Asgard’s Wrath è proprio ciò di cui la realtà virtuale aveva bisogno (recensione VR)

Lorenzo Delli -

Recensione Asgard’s Wrath – Annunciato da tempo, è una delle ultimissime produzioni triple A dedicate all’ecosistema Rift di casa Oculus. A primo acchito sembrerebbe una classica esperienza VR che fa uso di alcuni espedienti narrativi e di gameplay già visti in altri titoli. Dopo qualche ora di gioco però esplode in tutta la sua vera natura di tripla A, rivelandosi un gioco dalle meccaniche profonde ed estremamente divertenti. Ecco la recensione di Asgard’s Wrath, la nuova esclusiva Oculus Rift realizzata dalla software house Sanzaru!

Editore Oculus
Sviluppatore Sanzaru
Piattaforme PC (Oculus)
Genere Gioco di ruolo
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Inglese
Acquisto 39,99€ (Oculus Store)

Di giochi per la realtà virtuale oramai se ne contano a bizzeffe. Da una parte le tante produzioni originali Oculus dedicate non solo a Rift e Rift S ma anche a Quest, dall’altra Sony Interactive Entertainment con le sue produzioni originali dedicate a PlayStation VR. Tutte o quasi hanno però un punto in comune: la longevità non è il loro punto forte. A meno di non lanciarsi in particolari multiplayer competitivi o in port di giochi importanti come Skyrim VR, è difficile trovare quella classica produzione tripla A realizzata esclusivamente per la realtà virtuale che ci tiene incollati alla poltrona (in questo caso al visore) per più di 10 ore. E se vi dicessimo che la vostra ricerca è giunta al termine?

Asgard’s Wrath ci proietta in prima persona nella mitologia norrena, tanto che durante i primi passi in gioco il pensiero è volato a God of War di SIE. Solo che l’inizio, come già accennato, potrebbe quasi suonare banale. Ci caliamo nei panni di una divinità (sai che novità), vediamo tutto dall’alto verso il basso, interagendo con ambientazioni in miniatura e iniziando la nostra esperienza di gioco con un combattimento alquanto statico. Il kraken, sì, il classico mostro marino tentacolare (che in realtà nella mitologia norrena era conosciuto con un altro nome), ci getta addosso imbarcazioni e rocce, e noi da brave divinità quali siamo dobbiamo respingerle con l’aiuto di una spada leggendaria presa in prestito niente meno che da Loki. Sa di già visto ma, appunto, è solo il preludio. Poco dopo ci troviamo a camminare sul ponte dell’arcobaleno che ci porterà dritti verso Asgard, e già in questo frangente si intuisce la cura nei dettagli e il livello grafico che di lì a poco avremo modo di sperimentare.

Il gioco vero e proprio inizia con la nostra prima missione: è Loki stesso a guidarci, a farci muovere i primi passi da divinità e ad insegnarci come proiettare il nostro spirito nei mortali. Su quest’ultimo punto si basa buona parte del gameplay. Ci proietteremo inizialmente nei panni di una guerriera, una tipa veramente tosta, che però non andrà in battaglia da sola. Un altro potere che deriva dal nostro stato divino è quello di poter antropomorfizzare alcuni animali, rendendoli compagni piuttosto potenti da affiancare ai mortali che avremo modo di possedere. Non si tratta di mera carne da macello: il loro scopo primario è quello di permetterci di risolvere i vari puzzle ambientali offerti da dungeon e ambientazioni.

I comandi sono incredibilmente intuitivi e dopo un’oretta scarsa di gioco sarete già in grado di gestire il personaggio principale, i compagni animali e le varie meccaniche che caratterizzano l’ambiente. Non sempre i puzzle poi richiedono il solo contributo del compagno animale. Talvolta dovrete sincronizzare i movimenti di entrambi (il mortale e il compagno animale), magari anche proiettandovi fuori dal corpo del mortale per riassumere i vostri connotati divini e controllare il tutto da una visuale più strategica. Un espediente questo già visto in titoli quali Moss, ma che stavolta è solo parte dell’insieme e non l’unico modo di vedere il mondo di gioco. Nella modalità divina potrete agire direttamente sul terreno circostante, spostando magari elementi proibitivi per i mortali, o anche sugli stessi personaggi, raccogliendoli per posarli magari su alture o su zone altrimenti irraggiungibili. Si tratta comunque di una meccanica da utilizzare esclusivamente per la risoluzione di puzzle, anche perché in combattimento si sarebbe dimostrata troppo potente.

