Circuito Tormenta: la nostra intervista a Carlo Barone di RIOT Games Italia sulla competizione amatoriale

Lorenzo Delli

Avrete forse letto la notizia dell’arrivo del Circuito Tormenta di RIOT Games in Italia. Per chi se la fosse persa la trovate qui; si tratta in ogni caso di una competizione eSport pensata per i giocatori non professionisti. Si terranno sul nostro territorio tutta una serie di competizioni basate su League of Legends, VALORANT e Wild Rift aperte a tutti i maggiori di 14 anni. Ci sarà ovviamente un sistema a punteggi che permetterà di creare una graduatoria, e i migliori si sfideranno in competizioni sempre più al vertice fino magari ad affacciarsi ai circuiti professionisti.

Già da ieri è possibile registrarsi al Circuito Tormenta 2021 sul sito ufficiale, e prossimamente Riot annuncerà anche le date di inizio delle varie competizioni a tema. Nell’attesa, abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Carlo Barone, Brand Manager Italia per RIOT Games.

Si è parlato sia della situazione italiana dei giochi RIOT Games, sia anche dei progetti futuri e presenti del Circuito Tormenta. Di seguito le nostre domande e le risposte del gentilissimo Carlo Barone di Riot Games.

SW: Gli eSport in Italia stanno diventando una realtà sempre più importante e concreta. Riot stava aspettando che si smuovesse qualcosa in Italia prima di portare qui il suo Circuito Tormenta? Qual è stato lo stimolo che vi ha spinto al debutto italiano? E cosa ci puoi raccontare del funzionamento di questo torneo “amatoriale”?

L’interesse di Riot per l’Italia al momento non si ferma solo al Circuito Tormenta, il nostro paese viene oggi visto come un territorio dal grandissimo potenziale per il videogioco competitivo, proprio a seguito di un anno che ha visto il settore crescere a un ritmo superiore rispetto a quanto successo in altri paesi europei. In quest’ottica il Tormenta rappresenta un passo importante per cercare di dare maggiore struttura alle attività competitive sul territorio a livello grass-root e amatoriale, sia laddove l’ecosistema, nella parte alta, è già molto maturo (caso League of Legends), sia nel caso in cui sia in via di sviluppo (Valorant) e sia dove deve ancora nascere (Wild Rift). L’idea di fondo è quella di strutturare, offrire continuità e dare uno scopo e un obiettivo agli sforzi dei nostri giocatori che nel competere decidono di portare il loro impegno al livello successivo, ma lasciando la possibilità a tutti di partecipare e mettersi alla prova.

L’idea alla base del Tormenta è quella di offrire eventi nell’arco dell’anno che contribuiscono a una vera e propria classifica nazionale, da cui poi estrarre i migliori e farli competere in una lega amatoriale dedicata. Gli eventi potranno sia essere organizzati dai nostri partner ufficiali sul territorio, sia proposti dalle stesse community, con livelli differenti di contribuzione alla classifica dipendenti da differenti fattori come durata, numero di partecipanti, livello di organizzazione ecc. Infine, i migliori tra i migliori avranno anche l’opportunità di competere per avere accesso al gradino più alto delle competizioni in Italia, avendo così anche un palcoscenico per farsi notare dai team più blasonati, creando di fatto un reale percorso verso il professionismo.

SW: Wild Rift e VALORANT sono piuttosto giovani nel panorama dei titoli di casa RIOT Games. Come sono stati accolti dalla community italiana?

Carlo Barone: Va detto che qualsiasi gioco che non sia League è piuttosto giovane per Riot… siamo passati da essere un publisher con un solo gioco (per oltre dieci anni) ad averne cinque in un finestra temporale davvero ristretta. VALORANT è stato il nostro passo nel mondo degli Sparatutto Tattici e la risposta in Italia è stato eccellente, per quanto correlata alle attuali potenzialità del mercato. Storicamente siamo un paese più legato al mondo console quando si parla di sparatutto e questo ovviamente tende a limitare il potenziale di un gioco quando è presente, per il momento, solo su piattaforma PC, ma in questo ambito, l’interesse e la partecipazione dei giocatori italiani è in continua ascesa e molti vedono in VALORANT il prossimo vero successo in ambito eSport. Wild Rift è un gioco ancora più giovane e per di più ancora in fase di Beta aperta, ma possiamo già dire che l’interesse del pubblico italiano è stato altissimo, vista anche la tendenza del nostro mercato verso il mondo mobile… il futuro sembra dunque roseo, ma passa però attraverso una serie di migliorie e di nuove caratteristiche che saranno introdotte nel tempo per arricchire molto quello che è stata l’esperienza iniziale.

SW: League of Legends invece ormai è un’istituzione: decine di milioni di giocatori, un gruppo musicale (virtuale), spin-off, campionati professionali e quant’altro. Oramai è parte integrante della cultura pop mondiale. In Italia com’è vissuto? C’è ancora una solida community di giocatori?

Carlo Barone: League of Legends resta senza dubbio la nostra colonna portante, e nel panorama italiano questo non fa eccezione, con tantissimi giocatori che ogni giorno si sfidano nella Landa e che seguono con tanta passione le partite dei team più blasonati. Come accennavo all’inizio, si tratta di un fenomeno che da noi non ha ancora mostrato tutte le sue potenzialità, visto che i giocatori italiani continuano a crescere e lo fanno a un ritmo superiore alle media europea. Siamo sicuri che la nostra attenzione alla community e le iniziative che stiamo portando non faranno che aiutare questa crescita.

SW: Dei tre titoli interni al Circuito Tormenta qual è il tuo preferito?

Carlo Barone: Sono da sempre un giocatore di FPS competitivi e in questo senso la mia preferenza non può che andare a Valorant… su cui gioco regolarmente con amici di vecchissima data che cercano di farsi valere nonostante il sintomatico calo di riflessi della nostra età!

SW: Possibile che in futuro ci sia spazio anche per Teamfight Tactics e Legends of Runeterra?

Carlo Barone: Più che possibile, nella nostra idea c’era la volontà di portare il massimo supporto per tutti i giochi del nostro portfolio, ma si è deciso, trattandosi di un Anno 1, di concentrare le risorse per cercare di offrire la miglior esperienza possibile con il Tormenta, per poi svilupparla ed estenderla negli anni successivi. Questo però non significa che mancherà il supporto a TFT e LoR, ma che verranno organizzate altre iniziative più mirate alle loro community.