Microsoft è ora la Disney dei videogiochi

Al posto di Topolino c'è Crash. Invece di Hulk c'è Thrall. E al posto di Han Solo? Be', il Capitano Price!
Microsoft è ora la Disney dei videogiochi
Giorgio Palmieri
Giorgio Palmieri

Lo avete pensato anche voi? Io ci penso da questa notte, all'incirca. Cosa? Che Microsoft, ora, è la Disney dei videogiochi. Con l'acquisizione di Activision Blizzard, adesso il colosso di Redmond detiene i diritti di buona parte delle proprietà intellettuali tramite cui siamo cresciuti, proprio come Disney fece con Star Wars e Marvel. Il CEO di Xbox, Phil Spencer, ha detto che l'acquisizione serve a rendere il videogioco più "accessibile e inclusivo", un po' come Disney ha fatto con Disney+, visto che ormai classici e non convivono a portata di clic ad un prezzo contenuto. Di parallelismi ne potrei fare ancora e ancora: facciamo chiarezza.

Due facce, stessa medaglia

La cosa buffa è che Disney è fuori dai (video)giochi dalla chiusura del progetto Disney Infinity, ritenuto fallimentare per gli altissimi standard dell'azienda, mentre Microsoft crede nei videogiochi e vuole consolidare la potenza di Xbox Game Pass, farne praticamente un abbonamento imprescindibile. Insomma, entrambe fanno parte dell'universo dell'intrattenimento ma non si calpestano i piedi a vicenda.

Eppure, se da un lato c'è Disney con Topolino, Luke Skywalker, Han Solo, Iron-Man e altri eroi con i quali abbiamo passato l'infanzia, l'adolescenza o la semplice crescita, dall'altra c'è Microsoft, che ora ha dalla sua i personaggi di Warcraft, Starcraft, Overwatch, Call of Duty e persino delle icone intramontabili di PlayStation, cioè Crash Bandicoot e Spyro.

I benefici

Marvel Studios è parte dei The Walt Disney Studios dal 2009, mentre Lucasfilm dal 2012. L'acquisizione ha riavviato entrambe le aziende, la prima con l'affermazione del disegno cinematografico di Kevin Feige e della ragnatela seriale di film, confezionando un successo senza precedenti, replicato in modo fallimentare da altre aziende, come DC o Universal con il "Dark Universe". D'altra parte, il progetto Star Wars è stato riportato in auge, creando una nuova trilogia, delle serie TV e altri progetti collaterali, la cui qualità può di sicuro essere materia di discussione, ma non è questo il punto, visto che stiamo parlando di successo a livello economico e d'impatto.

Per Microsoft vale la stessa cosa, anzi, c'è meno spazio alle critiche per l'acquisizione di Activision Blizzard, soprattutto se si parla di Blizzard. Un tempo era considerata tra le aziende migliori nello sviluppo dei videogiochi, una delle più amate, ma da qualche anno a questa parte fatica ad emergere. Non si parla solo degli scandali che l'hanno colpita, relativi ai casi di molestie e discriminazioni sul lavoro, ma anche delle stesse IP.

Per dire, il rifacimento Warcraft III Reforged è stato un disastro, la gestione e la comunicazione sugli sviluppi di Diablo ha sollevato numerose polemiche con l'annuncio di Diablo Immortal e il MOBA Heroes of the Storm ha subito una battuta d'arresto negli sviluppi. Per non parlare di Overwatch, che ha sofferto un calo d'interesse drastico nel corso del tempo, forse per l'incapacità di Blizzard di renderlo fresco sul lungo periodo. All'orizzonte c'è un Overwatch 2 il cui sviluppo è nebuloso, quindi ben venga la presenza di Microsoft, anche perché il Game Pass potrebbe dargli una spinta considerevole (tra l'altro, chissà cosa potrebbe fare un Diablo 4 al lancio sul Game Pass).

Le critiche e i dubbi

L'acquisizione di Marvel Studios e Lucasfilm non ha portato solo benefici. Le critiche dei consumatori non sono mancate, e sono perlopiù rivolte all'influenza invadente di Disney in alcuni progetti, dalla comicità forzata alla edulcorazione, fino ad arrivare allo stesso disegno seriale, che costringe lo spettatore a dover guardare molteplici film per poter consumare correttamente i successivi o collaterali.

I dubbi per Microsoft derivano invece dal processo di sviluppo che inevitabilmente colpirà anche i prossimi titoli Activision Blizzard. Un conto è voler realizzare un titolo che poi arriverà sul mercato a prezzo pieno, un altro è confezionare un prodotto principalmente per essere utilizzato attraverso Xbox Game Pass. Del resto, lo abbiamo visto con Halo Infinite, giunto sul mercato in parte incompleto, senza ad esempio la funzionalità della campagna cooperativa, marchio di fabbrica della saga. Sarà infatti aggiunta in un secondo momento e, da un punto di vista prettamente economico, è giusto che sia così, in maniera tale che la gente rimanga abbonata per aspettare i nuovi contenuti.

La paura è che quindi la creazione di giochi per Xbox Game Pass possa incentivare un formato episodico, e che dunque lo sviluppo sia in qualche modo sacrificato per poter essere remunerativo sul servizio ad abbonamento. Toccherà certamente anche Activision Blizzard, ma per vederne gli effetti ci sarà da attendere ancora un po'.

Conclusioni

Nonostante i dubbi, l'acquisizione di Activision Blizzard da parte di Microsoft è una data storica (18 gennaio 2022, per i posteri), che inevitabilmente porterà la concorrenza ad accendersi, tutto a beneficio di noi consumatori. È una mossa che abbiamo già visto, considerando che Disney ha agito in una maniera simile, seppur in un ambito diverso di intrattenimento. Le conseguenze, per ora, possono essere solo ipotizzate, ma se come me volevate qualcosa nel 2022 che potesse scuotere questo mercato un po' stantio, be', possiamo ritenerci soddisfatti.

Vi ricordiamo che ne abbiamo anche parlato nel nostro podcast, il Tech delle Cinque. Potete ascoltare l'episodio dal player qui sotto ma non dimenticate di iscrivervi su SpotifyApple podcastGoogle Podcast o dovunque ci vogliate seguire.

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