Destruction AllStars è un gioco molto carino, ma forse non basta (foto)

Lorenzo Delli

Destruction AllStars doveva essere uno dei giochi di lancio di PlayStation 5. Doveva, perché qualcuno molto lungimirante, e cercherò di spiegarvi il perché, ha deciso che forse non era il caso di proporre un titolo del genere a 80€, vantandosi anche del fatto che fosse appunto una delle prime esclusive della console next-gen di Sony.

Non fraintendetemi subito. Destruction AllStars ha alcune caratteristiche che potrebbero renderlo anche famoso ed apprezzato, ma per giochi di questo tipo, il lancio e le piattaforme di riferimento su cui arriva significano molto. E in questo momento il gioco firmato Lucid Games è disponibile solo su PS5 e solo ed esclusivamente per gli abbonati a PlayStation Plus. Quest’ultimo dettaglio ha senza dubbio salvato la baracca: in questo modo gli abbonati, e ce ne sono oltre 40 milioni (e probabilmente molti possessori di PS5 sono abbonati), possono scaricarlo gratuitamente e aggiungerlo alla loro libreria.

LEGGI ANCHE: Returnal è stato rinviato: ci sarà da aspettare per l’attesa esclusiva PS5

Essendo poi un titolo prettamente multigiocatore, non sarebbe bastata una spesa di 80€ per portarselo a casa: sarebbe servito anche l’abbonamento a PlayStation Plus per accedere a tutte le modalità online. Da qui la lungimiranza nell’inserirlo tra i titoli del mese dell’abbonamento PlayStation per evitare ulteriori polemiche. Allo stesso tempo, proprio il suo essere un titolo online che punta sulle sfide tra i giocatori, ed essere allo stesso tempo disponibile su una piattaforma che al momento conta solo 4,5 milioni di utenti in tutto il mondo, lo svantaggia, e non di poco.

Ma in cosa consiste Destruction AllStars? Potremmo definirlo una sorta di Overwatch con le automobili, ma sarebbe una estrema semplificazione della realtà. L’ambientazione è quella classica di altri prodotti del genere: un ipotetico futuro in cui lo sport del momento consiste nel gettarsi a capofitto in arene piene di pubblico, luci LED e altre distrazioni, cercando entro il tempo limite di dominare gli altri atleti sfasciando le loro auto, rubandogliele da sotto il naso e all’occorrenza anche menarli come fabbri. Un gran casino insomma, se mi passate il francesismo. Il giocatore viene chiamato a scegliere uno tra 16 diversi personaggi, ognuno dotato di un’abilità specifica da utilizzare quando non si trova a bordo di una vettura ed una abilità “finale” che permette di evocare nell’arena la propria vettura personalizzata, a sua volta dotata di un’abilità specifica.

Nel suo essere casinista e ben poco politcally correct, Destruction AllStars sa anche essere un gioco intelligente. Lo è perché si ispira per dinamiche, per stile grafico e per modello di monetizzazione ad alcuni capisaldi del settore, come il già citato Overwatch, o ancora Fortnite, Apex Legends e, perché no, Rocket League. I 16 personaggi presenti nel roster iniziale sono al tempo stesso carismatici e scanzonati, molto in stile Fortnite per la verità, e il modello di monetizzazione si basa (al momento) esclusivamente su caratteristiche estetiche, come livree (non così drastiche, per ora) per le vetture, emote e simili. Per il resto poi sta tutto nell’abilità del pilota e nella fortuna/sfortuna del matchmaking. Quattro le modalità di gioco presenti:

  • Carnado – Bisogna attaccare gli avversari per accumulare ingranaggi, per poi depositarli con una vettura in un tornado posto al centro dell’arena. Vince ovviamente chi ne ha accumulati di più.
  • Stockpile – Sempre basato sull’accumulare gli ingranaggi, che poi vanno investiti per prendere il controllo delle così dette “banche”. Chi le massimizza tutte (o ne possiede di più) vince.
  • Gridfall – L’unico obiettivo è fare quanti più K.O. possibili. Ah, il terreno di scontro cambia, e il numero di vite a disposizione dipende da quanti K.O. riuscite a fare.
  • Mayhem – Una sfida a chi fa più punti. Si accumulano colpendo e demolendo i nemici, schivando i loro attacchi o rubando le loro vetture.

