NBA 2K20 vi mette il pallone tra le mani: campetto o anello, la scelta è vostra (recensione)

Vezio Ceniccola La nuova versione del gioco di 2K Games propone una gran varietà di sfide e possibilità: potete diventare i re del campetto o gli MVP delle finals, l'importante è tirare a canestro!

Recensione NBA 2K20 – Il faccione di Anthony Davis, che troneggia minaccioso sulla copertina di NBA 2K20, non lascia spazio a dubbi: questo è un gioco da duri, studiato per esaltare all’ennesima potenza il basket americano e tutto ciò che gli gira intorno. La nuova produzione di 2K Games propone al giocatore un menu ricchissimo, che rischia di diventare quasi indigesto se si cerca di assaggiare ogni portata, ma sa regalare – ancora una volta – un’esperienza estremamente completa. In NBA 2K20 c’è tutto quello che dovrebbe esserci in un videogioco di pallacanestro, ma c’è anche molto (forse troppo) di più.

Editore 2K Games
Sviluppatore Visual Concepts
Piattaforme PC Windows, PS4, Xbox One, Nintendo Switch
Genere Sportivo simulativo
Modalità di gioco Singolo giocatore, Multi giocatore
Lingua Italiano (testo), Inglese (audio)
Prezzo e acquisto 49,99€ (Steam) | 69,99€ (PS4) | 69,99€ (Xbox) | 59,99€ (Switch)

Video recensione NBA 2K20

La nostra video recensione di NBA 2K20 è realizzata con spezzoni gameplay tratti dalle nostre sessioni di gioco su PC e va a riassumere i concetti espressi nei seguenti paragrafi. Buona visione!

L’eredità della serie

Per la serie “squadra che vince non si cambia”, ancora una volta è la coppia 2K Games e Visual Concepts a portare sui nostri schermi la versione 2020 del gioco di basket più popolare del mondo. Per questo, non aspettatevi rivoluzioni: NBA 2K20 si può considerare come un NBA 2K19 rivisto e corretto, con poche vere novità per quanto riguarda il gameplay. Tra queste, si notano piccoli perfezionamenti per i movimenti dei giocatori, per gli schemi dettati dall’intelligenza artificiale, per l’organizzazione difensiva e per altre meccaniche meno evidenti; ad esempio, ora è possibile vedere una sorta di alone verde intorno ai piedi dei giocatori quando si effettua un “rilascio perfetto”, cosa che corrisponde ad un canestro sicuro. L’esperienza di gioco è dunque più scorrevole e piacevole rispetto al passato, ma forse se ne accorgerà solo chi ha trascorso tante e tante ore sulle precedenti versioni.

Troppo poco per attirare le attenzioni dei fans della serie? Assolutamente no! NBA 2K20 propone una vastità di movimenti, animazioni, situazioni di gioco e possibilità creative in grado di accontentare tutti, anche i gamer più esigenti. Verrebbe da dire che è quasi impossibile ricordare tutti i comandi messi a disposizione, se non fosse per l’ottimo sistema di tutorial, con video e spiegazioni a schermo per ogni singola giocata.

La grafica è stata ulteriormente raffinata e tutto il gioco è un piacere da guardare. Si potrebbe rimanere un bel po’ di tempo ad ammirare le gesta dei propri campioni preferiti, perfettamente ricreati a schermo: la cura maniacale nel ricostruire i muscoli di LeBron James, i riccioli di Steph Curry e la barba di James Harden è da elogiare. E fa niente che siano rimaste ancora delle animazioni un po’ legnose, ci pare davvero difficile poter chiedere di più, almeno per quest’anno.

In più, oltre alle tantissime licenze per le squadre e i giocatori di NBA, quest’anno c’è anche la WNBA, la lega femminile. Come già accaduto per la serie FIFA e per altri giochi sportivi, l’inclusione del campionato dedicato alle ragazze dà l’opportunità di confrontarsi con una realtà di gioco leggermente differente, ma è limitata solo ad alcune modalità: per dirne una, non troverete traccia di WNBA durante la modalità carriera.

