Google chiude lo studio di sviluppo giochi per Stadia: è il primo chiodo sulla bara?

E se invece fosse il segno di una maturità finalmente raggiunta?
Google chiude lo studio di sviluppo giochi per Stadia: è il primo chiodo sulla bara?
Nicola Ligas
Nicola Ligas

Google ha annunciato la chiusura di Stadia Games and Entertainment, lo studio di sviluppo in-house che doveva portare contenuti originali sulla piattaforma di giochi in streaming dell'azienda. La motivazione addotta da Google è molto semplice, tanto che la riporteremo testualmente: "Creare giochi che siano i migliori del loro genere, a partire da zero, richiede molti anni e investimenti significativi, e il costo sale esponenzialmente".

Detta altrimenti: Google non è una software house, non ha le competenze, e gli investimenti necessari sarebbero enormi, al punto da non essere vantaggiosi.

È molto più facile affidarsi a partner di terze parti, ed infatti, nel corso del 2021, Google promette di aumentare gli sforzi per aiutare sviluppatori e publisher a sfruttare a pieno la tecnologia di Stadia, in modo che siano loro a portare nuovi contenuti ai giocatori.

In molti hanno interpretato questa mossa di Google come un primo chiodo sulla bara di Stadia, ma chi vi scrive non è d'accordo. Se rileggete bene i due paragrafi precedenti, e dimenticate per un momento che parliamo di Google, il discorso in effetti fila.

Non ha senso improvvisarsi sviluppatori di videogiochi in un mondo già saturo di software house ed in un settore già saturo di difficoltà (l'esempio di Cyberpunk 2077 è emblematico, e forse non è nemmeno un caso che la decisione di Google arrivi proprio adesso).

Anche perché, o confezioni dei titoli originali che siano davvero AAA, in grado di competere con i Red Dead, Cyberpunk, ed Assassin's Creed di turno (tanto per citarne tre a caso), ma ci vuole appunto un enorme investimento per arrivare a questi livelli da zero (ed il successo non è garantito), o tanto vale che ti affidi a chi il mestiere già lo conosce. E se invece i titoli originali dovessero essere "giochini qualunque", di certo non servirebbero ad attirare nuovi utenti su Stadia.

La mossa di Google potrebbe insomma essere finalmente segno di una maturità raggiunta, di una visione chiara sul futuro di Stadia come piattaforma, che viene anche ribadito più volte: "trasmettere giochi in streaming su qualsiasi schermo è il futuro, e continueremo a investire in Stadia e nella sua piattaforma per fornire la migliore esperienza di cloud gaming per i nostri partner e la comunità di giocatori. Questa è stata la visione di Stadia fin dall'inizio."

Se ci pensate bene, in passato, Google ha più volte cercato di essere ciò che non era, con risultati spesso fallimentari. Con Motorola ha provato a produrre smartphone, e pochi anni dopo ha dovuto dare via l'azienda intera, con Google+ ha provato a fare il social network, e poi ha dovuto chiudere baracca; e gli esempi più o meno severi potrebbero andare avanti.

Questa volta invece Google si è fermato in tempo. Ha stoppato una "emorragia" prima che diventasse tale; prima che potesse davvero nuocere al futuro di Stadia. Oppure ha iniziato ora a piantare il primo chiodo sulla sua bara. Ai posteri l'ardua sentenza.

Fonte: Google

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