Ghostwire Tokyo ci convince sempre di più: provato in anteprima su PS5

Ghostwire Tokyo ci convince sempre di più: provato in anteprima su PS5
Lorenzo Delli
Lorenzo Delli

Manca poco all'arrivo di Ghostwire: Tokyo, l'ultima fatica di Tango GameworksBethesda in uscita su PS5 e PC il 25 marzo prossimo. Stavolta abbiamo avuto l'opportunità di metterci davvero le mani sopra, anche nel tentativo di dare conferma a quanto di buono avevamo visto a inizio febbraio in un evento digitale per la stampa.

Proprio in vista della recensione vorremmo non dilungarci troppo, ma di cose da dire ce n'è in quantità. L'anteprima su PS5 verteva sui primi due capitoli, il primo brevissimo e meramente introduttivo, il secondo già capace di farci capire un sacco di cose sulla struttura di gioco, sull'evolversi della trama, del personaggio e sul gameplay, permettendoci anche di dare un'occhiata esaustiva ad alcune strade di Tokyo. Si parla comunque di circa 4 ore di gioco.

Quanto di buono avevamo sottolineato nel nostro precedente articolo si è ulteriormente concretizzato. Pad alla mano Ghostwire: Tokyo ci ha sorpreso per l'immediatezza dei comandi e, soprattutto, per le atmosfere evocate dalla capitale del Giappone privata dei suoi abitanti. A livello di storia ci troviamo infatti proiettati in una Tokyo completamente svuotata dei suoi cittadini. Akito, il protagonista, si risveglia dopo un terribile incidente nel celebre incrocio di Shibuya.

 Il volto del protagonista, Akito.

Il volto del protagonista, Akito.

Apparentemente morto, il personaggio che impersoneremo si rialza grazie all'aiuto dello spirito di KK, un altro personaggio avvolto nel mistero che impareremo a conoscere lungo la trama (o nel prequel gratuito già disponibile). Responsabile della "devastazione" di Tokyo sembrerebbe essere "Hannya", un uomo che nasconde il proprio volto dietro una maschera hannya del folklore giapponese. Un elemento, quello del folklore, che fa da base di ispirazione per i pericoli che ci troveremo ad affrontare e persino per tante delle missioni secondarie sparse per Tokyo.

Il sistema di combattimento è molto particolare. Non è assimilabile a quello di un vero e proprio sparatutto in prima persona, quanto più a quello di un action RPG in soggettiva. Il protagonista non è così veloce da sfrecciare in stile DOOM Guy per le strade di Tokyo, ma deve comunque mantenersi in movimento per scansare i colpi dalla distanza o quelli in corpo a corpo dei Visitatori, gli spiriti malefici che infestano la cittadina giapponese. Non c'è un sistema per rotolare via o per scansare in modo "elegante" i colpi: si può invece usare una barriera magica per bloccare l'attacco, innescando dei blocchi perfetti. Alcuni attacchi a distanza invece sono contrastabili colpendoli con un attacco a distanza. Alternativamente, sotto consiglio di KK, si può saltare per cercare di non farsi colpire da attacchi bassi. Se all'inizio tutto il sistema sembra molto statico, con il complicarsi della situazione aumenta anche la pletora di nemici (e le varianti di quelli già conosciuti) e la varietà dei loro attacchi. Già il primo boss fight ci fa capire come sfruttare al meglio la mobilità offerta e quanto sia importante anche saper sfruttare tutti i poteri a disposizione, e non solo quelli più facili da utilizzare.

 Non è solo il villain principale ad indossare maschere inquietanti, ci sono anche i suoi gregari.

Non è solo il villain principale ad indossare maschere inquietanti, ci sono anche i suoi gregari.

Quando parliamo di poteri intendiamo Kuji Kiri, sequenze di posture delle mani a cui di solito vengono attribuiti significati mistico/esoterici. Nel caso di Ghostwire: Tokyo, queste posture e movimenti delle mani ci permettono di usare l'energia spirituale, convogliandola in attacchi elementali associati al vento, al fuoco, all'acqua e così via. Come accennammo la scorsa volta, questi non necessitano sempre di una mira mostruosa per l'utilizzo da parte del giocatore. Su PS5 il tasto L2 è adibito proprio ad agganciare i bersagli, anche se alla lunga il sistema di agganciamento tende a perdere il centro richiedendo un nuovo focus. Differente invece l'uso dell'arco, uno dei gadget a disposizione di Akiro da utilizzare in frangenti particolari (che non staremo a spoilerarvi). Qui un po' di mira non guasta, ma non ci siamo mai trovati particolarmente alle strette. A completare la dotazione di Akiro, almeno per quanto riguarda i primi due capitoli, ci sono anche i talismani, strisce di carta in grado di evocare gabbie spirituali, cespugli spettrali dove nascondersi o altro.

Per quanto riguarda la crescita del personaggio ci torneremo in sede di recensione. C'è un inventario, votato prevalentemente all'aspetto estetico, al cibo (utile a ricaricarsi) e ad alcuni gadget, ma non cambia così drasticamente le carte in tavola. Diverso è il ramo talenti, con specializzazioni che riguardano i poteri, le armi (come l'arco e i talismani) e le abilità generiche del dinamico duo protagonista del gioco. Salire di livello non richiede solo la sconfitta dei Visitatori. Dovremo recuperare anche le anime dei cittadini, talvolta prendendo parte a eventi locali a tempo che richiederanno una discreta velocità di esecuzione.