Tanti modi per fare canestro

E veniamo al punto centrale di NBA 2K20: le tantissime modalità di gioco (e di giochi) sparse ovunque, a volte annidate una nell’altra, addirittura nascoste in qualche vicolo del quartiere. Oltre alle partite veloci e alla carriera – di cui parleremo tra poco – ritroviamo La mia squadra, La mia lega, Il mio GM, la modalità Pro AM e i tanti mini giochi proposti ne Il quartiere, come le gabbie, il campo privato nel loft personale, il REC e i vari campetti sulla piazza principale. Non vi basta ancora? Non perdetevi gli eventi a tempo limitato che ogni tanto vengono fuori e cambiano completamente l’aspetto del quartiere, aggiungendo altre sfide.

Tutta quest’abbondanza rischia di mandare in confusione gli utenti meno esperti. Ci sono diverse gradazioni di complessità per affrontare NBA 2k20, e le diverse modalità servono proprio a scegliere il livello di sfida. Il gioco dà una possibilità a tutti, sia a quelli che hanno solo una mezz’oretta per fare una partita al volo, sia ai veri pro che vogliono affrontare una lunga stagione, creando il quintetto dei sogni e puntando all’anello.

Tra le tante, bisogna spendere qualche parola in più sulle modalità La mia squadra e Il mio GM. La prima permette di costruire il proprio roster tramite carte collezionabili – in modo simile ad Ultimate Team di FIFA – ed ha tutti i pregi ed i difetti di una meccanica di questo genere: per fare una buona squadra serve tanta bravura, ma anche una discreta fortuna. Più concreta e simulativa la seconda, dove ci troveremo nei panni di un General Manager e potremo intervenire sia sulla parte sportiva che su quella finanziaria. In quest’ultimo caso bisognerà non solo vincere sul campo, ma anche far contento il proprietario del club.

Sia le due appena citate che le altre esperienze di gioco sono ben calibrate e promettono ore di divertimento, soprattutto se affrontate online. Giocare con gli amici, nei campetti o in versione Pro AM, è forse uno dei modi migliori per mettere alla prova tutte le qualità di NBA 2k20; sfidare altri giocatori con la propria squadra, costruita carta su carta, è il punto d’arrivo per misurare le proprie abilità sul parquet.

Hasta la victoria siempre

La mia carriera si merita un discorso a parte, non fosse altro che per lo sforzo produttivo profuso anche quest’anno da 2K Games. In questa modalità si possono percorrere le gesta di un campioncino col sogno di giocare in NBA: partendo dalle serie giovanili, vedremo lo sviluppo e la maturazione del protagonista, che arriverà fino al draft e potrà essere selezionato da uno dei team della lega. Il soprannome utilizzato dal nostro avatar virtuale sarà “Che“, pronunciato esattamente come quello di Ernesto Guevara. Non è un caso, ovviamente, perché la storia raccontata ha diversi risvolti morali e il protagonista si dimostrerà un leader coraggioso, prendendo decisioni difficili e rimanendo sempre fedele alla linea.

Non vi aspettate, comunque, troppi colpi di scena: la sceneggiatura di quest’anno è meno scoppiettante rispetto a quella della versione 2019 e, soprattutto, appare piena di retorica e frasi fatte. Potremmo dire che è una classica “americanata”, una storia di formazione già vista e sentita mille volte. Ha comunque i suoi pregi, perché risulta abbastanza piacevole da seguire e mette al centro di tutto l’esperienza di gioco, con possibilità di variare leggermente il corso della storia tramite risposte a scelta multipla. Inoltre, dietro questa modalità ci sono guest star di livello mondiale: la produzione è stata affidata alla SpringHill, società fondata da LeBron James, mentre tra gli attori appaiono facce molto note come quelle di Idris Elba e Rosario Dawson.

Parlando di gameplay, la creazione e lo sviluppo del proprio giocatore sono tra le note più piacevoli di NBA 2k20, anche perché la scelta è tutta in mano all’utente. Nel corso delle partite, Che diventa sempre più forte e consapevole delle proprie capacità, dunque sarà sempre più divertente utilizzarlo. Attenzione, però, a non farsi prendere troppo la mano con la parte giocata: alcuni eventi sono ineluttabili, dunque ogni tanto capiterà di perdere (o vincere) senza che il nostro giocatore possa cambiare le sorti dell’incontro.

