AO Tennis 2 – Sarà la volta buona? (recensione)

Giorgio Palmieri

Recensione AO Tennis 2AO International Tennis poteva rifugiarsi dietro al fatto di essere il primo videogioco di tennis per questa generazione: gli si perdonava quasi tutto, in pratica. Non ha avuto degni rivali dopo il lancio (Mario Tennis Aces non fa testo), ma con il seguito giustamente ci si aspetta un grande salto di qualità. Ecco la nostra recensione di AO Tennis 2.

Editore Bigben Interactive
Sviluppatore Big Ant Studios
Piattaforme PS4, Xbox One, PC Windows, Nintendo Switch
Genere Sport
Modalità di gioco Singolo giocatore, Multigiocatore (locale e online)
Lingua Testi in italiano

Video Recensione AO Tennis 2

I concetti espressi nella seguente recensione sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro.

Il tennis virtuale diventa più reale

Se il primo poteva considerarsi un progetto indipendente, sviluppato e prodotto in casa da Big Ant Studios stessa, AO Tennis 2 invece vede l’entrata a gamba tesa di Bigben Interactive in veste di editore, dopo il fallimento di un Tennis World Tour inspiegabilmente deludente.

Ciononostante, questo secondo capitolo rimane fedele all’idea lanciata nel predecessore, dove la parola d’ordine era (ed è) condivisione, attraverso un editor grazie al quale si possono colmare, in parte, le lacune a livello di licenze. I grandi nomi dei circuiti ATP e WTA, come Rafael Nadal, David Goffin, Ash Barty e Angelique Kerber, non riescono a mascherare le mancanze importanti, dalle figure nevralgiche come Federer o Doković, passando poi alle assenze di leggende dello sport. Non c’è spazio nemmeno per il nostro paese: ciò significa niente Fognini, niente Sinner, niente Berrettini, insomma, nessun tennista italiano.

Non potendo puntare sul fascino delle licenze complete, Big Ant Studios ha deciso di ampliare la modalità carriera, modellando il tutto sugli sportivi moderni. La si può affrontare sia nei panni di una star che in quelli di un giovane giocatore creato con l’editor, la cui crescita professionale dipenderà tanto dagli eventi esterni quanto dagli esiti delle partite. La modalità, per quanto interessante e longeva, non gode della cura vista in altri esponenti e mantiene un’impostazione piuttosto fredda. Le scene d’intermezzo sono poche, essenziali, e mettono in luce la povertà della conta poligonale e dei dialoghi. Ciò detto, l’organizzazione della settimana prevede attività come tornei ufficiali o di beneficenza, e allenamenti con una manciata di minigiochi piuttosto basilari. La gestione degli sponsor e delle abilità dell’atleta non sorprende, risultando alquanto striminzita, con accumuli di denaro e d’esperienza rivolti alla crescita delle performance: sembra essere stata messa troppa carne al fuoco, e che non ci sia stato il tempo per approfondire il tutto con la giusta calma.

L’aspetto più goloso risiede nella capacità dell’algoritmo procedurale di attingere dai campi e dagli atleti generati dagli utenti per confezionare delle carriere virtualmente infinite, giocabili anche in doppio insieme ad un amico. Sempre notevole è la stratificazione dell’esperienza, che può essere personalizzata nel livello di sfida e nella lunghezza delle partite. In più, l’offerta di contenuti è interamente recuperata dal predecessore, con un occhio di riguardo alle possibilità di personalizzazione, che vedono l’introduzione di una suite potenziata di strumenti tramite cui creare e condividere tennisti, campi, scenari e loghi, per un coinvolgimento della comunità a 360°. Anche il multigiocatore torna nelle stesse modalità viste nello scorso capitolo, con partite veloci e personalizzate, locali e online, fino a quattro giocatori.

