Kingdom Hearts III – “Ne è valsa l’attesa” (anteprima)

Giorgio Palmieri -

Una lunga fila ci separava dalle sei postazioni dedicate a Kingdom Hearts III nella Milan Games Week, ma per l’ultima avventura di Sora, Paperino e Pippo avremmo potuto scalare persino un monte senza fare troppe domande. Del resto, dal secondo capitolo sono passati solo dodici anni. “Solo”.

Dodici anni durante i quali si sono susseguiti episodi collaterali, spin-off e rimasterizzazioni, di cui si parlava mentre s’aspettava il proprio turno in coda. C’era chi era in evidente stato di euforia, e nemmeno la rumorosità dei “megafonati” degli stand poteva scalfire tale entusiasmo.

Ma cos’è Kingdom Hearts? Perché è così atteso? E perché è passato così tanto tempo dall’ultimo episodio del filone principale? La serie firmata Square Enix è un enorme calderone all’interno del quale si incontrano i personaggi Disney e quelli di (e in stile) Final Fantasy. Un gioco di ruolo d’azione come non se n’erano mai visti prima, nato su PS2 come gargantuesca operazione commerciale, e cresciuto nel cuore di milioni di fan.

Il terzo capitolo porrà la parola fine alla cosiddetta Dark Seeker Saga, il più importante segmento di storia del vasto quadro narrativo della serie, dove appunto si consumerà la battaglia finale tra Sora e Xehanort. Lo scontro tra luce e oscurità raggiungerà finalmente il suo apice dopo un decennio di domande, dubbi, misteri… per i quali ci vorrà ancora un po’ di tempo. Eppure, l’eccitazione di vederlo sullo schermo, di vedere che Kingdom Hearts III esiste, al momento può (quasi) bastarci.

E poi è giunto il nostro turno. Panchina un po’ scomoda, cuffie insonorizzate, sorrisi innocenti, increduli: benvenuti nel Toy Box, il mondo di Toy Story in Kingdom Hearts III.

In realtà vi era la possibilità di scelta tra Il Monte Olimpo e quello di Buzz Lightyear, ma noi abbiamo preferito quest’ultimo senza esitare, sia per questioni affettive, che per il fattore novità.

La fase si apre in pompa magna, e vede il quartetto composto da Rex, Hamm, Woody e Buzz, aiutati dai soldatini e i mitici alieni dell’artiglio, durante la preparazione di un assalto agli Heartless, gli iconici cattivi della saga. Ma mentre parlano di strategie e piani tattici (doppiaggio in inglese, sottotitoli in italiano), ecco che Sora, Pippo e Paperino giungono sul campo per sgomberare l’area. Ed è subito amore.

Assumiamo il controllo diretto proprio di Sora, e il gioco mostra una tale forza estetica da rimanere pietrificati. A parte che la fedeltà all’opera di Pixar ha un che di maniacale, e distinguere il cartone dal videogioco risulta difficilissimo, ma vedere il quadro in movimento è una festa per gli occhi, un tripudio di colori ed effetti speciali talmente potenti da togliere il fiato. E si passa dalle tazze di Alice nel Paese delle Meraviglie, alla nave piratesca de I Pirati dei Caraibi, per poi impugnare una versione sotto steroidi degli yo-yo a tema Monsters & Co, e persino un enorme martello devastante che cresce man mano che si inanellano colpi.

Il tutto si posa su un rapido sistema di combo, il cui funzionamento è ancora da scoprire e analizzare, dove bisogna premere un tasto entro un tempo limite per attivare una o l’altra abilità. L’aggancio automatico del bersaglio più vicino fa ancora parte del modello di combattimento, così come le frecce direzionali per la scelta delle magie e degli oggetti.

L’intera impalcatura, tuttavia, ha subito uno scossone, e quel che ne è venuto fuori esplode di vivacità, di pura spettacolarità: la possibilità di attingere da più Keyblade, le splendide evocazioni scatenabili in battaglia (vogliamo parlare del fighissimo Ralph Spaccatutto? NdR), gli effetti particellari così meravigliosi, non sapevamo dove posare gli occhi. L’unico dubbio rimane quello legato alla confusione, anche se la telecamera sembrava difendersi abbastanza bene, cercando di seguire l’attenzione senza disorientare.

I campi di battaglia sono enormi, molto più grandi rispetto al passato, e sfruttano le nuove tecnologie sia in termini di dettaglio che di ampiezza: soprattutto, nel caso di Toy Story, trasmettono vastità con le loro enormi proporzioni, come se li vedessimo dagli occhi di un bambino, come se fossimo davvero in Toy Story.

Ci siamo divertiti esplorando la casa di Andy e il giardino, insieme a Woody e Buzz che si aggiungono al gruppo senza sostituire Pippo e Paperino, ed entrambi i luoghi mostrano il grande lavoro svolto nella stesura delle texture, dell’interattività, della fluidità (fissa sui sessanta fotogrammi al secondo, presumibilmente su PS4 Pro) e dell’illuminazione. In merito a quest’ultima, nutriamo delle piccole perplessità nella gestione della luce nelle località più buie, ma di questo ne parleremo quando il gioco sarà nelle nostre mani (e sulla nostra affidabile TV). Per non parlare poi dei movimenti di Sora, il quale risulta decisamente meno ingessato, pronto a comporre acrobazie inumane per saltare da un punto all’altro dell’ambientazione.

Superando il confine della strada, ci siamo ritrovati direttamente al Galaxy Toys, un negozio di giocattoli. Avremmo preferito un collegamento più armonioso, meno brusco, eppure è probabile che un passaggio sia stato eliminato per favorire lo scorrere della versione dimostrativa. In questa fase, era possibile guidare i Gigas, dei robot giocattolo con cui eliminare gli Heartless, che a loro volta ne pilotavano di modelli diversi. La visuale si spostava sulla telecamera in soggettiva, e la giocabilità mutava in una variante di sparatutto, in cui ogni tipologia di mech è dotata di abilità differenti: c’è chi spara raffiche di laser, e chi se la cava meglio con il corpo a corpo. È possibile persino uscire dal robot e rientrare quando lo si desidera, o “rubarne” uno agli Heartless sconfitti. Divertentissimo, senza alcun dubbio. Peccato che poi la scritta “grazie per aver giocato!” ha interrotto di getto la meraviglia. Un modo come un altro per avvisarci del fatto che alle nostre spalle c’erano tante altre persone, gente che aveva atteso dodici anni per provarlo proprio come noi.

Togliendoci le cuffie, posandole lì vicino, siamo ritornati nel mondo reale, fatto di schiamazzi, vociare, ma anche di passione. L’espositore ci chiede “tutto bene? vi è piaciuto?”. La nostra risposta? Be’… “ne è valsa l’attesa”. Kingdom Hearts III esce il 29 gennaio su PS4 e Xbox One.

  • Psyco98

    La telecamera è sempre stata un po’ problematica in Kingdom Hearts…
    E niente, ora sono ancora più scimmiato

  • PGV 2

    Io c’ero, peccato non averlo provato per il poco tempo che avevo a disposizione rispetto alla fila T_T.