Dreams sarà la democratizzazione del videogioco? | Opinione

Giuseppe Tripodi Il titolo di Media Molecule potrebbe diventare la "stampa a caratteri mobili" dei videogame

Venerdì scorso sono stato alla presentazione italiana di Dreams, il nuovo gioco di Media Molecule in esclusiva per PS4 che sarà disponibile per tutti tra tre giorni, a San Valentino. Di Dreams se ne parla da tempo e abbiamo pubblicato la recensione della versione Early Access lo scorso maggio: insomma, sono parecchi mesi che la community sta sperimentando con le possibilità offerte da questo incredibile titolo, che potrebbe creare un vero spartiacque nel settore videoludico.

Ma facciamo prima un passo indietro. Per chi non lo conoscesse ancora, Dreams è un videogioco con cui creare videogiochi: è difficile riassumere in poche parole le infinite possibilità offerte da questo titolo, ma vi basti sapere che durante il pomeriggio di incontro con stampa e influencer, ho visto Kareem Ettouney (uno dei co-founder di Media Molecule) creare un esempio di platform partendo da uno spazio completamente bianco.

Kareem Ettouney mostra al pubblico le potenzialità di Dreams

Si inizia creando lo scenario, mettendo qui una cascata e lì un po’ di prato, piazzando un albero e colorando la chioma di viola, che è meno monotono del solito verde. E poi c’è la scelta del personaggio, che vedi iniziare a muoversi in uno spazio che fino a qualche ora fa non esisteva, e la creazione della colonna sonora che accompagnerà salti e acrobazie. Su Dreams è possibile fare tutto questo e molto di più. E se volete farvi un’idea migliore delle infinite possibilità, prima di continuare a leggere date un’occhiata al video registrato da Giorgio.

Venerdì ho avuto anche l’occasione di provare Il sogno di Art, un gioco interamente realizzato con Dreams dal team di Media Molecule: un vero gioiellino della narrazione, che ci dà l’idea delle stupefacenti potenzialità di Dreams. Ne Il sogno di Art ci troviamo nei panni di un musicista jazz che, in un’ambientazione un po’ noir, deve ritrovare i membri della sua band (e un po’ anche sé stesso).

I salti avanti e indietro nel tempo, con i ricordi di Art da bambino e i suoi giocattoli, permettono di testare con mano tutti i gameplay e le ambientazioni che si possono costruire con Dreams. Il Sogno di Art è un platform, un action, un puzzle, un gioco narrativo a bivii, e così via: un po’ di tutto, racchiuso in un’unica esperienza: date un’occhiata alla galleria qui sotto, che racchiude un po’ di screenshot e vi darà l’idea di quante cose diverse può essere Il sogno di Art e, ovviamente, Dreams.

E tutto questo è alla portata di tutti. Non bisogna scrivere una riga di codice per creare un videogioco con Dreams: basta avere una fervida immaginazione e qualcosa da raccontare. E, se ci pensate, è la prima volta che vediamo qualcosa del genere.

Nel 2020 possiamo affermare con ragionevole cognizione di causa che il videogioco è una forma d’arte: al pari di cinema o letteratura, è un medium perfetto per raccontare una storia ed emozionare.

Ma se da anni tutti possono scrivere un libro o girare un film (o quanto meno provarci), fino ad ora il videogioco rimaneva un medium esclusivamente verticale, con una linea di demarcazione netta tra produttori e fruitori. Le conoscenze necessarie per creare un videgogame erano un ostacolo insormontabile per la maggior parte delle persone: non basta(va) avere uno spirito creativo, poiché la componente informatica era spesso troppo rilevante.

Dreams abbatte queste barriere: chiunque abbia una buona storia da raccontare e un po’ di buona volontà può creare un videogioco con Dreams.

Alla metà del 1400 la stampa a caratteri mobili di Gutenberg fu una rivoluzione per la cultura in occidente: semplificò infinitamente il processo di stampa, dando un contributo fondamentale all’alfabetizzazione e portando i libri anche nelle mani di chi, fino a pochi anni prima, non avrebbe avuto la possibilità di leggere. Più libri vuol dire più lettori, più storie, più diffusione, in un circolo virtuoso che nei secoli successivi ha portato alla democratizzazione della cultura.

Con un pizzico di ottimismo, l’approccio di Dreams potrebbe fare lo stesso per i videogiochi: eliminata la barriera dell’informatica, ancora più persone, ancora più artisti, con idee e gusti diversi, potranno approcciarsi all’ideazione dei videogiochi, portandoci ad un futuro in cui chi crea un videogame non è necessariamente uno sviluppatore, così come chi scrive un libro non possiede una tipografia.

Trailer

Screenshot di Dreams

Foto dell’evento

  • Gianluca Dell’Olio

    Devo dire che da quando presi la versione Early Access la Community ha fatto passi da gigante proponendo contenuti via via sempre più complessi ma sopratutto belli da vedere, ascoltare o giocare. Ecco in questo senso credo che sia palese come il solo limite che c’è è quello della fantasia. Ieri poi ho notato che hanno aggiunto una pletora di tutorial che rendono il titolo ancora più semplice da padroneggiare e che porterà sicuramente ad una crescita del Dreamverso come qualità globale.