Le sequenze di posture a cui abbiamo fatto cenno sono rese estremamente spettacolari non solo dalle coreografie inscenate da Akito, ma anche dagli effetti di luce pirotecnici. Ghostwire: Tokyo punta moltissimo su questo aspetto, cercando di rendere sorprendenti non solo le "magie" e alcune tipologie di avversari, ma anche tutto ciò che riguarda Tokyo. Le strade della cittadina sono estremamente evocative. Il fatto che la popolazione sia scomparsa ha sicuramente dato modo al team di sviluppo di spremere tutta la potenza di PS5 concentrandosi sulla resa delle ambientazioni. Di fatto però Tokyo sembra comunque viva ed estremamente pericolosa. La pioggia che ogni tanto inizia a cadere copiosamente può essere il preludio dell'arrivo di nemici, come quelli dotati di ombrello che avrete visto nei materiali diffusi dalla stessa Bethesda. Ogni strada, grande o piccola, nasconde qualcosa da raccogliere, qualche strada alternativa o qualche nemico da affrontare. Il bello è che tutto si sviluppa anche in verticale, permettendoci grazie ad una sorta di rampino spirituale, di scalare palazzi e grattacieli, e persino di volare per qualche manciata di secondo.

 Uno scorcio di Shibuya. Lo screenshot è stato scattato durante la nostra sessione di gioco in modalità Performance (niente Ray Tracing quindi).

Uno scorcio di Shibuya. Lo screenshot è stato scattato durante la nostra sessione di gioco in modalità Performance (niente Ray Tracing quindi).

In generale abbiamo apprezzato tantissimo quanto sia evocativa la versione virtuale della capitale giapponese messa in piedi da Tango Gameworks . Ci sono determinati movimenti che richiedono espressamente di muoversi con cautela, permettendo al giocatore di gustarsi tantissimi dettagli. Tra l'altro il fatto che la popolazione sia scomparsa fa sì che ogni ambiente sia devastato dal caos, con pile di vestiti, veicoli incidentati, casse, ombrelli, cibo e quant'altro posti un po' ovunque. Si intuisce anche che alcune situazioni, come anche semplicemente una cena ad un tavolo di un ristorante all'aperto, siano state drasticamente interrotte dagli eventi intercorsi, lasciando appunto Tokyo in uno stato spettrale. Ma le atmosfere sono sufficientemente terrificanti da farlo definire un horror? In certi frangenti sì, soprattutto quando si è al chiuso. Anche alcuni dei Visitatori sono modellati in modo da suscitare terrore primordiale. Vedere una donna senza volto, innaturalmente alta, che vi insegue con un paio di enormi cesoie arrugginite non è il massimo. E c'è da dire che la visuale in soggettiva aiuta tantissimo a immedesimarsi. Se poi fate uso dell'Audio 3D su PS5 e ci giocate magari di sera con la giusta atmosfera, è molto probabile che Ghostwire: Tokyo sappia trasmettervi anche le vibrazioni di un horror. Forse però, citando sempre un'opera di Tango Gameworks, The Evil Within 2 era molto più terrificante.

A livello tecnico, Ghostwire: Tokyo offre le classiche modalità Qualità con Ray-Tracing e Prestazioni. C'è anche un'ulteriore modalità votata ancor di più alle performance. Per quanto riguarda le differenze fra le due, il Ray-Tracing cambia effettivamente la resa di luce e ambienti, ma non così drasticamente. A seguire trovate uno screenshot diviso a metà e anche le due foto originali per confrontarle manualmente. In generale comunque abbiamo preferito giocarlo nella versione Performance, con frame rate più alto quindi. A nostro avviso è un buon compromesso che garantisce anche di poter giocare a 60 fps (anche se con qualche calo di tanto in tanto).

 A sinistra senza Ray Tracing, a destra con. Qualche differenza si nota, ma non così tanto da rendere imprescindibile la modalità Qualità.

A sinistra senza Ray Tracing, a destra con. Qualche differenza si nota, ma non così tanto da rendere imprescindibile la modalità Qualità.

Ray tracing ON | Ray Tracing OFF

Conclusioni

Ghostwire: Tokyo ci sta piacendo, anche più di quanto preventivato ad essere sinceri. La Tokyo messa in piedi dagli sviluppatori è convincente. La trama, dopo 4 ore, non si è ancora sviluppata in modo così drastico, ma mette comunque in campo un bel po' di materiale e di possibili plot-twist futuri. Ma è in generale proprio la struttura di gioco a far sì che il giocatore continui ad esplorare, a raccogliere anime (ed esperienza), a visitare la città non solo in orizzontale ma anche in verticale, affrontando anche missioni extra che lo porteranno a confrontarsi con esperienze di turbolenza spirituale davvero peculiari. Se avete una PS5 o un PC Gaming con scheda dedicata (almeno una GTX 1060 o RX 5500) dovreste tenerlo in seria considerazione. Date un'occhiata al trailer di lancio, sa essere anche più convincente dei filmati passati!

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