4.0

Agony è un’agonia. Sul serio. (recensione)

Giorgio Palmieri -

Recensione Agony – Di Agony non volevamo sapere nulla. Cercavamo di leggere solo le parole in grassetto dei comunicati stampa, e di guardare i trailer con la coda dell’occhio. Del resto, quello di Madmind Studio doveva essere un viaggio nell’Inferno, nell’eterna condanna senza filtri né mediazioni, un’escursione dell’orrore come mai prima d’ora. Invece qualcosa è andato storto. Ecco la nostra recensione.

Editore Madmind Studio
Sviluppatore Madmind Studio
Piattaforme PS4, Xbox One, PC Windows
Genere Survival horror
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Italiano (solo testi)
Prezzo e acquisto 39,99€

Lasciate ogni speranza, voi ch’giocate

Sia chiaro, ciò che ci era stato vagamente promesso, ci è stato dato, più o meno. Agony è davvero un survival horror ambientato negli inferi, nel quale il giocatore veste i panni di un’anima priva di ricordi alla ricerca di un’ipotetica “Dea Rossa”, l’unica capace di aprire una via di fuga nel regno dei morti. A quanto pare, infatti, dall’inferno disegnato dagli artisti di Madmind Studio si può scappare: almeno, questa è la sola convinzione su cui poter contare per non cadere in disperazione.

L’avventura dunque si compone di vari elementi raffazzonati al fine di dare una sorta di direzione univoca all’esperienza ludica, ma nessuno di questi riesce nell’intento di suscitare qualche emozione al di fuori del tedio e della delusione.

Anzitutto, spesso e volentieri, il filo conduttore è raffigurato dalla raccolta di determinati oggetti, quali teschi o cuori, da recuperare e posizionare su uno o più altari, allo scopo di proseguire. L’esplorazione purtroppo è tutt’altro che piacevole, a causa di un level design rigidissimo e confusionario, contaminato da una scarsa illuminazione e da collisioni non sempre piazzate con criterio. A ciò si sommano dei controlli macchinosi, che sebbene vogliano chiaramente alimentare la sensazione di angoscia e difficoltà, non fanno altro che peggiorare la situazione.

Districarsi e orientarsi nell’ambiente è un vero e proprio incubo, addolcito dalla possibilità di evocare dei fasci di luce in grado di accompagnarvi verso l’obiettivo: si tratta, però, di un aiuto ad uso limitato, almeno alla difficoltà normale.

In ogni caso, la giocabilità si fonda sulla furtività, calata in un classico contesto “nascondino” già sperimentato in altre produzioni simili. Nel dettaglio, i territori dell’oltretomba pullulano di demoni pronti a sgozzarvi a seduta stante. Peccato non sia possibile attuare una strategia degna di tale nome per raggirarli, perché sono animati da un’intelligenza artificiale a dir poco schizofrenica. A nulla servono i nascondigli nei quali potrete eventualmente infiltrarvi, in virtù dell’imprevedibilità dei nemici. Quantomeno, il poter trattenere il respiro aumenta le probabilità di sopravvivenza in certi frangenti, ed è l’unica, vera arma a vostra disposizione.

La morte, tuttavia, non è la fine: morire significa ritornare in forma eterea, momento in cui sarà un imperativo trovare un altro involucro carnale prima che l’anima si dissolva, costringendovi a ripartire dal punto di controllo più vicino. D’altro canto, sparsi nelle aree vi sono uomini e donne dannate che, private del loro copricapo, potranno ospitarvi, così da diventare il vostro nuovo corpo fisico. Questa meccanica aleggia costantemente nella struttura e si evolve con qualche sorpresa nel corso del viaggio negli inferi, ma visto che la dipartita dell’alter ego virtuale dipende in minima parte dai vostri sbagli, anche questa buona idea viene sporcata dalla frustrazione.

In più, se tirerete le cuoia per tre volte consecutive, vi sarà attribuita una penalità attraverso la quale il gioco vi riporterà al punto di controllo precedente all’ultimo raggiunto. Significa, in buona sostanza, che dovrete ripetere una sezione già superata.

Di tanto in tanto, poi, vengono proposti degli enigmi sempliciotti basati sul disegnare dei simboli per poter avanzare, nulla di particolarmente elaborato. Vige un pressapochismo generale nella formula di gameplay da lasciare spiazzati, specie per un progetto dalla ricercatezza stilistica così arguta. A parte un paio di cambi di prospettiva degni di nota, le situazioni si crogiolano bellamente nella mediocrità più totale.

Se cercate del buono in Agony, bisogna necessariamente spostarsi sul versante artistico, dove, in effetti, alcuni scorci regalano sani momenti di inquietudine. Corpi impalati e nudi, membra squarciate, gente che piange e implora pietà: insomma, i primi vagiti dell’esperienza donano soddisfazioni, e abbiamo contato più di un paio di istanti da occhi sbarrati, ma c’è una chiara discontinuità nell’apparato grafico, con sezioni semplicemente poco interessanti. Ciononostante, non fatichiamo a ritenere la direzione artistica la parte migliore dell’intera produzione, soprattutto quando raggiunge vette di oscenità disturbanti man mano che si scende in profondità.

A malincuore, il comparto tecnico su PS4 Pro fa acqua da tutte le parti, assolutamente inadatto a sostenere l’impalcatura. Si inizia con un’immagine inficiata dal tearing, un perenne e insopportabile effetto di lacerazione ogni volta che si ruota la telecamera, persa poi in una fluidità instabile. Alcune texture sono ben particolareggiate e dipingono modelli altrimenti poveri di poligoni, in special modo quelli dei personaggi, spesso inespressivi. I suoni mettono i brividi, finché la conduzione non diventa troppo prevedibile.

Concludiamo l’analisi segnalando la presenza di diversi collezionabili, e di una modalità aggiuntiva, denominata Agonia, la quale genera nuovi labirinti in modo procedurale a ogni partita. Dubitiamo sinceramente che qualcuno sia disposto ad affrontarla più di una volta.

4.0

Giudizio Finale

Recensione Agony  Giudizio Finale – Agony sarebbe dovuto essere il miglior ritratto dell’Inferno in un videogioco, ma la realtà dei fatti è ben diversa. Il prodotto di Madmind Studio non è bello da giocare, non è bello da vivere, e il linguaggio videoludico non gli si addice. Si tratta di un progetto dalla giocabilità astratta, prevedibile e monotona, dal comparto tecnico disastroso su console, che mantiene svegli solo per la sua malata atmosfera e per l’architettura infernale ideata dagli artisti. Davvero un peccato.

PRO CONTRO
  • Direzione artistica ispirata, dall’atmosfera inquietante
  • Qualche scorcio da bocca aperta
  • Inspiegabilmente punitivo e frustrante
  • Pessima gestione delle meccaniche furtive
  • Giocabilità tediosa, situazioni piatte
  • Il comparto tecnico fa acqua da tutte le parti

Recensione Agony – Trailer

Recensione Agony – Screenshot