NBA 2K21 cerca di aggiustare il tiro, letteralmente (video)

Vezio Ceniccola

NBA 2K21 è stato ufficialmente lanciato su PC e console current-gen da poco più di una settimana, ma ha già fatto molto parlare di sé. La causa scatenante è sempre la solita, la mancanza di novità sostanziali, un problema congenito che sembra ogni anno più difficile da arginare. Eppure è stata proprio l’unica grande innovazione di quest’edizione a provocare le polemiche più accese: ci riferiamo ovviamente al nuovo sistema di tiro, capace di mettere a dura prova migliaia di giocatori, me compreso. Per questo ho deciso di raccontarvi la mia esperienza con NBA 2K21, quella di un cestista che non sa più fare canestro.

Editore 2K Games
Sviluppatore Visual Concepts
Piattaforme PC Windows, PS4, Xbox One, Nintendo Switch
Genere Sportivo simulativo
Modalità di gioco Giocatore singolo, Multi giocatore
Lingua Italiano (testo), Inglese (audio)
Prezzo e acquisto 69,99€ (ed. fisica) | 59,99€ (ed. digitale)

Video su NBA 2K21

Nel video che trovate a seguire ci sono alcuni dettagli e considerazioni sulla mia esperienza di gioco, con parti di gameplay che mostrano gran parte dell’esperienza di NBA 2K21.

Le (poche) novità

All’incirca un anno fa vi parlavo di NBA 2K20 nella mia recensione completa. Un gioco grande e grosso, sia per l’aspetto tecnico che per le tante modalità incluse. Per molti versi, quella recensione resta ancora valida anche per l’edizione 2021, che rispetto al capitolo precedenza presenta tanti – forse anche troppi – punti in comune.

Anche quest’anno l’accoppiata formata da Visual Concepts e 2K Games ha prodotto il miglior gioco di basket sulla piazza. Lo dico senza timore di smentita, perché la concorrenza praticamente non esiste. NBA 2K21 è un vero tripla A per quanto riguarda il mondo della pallacanestro: propone tanti modi per mettersi alla prova, sia in modalità single-player che col multiplayer online.

Come detto all’inizio, le novità rispetto al vecchio capitolo sono però molto poche. Ne ho parlato in maniera approfondita in questo articolo, svelando tutte le informazioni sulla 2K Beach e sulle Stagioni, la nuova aggiunta che impreziosisce la già strabordante modalità MyTEAM – chiamata La Mia Squadra in italiano. Sono entrambe apprezzabili, ma nessuna delle due novità modifica in modo sostanziale l’esperienza di gioco.

Qualche elogio lo merita invece la Carriera, che propone una delle storie più interessanti viste negli ultimi anni, con un protagonista tormentato tra l’eredità del padre – anch’egli giocatore di basket, mai approdato in NBA – e una possibile svolta verso il football. Questa volta si comincia dal liceo e si può scegliere tra 10 college diversi, tutti con licenza ufficiale. L’ambiente è molto stimolante per il nostro protagonista, chiamato Junior, che tra una partita e l’altra ha anche l’occasione di conoscere una ragazza speciale e una giornalista molto interessata al suo caso. Ci sono anche piccoli Quick Time Event in alcuni momenti decisivi, che possono leggermente modificare il corso della narrazione. Come sempre la storia si conclude col DRAFT, il momento in cui si decide la nostra carriera in NBA.

Tralascio i discorsi relativi alla grafica, alle prestazioni e ad altri piccolissimi cambiamenti apportati in NBA 2K21. Il livello è generalmente molto simile a quello di NBA 2K20, con leggeri miglioramenti in termini di dettaglio e movenze dei giocatori, grazie anche all’inclusione dei Signature Motion Styles, movimenti tipici di alcuni giocatori ricreati in forma virtuale. Ogni tanto è presente qualche caricamento o intermezzo di troppo, ma si può sopportare senza patemi d’animo. Il vero problema di NBA 2K21 è quello di cui parlerò adesso.

Il sistema di tiro

Una delle (pochissime) grandi novità di NBA 2K21 è il sistema di tiro, completamente rinnovato rispetto al passato. E purtroppo non è una bella notizia. In quest’edizione tirare è più difficile rispetto ai capitoli precedenti, in un senso quasi frustrante per certi versi.

Il sistema di tiro di NBA 2K21 prevede una barra ad arco orizzontale, con una piccola zona gialla che può avere dimensioni diverse a seconda dell’abilità del nostro giocatore e delle condizioni di tiro, come marcatura e affaticamento. Al centro della zona gialla c’è una tacca, che indica il punto di rilascio perfetto: se la becchiamo è un canestro sicuro e compare un grande alone verde intorno al giocatore per segnalarlo.

Per tirare ci sono due metodi. Se usiamo il tasto di tiro sul controller (che è X per Xbox e quadrato per PS4), l’indicatore del tiro si sposta da sinistra a destra e dovremo essere bravi a beccare la tacca quando l’indicatore ci passa sopra. Se invece usiamo il Pro Stick, cioè l’analogico destro, bisognerà spingere in giù e cercare di raddrizzare la direzione andando a destra e sinistra per centrare la famosa tacca nel momento del rilascio.