È tutta questione di soldi?

Più che nella parte giocata, gli aspetti meno convincenti di NBA 2K20 sono tutti insiti nelle meccaniche utilizzate e nel contesto di gioco. Già prima del lancio ufficiale sono iniziate le polemiche relative alla moneta virtuale (VC) presente nel gioco, acquistabile con denaro reale in ogni momento da parte dell’utente. L’importanza dei VC è strategica, perché con essi è possibile non solo acquistare i pacchetti di carte e altri potenziamenti per La mia squadra, ma anche aumentare i livelli del proprio giocatore, acquistare oggetti estetici e nuove animazioni. Cose che hanno effetto non solo sull’aspetto dei personaggi, ma anche sulle capacità sportive, dunque vanno ad influire direttamente sui risultati del campo. In più, nel gioco è presente addirittura un casinò, dove si può tentare la fortuna ogni giorno girando l’apposita ruota.

Una situazione così incandescente non poteva non ripercuotersi subito sulle recensioni degli utenti: a pochi giorni dall’uscita, la pagina di Steam è piena di commenti molto risentiti proprio legati alla questione delle micro-transazioni con soldi veri, che secondo molti rovinano l’esperienza di gioco.

Bisogna, quindi, credere che NBA 2K20 sia un pay-to-win? No, o almeno non più di ogni altro gioco che utilizza sistemi di questo tipo. È possibile giocare fino in fondo a tutte le modalità senza spendere neanche un centesimo, riuscendo ad ottenere un buon quantitativo di VC con le vittorie e le buone prestazioni sul campo. La moneta virtuale serve, più che altro, ad accelerare la crescita del nostro personaggio o ad acquistare più facilmente gli oggetti in vendita nei vari negozi del quartiere.

La parte estetica è, infatti, un’altra delle sezioni fondamentali del gioco. Nei negozi virtuali potete acquistare una marea di magliette, pantaloni, giacche e soprattutto scarpe – tantissime scarpe – da sfoggiare nelle modalità di strada. Si tratta, in larga parte, di indumenti ed accessori basati su modelli realmente esistenti, prodotti dai maggiori marchi dell’abbigliamento sportivo mondiale. Proprio questo punto potrebbe far storcere il naso a molti giocatori, magari non troppo interessati all’outfit da sfoggiare o alla bevanda energetica da usare durante gli allenamenti. Il marketing dei vari brand è spesso aggressivo, in ogni modalità: durante La mia carriera si arriva a livelli quasi comici, con dialoghi creati al solo scopo di far pubblicità ad un prodotto.

Aggiungiamo, infine, una critica per i tanti caricamenti e intermezzi di gioco, presenti ovunque e ad ogni cambio di location. Prima, dopo e durante le partite ci sono presentazioni, siparietti, interviste e altri momenti che vogliono creare un’atmosfera simile a quella di una partita NBA vista in TV, ma finiscono per spezzare troppo il gameplay, diventando quasi odiosi già dopo qualche ora di gioco.

8.5

Giudizio Finale

Recensione NBA 2k20 Giudizio Finale – Al netto dei difetti appena descritti, NBA 2k20 è un gioco talmente vario e divertente da meritarsi un voto più che convincente. Le piccole migliorie rispetto alle edizioni precedenti non sono molte, ma si fanno apprezzare. La possibilità di affrontare il gameplay da prospettive differenti e le infinite modalità a contorno danno un’estrema libertà al giocatore, cosa che aumenta a dismisura la longevità di questo titolo – senza parlare delle infinite possibilità del multiplayer online. Anche quest’anno, NBA 2K20 sale sul podio come uno dei migliori giochi sportivi in assoluto, irrinunciabile per tutti gli amanti del basket.

PRO CONTRO
  • È un NBA in tutto e per tutto
  • Tantissime modalità di gioco
  • Grafica di ottima fattura
  • Multiplayer potenzialmente infinito
  • Atmosfera “americana” sin troppo presente
  • Troppi intermezzi durante le partite
  • Micro-transazioni e casinò da rivedere
  • Marketing ovunque

NBA 2k20 – Trailer

NBA 2k20 – Screenshot