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Assassin’s Creed Origins – L’Egitto da vivere (recensione)

Giorgio Palmieri

Recensione Assassin’s Creed OriginsUn videogioco non sostituirà (mai?) un buon libro di storia, ma può essere un veicolo d’ispirazione, tale da spingere lo studente ad approfondire un determinato periodo storico. L’Italia rinascimentale ritratta in Assassin’s Creed II, ad esempio, rimarrà negli annali delle ambientazioni videoludiche più belle di sempre: siamo persino convinti che abbia davvero contribuito ad aumentare i voti in storia, specie nelle scuole superiori.

Con gli ultimi capitoli, la saga degli assassini di Ubisoft si è un po’ sopita nel suo successo, pur mantenendo alto il livello di qualità nella ricostruzione delle epoche: dopo un anno di pausa, però, Assassin’s Creed torna in campo, e lo fa anche mediante le novità, un aspetto che si era perso col passare del tempo. La casa francese, infatti, ha preso la classica formula a mondo aperto, l’ha sbattuta come un pescatore barese fa con i polpi sugli scogli, per produrre un risultato sicuramente ben diverso dal passato. Ecco la nostra recensione di Assassin’s Creed Origins.

Editore Ubisoft
Sviluppatore Ubisoft
Piattaforme PS4, XB1, PC
Genere Avventura, azione, GDR
Modalità di gioco Singolo giocatore

Video Recensione Assassin’s Creed Origins

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro.

Vacanze a Siwa

Assassin’s Creed Origins è prima di tutto un viaggio nell’Egitto, un’escursione tra piramidi e dune che si ciba del piacere dell’esplorazione. Mai prima d’ora, almeno nella saga, s’era visto un mondo di gioco così enorme e pulsante, così maniacalmente particolareggiato, così protagonista della scena, in cui i fondali raccontano già una storia a sé, una vicenda persino più interessante di quella principale.

L’eroe di cui vestiremo i panni si chiama Bayek ed è un medjay, un guardiano del faraone che mette la sua vita al servizio dei cittadini. Una disgrazia, accaduta in passato, lo ha stravolto per sempre, e il filo conduttore narrativo è l’eliminazione dei colpevoli che l’hanno causata, il cosiddetto Ordine degli Antichi, il cui scopo è quello di sovvertire, appunto, l’ordine dell’Egitto. Ciascun membro di questa associazione va assassinato, e il “come” spetta a voi.

La storia dunque si rifà agli stilemi della serie, gettati già dal primissimo episodio che, vi piaccia o meno, sconvolse l’industria dopo la sua uscita. Lo spazio per le risate è ristretto, quasi invisibile, e più volte viene intavolata la crudeltà, l’odio, e la violenza senza filtri, proprio come l’avventura di Altair. Il problema è che la vicenda in sé non solo fatica ad ingranare, presentando un’introduzione eccessivamente dilatata, ma è pure abbastanza frammentata. Gli avvenimenti che vanno a caratterizzare i vari cattivi non sono particolarmente carismatici, eccezione fatta per qualche bella occasione.

Il rapporto tra i due protagonisti, Bayek e la sua amata Aya, è l’aspetto meglio illustrato della storia: una relazione che trasuda passione, la quale si legge negli occhi e nei dialoghi di questi personaggi. Se il filone principale comincia male, per poi riprendersi nella seconda metà, le missioni secondarie rimangono sempre molto interessanti, e parti integranti della struttura: le situazioni create riflettono l’oppressione del regno tolemaico in maniera più che interessante, tanto-ché, spesso e volentieri, siamo rimasti piacevolmente colpiti dai compiti collaterali.

Ti sconfiggerò con la matematica

L’ultima fatica di Ubisoft si crogiola tra statistiche e parametri per diventare di fatto una sfumatura del gioco di ruolo d’azione, un aspetto saltato all’occhio già durante la nostra prova in anteprima a Milano. Non ci sono scelte nei dialoghi, né una complessità narrativa degna di altri rivali, ma la progressione, ora, è contaminata dai numeri. Un’interfaccia palesemente ispirata da Destiny, infatti, schematizza alla perfezione la dotazione di Bayek, che può portare con sé due armi bianche, due archi, uno scudo, degli strumenti, una cavalcatura e, infine, un abito, il quale svolge solo una funziona estetica.