Ogni arena inizia con il proprio personaggio privo di vettura. Scatta quindi la corsa alle vetture disponibili, con la possibilità di rimanere a piedi e quindi anche esposti ad eventuali K.O.. Il gioco comunque genera nel corso della partita varie altre vetture (anche perché quelle che guidate possono essere distrutte), ognuna caratterizzata da un valore di vita massimo, da una sua manovrabilità e altre caratteristiche; e c’è anche la già citata dinamica del furto di auto che permette, con la rapida pressione dei pulsanti che compaiono a schermo, di rubare o di distruggere vetture attualmente pilotate da altri giocatori. Alla guida ogni giocatore ha poi la possibilità di dare un boost di velocità frontale o laterale (previo tempo di ricarica), utile per colpire più violentemente o per fuggire da situazioni troppo concitate. La fisica dei veicoli, manco a dirla, è sufficientemente fantascientifica, ma ha comunque un suo perché. E in tutto ciò non abbiamo nominato quella che sembra essere la sua prima fonte di ispirazione: Destruction Derby. Il concetto di fondo è un po’ quello, ma esteso con tante altre dinamiche di gioco e con un appunto un’impalcatura da classico prodotto online che punta ad un pubblico giovane o a chi cerca un passatempo caciarone. A tal proposito sarebbe quasi obbligatorio citare anche Twisted Metal, ma non dilunghiamoci ulteriormente.

Le modalità di gioco prima citate possono essere affrontate anche in solitaria in 3 diversi livelli di difficoltà, con lo scopo ultimo di divertirsi senza la pressione classica dei giochi online o anche solo per allenarsi in vista del multigiocatore. Passando all’online le modalità rimangono le stesse, con la differenza che alcune si basano sul gioco di squadra, attivando di conseguenza la chat vocale perfettamente integrata. A livello di tecnologia, Destruction AllStars sfrutta anche alcuni vantaggi offerti dal sistema PlayStation 5. Ad esempio il DualSense utilizza gli speaker per riprodurre alcuni rumori ambientali (come quello dei passi del personaggio); i grilletti adattivi offrono resistenza alla pressione in caso di partenza (come se appunto si schiacciasse per la prima volta l’acceleratore) o di frenata; o ancora, il centro di controllo, richiamabile con la pressione del tasto PlayStation, permette di entrare subito in coda per una determinata modalità di gioco online.

Anche da un punto di vista tecnico il gioco non se la cava affatto male. Non sarà il più evoluto graficamente parlando, ma i modelli delle vetture e dei personaggi sono molto gradevoli, le arene sono caratterizzate da esplosioni di luci e colori e solitamente, il marasma delle auto che si schiantano, è un discreto spettacolo da godersi (dalla dovuta distanza). Il frame rate è quasi sempre stabile a 60 fps, mentre la risoluzione è dinamica, leggermente sotto il 4K. A livello audio, oltre a tutti gli effetti, c’è anche una discreta telecronaca (in inglese, ma i testi sono in italiano) che commenta le scene salienti e dona ulteriore atmosfera alle partite.

Detto tutto questo, Destruction AllStars è un gioco molto carino, ma visto il suo genere di appartenenza, l’essere molto carino potrebbe non bastare a permettergli di sopravvivere a lungo. Come già detto, un titolo multigiocatore lanciato su una piattaforma che conta al momento pochi utenti rischia seriamente di chiudere i server dopo un anno di vita. I personaggi e lo stile di gioco lo rendono perfetto sia per chi mastica questo genere di esperienze, sia per i creatori di contenuti, che potrebbero tranquillamente intrattenere centinaia di utenti per ore e ore trascinandoli in gioco. Azzeccare la formula di un gioco online di questo tipo non è affatto banale, e ritagliarsi una fetta di utenza in un mondo così competitivo, dove anche un prodotto come Apex Legends, per quanto fatto bene, non riesce certo ad eguagliare altri titoli free-to-play online, non è affatto banale.

Torno poi a dire che Sony deve ringraziare la lungimiranza di chiunque si sia reso conto del rischio che la società correva a lanciarlo come titolo stand-alone a 80€. Come già detto, le basi ci sono, ma visto il modello di monetizzazione basato su micro-transazioni e l’obbligo di abbonamento per giocarci (non essendo free-to-play) avrebbero portato sicuramente polemiche a non finire. Se comunque siete fra i pochi (fortunati) possessori di PlayStation 5 e siete abbonati a PlayStation Plus vi consiglio di farci un giro.