Anthem: tutto da buttare? (recensione)

Lorenzo Delli -

Recensione Anthem – È facile, anzi, facilissimo parlare male di Anthem. Perché dietro c’è Electronic Arts, che, se non fosse per Apex Legends, avrebbe avuto un brutto quarto d’ora con gli azionisti. Perché c’è anche BioWare, che con Mass Effect Andromeda non è riuscita a fare breccia (almeno non da subito) nel cuore degli appassionati. E infine perché Anthem, sulla carta e da quanto visto nei vari trailer svelati nel corso dei mesi, sembrava troppo bello per essere vero.

E allora via di accuse di downgrade grafico dopo la beta, via di critiche sull’endgame, sul fatto che non si possa affrontare le missioni in solitario e così via verso la bocciatura di un titolo non ancora uscito. Ma Anthem è davvero così brutto?  È davvero pensato così male? I difetti sono talmente tanti da inficiare completamente l’esperienza di gioco? Scopriamolo insieme.

Editore Electronic Arts
Sviluppatore BioWare
Piattaforme PS4, Xbox One, PC Windows
Genere Online Action RPG
Modalità di gioco Multi giocatore
Lingua Italiano

Video Recensione Anthem

La nostra video recensione di Anthem è realizzata con spezzoni gameplay tratti dalle nostre sessioni di gioco su PC Windows (ASUS ROG Zephyrus GX531 e Alienware 13 R3) e va a riassumere i concetti espressi nei seguenti paragrafi. Buona visione!

Bello essere Iron Man

L’esperienza di gioco di Anthem ruota tutto attorno agli strali. Un’affermazione che troverete banale, ma un conto è proiettare il giocatore a bordo di corazze in stile Iron Man, un conto è farlo sentire Iron Man, riuscire a trasmettere la sensazione di pesantezza di un Colosso, l’agilità di un Intercettore, la potenza di fuoco di un Guardiano. Una volta presa dimestichezza con la vostra armatura preferita (all’inizio ne avete una, piano piano le sbloccate tutte), volare per il mondo di gioco e combattere diventerà una vera e propria droga. Ed è proprio quello che vuole essere Anthem: un passatempo caratterizzato da un sistema di combattimento divertente e rapido, che richiede comunque un minimo di tattica e di studio del terreno di scontro, di visione di insieme e di conoscenza del proprio nemico.

Potremmo adesso lanciarci in una disamina sul gameplay, su tutte le meccaniche di gioco e sull’endgame, ma stavolta non vogliamo procedere così. Veniamo per prima cosa a quelli che sono gli scogli di Anthem, quelli su cui si sono infranti i sogni di migliaia di giocatori che probabilmente, nonostante EA e BioWare fossero state chiare sin dal principio, non avevano capito cosa era Anthem.

La storia: c’è o non c’è? C’è una trama da seguire? La risposta è sì, ma viene raccontata in modo non convenzionale, o per meglio dire, nel modo più convenzionale per uno shooter multigiocatore online. Anthem non vuole essere un gioco di ruolo alla Dragon Age o alla Mass Effect. È tutt’altro. Ciò nonostante, l’hub di gioco, i filmati e i dialoghi tra il vostro personaggio e gli altri rimasti alla cittadella di partenza raccontano una storia mettendo in campo un bel po’ di materiale, più che sufficiente a creare una lore incredibilmente vasta.

Non sarà approfondita come nei giochi di ruolo firmati BioWare appena citati, ma c’è. Si può criticare il modo in cui viene raccontata, e soprattutto si può criticare l’hub stesso di gioco, presentato da EA in pompa magna con una grafica spaziale, con interazioni che sembravano davvero degne di un RPG storico, ma che di fatto tendono ad annoiare il giocatore.

Tendono ad annoiarlo per il semplice fatto che il gameplay di Anthem è frenetico, è esplosivo e dirompente, ed alternare le missioni o le esplorazioni a bordo degli strali ad un hub con visuale in prima persona, in cui il protagonista cammina lentamente, senza possibilità di spostamento veloce e senza un vero e proprio scopo se non parlare con i personaggi per farsi assegnare le missioni, è una scelta stilistica che in parte sa di sbagliato. Un approccio più alla Destiny, con altri giocatori a popolare l’hub (che di vivo ha veramente poco), probabilmente avrebbe giovato maggiormente al titolo.

