GhostWire: Tokyo potrebbe sorprendervi (anteprima)

GhostWire: Tokyo potrebbe sorprendervi (anteprima)
Lorenzo Delli
Lorenzo Delli

Non possiamo purtroppo dire di averlo provato con mano, ma grazie ad un evento a porte chiuse lo abbiamo visto in azione per svariati minuti, con il commento tecnico degli stessi sviluppatori. Ghostwire: Tokyo, per chi ancora non lo conoscesse, è l'ultima fatica di Bethesda e Tango Gameworks, la software house guidata dal game director di Resident Evil e Dino Crisis che forse conoscerete per la serie The Evil Within.

Non siamo ancora convinti di poter definire Ghostwire: Tokyo un survival horror. La cornice di gioco è sicuramente angosciante, e le forze sovrannaturali con cui avremo a che fare sono effettivamente altrettanto inquietanti. E c'è da dire che la prospettiva in prima persona in qualche modo aumenta il grado di immersività, rendendo il tutto ancora più "terrificante". Il protagonista però non sembra essere soverchiato da tali sensazioni, e anzi, si mette in viaggio per risolvere il tutto a suon di magie e armi spirituali.

Prima però un rapido recap di ciò che succede a livello di storia. Tutti i cittadini di Tokyo sono scomparsi nel nulla. Akito, il protagonista, si risveglia nel celebre incrocio di Shibuya, una location che più volte abbiamo visto anche in ambito videoludico (ci viene in mente Persona 5). Il responsabile è un uomo (all'apparenza) il cui volto è nascosto dietro una maschera Hannya, che rappresenta un demone del folklore giapponese. Ed è proprio il folklore giapponese ad essere protagonista, insieme ad Akito, di tutto ciò che perseguiterà il giocatore.

I Visitatori, spiriti provenienti da un altro mondo (o dall'aldilà?), hanno invaso le strade della città. Il giocatore, nei panni di Akito, dovrà quindi mettersi in viaggio per scoprire il perché, salvando all'occorrenza le anime degli abitanti di Tokyo e scacciando le inquietanti presenze che popolano le strade e i dintorni della capitale del Giappone. Lo farà, come già accennato, con poteri mistici, magici appunto, che riesce ad evocare con i Kuji Kiri, sequenze di posture delle mani a cui di solito vengono attribuiti significati mistico/esoterici. È come se il karate incontrasse la magia, diceva tempo fa il Combat Director del gioco, Shinichiro Hara.

Ghostwire: Tokyo nasce come gioco console, anzi, come gioco PlayStation 5, considerato che, almeno per il suo primo anno di vita sarà disponibile solo sulla console next-gen di Sony e su PC. È vero, ora Bethesda fa parte degli Xbox Game Studios, ma i vecchi accordi vanno onorati. In ogni caso, proprio il particolare sistema di combattimento di Ghostwire si sposa alla perfezione con il gaming tramite controller. La visuale è in prima persona, ma non ci sentiamo di considerarlo un first person shooter, né tanto meno un gioco in cui la mira fa da padrone. Le magie si possono indirizzare con discreta facilità verso avversari. Si usano anche altri strumenti, come un arco magico, ma la mira non è un fattore così fondamentale da influenzare negativamente l'esperienza di gioco di chi non digerisce gli sparatutto in prima persona giocati con controller.

In ogni caso questi combattimenti riescono a risultare dinamici e pirotecnici, con effetti di luce derivanti dalle magie e dalle abilità dei visitatori che riempiono letteralmente gli occhi. Il gameplay è molto più ruolistico di un FPS classico, con abilità da sbloccare e caratteristiche del personaggio da migliorare, più alla stregua di un Bioshock o di un Borderlands. La difficoltà starà nell'alternare le "magie" giuste, nell'utilizzare trappole per incatenarli alla dimensione fisica e nel non ritrovarsi in punti ciechi da cui sarà impossibile scappare. Certo, quello che abbiamo visto è solo un assaggio dell'esperienza complessiva. Le cose di conseguenza potrebbero rivelarsi ancora più complicate di così.

A livello di esplorazione, visiteremo varie location storiche di Tokyo e dintorni, passando da ambienti più di stampo cittadino a templi e giardini. Nel gameplay che abbiamo visionato c'era anche una sezione specifica all'interno di una serie di appartamenti che ci ha sorpreso non poco. Akito si trova alle prese con una sorta di barriera mistica da spezzare, e per farlo dovrà affrontare una sorta di squarcio dimensionale che altera la realtà, distorcendo gli appartamenti del palazzo in cui si trova. L'effetto su schermo è particolarmente convincente, riuscendo a confondere il giocatore invertendo le stanze o anche solo proiettando solo porzioni della stessa in punti in cui non dovrebbero essere. Un vero trip, che in qualche modo arricchisce l'esperienza di gioco iniettando ulteriore inquietudine nell'aria. Ma d'altronde, se avete giocato The Evil Within, saprete che in Tango Gameworks sono dei maestri in questo.

Dando un'occhiata alla mappa di gioco, ai rami talenti e agli elementi che abbiamo potuto osservare, di contenuti di gioco ce ne saranno un bel po'. Non sappiamo stimare la durata della trama principale, ma completare tutto al 100% dovrebbe richiedere svariate decine di ore. L'esplorazione, che sfrutta anche la verticalità di alcuni palazzi e la possibilità di planare, sembra essere parte integrante dell'esperienza al pari dei combattimenti. A livello tecnico non ci troviamo forse di fronte a un qualcosa di particolarmente maestoso, ma lo stile grafico risulta azzeccato per esprimere il disagio e l'inquietudine di cui vi abbiamo parlato finora. In certi frangenti le strade di Tokyo sono riprodotte con dovizia di particolari, in modo da spremere quanto basta l'hardware di PlayStation 5.

Insomma, giusto per ribadire quanto detto finora, Ghostwire: Tokyo ci ha convinto. È vero, non lo abbiamo provato con mano e c'è ancora tantissimo da scoprire, ma le potenzialità ci sono. Il suo essere a cavallo tra più generi lo consideriamo, in questo caso, un punto di forza, ribadendo che l'esperienza è più vicina a quella di un Bioshock, di un Borderlands o persino di uno Skyrim (con tanti paletti) che a quella di un DOOM a base di spettri e demoni del folklore. E siamo sicuri che saprà sorprendervi sotto tanti aspetti, a patto di vantare un minimo di apprezzamento per le produzioni di stampo giapponese. Probabilmente lo stile nipponico è più evidente in Ghostwire: Tokyo che in The Evil Within, e non solo per l'ambientazione. Non ci rimane che aspettare l'annuncio relativo alla data di uscita ufficiale!

Ghostwire: Tokyo - Screenshot

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