si ha modo di vivere delle scene cariche di tensione e di emozione che ci hanno colpito non poco. C’è però da tenere in considerazione che i protagonisti avranno relazioni anche con altri personaggi, e tali relazioni saranno caratterizzate da un certo grado di empatia (un vero e proprio indicatore). Proprio il livello di empatia influirà sulle scene future e sui loro possibili risvolti.

Detroit: Become QTE?

Parliamoci chiaro: i QTE, quick time event, sono all’ordine del giorno in Detroit: Become Human. Ultimamente si tende a demonizzarli, perché utilizzati ad esempio per gestire boss fight o particolari eventi rendendoli al contempo più interattivi ma meno soddisfacenti da un punto di vista ludico. Detroit: Become Human compensa però offrendo un discreto grado di esplorazione, ulteriormente amplificato durante le scene con Connor dotato di alcune abilità aggiuntive rispetto agli altri protagonisti.

Comunque sia, le scene di azione richiedono una certa concentrazione e l’utilizzo di tutti i pulsanti presenti sul DualShock, nel tentativo di imitare le azioni a schermo dei personaggi. I QTE quindi non solo erano necessari, ma alla fine (almeno durante le prime ore di gioco) non sono così sgraditi, anzi. Alla fine il titolo di Quantic Dream è un’avventura, non vuole essere un gioco di azione alla Uncharted, e i QTE utilizzati nei momenti giusti riescono a coinvolgere, mantenere viva l’attenzione del giocatore e anche ad incrementare la sensazione di tensione di certe scene chiave.

Lato grafico, quanto visto finora è praticamente ineccepibile. Le tecniche di motion capture utilizzate sono all’avanguardia, e il risultato finale, quello che avrete modo di ammirare su PS4 tra un mese, è a tratti incredibile. A prestarsi per le sessioni di motion capture volti noti del cinema, quali Clancy Brown (Starship Troopers, Le Ali della Libertà), Jesse Williams (Grey’s Anatomy), Lance Henriksen (Aliens, X-Files, Millennium) e tanti altri. Su PS4 Pro non si raggiungerà i 4K nativi, ma poco importa: il titolo sfrutta la tecnica del checkboarding, e su pannelli 4K HDR è comunque uno spettacolo da vedere. Anche il comparto audio è d’eccezione: interamente doppiato in italiano da professionisti del settore, e anche le musiche che ci accompagnano durante il gioco sono particolarmente incisive.

Conclusioni

Eravamo particolarmente incuriositi dalla nuova opera di Quantic Dream, e ora lo siamo ancora di più. La trama in continua evoluzione, i possibili intrecci tra i vari personaggi e le varie scelte che il giocatore può intraprendere nel corso dei vari capitoli fanno sì che sia il giocatore stesso a plasmare la trama e, come già accennato, anche gli stessi personaggi. Quanto varierà il finale del gioco e quanti snodi e finali presenteranno i vari diagrammi procedendo lungo la storia rimane appunto un’incognita che non vediamo l’ora di poter scoprire.

L’altra incognita riguarda il gameplay. Quanto provato finora cerca di coinvolgere in tutti i modi il giocatore, sfruttando tutte le caratteristiche del DualShock (compreso il touchpad superiore), ma alla lunga potrebbe stancare o riuscirà a mantenere viva quella componente interattiva che rende le scene ancor più cariche di tensione? Tutte domande a cui daremo una risposta nella nostra recensione che, se tutto va bene, arriverà prima del 25 maggio, data scelta da Sony per la pubblicazione di Detroit: Become Human.

COSA CI HA CONVINTO… … E COSA NO
  • L’ambientazione e i personaggi
  • Il cercare di coinvolgere il giocatore con QTE mirati
  • Le possibilità offerte dalla struttura di gioco
  • Il comparto tecnico
  • Non sappiamo se alla lunga i QTE stancheranno
  • Le scelte del singolo influenzeranno tutti i protagonisti e il finale del gioco? Ancora presto per dirlo

Anteprima Detroit: Become Human – Screenshot