Visto che ci siamo qualche altro cenno al compagno animale. Avrete modo di sbloccarne 10 durante le vostre peripezie, ognuno caratterizzato da un potere specifico. Lo squalo ad esempio sgranocchia i cadaveri appesi alle gabbie per attivare meccanismi; la tartaruga usa il suo guscio per mitigare gli effetti delle trappole di fuoco; o ancora la rana usa la sua lingua per recuperare oggetti altrimenti irraggiungibili, e così via. Potrete ovviamente sfruttarli anche in battaglia, puntando nemici specifici da fargli affrontare. Quando la loro vita si troverà agli sgoccioli è sufficiente lanciargli una pozione, un gesto che sorge quasi spontaneo, per far sì che la creatura la afferri e la beva. E alla fine di un combattimento, perché no, gli date il cinque come fareste con un amico!

Torniamo alla gestione del mortale. In queste fasi Asgard’s Wrath ricorda un vero e proprio gioco di ruolo alla Skyrim. Si usano spade, scudi, asce, mazze e altri strumenti per farsi largo tra orde di nemici, alcuni meno intelligenti, come classici zombie di vario tipo, altri ben più combattivi, armati di spada, scudo e cattive intenzioni. È tutto estremamente intuitivo, spontaneo come già accennato: i controller di Oculus Rift diventano spada e scudo, e con gesti che lo stesso Loki vi insegnerà in appositi hub tutorial, parerete e contrattaccherete. Quando un nemico lascia cadere qualcosa potete raccoglierlo al volo e decidere se aggiungerlo al vostro inventario, usarlo sul momento o anche lanciarlo. Ci sono nemici, tanto per fare un esempio, che lanciano asce: sarebbe un peccato se la recuperaste (magari al volo) e la rispediste al mittente! Ah, e la spada di partenza funziona un po’ come il martello di Thor o come le asce di Kratos: potete lanciarla e recuperarla semplicemente facendo il gesto di sfoderarla.

I combattimenti in definitiva risultano frenetici ed estremamente immersivi. Non ci sono espedienti atti a semplificare il tutto, come spesso accade nella realtà virtuale: siete lì, in prima persona, e dovete contare sui vostri riflessi e sulle mosse che deciderete di fare per battere i nemici. E non basta menare le mani a caso. Certi nemici potranno contare su armature runiche che andranno abbattute seguendo determinate sequenze di mosse (atte a stordirlo o incapacitarlo), e in ogni caso è necessario cercare di parare quanto possibile i colpi in arrivo per evitare di perdere troppa vita. E non potete contare più di tanto sugli scudi, tendono a rompersi! Ci sono anche le armi da lancio, più di quante ci aspettassimo. Ovviamente da bravo RPG ci sono tutta una serie di meccaniche che, mano a mano che avanzate, vi permetteranno di rafforzarvi e di diventare più efficaci. Alcuni di questi però potrebbero essere ignorati da quei giocatori che tendono ad andare dritti per la loro strada, occupandosi della trama principale senza soffermarsi su eventuali side quest. A tal proposito, di segreti e cose da scoprire ce ne sono a bizzeffe. Anche perché ci alterniamo tra più personaggi, vivendo storie diverse ed esplorando di conseguenza zone diverse.

C’è anche un sistema di crafting che permette di utilizzare quanto trovato durante le vostre scorribande per realizzare vari oggetti. Un po’ alla Skyrim vi troverete a raccogliere tutto quello che trovate compulsivamente, dai cespugli ai pezzi di cadavere rilasciati dagli zombie. L‘inventario è gestito con un espediente simpatico. È un dono divino e viene posto sul fianco destro del mortale che state attualmente controllando. Essendo appunto di natura divina può contenere di tutto (ma non in numero limitato): diciamo quindi che infilarci un’ascia gigantesca, uno scudo o una testa di zombie ha il suo perché, a differenza di un classico RPG!