L’equipaggiamento segue la rarità a colori: si parte dal blu per i comuni, fino al giallo per i leggendari. Non c’è la sovrabbondanza di oggetti, anzi, come accennavamo poc’anzi, vige un’ottima schematizzazione, di qualsiasi cosa. Il flusso di armi ottenute è gestito molto bene, e la stessa cosa vale per i materiali. In particolare, i vari pezzi d’armatura non sono caratterizzati dalla citata rarità a colori, ma possono essere potenziati raccogliendo pelli, legno e minerali rispettivamente dagli animali e dall’equipaggiamento non utilizzato. Non mancano le monete, spendibili dai mercanti per acquistare tutto ciò di cui avrete bisogno, e l’economia ci è sembrata ben tarata.

I punti esperienza sono i fattori nevralgici attorno ai quali ruota l’intera avventura. Si può viaggiare in tutto il mondo senza alcun limite, ma se il vostro livello sarà molto al di sotto di quello dei nemici, non avrete scampo: i danni ricevuti e quelli inflitti sono strettamente legati alle variabili. Ciò significa che persino la lama celata non sarà in grado di eliminare il nemico con un colpo, nel caso in cui il nemico sfoggerà un livello troppo alto.

Questo elemento potrebbe far storcere il naso, ma è stato ben contestualizzato, perché si passa il giusto tempo nelle regioni, si impara a conoscerle e ad apprezzarle proprio grazie al valore dell’esperienza, che spinge ad affrontare diversi compiti secondari per procedere nella trama. Guarda caso, è praticamente impossibile godersi solo le missioni principali, visto che, tra una e l’altra, il divario di livelli è abbastanza ampio.

Nell’ecosistema di Origins, tuttavia, questo stile funziona, garantisce decine e decine di ore di divertimento, e premia l’esplorazione e la curiosità, insieme alla libertà delle meccaniche di combattimento, anch’esse rinnovate. Le lotte vantano un sistema completamente modernizzato, basato sull’aggancio dell’obiettivo, e su attacchi leggeri, pesanti, caricati, parate e schivate. Non c’è l’ombra della resistenza, cosa che rende i combattimenti più dinamici di altri illustri titoli, ma si nota un grande margine di miglioramento: Ubisoft non è stata in grado di ripulirlo, tanto da lasciarlo in uno stadio a tratti grezzo, con animazioni spesso non all’altezza della situazione. Eppure, riesce nell’impresa di divertire, molto più che in passato, specie per il peso conferito alle armi quando si effettuano le combo. Ottimo invece tutto ciò che concerne l’uso degli archi: ce ne sono di diversi tipi per ogni occasione, da quelli ravvicinati ad altri di precisione.

L’approccio furtivo non ha subito cambiamenti, e, anzi, in Origins veste un compito meno importante. L’unica novità in tal senso è rappresentata da Senu, l’aquila, richiamabile con l’apposito pulsante, che consente di segnalare gli avversari sulla mappa e i punti di interesse: una comodità alla pari dei droni visti nei vari prodotti Ubisoft. A farcire l’azione ci pensa anche un albero delle abilità ben implementato, dove spiccano, in particolare, delle mosse fantastiche dedicate alle armi a distanza, che vi faranno sentire dei veri badass.

Purtroppo, l’aspetto che lascia interdetti è l’intelligenza artificiale arcaica dei nemici: spesso reagiscono in maniera del tutto illogica, attraverso comportamenti inspiegabili e movimenti ridicoli. Capiamo la necessità di volerla tarare verso il basso, così da trasmettere al giocatore un senso di onnipotenza che appaga, ma vederli in azione, come dire, non sempre è uno spettacolo imperdibile.

