Ace Combat 7: Eagle One, Fox Two! (recensione)

Lorenzo Delli -

Recensione Ace Combat 7: Skies Unknown – Fa sempre un certo effetto parlare di titoli appartenenti a serie storiche. E Ace Combat è a tutti gli effetti una serie storica: il primo capitolo risale al lontano 1995, e nel corso di questi 24 lunghi anni Bandai Namco (all’epoca solo Namco) ha sfornato ben 18 giochi della saga per le piattaforme più disparate (contando anche cellulari e smartphone). Ace Combat 7: Skies Unknown è il diciannovesimo in ordine di pubblicazione e arriva sul mercato dopo un’assenza lunga quasi dodici anni.

Ace Combat 6 uscì infatti nel 2007 solo ed esclusivamente su Xbox 360, lasciando letteralmente a bocca asciutta tutti i fan della serie che giocavano su altre piattaforme. Fortunatamente Bandai Namco ha deciso di rilanciare la serie pubblicando il nuovo esponente su PS4, Xbox One e PC Windows. Ma abbiamo parlato fin troppo della storia di Ace Combat. Come si presenta questo nuovo capitolo? Cosa eredita dai suoi predecessori e cosa offre invece di nuovo e inedito? Scopriamolo insieme!

Editore Bandai Namco Entertainment
Sviluppatore Project Aces, Bandai Namco Studios
Piattaforme PS4, Xbox One, PC Windows
Genere Azione, Simulatore
Modalità di gioco Singolo giocatore, Multi giocatore
Lingua Inglese, giapponese (doppiaggio) | italiano (sottotitoli e menu)
Prezzo e acquisto 62,99€ (PS4) | 62,99€ (Xbox One) | 59,99€ (Steam)

Video Recensione Ace Combat 7

La nostra video recensione di Ace Combat 7: Skies Unknown è realizzata con spezzoni gameplay tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro e PS VR e va a riassumere i concetti espressi nei seguenti paragrafi. Buona visione!

A metà tra due mondi

Diciamocela tutta: i simulatori di volo non stanno passando un periodo esattamente d’oro. Quelli di nicchia, dedicati appunto ad una ristretta cerchia di appassionati, sono sempre lì, al loro posto, con incarnazioni anche piuttosto recenti. Ma non c’è un qualcosa che miri ad un pubblico più vasto, tranne forse World of Warplanes o War Thunder che comunque sono titoli free-to-play. Ace Combat 7: Skies Unknown non può essere definito un simulatore nudo e crudo, perché alcune meccaniche sono palesemente arcade, ma il suo essere a metà tra due mondi, quello simulativo appunto e quello più arcade, lo rende perfetto per far tornare a parlare di un genere che grazie alle moderne piattaforme di gioco avrebbe ancora tanto da offrire.

Ace Combat 7 fa tesoro di alcune delle novità che sono state via via introdotte nella serie aggiungendo qualcosa di inedito, di più simulativo per l’appunto. Partendo dalla storia e dall’ambientazione, anche questo settimo capitolo è nuovamente ambientato in una versione alternativa della Terra (di solito denominata “Strangereal“), con aree geografiche e paesi diversi. E anche qui ritroviamo uno degli eventi chiave che ha sconvolto l’assetto geopolitico del pianeta: l’arrivo di un gigantesco asteroide, distrutto grazie alla super-arma nome in codice “Stonehenge“, che comunque con i detriti derivanti dalla sua esplosione ha messo in ginocchio diverse nazioni. Nel gioco assumiamo il ruolo di un pilota conosciuto solo con il suo nome di battaglia, Trigger, che si trova coinvolto in un nuovo conflitto tra le nazioni dell’Osea, Erusea e Usea. Le citazioni ai capitoli precedenti si sprecano quindi, e ciò non può che far piacere a chi segue da sempre (o quasi) la serie. Anche i neofiti comunque troveranno sufficiente materiale per capire più o meno come stanno le cose.

Sta di fatto che Ace Combat 7 non si limita a proporre una serie di missioni a difficoltà crescente. Il gioco intervalla i vari livelli con cutscene che appunto incastrano il tutto in una trama, con personaggi che si evolvono e storie che si intrecciano. In definitiva una bella storia di guerra, sta a voi scoprire come Trigger, ovvero il giocatore stesso, si inserirà nei vari contesti che si creeranno, come si evolverà il personaggio e quale ruolo avrà nel teatro bellico attuale.