Un altro problema legato all’hub e in generale alle meccaniche di gioco è la gestione dell’inventario. In molti hanno paragonato Anthem ad una sorta di Diablo tridimensionale, e un fondo di verità c’è. Uno dei tanti motivi che tiene incollato a giochi come Diablo è lo scovare nuovi equipaggiamenti e di conseguenza la gestione dell’inventario. Tutti gli oggetti che troviamo durante le missioni in Anthem non possono essere equipaggiati nell’immediato. Alla fine della missione corrente, o dall’hub di gioco classico, potremo accedere alla fucina, il luogo dove equipaggiare il nostro strale con armi e accessori. La cosa però si traduce in ulteriori schermate di caricamento (e i tempi di caricamento non sono un punto a favore di Anthem) e nella perdita di quel concetto di loot che caratterizza giochi del genere.

E in definitiva il lato estetico, punto fondamentale per un gioco di questo genere, è ben implementato ma povero di elementi. Armi e accessori modificano ben poco il vostro aspetto. Per cambiare l’estetica del vostro strale ci sono pochi pezzi di armatura, acquistabili o tramite microtransazioni o con i crediti guadagnati in game, che non vanno in alcun modo ad influenzare le vostre prestazioni in battaglia. La gestione delle vernici, dei materiali e dei vinili d’altro canto è incredibilmente approfondita, ed effettivamente, nonostante i pochi pezzi di armatura, è difficile trovare uno strale completamente identico a quello da voi creato.

E ancora non abbiamo fatto cenno all’endgame. La campagna di gioco, specialmente se prendete in considerazione tutte le missioni secondarie, ha una durata più che discreta. Ha il suo perché anche l’esplorazione libera, che permette di raccogliere risorse e partecipare ad eventi globali (ispirati a Destiny). C’è solo una missione particolarmente antipatica a metà campagna che richiede una sorta di “farm selvaggio” senza tra l’altro indicatori che vi aiutino a tenere memoria di cosa dovete fare, ma è superabile con qualche ora di gioco. Ma l’endgame vero e proprio per il momento (e sottolineiamo per il momento) difficilmente soddisferà i giocatori più esigenti.

Ci sono solo tre roccaforti, missioni più complesse e articolate che coinvolgono scontri all’aperto e al chiuso con vari boss, l’ultima delle quali termina con un boss particolarmente lungo da sconfiggere. Le roccaforti sono rigiocabili a livelli di difficoltà sempre più elevati, ma dopo un po’ svolgere lo stesso livello, anche a gradi di sfida maggiori, tende ad annoiare. L’obiettivo sarebbe quello di potenziare ulteriormente l’equipaggiamento, il che ci riporta alla gestione dell’inventario e ai difetti già evidenziati. E il PvP? Non c’è, ma questo non è un difetto, al più una mancanza che però non si fa sentire nel caso siate qui per un gioco online incentrato sul PvE.

Quindi? Cosa stiamo cercando di dire, che si tratta di un investimento completamente inutile? No: che non si tratta del titolo tripla A in cui tutti speravano, vista la presenza di BioWare alle spalle, ma che si tratta di uno shooter online che sa dimostrarsi dannatamente divertente. EA ha già pubblicato una corposa roadmap relativa agli aggiornamenti gratuiti che arriveranno nelle prossime settimane.

È ovvio che arriveranno nuove roccaforti, è ovvio che arriveranno nuovi contratti (le missioni classiche insomma) da svolgere e le novità non sono solo queste. L’intero mondo di gioco, per come è concepito e per come è concepita la trama, muterà drasticamente nel corso dei mesi. A maggio ad esempio assisteremo all’evento Cataclisma, che siamo sicuri andrà a cambiare alcune delle location includendo probabilmente più fauna e altre variabili magari anche meteorologiche. E nei mesi successivi arriveranno anche gli altri atti che compongono la storia del gioco. Dovrebbe quindi essere ovvio che non si tratta di un classico gioco da consumarsi in un’unica sessione di gioco, ma un qualcosa da dilazionare, da apprezzare nel tempo e comunque da rigiocare per affrontare nuovi livelli di sfida.

