La modalità storia di GRID Legends mi ricorda "Gli Occhi del Cuore"

Ma è un videogioco di corse spettacolare
La modalità storia di GRID Legends mi ricorda "Gli Occhi del Cuore"
Giorgio Palmieri
Giorgio Palmieri

C'è un motivo se i videogiochi automobilistici non hanno una trama, o meglio, una modalità storia. In realtà qualcuno si è cimentato nella sperimentazione di possibili applicazioni narrative a quattro ruote, come Need For Speed (The Run aveva persino i QTE!) o Formula 1, ma spesso gli stessi esperimenti vengono bocciati e spietatamente piazzati nei contro delle recensioni. Non è colpa dei recensori se i tentativi vanno male, eppure personalmente apprezzo sempre quei titoli di corse che vanno fuori dai binari per proporre qualcosa di diverso, di nuovo, che ci fanno vivere le auto in maniera differente fuori dalla pista.

Del resto, gli sportivi sono tra i videogiochi più difficili da rinnovare, vuoi per la cadenza annuale che li fagocita, vuoi per l'eccellenza già raggiunta a livello di meccaniche, che spinge gli sviluppatori a puntare tutto sui contenuti, effettuando alle volte opinabili operazioni di taglia e cuci: modalità presenti nei capitoli passati sono assenti nel nuovo, che a sua volta proporrà contenuti inediti, che magari mancheranno nel successivo. In pratica è un vortice dal quale non ci si stacca.

Tuttavia, GRID Legends non rinuncia a nulla. Ha già una sua precisa identità a livello di gameplay e quindi non restava altro che rimpinzare l'offerta di contenuti. Con il predecessore, cioè GRID in maiuscolo, aveva confezionato un modello di guida spettacolare e puramente arcade, con impatti goduriosi, accentuati nella distruzione, e dalla difficoltà altamente scalabile. Ritroviamo gli stessi ingredienti in GRID Legends, ma Codemasters ci prova con una novità assoluta, ovvero "Driven to Glory": si tratta di una modalità storia dallo stampo cinematografico con attori in carne e ossa, tra cui si scorge il volto di Ncuti Gatwa, cioè Eric di Sex Education. Vestirete i panni del misterioso "pilota 22", che parte da esordiente per poi diventare un campione del mondo. Tra una pista e l'altra assisterete ad un filmato, che narra le vicende della scuderia Seneca.

Vorrei davvero parlarvene bene, per dire al mondo quanto i giochi di auto possono essere anche altro, però purtroppo la più grande novità tra i contenuti di GRID Legends è anche la peggiore. Lo stile narrativo prende ispirazione dal falso documentario e lo farcisce con prove attoriali davvero poco convincenti: in determinate sequenze ho sentito persino dell'imbarazzo, lo stesso che percepivo mentre guardavo gli spezzoni de Gli Occhi del Cuore in Boris. La differenza? Be', lì l'imbarazzo era voluto.

È apprezzabile il fatto che sia interamente doppiato in italiano, ma il tutto finisce lì. Difficile empatizzare con i personaggi, ed è impossibile appassionarsi al racconto, perché semplicemente ne manca uno. Il bello è che questa non è nemmeno la parte peggiore: la parte peggiore è che sembra scollata dalle parti giocate. In pista di tanto in tanto ci sono alcuni commenti sulle prestazioni in gara ma non solo alle volte non si sentono nemmeno (almeno è possibile leggerli tramite i sottotitoli), in più sanno di un generico che raffredda l'atmosfera. Non si percepisce la rivalità con gli altri piloti, che è poi ciò che vorrebbe comunicare, e i filmati non si incastrano bene tra le piste, al punto tale che potreste perdere velocemente interesse, spingendovi verso la carriera canonica, divisa in semplici eventi per tipologia di auto.

Dire che le potenzialità per fare bene ci sono è retorico, se non lapalissiano, purtroppo però è realtà. D'altronde GRID Legends riprende dal predecessore il sistema Nemesi, che inasprisce i piloti in gara in base ai comportamenti del giocatore. Questo, ad esempio, avrebbe potuto modificare i rapporti con i personaggi principali e creare sequenze narrative ad-hoc. 

Dev'essere però chiara una cosa: GRID Legends è un buon titolo di corse arcade, molto diverso da una produzione come Gran Turismo 7. Difficile che riesca a catalizzare l'interesse dei giocatori PlayStation, presi come saranno a spolpare la nuova creatura di Polyphony Digital, ma almeno ci sta provando con il suo sistema di guida responsivo, leggero, incline alla derapata facile e profondamente scalabile nelle difficoltà.

Questo nuovo capitolo è identico al predecessore nel motore fisico e nella manovrabilità. Espande l'offerta contenutistica portando il numero di auto da 60 a 100, e incrementa il numero di località da 13 a 22. Il meteo non è dinamico, eppure si possono scegliere diverse ore del giorno e varie condizioni meteorologiche, neve compresa (almeno a livello superficiale). La modalità carriera non riserva sorprese e si disloca lungo eventi da completare rispettando un obiettivo, spesso legato al posizionamento: funziona bene, fa il suo, e vi dona crediti con cui sbloccare nuovi veicoli. C'è anche una modalità multigiocatore che supporta ben 22 piloti in gara contemporaneamente.

Se vi piace la guida arcade, quella spettacolare e aggressiva, non perdetelo di vista, perché è uno dei pochi esponenti del sottogenere di corse che porta in alto la bandiera. Dispiace che la modalità storia, pubblicizzata a più riprese durante la campagna promozionale, abbia deluso le aspettative. Un giorno qualcuno riuscirà ad essere l'eccezione, ma non è questo il giorno.

GRID Legends - Screenshot

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