Detta così può sembrare semplice, ma non lo è affatto, soprattutto per i giocatori abituati alle meccaniche di NBA 2K20, dov’era presente una più intuitiva barra verticale. La criticità più evidente di questo nuovo sistema è che sembra davvero sbilanciato: la percentuale di successo di un tiro dipende sì dall’abilità col controller, ma anche e soprattutto dai distintivi – le abilità speciali di ogni giocatore – e dal fattore fortuna. Ciò vuol dire che effettuando lo stesso tiro, nelle stesse condizioni e con lo stesso rilascio, i risultati saranno sempre diversi: a volte entra e a volte no.

Sia chiaro, un minimo di casualità ci sta, altrimenti tutti i tiri andrebbero a canestro, ma con le nuove meccaniche forse siamo andati troppo oltre. Le percentuali di tiro con giocatori di fascia bassa e media sono imbarazzanti, anche tirando con buona abilità e completamente smarcati. E quest’eventualità si verifica concretamente durante tutta la modalità Carriera, in cui il nostro avatar virtuale ha statistiche iniziali molto basse: segnare punti è difficile, anche stando molto vicini a canestro.

Tra l’altro, gli scarsi risultati sul campo fanno guadagnare meno punti esperienza, cosa che porta ad un’evoluzione più lenta del nostro giocatore, che tende a rimanere a livelli bassi in un ciclo che diventa frustrante dopo breve tempo. E ciò è un male sia per la Carriera che per le modalità online del Quartiere, quindi una doppia beffa.

Patch a tempo record

Durante i primi giorni di prova del nuovo NBA 2K21 la mia autostima era sotto ai piedi, proprio a causa delle difficoltà col tiro. Ho però capito presto di essere in buona compagnia. Guardando i commenti su Steam e le prime recensioni internazionali, il quadro che mi si presentava davanti era molto chiaro: oltre alle classiche e numerosissime lamentele sulla mancanza di novità della nuova edizione, molti utenti si lamentavano proprio del nuovo sistema di tiro, giudicato a gran voce peggio di quelli usati in passato.

Per fortuna gli sviluppatori hanno reagito subito a questi commenti e dopo appena 2 giorni dal lancio è arrivata una patch correttiva per il sistema di tiro. Problemi risolti? Non proprio, visto che la maggior parte delle criticità sono rimaste.

Prima di tutto, la patch ha modificato il sistema di tiro solo per le difficoltà Matricola, Pro e All-Stars. Ciò vuol dire che nelle difficoltà più alte si utilizza ancora il vecchio sistema, immutato. Non solo, perché anche per le partite online è rimasto tutto come prima, cosa che continuerà a provocare guai a moltissimi giocatori.

La decisione di creare un sistema di tiro tutto nuovo per NBA 2K21 in realtà non è così scellerata. La barra verticale vista nelle edizioni precedenti non era certamente un sistema perfetto, nonostante qualcuno la rimpianga ancora. Col nuovo indicatore ad arco e con il rilascio tramite Pro Stick si è cercato di creare una meccanica che premiasse i giocatori più bravi, quelli con più abilità tecnica col controller. La mossa non ha però funzionato, anzi è servita solo a penalizzare i giocatori meno esperti, che sono poi la maggior parte dell’utenza.

Credo (e spero) che ci siano molti margini di miglioramento per il nuovo sistema di tiro, quindi sono abbastanza fiducioso che il team di Visual Concepts saprà renderlo più efficace nel corso del tempo. Ho però paura che i risultati di questo lavoro li vedremo solo per NBA 2K22.

La speranza next-gen

Attenzione, però, perché qualche bella novità potrebbe esserci anche per NBA 2K21. Non sto parlando della versione da me provata, quella current-gen, ma della futura edizione per le console next-gen – PS5 e Xbox Series X – che sarà rilasciata a novembre. Probabilmente solo con questa versione potremo gustare la vera esperienza di gioco in salsa NBA offerta da 2K Games, dunque le aspettative sono molto alte.

La domanda più importante a questo punto è la seguente: il sistema di tiro di NBA 2K21 sarà lo stesso su next-gen? Viste le premesse, penso che Visual Concepts e 2K Games prenderanno seri provvedimenti a riguardo. Se la barra ad arco verrà quasi certamente portata anche nell’edizione per PS5 e Xbox Series X, mi aspetto un ripensamento per quanto riguarda le meccaniche, con una semplificazione generale e un miglioramento dell’esperienza di tiro.

Al di là delle critiche sul tiro, NBA 2K21 rimane un gioco di altissimo livello, in grado di farci entrare in maniera molto coinvolgente nell’atmosfera del basket americano, dentro e fuori dal campo. È un titolo talmente ricco di cose da fare e da vedere che trovo difficoltà a fare paragoni con altri giochi sportivi. Per questo vi consiglio di attendere con trepidazione l’edizione next-gen: se tutto va come detto e anche il tiro funziona meglio, sarà non solo il miglior gioco di basket dell’anno, ma anche il miglior gioco di basket mai creato!

NBA 2K21 – Trailer

NBA 2K21 – Screenshot

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  • Cristiano Cavò

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