Per quanto riguarda invece i fili che regolano le meccaniche di gioco, la formula rimane quella a metà strada tra la simulazione e l’intuitività. Si poggia su tre elementi cardine (potenza, tempistica, direzione), con una serie di indicatori, eventualmente disattivabili, che aiutano il giocatore nella lettura dell’azione. La giocabilità continua a dare priorità al tempismo piuttosto che al posizionamento dell’atleta rispetto alla palla, tanto è vero che si percepisce del leggero automatismo nei movimenti. Il controllo della palla però è notevole, dato il grande bacino di colpi effettuabili anche con la pressione combinata dei tasti, dai topspin aggressivi alle smorzate. Dal punto di vista ritmico, il gioco si sposa molto meglio con le partite singole che coi doppi, dove la velocità degli scambi tende a creare dei problemi nella reattività.

Si possono però notare due cambiamenti emblematici: primo tra tutti l’intelligenza artificiale, che è senza dubbio più sveglia se rapportata al predecessore. Ciò si ripercuote sulla varietà di approcci degli avversari, meno stazionari e più inclini a diversificare al volo i comportamenti in campo. L’altra modifica si rivolge alla frequenza degli errori, specie per l’angolazione della palla, ora molto più difficile da prevedere e controllare: si evince una maggiore sensibilità legata alla diversificazione dei colpi, ragione per cui il rispondere con il tiro giusto è ancora più importante rispetto al passato. Il miscuglio funziona e diverte, trasmette la fatica e il dinamismo della disciplina, dalla quale emergono delle gradevoli sfumature simulative, dalla possibilità di contestare le decisioni dei giudici agli infortuni che compromettono la resa in campo, con conseguenti pause mediche a numero limitato. È stato implementato poi un nuovo sistema di reazione, che consente di assumere un comportamento sportivo o tossico a ogni punto fatto o subito: peccato che le animazioni siano abbastanza ripetitive e non sempre convincenti.

In realtà, il tennis di Big Ant Studios continua a peccare di espressività. Il miglioramento grafico c’è, è lampante: lo si nota nei modelli degli atleti, di fatto più dettagliati, ma anche nei movimenti più fedeli alla realtà, grazie all’impiego del motion capture. Malgrado l’impegno del lavoro svolto, le animazioni di raccordo danno ancora l’impressione di essere robotiche, lontane dagli alti standard proposti dai vari sportivi moderni. Tuttavia, di animazioni nuove ce ne sono parecchie, sia negli intermezzi che nei colpi, spalmate su una fluidità fissa sui sessanta fotogrammi al secondo su PS4 Pro.

Sebbene la resa audiovisiva generale sia migliorata, compresa la spazialità del suono, i campi (diciassette in tutto) mantengono una certa plasticità asettica che necessiterebbe di una botta di vitalità, in parte alimentata da un pubblico più caldo di prima. Sono poi eccessivi i caricamenti, poiché un match chiede circa quarantacinque secondi per essere avviato, con l’inspiegabile impossibilità di rigiocarlo al volo senza dover passare nuovamente dal menù principale.

7.5

Giudizio Finale

Recensione AO Tennis 2  Giudizio Finale – AO Tennis 2 vuole intrufolarsi tra i giganti del videogioco sportivo e diventare il punto di riferimento per lo sport con la racchetta. Lo fa con un seguito incrementale, che rilancia con impegno il gioco originale, migliorandone ogni singolo elemento. Non è ancora un titolo maturo a livello estetico, espressivo e contenutistico, ma Big Ant Studios ce la sta mettendo tutta per riportare in auge il tennis al meglio delle sue possibilità.

PRO CONTRO
  • Passi in avanti nella grafica…
  • Carriera potenziata e longeva…
  • Gradevoli sfumature simulative
  • Stratificato e personalizzabile al millimetro
  • … sebbene ancora troppo asettica
  • … ma andrebbe approfondita
  • Espressività migliorabile
  • Alcune mancanze si fanno sentire

Trailer

Screenshot

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