Il remake di Resident Evil 2… è una bomba! (anteprima)

Lorenzo Delli -

Anteprima Resident Evil 2 – Resident Evil 2 è un vero e proprio mostro sacro del genere dei survival horror. A dirla tutta si potrebbe dire che il genere nacque con il primo capitolo (anche se ci sono dei precursori illustri), e fu la stessa Capcom a coniare il termine per descrivere quello che poi divenne un genere a sé stante con un bel po’ di esponenti. Mettere le mani su un titolo del genere quindi è una mossa piuttosto rischiosa, anche perché questa versione rimodernata di Resident Evil 2 è un vero e proprio rifacimento che in parte stravolge l’originale proiettandolo nel futuro, non solo da un punto di vista grafico. Il 20 novembre siamo letteralmente corsi a Milano per provare con mano diverse ore di gioco di questo remake, giocando sia nei panni di Leon che di Claire (e non solo!). Ecco quindi le nostre impressioni a riguardo!

Editore Capcom
Sviluppatore Capcom
Piattaforme PS4, Xbox One, PC Windows
Genere Survival Horror
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Italiano
Prezzo e acquisto 62,99€ (PS4) | 60,98€ (PC) | 62,99€ (Xbox One)

Video Anteprima Resident Evil 2

Il filmato va a riassumere i concetti espressi nei seguenti paragrafi ed è realizzato con spezzoni gameplay registrati da Capcom. Al termine dell’articolo trovate anche una gallery di screenshot inediti. Buona visione!

“Same same, but different, but still same”

Quello realizzato da Capcom è un vero e proprio remake di Resident Evil 2. Il team di sviluppo non si è limitato a prendere il gioco originale trasformando radicalmente il comparto grafico senza mettere mano ad altro. Di fatto cambiano un bel po’ di cose. La visuale in terza persona segue il personaggio come un gioco di azione moderno, un espediente che permette non solo di migliorare la giocabilità ma anche di porre ulteriore enfasi sul motore grafico. A tal proposito è stato utilizzato il RE Engine, lo stesso di Resident Evil 7, e il risultato finale è davvero sorprendente. Ci torneremo a breve.

Torniamo un momento alla visuale in terza persona. Senza la telecamera fissa che caratterizzava il gioco originale il team di sviluppo si è dovuto ingegnare per riprodurre alcuni dei jump-scare derivanti da nemici nascosti. Si è dovuto quindi agire sull’architettura delle stanze, sul sistema di illuminazione dinamico e su effetti aggiuntivi quali fumo e foschia. La telecamera mobile ha avuto un forte impatto anche sul comparto audio, realizzato anche in questo caso ex-novo per permettere la spazialità del suono.

E se tutto questo non dovesse essere sufficiente a convincervi dell’impegno che ci ha messo Capcom per la realizzazione di questo remake vanno aggiunti anche altri dettagli di non poco conto. La storia è stata ulteriormente ampliata, introducendo sezioni inediti come quelle dell’Orfanotrofio che ci cala nei panni di Sherry, e di fatto la maggior parte dei puzzle sono stati ripensati, ampliati o creati da zero. Di fatto siamo di fronte ad un’esperienza di gioco diversa, estremamente rispettosa delle sue origini, ma comunque diversa. Anche chi conosce a memoria il Resident Evil 2 originale troverà pane per i suoi denti, grazie appunto alle nuove sezioni di gioco, a quelle presenti all’epoca in certi casi anche estese e ai vari puzzle completamente rivisitati.

Ma perché lo definiamo rispettoso delle sue origini? Il remake di Capcom segue ovviamente gli avvenimenti raccontati nel capitolo originale, ma ci sono altri dettagli che lo rendono degno dell’attenzione dei fan di vecchia data. Il gioco non è per niente facile. Si ha davvero la sensazione di giocare un titolo realizzato anni fa proiettato nella nuova era dei videogiochi. Non ci sono indicatori mentre giocate, né di salute (se non lo zoppicare o il cambio della telecamera) né di direzione, le mappe riportano informazioni essenziali e non c’è un vero e proprio diario che vi aiuta a tenere conto di quello che dovete fare in quel momento. Come nell’originale ci saranno note, fotografie o lettere che vi aiuteranno via via a capire il vostro obiettivo, ma rimane il fatto che le ambientazioni, come la stessa centrale di polizia teatro di molti degli avvenimenti del gioco, rimangono un capolavoro di level design che in determinati momenti metteranno anche a dura prova la vostra memoria. Memorizzare strade sicure o scorciatoie potrebbe rivelarsi vitale per fuggire.

