DOOM Eternal, la nostra prova estesa (foto e video)

Lorenzo Delli

DOOM Eternal provato – Dopo la Milan Games Week 2019, Bethesda ci ha offerto una nuova opportunità per provare con mano il promettente DOOM Eternal, seguito del DOOM del 2016 che nel corso dello sviluppo è passato da essere una sorta di spin-off ad essere un capitolo della serie vero e proprio. Già dal trailer pubblicato qualche giorno fa si intuiva che le novità di questo capitolo non riguardavano solo le meccaniche di combattimento, arricchite da armi e nuove tipologie di uccisioni, ma anche la trama e l’evoluzione della storia. Ecco tutti i dettagli della nostra nuova prova estesa!

Editore Bethesda Softworks
Sviluppatore id Software
Piattaforme PS4, Xbox One, PC, Nintendo Switch, Stadia
Genere Azione
Modalità di gioco Singolo giocatore, Multi giocatore
Lingua Italiano

Video Anteprima DOOM Eternal

Abbiamo testato DOOM Eternal su un PC ASUS con la seguente configurazione hardware:

  • PROCESSORE: Intel® Core™ i9-9900K
  • COOLER: ROG RYUO 240
  • SCHEDA MADRE: ROG STRIX Z390-F
  • MEMORIA: 32GB DDR4 3200Mhz
  • HARD DISK: SSD 500GB NVMe M.2
  • SCHEDA VIDEO: ROG STRIX RTX2070S GAMING
  • SCHEDA DI RETE: Intel I219V Gigabit + ASUS Wi-Fi PCE-AC58BT
  • CASE: ROG Strix Helios
  • PSU: ROG Thor 850W 80Plus

Tra le clip gameplay presenti nel video ci sono anche spezzoni tratti dalla sessione di gioco su questa macchina. Buona visione!

Combat… Puzzle!

Sin dai primi minuti di gioco sembra palese che l’intenzione di Bethesda sia quella di creare una lore ben più estesa e persistente del passato. A detta degli stessi responsabili Bethesda presenti alla prova italiana del gioco, DOOM in passato non si è mai concentrato molto sulla storia. Proprio il capitolo del 2016 è stato un tentativo più incisivo di introdurre personaggi di rilievo, una trama e di dare una maggior caratterizzazione al protagonista della storia. Questa volta il team di sviluppo spinge ancora di più il piede sull’acceleratore. Il Doomguy, conosciuto oramai ufficialmente con il nome di DOOM Slayer, è ancora al centro dell’attenzione, più che mai intenzionato a spedire a calci nel didietro demoni e affini da dove sono venuti. Non lo sentiamo mai parlare, ma la sua espressione, che si intravede dall’iconico casco della sua armatura Praetor, parla chiaro.

In occasione di questa prova siamo riusciti a mettere le mani su una build nuova di zecca, probabilmente molto simile a quella che vedremo al lancio, comprensiva dei primi tre livelli di gioco. La trama, per quanto appunto risulti più estesa, potrebbe lasciare un po’ spaesati. Eternal ci proietta alcuni mesi dopo gli eventi di DOOM 2016. La Terra, e più che altro i suoi abitanti, sono quasi del tutto stati spazzati via dalle forze demoniache. Ci troviamo a bordo di una cittadella orbitante in compagnia di VEGA, l’intelligenza artificiale che ci ha accompagnato anche lungo il primo capitolo. Hayden sembra aver fatto una brutta fine, anche se non è chiaro come sia successo. Il gioco ci manda quindi in missione sulla Terra e anche in varie location demoniache, ma c’è qualcosa di diverso stavolta. C’è la fazione degli Argent D’nur coinvolta nella guerra tra la Terra e l’Inferno, e si scopre che il DOOM Slayer è in realtà parte di un corpo scelto di soldati, Le Sentinelle della Notte, che non ha esattamente origine dalla Terra. Insomma, un bel po’ di carne al fuoco che spingerà il giocatore a scoprire di più anche grazie alle tante voci del codex da sbloccare esplorando le nuove ambientazioni. Tra queste si annovera ad esempio Exultia, città dimenticata delle Sentinelle, o la stessa Terra.

A tal proposito, ci ha colpito molto la definizione con cui la stessa Bethesda descrive DOOM Eternal. Lo ha chiamato Combat Puzzle, un modo di definirlo particolarmente azzeccato visto tutte le dinamiche con cui si ha a che fare. Molti teatri di scontro diventano ancora più dinamici, con trappole ad attivazione manuale (si spara su dei bersagli per attivarle) o con ostacoli che ci danneggiano attivamente. Man mano che si avanza le tipologie di demoni si infittiscono, incrementando il livello di difficoltà e la frenesia generale. Ognuno richiede infatti particolari procedure di uccisione o comunque di indebolimento, ed applicarle nel mezzo del marasma non è sempre banale. Il Cacodemone ad esempio può essere stordito se riuscite a fare canestro nella sua bocca con una granata. O ancora è possibile costringere il Revenant al corpo a corpo abbattendo i due lanciamissili dorsali con colpi ben piazzati.

