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Astro Bot: Rescue Mission è incredibile. Vi spiego perché. (recensione VR)

Giorgio Palmieri

Recensione Astro Bot: Rescue Mission – Ho un ricordo vivido della prima volta che sentii nominare il videogioco di Hercules. Ero in macchina, una ventina di anni fa, sul sedile posteriore di una ruspante Panda. Mio fratello me lo dipinse come il capolavoro del secolo. E quando lo provai, sul serio, rimasi pietrificato.

Non credevo che i videogiochi potessero essere così fedeli alla controparte animata. I colori, le animazioni, l’espressività, quei personaggi parlavano addirittura in italiano… non riuscivo a credere ai miei occhi. Immagino che molto del mio amore verso i giochi di piattaforme dipenda proprio da Hercules. Sì, Disney detiene i diritti sulla nostra infanzia.

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Cosa c’entra tutto questo preambolo con Astro Bot: Rescue Mission, la nuova, attesissima esclusiva per PSVR? Be’, quella sensazione a cui accennavo poc’anzi non la provavo da tempo. Da troppo tempo. Quel brivido che ti blocca, che ti rende inerme, immobile, e cominci a guardare tutto dagli occhi di un bambino, e sai che ti cambierà. E sapete? Astro Bot: Rescue Mission, quell’emozione, me l’ha fatta sentire di nuovo. Ecco la nostra recensione.

Editore Sony Interactive Entertainment
Sviluppatore SCE Japan Studio
Piattaforme PSVR
Genere Gioco di piattaforme
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Italiano
Prezzo e acquisto 40,99€

Video Recensione Astro Bot: Rescue Mission

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni (no spoiler sui momenti più belli, tranquilli) tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro.

Vivere in un cartone animato

Che Astro Bot: Rescue Mission prenda ispirazione dal marsupiale di Naughty Dog è un dato di fatto già ampiamente appurato in Playroom VR, una raccolta di minigiochi gratuita all’interno della quale è possibile trovare una versione dimostrativa di Astro Bot, che crediamo tutti i possessori di PSVR abbiano già provato e spolpato.

Vi chiederete, cari lettori, come può la semplicità di un Crash Bandicoot qualunque risultare avveniristica adesso? Semplice: ogni minuto passato nei livelli di Astro Bot: Rescue Mission è una sorpresa continua, un continuo strabuzzarsi gli occhi dall’incredulità. E se ci avessero dato un euro ad ogni “no vabbè, spettacolo” pronunciato, ora probabilmente saremmo ricchi, e avremmo già finanziato la creazione di un secondo capitolo. Ma sediamo gli animi.

La creatura di SCE Japan Studio utilizza una commistione di interazioni che fanno da ponte di collegamento tra il videogioco tradizionale e quello sulla realtà virtuale. Questo perché nell’avventura guiderete un piccolo robot di nome Astro, insieme alle fedeli riproduzioni del visore e del Dualshock, che seguiranno i vostri movimenti nello spazio, godendo di un ruolo attivo. Astro Bot: Rescue Mission immerge quindi completamente il giocatore nei suoi mondi, senza relegarlo a banale spettatore.

Il disegno dei livelli è cucito su questa dualità, pur sposando una struttura lineare a corridoio, accompagnata da una telecamera che cammina insieme al vostro simpatico avatar robotico, senza la possibilità di poter tornare indietro. L’utente stesso, tuttavia, dovrà inarcare la schiena, inclinare la testa e sbirciare nei viadotti per scoprire piccoli angoli altrimenti invisibili stando fermi, o per schivare nemici in arrivo.

I ventisei livelli di gioco, di cui sei dedicati ai boss, sono vere e proprie gemme di design che attingono dalla grammatica del platform, contestualizzandola in quello che, di fatto, è un nuovo modo di giocare questo genere ormai assaporato in moltissime salse. Essere circondati da montagne e grattacieli, e seguire con gli occhi il robottino a trecentosessanta gradi, dona alla spazialità tutta un’altra dimensione impossibile da descrivere a parole. Una dimensione che affianca un uso creativo del Dualshock alla canonica infornata di piattaforme sgretolanti, trappole spinose, e nemici da abbattere con qualche colpo ben assestato.

L’iconico controller di Sony, infatti, potrà assumere diverse forme a seconda del gadget impugnato, legato al livello su cui state posando i piedi. Da un cannone ad acqua per spegnere gli incendi ad una corda utilizzabile in svariati modi, l’uso di questi simpatici mezzi amplia il divertimento, soprattutto quando vi sarà chiesto di badare contemporaneamente sia al vostro alter ego robotico che al controller.

