Recensione Battletoads – Non dite “rane”, altrimenti s’arrabbiano!

Giorgio Palmieri

Recensione Battletoads

Ho un ricordo sfocato di Battletoads. Ricordo una videoteca sperduta nel centro della città, dove mio padre l’aveva noleggiato per una settimana o giù di lì, e ricordo che la copertina mi travolse, perché strizzava l’occhio alle mitiche Tartarughe Ninja. Ci giocammo io e mio fratello, io Pimple, lui Rash, per poi essere travolti da un livello di difficoltà esagerato. Non so quanto di vero ci sia in queste parole, credo che la mia memoria stia omettendo qualche dettaglio di troppo, fatto sta che Battletoads è tornato a ventisei anni di distanza (sì, ventisei!) dall’ultimo capitolo. Da allora, in termini storici e non, di acqua sotto i ponti ne è passata e dei rospi muscolosi ci sono state appena un paio di comparse, quindi vediamo come se l’è cavata questa nuova avventura sotto il nostro torchio.

Editore Xbox Game Studios, Rare
Sviluppatore Dlala Studios
Piattaforme Xbox One, PC Windows, Game Pass
Genere Picchiaduro a scorrimento
Modalità di gioco Singolo giocatore, Multigiocatore (locale)
Lingua Testi in italiano
Prezzo e acquisto 19,99€

Chi bacia meglio tra i tre?

Come lo si può giustificare il ritorno di una serie scanzonata come Battletoads da un punto di vista narrativo? Semplice, fai credere loro che i ventisei anni d’attesa non siano passati affatto. D’altronde sono gli eroi, hanno cacciato i cattivi una volta per tutte e ormai vantano una fama senza pari, quantomeno nella simulazione in cui sono inconsciamente rinchiusi, cioè quella dei vecchi videogiochi. Dopo i piccoli attimi di gloria, un inserviente intima i tre rospi di uscire dal sistema e di cercare un vero lavoro.

La ciurmaglia dunque si ritroverà nella dimensione “reale”, per così dire, senza alcuna competenza, eccezion fatta quella di menare le mani. Passate le prime settimane a lavorare part time e a ipotizzare una soluzione sul da farsi, il trittico deciderà di andare a trovare la cosiddetta Regina Oscura. I punti dell’indagine, infatti, sembrano convergere tutti su di lei, l’unica che potrà spiegare cosa fare per tornare eroi. Inizia così la nuova epopea di Battletoads, con un’estetica completamente diversa rispetto all’origine, più vicina alla direzione dei prodotti di Adult Swim. Sarà scontato sottolinearlo, ma pare davvero di giocare un cartone animato, uno di quelli vivaci, estrosi, traboccanti di colori accesi e con animazioni dalla grande espressività. Potrebbe far storcere il naso degli appassionati di lunga data, ne siamo consapevoli, ma vederlo in azione in questa veste è un piacere per gli occhi. L’amore riversato nella caratterizzazione dei personaggi, rivali compresi, è a dir poco lampante, e risulta alquanto difficile smettere di guardarli.

Per il resto, siamo davanti ad un picchiaduro a scorrimento certamente classico, privo di qualsivoglia contaminazione ruolistica. Non si passa di livello, non si acquisiscono nuove mosse con valute esterne, ma non mancano dei guizzi. Anzitutto l’azione è molto frenetica, poiché i tre rospi possono effettuare dei piccoli ma continui scatti per evitare i colpi e concatenare combinazioni pazzesche. Rash, Zitz e Pimple, poi, modificano parti del loro corpo per scagliare i nemici da una parte all’altra dello schermo: il più muscoloso, Pimple, si trasforma in un treno per rompere le difese dell’avversario, mentre il braccio di Rash diventa all’occorrenza un pollo col quale lancia in aria i malcapitati, così da infierire su di essi con ulteriori combo in volo. Zitz invece è il più veloce dei tre e altera le sue gambe per tramutarsi in un martello pneumatico. Le differenze tra i membri sono in special modo visive, ma vantano comunque delle piccole diversità che li distinguono uno dall’altro.