Il tutto è immerso in un mondo tridimensionale carico di dettagli, ed è forse anche per via del mondo e del suo livello di dettaglio che il motion sickness si fa sentire meno. Ci sono alcuni espedienti relativi alla gestione del movimento che servono proprio a ridurre il motion sickness, come il classico cerchio nero che restringe la visuale mentre ci si muove o il modo in cui ci si gira, a scatto, in modo da non far percepire al corpo una svolta fluida che risulterebbe però innaturale. Dobbiamo ammettere però di aver disabilitato poco dopo questo genere di aiuti, appoggiandoci completamente al sistema di movimento così come è stato pensato dagli autori del gioco. Quest’ultimo non prevede teletrasporti, transizioni poco naturali o altri sistemi di solito sfruttati nella realtà virtuale per mettere a proprio agio gli utenti meno navigati. Ci si muove con le levette analogiche come in un classico gioco in soggettiva. Nulla più. C’è solo un dash che, più che un teletrasporto, sembra una classica mossa da gioco di ruolo per scansare colpi o per avvicinarsi più velocemente agli avversari. Come già accennato poi, ogni gesto che riguarda l’interazioni con armi, con personaggi o con il mondo di gioco risulta intuitiva. C’è una leva da tirare? Si afferra si spinge verso il basso. Dobbiamo bere una pozione? La portiamo alla bocca. Volete spingere via un avversario? Gli date un colpo con lo scudo mimando il gesto con la mano.

Quanto detto finora fa pensare che Asgard’s Wrath sia perfetto. Quasi, a dir la verità. Tra i difetti che possiamo annoverare c’è la localizzazione nella sola lingua inglese, un ostacolo non da poco per chi non mastica la lingua d’oltre Manica, e qualche problemino di stabilità che abbiamo riscontrato in un primo momento durante le nostre prove. Il gioco è stato testato su ASUS GS30 con RTX 2080 e un Oculus Rift S. Forse per via di alcune opzioni abilitate per la riduzione del motion sickness, il gioco subiva dei piccoli rallentamenti in caso di cambio di visuale o nel caso ci trovassimo troppo vicini a muri o comunque ad ostacoli insormontabili. Disattivando il tutto non siamo più incappati in alcun genere di problema.

9.0

Giudizio Finale

Volendo potremmo dilungarci molto altro tempo a riguardo. Ad esempio non abbiamo parlato delle musiche di stampo epico che accompagnano il tutto, del doppiaggio professionale e dei vari effetti sonori che accompagnano il tutto; o di come la gestione dei vari menu risulti in praticamente tutti i frangenti intuitiva e ben organizzata. Ma sarebbe in parte fiato sprecato. Asgard’s Wrath è un vero e proprio tripla A per la realtà virtuale, che non solo ci proietta in un mondo fantasy affascinante (seppur già visto), ma che vanta anche meccaniche di gioco variegate che puntano sulla spontaneità dei gesti, sui riflessi del giocatore e anche sulla sua capacità di organizzazione. Ha un grosso, grossissimo vantaggio dalla sua: è stato realizzato esclusivamente per la realtà virtuale. Skyrim VR è ovviamente l’esempio più illustre da esibire quando si parla di GDR in VR, ma si tratta comunque di un port, dell’adattamento di un gioco pre-esistente non pensato per questo contesto.

Il prezzo di lancio ammonta a 39,99€, uno dei più cari tra quelli disponibili sull’Oculus Store. Il prezzo però non deve spaventarvi. Come accennato si tratta di un’esperienza che vi terrà occupati per ore, che anche grazie ai vari livelli di difficoltà e a tutti i segreti da scoprire vanta un discreto grado di rigiocabilità. La struttura di gioco stessa poi apre a possibili DLC o espansioni. In ogni caso una cifra del genere è poi inferiore a quella richiesta per classici tripla A che non hanno niente a che vedere con la realtà virtuale. E non lasciatevi ingannare dall’introduzione, date tempo al gioco di carburare e non rimarrete delusi! Occhio però ai requisiti hardware: sono consigliati un processore Intel i7-7700, una GTX 1080 e 16 GB di RAM.

PRO CONTRO
  • Gameplay stratificato
  • Bellissimo da vedere
  • Spontaneità delle azioni
  • Longevità
  • Tutto in inglese
  • Requisiti importanti

Trailer

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