Nei livelli da noi testati siamo stati accolti anche da un paio di nuovi demoni: i Gargoyle, che come suggerisce il nome sono degli stramaledetti demoni volanti, e le Carcasse, demoni dotati di scudo che utilizzano anche per difendere gli alleati. Il doppio salto e il doppio scatto, eseguibile anche in aria, e anche l’utilizzo di determinati potenziamenti (ci torniamo a breve), rendono il movimento tridimensionale essenziale alla sopravvivenza in praticamente ogni contesto, combattimento ed esplorazione quindi. Quest’ultima, come accennato nella nostra ultima anteprima, spezza di fatto l’azione.

Tra ogni zona e l’altra si salta parecchio, sfruttando anche piattaforme, pareti da scalare, pali con cui darsi lo slancio e altri espedienti quasi in stile platform. Non è rarissimo trovarsi un po’ spaesati, e magari morire a ripetizione nel tentativo di capire quali salti e scatti dover eseguire per arrivare in un punto specifico della mappa. Per l’occasione sono stati inventati ostacoli nuovi di zecca che imparerete ben presto ad odiare e, con qualche sforzo, a superare. Ci sono persino dei puzzle ambientali da risolvere a suon di pugni e temporizzazione di salti e scatti.

Abbiamo fatto cenno ai potenziamenti. Il suo essere Combat Puzzle risiede anche in questi ultimi. Non solo in DOOM Eternal abbiamo da gestire motosega, lanciagranate, lanciafiamme da spalla e pugno di sangue, che di fatto sono 4 diversi modi di colpire i bersagli oltre l’arma utilizzata, ma anche tutta una serie di modifiche e potenziamenti che possono cambiare drasticamente lo stile di gioco. Ogni giocatore può portare in battaglia 3 diverse rune scelte fra un totale di 9. A queste si aggiungono le modifiche dell’armatura Praetor, i moduli arma in grado di garantire fuochi secondari diversi a seconda della scelta e tutto un nuovo sistema di modifiche da applicare agli stessi moduli arma per ottenere effetti ancora diversi. Non solo, anche gli accessori a cui abbiamo fatto cenno prima, come il lanciagranate, presenta più tipologie di fuoco. Nei livelli testati ad esempio abbiamo sbloccato le granate criogeniche, oltre alle più classiche a frammentazione. Anche le stesse armi presentano talvolta delle novità di non poco conto, come la doppietta, che ha un gancio a catena che ci permette di avvicinarci ai nemici in modo da mettergli le due bocche da fuoco direttamente in faccia. Non a caso è il DOOM più grande di sempre: a sostenerlo è la stessa Bethesda, e non fatichiamo a crederci vista la valanga di novità che troviamo ad accoglierci.

Il management delle risorse poi diventa ancora più essenziale in questo capitolo. La struttura di gioco è rimasta più o meno la stessa: nelle varie sezioni del gioco troviamo delle zone adibite al combattimento, quasi sorte di arene all’aperto o al chiuso, dove si svolgono la maggior parte dei combattimenti di maggior rilievo. In queste sezioni si trovano sì risorse quali munizioni, health pack e simili, ma le munizioni tendono a scarseggiare. Dovrete quindi destreggiarvi tra uccisioni con motosega (che richiede carburante, altra risorsa quindi) per accumulare munizioni, uccisioni con lanciafiamme per ricaricare l’armatura e uccisioni brutali per cercare di avere sempre la vita al massimo. Adrenalina costante insomma, che si somma a quanto detto finora sull’alternarsi di demoni, puzzle ambientali e ogni genere di ostacolo immaginabile.

In DOOM Eternal insomma si impara morendo, parecchie volte. Il sistema di checkpoint aiuta molto, anche se certe fasi esplorative o certi combattimenti un po’ più ostici alla lunga potrebbero rivelarsi frustranti. E questo senza scomodare i livelli di difficoltà più elevati: già a Hurt Me Plenty la situazione si fa spesso difficoltosa. Il che è un bene, non fraintendeteci: buona parte del divertimento del gioco risiede proprio nella sua difficoltà, nella frenesia dei combattimenti e nelle scariche di adrenaline trasmesse anche dalla cafonaggine di armi, mosse finali e musiche metal particolarmente spinte.

Da un punto di vista tecnico non possiamo che parlarne bene. L’idTech 7 è in forma smagliante e sembrerebbe dare il meglio di sé su tutte le piattaforme di gioco. Su schermo si vedono una gran quantità di effetti particellari senza percepire il minimo calo di frame rate. Vedremo più nel dettaglio in sede di recensione, ma per il momento non possiamo che ritenerci soddisfatti. Alla colonna sonora troviamo nuovamente Mick Gordon, una garanzia visto il lavoro a dir poco encomiabile svolto nel 2016. Non possiamo che attendere spasmodicamente il 20 marzo prossimo, data di uscita fissata da Bethesda per l’arrivo di DOOM Eternal su PC, PS4, Xbox One e Google Stadia.

Screenshot

Video Prova Games Week

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