Anche il sistema di combattimento sa dimostrarsi più stratificato di quanto pensiate. Già padroneggiare tutti e quattro gli strali non è banale: il loro approccio alle varie situazioni di gioco è estremamente diverso. Idem dicasi per i vari accessori ed armamenti che ognuno di loro può portare in battaglia. Da non sottovalutare poi il sistema delle combo: combinando insieme diverse tipologie di attacchi elementali, che possono essere portati da un solo giocatore o da più, si attivano le combo con effetti diversi a seconda dello strale che le ha innescate. E ancora c’è il corpo a corpo, gli attacchi finali utili anche per rigenerare vita e scudi e così via.

E da un punto di vista tecnico? Partiamo dal comparto sonoro. La colonna sonora è particolarmente affascinante e azzeccata. I toni sono quelli epici classici: magari nel bel mezzo di una battaglia non ve ne accorgete, ma ammirare un’alba volando a bordo di uno strale con una delle musiche che la compongono fa la sua figura. Il tutto è accompagnata da un doppiaggio italiano professionale di ottima fattura.

Da un punto di vista grafico Anthem è a dir poco strabiliante, ma ci sono diversi “ma” da valutare e da evidenziare. Lo abbiamo testato a fondo su PS4 e su PC. Partiamo dalla console di casa Sony, dove il gioco ha il maggior numero di problemi. Non è improbabile assistere a disconnessioni, incappare in quest buggate che obbligano a riavviare il tutto e persino in crash della PlayStation. Su questo però occorre fare chiarezza: è un problema che non riguarda solo Anthem, nelle settimane scorse è successo anche con giochi altrettanto pesanti quali Red Dead Redemption 2 e Call of Duty: Black Ops IIII. PS4 non va in brick come dicono alcuni, semplicemente si spegne, e sospettiamo che sia un problema legato alla dissipazione del calore.

Su PC il gioco ha meno problemi, ma è particolarmente esoso da un punto di vista di risorse impiegate e richieste. Lo abbiamo testato su GTX 1060 Max-Q e su una RTX 2080 Max-Q. Pensate che anche con quest’ultima giocando con dettagli Ultra in 4K ci si assesta intorno ai 30 fps. In ogni caso è un vero spettacolo per gli occhi. Gli effetti particellari delle esplosioni, ciò che si vede a schermo durante gli scontri, le ambientazioni stesse così cariche di dettagli, i movimenti dell’acqua mentre combattiamo nei pressi di uno stagno, è tutto bellissimo, ma ci vuole un hardware avanzato per goderne a pieno. Anche a dettagli medi comunque se la cava, e riesce in più di un’occasione a fare la sua figura.

Giudizio Finale

Recensione Anthem – Giudizio Finale – Il nostro giudizio finale su Anthem non include un voto. Anthem probabilmente non è un prodotto completo al 100%, ha bisogno di diverse settimane per carburare, per risolvere i problemi che lo affliggono e per mettere in tavola ancora più materiale in grado di attirare una maggior utenza.

Rimane il fatto che si tratta di un gioco divertente, da affrontare in solitaria (basandosi quindi sul matchmaking) o in compagnia di amici fidati, magari con l’uso di chat vocale (integrata in gioco) e con strali diversi. Gli utenti PC e Xbox poi possono provarlo con mano senza acquistare la copia: “basta” l’abbonamento a EA/Origin Access per garantirsi o un mese di gioco (se giocate da PC) o una prova di alcune ore di gameplay per valutarne l’acquisto. In ogni caso non ci sentiamo affatto di sconsigliarlo, ma di valutarne attentamente l’acquisto per evitare di incappare in un titolo che proprio non fa per voi.

PRO CONTRO
  • Incluso in EA/Origin Access
  • Dannatamente divertente
  • Stile di gioco degli strali diversificato
  • Esoso da un punto di vista di risorse
  • L’hub di gioco è mal concepito
  • L’endgame necessita di contenuti aggiuntivi

Screenshot

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  • SkyCaptain

    L’abbonamento Origin è diviso in due: Basic e Premium. Chi sottoscrive il Premium può giocare ad Anthem (e molti altri titoli) senza limiti (finché è attivo l’abbonamento, ovviamente).

  • Giuseppe Di Bella

    C’era una volta la Bioware