7.5

Archangel – Un piccolo sogno s’avvera… in parte (recensione VR)

Giorgio Palmieri -

Recensione Archangel – Realtà virtuale significa anche provare nuove sensazioni nell’ambito dell’intrattenimento, e tra queste c’è senz’altro l’emozione di pilotare un gigantesco robot. Archangel non solo ce lo permette, ma ne trae anche una forza magnetica per raccontare una storia drammatica. Ecco la nostra recensione.

Editore Skydance Interactive
Sviluppatore Skydance Interactive
Piattaforme PSVR, Oculus Rift, HTC Vive
Genere Sparatutto su binari
Modalità di gioco Singolo giocatore

Video Recensione Archangel

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco su PSVR.

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Archangel espone una vicenda di guerra e di vendetta insospettabilmente introspettiva, o quantomeno ci prova. E le prove ci piacciono: del resto, la narrativa è un ambiente quasi del tutto inesplorato sulla realtà virtuale, quindi ben venga la sperimentazione.

Si comincia scegliendo uno tra i due personaggi disponibili, Gabriel o Gabby Walker, che andranno solo a definire il sesso del protagonista. Il nostro eroe, che sia maschio o femmina, farà parte dell’avanguardia dell’Esercito Libero, e dovrà sconfiggere una corporazione tirannica, la HUMNX, che governa l’America con le sue potenti macchine militari.

Tolta l’elementare infarinatura, spicca un chicca decisamente interessante: il mech, di cui vestiremo i panni, è dotato di un’avanzatissima intelligenza artificiale collegata al cervello di Walker: questa vede ciò che vive lui (o lei), e prova le sue stesse sensazioni.

Nel gioco quindi avremo sempre questa sorta di protuberanza robotica sul cruscotto, pronta a dispensare consigli, aggiornamenti sulla situazione, e ricordi, rimembranze sul passato del nostro protagonista. L’idea è molto interessante, e gustarla dalle lenti del visore è tutto un altro paio di maniche: peccato che la resa grafica delle reminiscenze sia alquanto povera, perché si tratta di osservare ologrammi poco particolareggiati e nulla più. Il resto lo farà la fantasia, e il buon doppiaggio inglese, il quale aiuta parecchio in tal senso.

Parlando invece più nello specifico della giocabilità, siamo dinanzi all’ennesimo sparatutto su binari. Il che potrebbe già farvi storcere il naso ma, prima di fuggire a gambe levate, fateci finire: Archangel è un buon sparatutto su binari, uno di quelli che sfrutta la formula in maniera convincente per farvi sentire sulla pelle la sensazione verosimile di controllare una macchina di dimensioni gigantesche, nonostante il movimento automatico. Pertanto dovrete solo preoccuparvi di distruggere qualsiasi cosa vi si pari davanti, utilizzando le quattro armi in dotazione ottenibili lungo la campagna.

Non c’è la possibilità di schivare gli attacchi nemici: i colpi vanno parati con i due scudi in dotazione, attivabili con la pressione di un semplice tasto, e direzionabili inclinando i PlayStation Move, i quali controlleranno rispettivamente le due braccia del robot. Sebbene il gioco sia giocabile anche con il semplice Dualshock, i “gamepad-gelato” rivestono un ruolo a dir poco importante, proprio perché restituiscono tutto un altro feeling che va ad incanalarsi nell’immersione: il movimento indipendente di ogni arto superiore galvanizza, e scagliare un pugno esalta anche il videogiocatore meno impressionabile, sebbene i combattimenti corpo a corpo non siano stati sviluppati più di tanto.

Spostandoci sulla longevità, Archangel si attesta sulle tre ore complessive: l’arco narrativo, a dire il vero, non riesce ad esprimersi al massimo delle sue potenzialità, eppure, nella sua semplicità, regala delle piccole emozioni. Per la cronaca, ci si può interfacciare opzionalmente con i propri alleati per parlare tra un livello e l’altro, e scoprire di più sull’universo del gioco. Ciò che rimproveriamo è la poca rigiocabilità, visto che, una volta terminata la campagna, non ci sarà nient’altro da fare. Sarà possibile affrontare le missioni della storia tutte le volte che lo si desidera, senza però la rimozione dei filmati.

La difficoltà ci è sembrata ben calibrata, e a livello normale bisognerà impegnarsi per poter sopravvivere al fuoco nemico: effettivamente, talvolta la confusione a schermo è esagerata, ma almeno i punti di controllo non sono distanti tra di loro e consentono una fruizione mai troppo frustrante. Compare poi un sistema di sviluppo, tramite cui potrete potenziare gli scudi e le varie armi a disposizione.

Graficamente, invece, Archangel ha qualcosa da dire. La primissima volta che si entra all’interno dell’abitacolo del mech rappresenta un tassello da aggiungere ai momenti intensi nella carriera di un videogiocatore, a prescindere dai generi che lo contraddistinguono.

La pulizia a schermo è davvero degna di nota, e lo collochiamo tra i giochi più definiti su PSVR, almeno utilizzando una PS4 Pro, sulla quale, appunto, sono avvenuti i nostri test. Gli ambienti in realtà non sono molto particolareggiati, sia per esigenze narrative, visto che si tratta pur sempre di luoghi desolati, o devastati dalla guerra, che per caratterizzazione. Il senso di scala lo donano, ci si sente enormi ed imponenti, eppure si poteva fare qualcosina in più in termini di approfondimento stilistico.

I due elementi audiovisivi che invece ci hanno lasciato dell’amaro in bocca vertono sul suono delle armi da fuoco, non troppo incisivo, e la sincronizzazione labiale, spesso sconnessa dalle voci dei personaggi: un elemento piuttosto critico, se pensiamo che i dialoghi sono il veicolo primario della trama. Vi informiamo, infine, che Archangel è disponibile al prezzo di 35,99€, almeno sul PlayStation Store: una cifra non propriamente congrua ai contenuti, e che poteva essere giustificata con l’aggiunta di qualche modalità in più.

7.5

Giudizio Finale

Recensione Archangel  Giudizio Finale – Archangel non cambia nessuna regola, e non getta basi rivoluzionarie, ma riesce a portare sulla realtà virtuale alcuni elementi del videogioco tradizionale, da una storia dalle tinte introspettive ai filmati con tanto di dialoghi, e li farcisce con delle dinamiche semplicemente divertenti. Il prezzo di lancio mal si sposa con un’esperienza che, di fatto, non solo è breve, ma deve sottostare ad una rigiocabilità prossima allo zero. Tuttavia, se amate anche un minimo sia il genere che i robot, non vediamo un solo motivo per sconsigliarvelo, se non per la longevità risicata.

PRO CONTRO
  • L’IA collegata al cervello è un colpo di genio per la narrativa su VR
  • Immersivo, quando si usano i Move
  • Grafica pulita e ben definita
  • Breve e rigiocabilità quasi nulla
  • Talvolta eccessivamente confusionario
  • Sincronizzazione labiale da rivedere

Recensione Archangel – Trailer

Recensione Archangel – Screenshot

  • Okazuma

    Sto spendendo più per i giochi VR che per quelli normali.
    La tipologia di gioco è abbastanza semplice ma una volta provata la VR (e su Ps4 è un’esperienza godibile ma con tanti limiti) non si torna più indietro.