Cos’è Divinity: Original Sin 2 e perché se ne sente tanto parlare

Lorenzo Delli

Si chiama Divinity: Original Sin 2 e se tra i siti web o i contatti social che consultate ogni giorno ci sono testate giornalistiche specializzate in videogiochi o giornalisti del settore ne avrete sicuramente sentito parlare. Si tratta del seguito (ovviamente) di Divinity: Original Sin, un gioco di ruolo a sua volta prequel di Divine Divinity sviluppato dalla software house belga Larian Studios, in parte finanziato grazie a Kickstater.

Già il primo capitolo di questa nuova saga venne acclamato dalla critica per la sua capacità di portare una ventata di freschezza nel genere dei giochi di ruolo. Come si fa quindi a migliorare un gioco già di per sé ottimo? Utilizzando la stessa formula e dove necessario espandere e migliorare quanto già visto.

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La caratteristica che più ha stupito la stampa specializzata è l’incredibile randomicità degli eventi e delle quest affrontate. A seconda di come ci comporteremo con il nostro personaggio creato ex novo, che potrebbe essere un elfo cannibale, un uomo lucertola con discendenze regali o persino un non morto, avremo a che fare con situazioni peculiari, con linee di dialogo altrettanto particolari e con combattimenti spettacolari. A proposito di questi ultimi, le fasi di combattimento saranno gestite a turni, ma gli sviluppatori lo descrivono come “dynamically turn-based“, proprio perché durante il turno avversario potremo sfruttare il terreno di scontro o altre abilità specifiche.

A condire il tutto la possibilità di giocare online in 4 giocatori nella stessa avventura, o anche in split-screen sullo stesso PC (c’è il supporto ai controller!), e anche la possibilità di creare le proprie campagne di gioco grazie alla modalità Game Master. Difficile spiegarvi tutto in un singolo articolo (ci proveremo nella nostra recensione che arriverà nei prossimi giorni), la cosa migliore è dare un’occhiata al trailer realizzato da Larian Studios e precipitarsi ad acquistarlo valutarne l’acquisto.