Anche la gestione dell’inventario è rimasta praticamente identica. Pochi slot, anzi, pochissimi (almeno inizialmente) e tanta, tantissima ansia derivante dal non poter prendere l’oggetto fondamentale di turno. L’unica concessione che viene fornita al giocatore è la segnalazione degli oggetti scovati sulla mappa. Se non raccogliete l’erba verde che avete appena scovato potete tornare in un secondo momento (sempre che quel momento di gioco ve lo conceda) ritrovando la sua posizione grazie alla mappa.

E i salvataggi? Le macchine da scrivere, così come le “safe-room” con le chest per conservare gli oggetti, sono ancora lì, al loro posto. Se non altro non ci sono le cartucce di inchiostro, che non solo limitavano la quantità di salvataggi ma occupavano anche preziosi slot dell’inventario. Oltre alle macchine da scrivere sembra ci sia anche un sistema di checkpoint trasparente al giocatore che vi permette in certi casi di riprendere a giocare prima di momenti particolari, come boss fight o simili, per evitare di sorbirvi nuovamente minuti di gioco o cutscene che alla lunga potrebbero rivelarsi frustranti.

E soprattutto, i combattimenti sanno rivelarsi davvero ostici. Anche il più semplice degli zombie sa essere una vera e propria spina nel fianco, e la continua ansia di aver sprecato quella pallottola che in futuro potrebbe rivelarsi vitale rimane parte integrante dell’esperienza di gioco. Per non parlare dei boss fight o di quei combattimenti un po’ più impegnativi come i lickers o le aberrazioni di vario genere in cui non è poi così difficile imbattersi.

E ancora non abbiamo citato Mr. X, il tyrant già protagonista della prima versione di Resident Evil 2. Fuggire per la stazione di polizia inseguiti dal Tyrant non sarà affatto banale, e in una delle nostre run nei panni di Claire ci siamo trovati a correre per corridoi ancora pieni di zombie e lickers in preda alla disperazione e praticamente senza munizioni. Come già accennato è più l’ansia che la paura ad essere protagonista del remake. I jump-scare non mancano, ma sono la sensazione di inadeguatezza, la difficoltà generale e le tante variabili da tenere sotto controllo a fare da padrone. E i fan di Resident Evil 2, e più in generale della serie, non potranno che esserne felici.

Qualche cenno al comparto tecnico prima di arrivare a conclusione. Il motore grafico è il RE Engine, come già accennato, e la resa generale in certi momenti sembra anche migliore di Resident Evil 7. I modelli dei volti sono davvero incredibili (quello che ci ha convinto meno è forse quello di Claire) e i dettagli, in ogni singola ambientazione, si sprecano. Le blatte che infestano varie location, comprese anche varianti mutate ben più grandi del normale, i giochi dinamici di luce e di ombre causati anche dalla luce della torcia, le animazioni dei personaggi: in certi frangenti Resident Evil 2 lascia davvero a bocca aperta, un ulteriore valore aggiunto che giustifica il titolo di questa anteprima. Ah, e come se non bastasse il gioco è interamente doppiato in italiano!

Conclusioni

Se eravate impazienti di giocare il remake di Resident Evil 2 nella speranza di ripercorrere quell’esperienza di gioco per l’epoca così rivoluzionaria e tanto apprezzata sia dalla stampa che dai giocatori sarete ripagati da un’opera in cui praticamente nulla è stato lasciato al caso. Anzi, questa nuova incarnazione rischia per certi versi di essere meglio dell’originale: d’altronde sono passati più di 20 anni e nel frattempo il medium videoludico ha fatto passi da gigante non solo a livello grafico/tecnico. Forse è troppo presto per dire che sarà uno dei giochi evento del 2019, ma la nostra prima prova su strada ci ha dato svariati motivi per pensarlo.

E ad essersi evolute sono anche le atmosfere, ancora più cariche di ansia di un tempo. Il tutto è ancora più brutale e violento: i rumori ambientali e l’ansimare dei personaggi ci mantengono in un continuo stato di allerta, e la scarsità di munizioni, la gestione dell’inventario e dei salvataggi e tutte quelle altre peculiarità di questo remake ci ricordano senza troppi complimenti cosa voglia dire giocare un survival horror con i fiocchi.

Trailer

Screenshot

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  • Elektrosphere

    Finalmente! Non vedo l’ora