Per quanto riguarda la dotazione di abilità, il piccolo Astro può saltare e fluttuare in aria per un paio di secondi, ma anche tirare pugni e caricare uno speciale attacco vortice tramite cui sarà possibile eliminare più nemici insieme. I controlli risultano eccezionali, e i problemi di prospettiva nella precisione dei salti sono praticamente inesistenti, grazie anche alla presenza virtuale del giocatore nello spazio che aiuta nel calcolo.

La durata complessiva si attesta tra le cinque e le sei ore circa, condensate in livelli più lunghi nella seconda parte, sebbene la quantità di sfida rimanga pressoché invariata per l’intero arco dell’avventura. Non a caso, Astro Bot è un gioco abbastanza facile, e anche i boss propongono una difficoltà nella media, che richiede solo un po’ d’attenzione, eccetto l’ultimo (stratosferico!) scontro che riuscirà a mettervi alla prova, ma il tutto sembra essere tarato per conferire alla conduzione un ritmo incalzante che non conosce noia, pieno di punti di controllo nel in caso in cui le cose si dovessero mettere male.

Nel dettaglio, gli schemi non si perdono in costrutti già utilizzati in precedenza. Ciò significa che, nonostante alcuni ne condividano il tema, ogni livello è un’esperienza a sé, e mostra tante di quelle chicche squisite che vi faranno capire cosa è in grado di fare la realtà virtuale. Peccato non sia stata inclusa una modalità cooperativa come quella presente in Playroom VR: benché fosse sottotono, sarebbe stata comunque un’aggiunta gradita.

Per chi invece cerca della sana competizione, esclusivamente personale, gli sviluppatori hanno inserito ben ventisei sfide nel pacchetto, sbloccate una volta ritrovato il rispettivo camaleonte spaziale nascosto. In pratica si tratta di livelli basati sulla loro controparte originale, reinterpretati per l’occasione al fine di offrire prove uniche, da gare contro il tempo a piccoli minigiochi incentrati sull’uso dei gadget, che vanno quindi ad alimentare la longevità per un’altra manciata di ore. E come se non bastasse, vi sono ben otto robot da salvare per livello, celati nei posti più impensabili.

Certo, avremmo preferito qualche mondo in più (magari al fronte di una spesa iniziale maggiore, dato il prezzo budget), ma il team di SCE Japan Studio è riuscito a comporre un’escursione alla cui fine rilascia un dolce sorriso sul volto, ben scandita, ben armonizzata e piena di meraviglie, senza deludere per la sua longevità.

Non mancano le classiche monete da raccogliere in grandi quantità, spendibili per l’acquisizione di elementi di scenario attraverso la macchina con l’artiglio, nelle stesse modalità viste nel Playroom VR. Potrete persino guidare l’avatar all’interno di mini-livelli costituiti proprio dagli elementi sbloccati. Niente di particolarmente complesso, ma almeno vedere l’hub riempirsi di oggetti ha un che di stimolante.

Il versante grafico, d’altro canto, conta su una vena artistica assolutamente fantastica, della quale ci siamo follemente innamorati. Vi sfidiamo a cercarne di così coerenti e vivaci su PSVR. Sembra di essere protagonisti di un cartone animato in computer grafica, avvolto in colori caldissimi, motivo per cui esigiamo che Astro diventi ufficialmente la mascotte di PSVR.

Si vede che c’è uno sforzo nel cercare di nascondere i limiti della periferica, azzerando le scalettature e spingendo l’acceleratore sulla definizione. Non sarà la complessità poligonale a lasciarvi senza fiato, vista la semplicità della grafica, quanto piuttosto la sua grande varietà estetica, che spazia da luoghi naturali e artificiali, dove i primi predominano sui secondi. In più, abbiamo amato i motivetti musicali in sottofondo, così come l’intera campionatura effettistica, davvero adorabile.

9.5

Giudizio Finale

Recensione Astro Bot: Rescue Mission Giudizio Finale – Astro Bot: Rescue Mission è semplicemente il miglior titolo disponibile su PlayStation VR, nonché il miglior modo per iniziare ad interfacciarsi con la realtà virtuale. In termini di comodità di fruizione, valori produttivi, coerenza artistica, varietà e divertimento, non c’è null’altro di così ben confezionato sul visore di Sony, peraltro proposto pure ad un prezzo budget. È un nuovo modo di vedere il gioco di piattaforme, che apre ad una successiva generazione di videogiochi VR. Peccato abbia un solo grosso difetto: purtroppo finisce.

PRO CONTRO
  • Il platform come non l’avete mai visto
  • Una meraviglia continua
  • Non contempla noia
  • Perle, più che livelli
  • Estremamente vario
  • Artisticamente è una gioia
  • Prezzo invitante…
  • … ma avremmo preferito un costo più alto per avere più mondi
  • Manca la cooperativa vista su Playroom VR
  • Purtroppo finisce

Recensione Astro Bot: Rescue Mission – Trailer

Recensione Astro Bot: Rescue Mission – Screenshot