Veniamo finalmente al gameplay. Questo settimo capitolo è estremamente rispettoso dei suoi predecessori, ma ciò nonostante torna a focalizzarsi unicamente sul pilota, rimuovendo di fatto tutte le componenti che riguardano la gestione dei wingman. Non che manchino i compagni di squadra durante le missioni, ma di fatto agiranno in modo completamente autonomo, senza seguire i vostri comandi. Sul fronte dei comandi e della difficoltà c’è di che accontentare tutti. Due le modalità di controllo del velivolo: facile, con l’aereo che segue con discreta semplicità i controlli impartiti tramite levette analogiche, ed esperto, che richiede la gestione del rollio e del beccheggio per poter virare. Se non vi siete mai avvicinati alla saga è ovviamente raccomandabile la prima modalità, la seconda permette sì manovre più precise, ma non è affatto semplice da gestire.

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Tre i livelli di difficoltà selezionabili, e vi assicuriamo che già con il primo (Facile) nelle ultime missioni avrete delle più che discrete gatte da pelare. Le missioni che compongono la campagna sono 20 in tutto, caratterizzate da durata variabile ed obiettivi diversi che richiederanno aerei e approcci diversi. Anche la struttura della missioni richiama i precedenti capitoli, ma oramai è una tradizione. Quasi tutti i principali capitoli della serie presentano dei rimandi a quelli precedenti, e anche in queste missioni troverete dei punti in comune con quelle del passato.

I velivoli da sbloccare sono circa 30 (considerati anche quelli relativi ai pre-ordini), e sono organizzati in un albero tecnologico piuttosto ampio. Non c’è niente di particolarmente fantascientifico, tranne l’X-02 Wyvern, un velivolo anche in questo caso storico che fece il suo debutto nel 4° capitolo della saga. Tutti sono riprodotti con dovizia di particolari, carlinga compresa. Potrete infatti pilotare visualizzando l’abitacolo, migliorando sensibilmente la sensazione di simulazione e di immersione. Per ogni velivolo ci sono due armi speciali da sbloccare e varie componenti utilizzabili su qualsiasi aereo presente nel vostro hangar. Di fatto sarà quindi possibile personalizzarli con una selezione di componenti che vanno a potenziare singole o multiple statistiche dell’aereo che intendete utilizzare. Potrete ad esempio avvantaggiare le armi speciali a discapito di quelle classiche, migliorare accelerazione o decelerazione e così via. Non mancano ovviamente livree e loghi, ma dovrete terminare la campagna per sbloccarli.

I velivoli sono suddivisi in classi: caccia, cacciabombardiere e bombardiere. Ovviamente sta a voi adattarvi alle situazioni proposte dalla missione optando per un modello piuttosto che per un altro. Gli aerei però verranno sbloccati con i crediti guadagnati tramite le missioni stesse, starà quindi sempre a voi seguire un ramo piuttosto che un altro per sbloccare magari un più versatile cacciabombardiere in grado di aiutarvi con le missioni ibride. C’è da dire che le differenze di pilotaggio tra i velivoli si sentono eccome, sia che si tratti di aerei appartenenti a classi diversi, sia che si tratti di velivoli con specifiche tecniche diverse.

Fin qui niente di particolarmente rivoluzionario, ma come accennato c’è un qualcosa in più a livello simulativo che impreziosisce il tutto: le condizioni atmosferiche. Non si parla solo di pioggia o di nebbia: di fatto il giocatore ha a che fare con correnti d’aria che modificano la traiettoria di volo, con fulmini che possono colpire il velivolo disturbando momentaneamente la strumentazione e non solo. Virando in alcune formazioni nuvolose potreste ghiacciare il cupolino, azzerando quasi completamente la visibilità; in altre ancora potrete notare le gocce di condensa, e muoversi in zone piovose renderà la visibilità più scarsa del normale. Anche cercare di accelerare con il vento contrario porterà ad una riduzione sensibile della velocità massima. Tutte variabili che vanno appunto a rendere il gioco ancora più complesso e divertente.

Unire le condizioni meteorologiche a battaglie che coinvolgono spesso decine e decine di aerei e mezzi di superficie, postazioni fisse, missili che fischiano e sensori impazziti farà sì che il giocatore si trovi in situazioni davvero drammatiche, che richiederanno riflessi e un grado di attenzione particolarmente elevato. Ignorare un sensore, la velocità o la quota, o uno dei tanti segnali di missili in arrivo può portare rapidamente alla sconfitta. Fortuna che praticamente tutte le missioni hanno dei checkpoint intermedi che imparerete ben presto a sfruttare e sopratutto ad amare. E finora non abbiamo fatto cenno al multiplayer! Finita la campagna potete lanciarvi in deathmatch a squadre o nella modalità Battle Royale. Entrambe prevedono scontri tra un massimo di 8 giocatori. Fun fact: la modalità Battle Royale c’era anche nel 2007 in Ace Combat 6.