Tutto ciò è in contrasto con una delle ambientazioni più belle che la storia dei videogiochi abbia mai accolto, non solo in termini puramente numerici: sì, l’Egitto è enorme, è affascinante, conta un numero di regioni spropositato, eppure è la cura al dettaglio che ammalia. Ogni quartiere ha uno stile preciso, le bancarelle sono ricche di particolari, e c’è una varietà notevole di scenari. Descrivere le varie chicche stilistiche è difficile, e possono essere raccontate solo vivendole.

Siamo rimasti folgorati dall’ambientazione, soprattutto perché nutrivamo qualche dubbio a riguardo al suo annuncio, ed invece questa è probabilmente la migliore di tutte quelle proposte nei capitoli di Assassin’s Creed. Il mondo è costruito in maniera eccellente, è coeso e vivo, e il livello di complessità, pur trattandosi di una mappa gigantesca, rimane sempre impressionante.

I nostri test sono avvenuti su PS4 Pro, e, a malincuore, abbiamo notato dei cali durante i video d’intermezzo, con qualche singhiozzo nella stabilità di tanto in tanto nelle fasi giocate. L’audio invece si spacca a metà: se gli effetti sonori godono di una campionatura lodevole e chiara, il doppiaggio in lingua italiana non è perfetto.

Le voci dei personaggi, quando si percorrono le strade delle città, potrebbero sovrapporsi, o persino ripetersi più e più volte nel giro di qualche secondo, o, ancora, subire un effetto riverbero pur trovandosi all’aperto. Si tratta di casi sporadici, che, con ogni probabilità, saranno sistemati nelle patch future. Il doppiaggio sfrutta moltissime voci del panorama, ma la recitazione talvolta lascia a desiderare, accompagnate da animazioni nei dialoghi abbastanza fredde che non comunicano al meglio determinati frangenti. L’immancabile dose di bug fa la sua comparsa anche in Origins, per fortuna in misura molto minore rispetto al passato, che comunque, spesso, si rifanno sempre ai problemi di intelligenza artificiale già sottolineati.

Concludiamo con una nota sulle microtransazioni: un negozio virtuale vi permette di acquistare della valuta aggiuntiva e altri oggetti, mentre un venditore ambulante offrirà sia una missione quotidiana, tramite la quale guadagnare esperienza e un oggetto speciale, che un apposito menù di vendita, al cui interno troviamo un forziere, contenente un pezzo d’equipaggiamento di rarità elevata. Il sistema non è invadente, ma la sua presenza va chiaramente segnalata.

8.5

Giudizio Finale

Recensione Assassin’s Creed Origins  Giudizio Finale – Assassin’s Creed Origins fa molto per farsi piacere: è impossibile rimanere indifferenti al cospetto del suo enorme universo. Esplorare le grotte, visitare le città, attraversare e vivere l’Egitto è un’esperienza a sé, e il desidero di essere lì, fisicamente, è fortissimo, con quell’attenzione al dettaglio davvero rara nei giochi a mondo aperto. La deriva ruolistica funziona, e pare essere la via giusta per la ripartenza della saga: i problemi non mancano, e tra questi delude in special modo l’intelligenza l’artificiale, che si dirama e infetta vari aspetti del gioco, tanto da sminuirli. Anche la trama non convince a pieno, con una prima metà frammentata, e persino meno incisiva se messa a confronto con le missioni secondarie, almeno in termini di coinvolgimento emotivo. Per il resto, lasciatevi avvolgere dai deserti e da tutto ciò che ne consegue, anche se non siete in alcun modo legati al passato della serie.

PRO CONTRO
  • Costante mascella a terra per lo splendore dell’Egitto
  • Combattimenti potenziati, seppur ancora un po’ grezzi
  • Passi in avanti per le missioni secondarie
  • Progressione ben calcolata e stimolante
  • Struttura libera che appaga
  • Intelligenza artificiale obsoleta e spesso ridicola
  • Trama tra alti e bassi, con una prima parte sottotono
  • Il codice andrebbe ripulito

Recensione Assassin’s Creed Origins – Trailer

Recensione Assassin’s Creed Origins – Screenshot