Il parco mosse non ne conta molte, ma il numero è giusto, anche perché nella dotazione spicca la lingua dei rospi, uno strumento utile in diverse occasioni: per recuperare vita mangiando insetti, per trascinare i nemici verso di sé o per trascinarsi verso di loro, a mo’ di rampino. Questo contribuisce a rendere ancora più dinamica un’azione che, con l’accalcarsi degli avversari, diventa in effetti confusionaria, soprattutto quando fanno capolino i cattivoni a lungo raggio. Il gioco sfrutta degli indicatori per informare il giocatore dell’arrivo dei colpi, ma alle volte nel caos è difficile identificarli dal resto. È un imperativo, quindi, imparare a sputare la gomma da masticare col giusto tempismo, ovvero un consumabile, ricaricabile nel tempo, che disinnesca gli avversari per una manciata di secondi.

Tra l’altro, anche a difficoltà normale, i rospi cadono al tappeto in pochi colpi, ma in singolo giocatore è possibile cambiare personaggio al volo con le frecce direzionali. Quelli nelle retrovie, con la barra della vita esaurita, tornano in campo dopo poche decine di secondi, così da essere nuovamente disponibili. Ci è parso un ottimo modo per limare l’intrinseca ripetitività del genere, di cui soffre giusto un po’ anche Battletoads, quantomeno nelle prime ore. Dover eliminare più e più volte avversari identici tra loro, in schemi dalla conformazione simile, alimenta inevitabilmente la ciclicità.

L’esperienza tuttavia non è prevedibile, tanto è vero che i tentativi per smussare la monotonia non mancano, dai semplici rompicapo sparsi lungo gli scenari, all’introduzione di minigiochi che omaggiano quelli del passato. Nonostante l’elementarità delle meccaniche, li abbiamo tutto sommato apprezzati, se non fosse per la distribuzione a dir poco atipica. Il terzo dei quattro atti che compongono la campagna, di circa quattro ore, è formato da soli minigiochi, uno dopo l’altro, che accantonano l’animo da picchiaduro a scorrimento per proporre uno sparatutto con navicella in stile bullet hell, un’interpretazione di un semplice gioco di piattaforme e un’altra manciata di idee che, per quanto divertenti, avremmo preferito fossero state amalgamate meglio, alternandosi appunto con le lotte. Questo cambio di direzione non convince fino in fondo, così come la grafica delle sezioni dei minigiochi, non così frizzante come le fasi canoniche.

Siamo rimasti poi un po’ delusi dalla distruttibilità ambientale, pressoché assente, e con lei dall’assenza di oggetti (come armi contundenti) da raccogliere, eccetto dei collezionabili sparsi qua e là. Delude anche la mancanza del multigiocatore online, compensato da quello in locale fino ad un massimo di tre giocatori contemporaneamente: certo, è così che andrebbe affrontato, con gli amici su uno stesso divano, eppure siamo convinti che avere un’opzione in più sia meglio di averne una in meno. Buono invece il comparto sonoro, specie le musiche rockeggianti e il doppiaggio in inglese: avremmo voluto le voci in italiano, visto che i personaggi parlano in fretta e i sottotitoli stentano a stargli dietro, ma la cura delle sequenze d’intermezzo si fa perdonare, almeno in parte, questa lacuna.

7.0

Giudizio Finale

Il ritorno di Battletoads è sgargiante, pieno di brio, colori e carisma, e siamo contentissimi che i tre rospi siano di nuovo tra noi, non come ospiti ma come principali protagonisti. Peccato per dei momenti di confusione e delle scelte infelici nella distribuzione dei minigiochi, che rendono l’esperienza più frammentata del dovuto. Ciò nonostante, la loro riapparizione è gradevole da assaporare, soprattutto con uno o due amici al fianco. Insomma, una buona aggiunta al catalogo di Xbox One e Game Pass.

PRO CONTRO
  • Esteticamente frizzante
  • Dinamico, veloce, immediato
  • Minigiochi semplici, simpatici…
  • … e mal distribuiti
  • Alle volte annacquato e caotico
  • Interattività ambientale scarna

Trailer

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