E il comparto tecnico come se la cava? Come già accennato i modelli degli aerei sono ricchi di dettagli, e la stessa rappresentazione di nuvole e delle condizioni atmosferiche è praticamente impeccabile. In quanto a fluidità, anche su PS4 standard (dove gira anche sopra 30 fps) e nei momenti più concitati, non c’è veramente nulla da dire. Ovviamente sono i dettagli a terra che risentono maggiormente di problemi. In generale è molto difficile farci caso, e abbiamo gradito l’aggiunta di maggiore vegetazione a terra (si possono scorgere senza troppa difficoltà i modelli degli alberi), ma in alcuni livelli si possono notare texture a bassa risoluzione o punti che in generale risultano meno curati di altri. Più che discreti invece gli effetti particellari delle esplosioni: proprio queste ultime hanno volume, sono intense e rumorose e di conseguenza ben riprodotte.

Al termine di ogni missione il gioco vi proporrà un replay automatico di tutta la sessione, con la possibilità di cambiare telecamera, accelerare o rallentare il tempo. Ecco come sono stati eseguiti molti degli spettacolari scatti che trovate nella gallery al termine della recensione. Proprio i replay permettono di godere al massimo di tutti i pregi e i difetti del gioco, e di notare anche gli influssi dell’aria sui movimenti degli aerei.

Un valore aggiunto da sottolineare è senza dubbio la presenza di contenuti esclusivi per PlayStation VR. Ne abbiamo parlato più nel dettaglio in un approfondimento a parte, ma sta di fatto che giocare le tre missioni disponibili con il visore di Sony è tutta un’altra storia. Muovere la testa per guardare ai lati o dietro sfruttando tutto il cupolino dell’aereo sorge spontaneo, e come se non bastasse anche tutta la cabina di pilotaggio è ancora più dettagliata.

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Prima di concludere un cenno al comparto audio. Sempre come da tradizione, anche questo settimo capitolo presenta una colonna sonora estremamente curata, con tracce strumentali e non solo appartenenti a più generi che ben si amalgamano allo spirito delle varie missioni. A corredo un doppiaggio professionale in lingua inglese o in lingua giapponese (potrete scegliere all’inizio del gioco) che vi farà compagnia lungo tutta la campagna, visto che i vostri compagni di squadra e il centro di comando si scambieranno continuamente battute. Qui sorge un altro piccolo neo: i sottotitoli (tranquilli, in lingua italiana) posti nella parte alta dell’interfaccia, non sono sempre di facile lettura. Nel bel mezzo dell’azione trovare il tempo di leggere gli scambi (quasi mai identici) tra i membri della squadra, o magari anche i cambi di ordine da parte del centro di comando risulta piuttosto difficile e frustrante. Se poi, come noi, scegliete di giocare con il doppiaggio originale giapponese, capire quello che si dicono senza leggere è praticamente impossibile.

9.0

Giudizio Finale

Recensione Ace Combat 7 Giudizio Finale – Un bel 9 pieno. Sì perché in definitiva Ace Combat 7 non si discosta molto da quelli che sono i canoni della serie, ma ci sono comunque vari dettagli da premiare. Per cominciare la volontà di portare la saga sulla generazione attuale, con nuovi effetti grafici, modelli realistici e dettagliati e un nuovo occhio di riguardo alla fisica e all’interazione dei velivoli con l’aria e le sue variabili. Da lodare anche la struttura della campagna, con missioni classiche comunque intervallate da spezzoni in CGI di alta qualità che arricchiscono il tutto con dettagli sul background e con personaggi che hanno la loro da dire lungo tutta la durata del gioco.

La vena arcade è ancora lì, saldamente ancorata a tutte le meccaniche di gioco. D’altronde stiamo parlando di un titolo che, a bordo di un solo aereo, ci fa scontrare con decine di altri velivoli dotando il nostro di una quantità improponibile di missili, cosa categoricamente impossibile nella realtà. Anche il sistema di danni, che a livelli facili ci permette di subire più di un colpo, non favorisce certo il realismo; idem dicasi per l’assenza di altre variabili quali il carburante o gli effetti della forza G che alcune manovre ripetute potrebbero causare sul pilota. Ace Combat però non vuole essere un simulatore, ma un qualcosa appunto nel mezzo, che permetta a tutti di divertirsi. E nonostante i tanti capitoli che lo hanno preceduto, si presta benissimo anche come punto di partenza.

PRO CONTRO
  • Ace Combat nella sua miglior incarnazione
  • Condizioni atmosferiche e altre variabili ambientali
  • Velivoli curatissimi e realistici
  • Multiplayer e modalità PS VR
  • Sottotitoli difficili da leggere nel caos dei combattimenti
  • Qualche dettaglio grafico meno curato
  • Un paio di missioni a tratti frustranti

Screenshot

Trailer

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