Ben 10: Power Trip è l’open world (brutto) che non sapevo di volere (recensione)

Giorgio Palmieri

Recensione Ben 10: Power Trip

Non so nulla di Ben 10. Non sapevo chi fosse, che poteri avesse, ma ricordo di averlo visto una volta su un pacchetto di patatine. La fama che lo precede è sotto gli occhi di tutti, eppure, complice probabilmente l’età a cui si rivolge, non mi sono mai affacciato alla serie animata firmata Cartoon Network, né a qualsiasi prodotto a lei collegata, almeno fino a quando non è uscito Ben 10: Power Trip, il nuovo videogioco del quale state per leggere la recensione.

Editore Outright Games
Sviluppatore PHL Collective
Piattaforme PS4, Xbox One, PC Windows, Switch
Genere Avventura, Azione
Modalità di gioco Singolo giocatore, Multigiocatore (Locale)
Lingua Testi in italiano
Prezzo 39,99€

Imprevisti in vacanza

La trama di Ben 10: Power Trip non si perde in troppi fronzoli e si spiega al più nel giro di un minuto: Ben, sua cugina e suo nonno sono nel bel mezzo di una vacanza tra le montagne dell’Europa quando uno Stregone appare dal nulla, evoca delle creature del Vuoto e riduce i poteri di Ben. Lo scopo? Be’, riprendersi i poteri e scacciare via i mostri, portando al termine nel mentre dei favori richiesti dagli abitanti del posto: ripristinare una centrale elettrica, spostare dei grossi ammassi di legna, consegnare i giornali in città e così via.

Ben 10: Power Trip, dunque, si configura come una classica declinazione del videogioco d’azione e d’avventura a mondo aperto, con tanto di missioni primarie e secondarie. Basta prenderne una parlando con il relativo personaggio, concludere l’incarico e consegnare per ricevere la ricompensa. Il tutto è applicato su una scala ridotta rispetto agli enormi universi dei titoli moderni: ciò aiuta a non confondere il giocatore, anche grazie ad un buon sistema di indicatori.

Alieni, che passione

Il gioco pone un’enfasi sui salti e riesce a variare la minestra con gli alieni: infatti, il protagonista utilizza il suo orologio per cambiare forma tra sei mostri differenti, ciascuno con le proprie abilità. Le forme si ottengono semplicemente completando i compiti primari, ma purtroppo non possono essere potenziate in alcun modo. Le loro capacità si contano sulle dita di una mano, anche perché il sistema di lotta è davvero essenziale: le combinazioni eseguibili sono pochine, le abilità attive poco efficaci e, in generale, gli impatti e le collisioni degli scontri lasciano a desiderare, in quanto molto scivolose. Quel che senz’altro rende gli alieni diversi è la loro mobilità, poiché ognuno dispone di abilità di movimento differenti: ad esempio, Inferno è l’unico che effettua il doppio salto, mentre XLR8 vanta la super velocità e può utilizzare le rotaie per raggiungere posti altrimenti inaccessibili.

Malgrado sia elementare, la parte riguardante i balzi e gli enigmi ambientali risulta la più divertente, proprio in virtù della meccanica delle forme intercambiabili. La difficoltà è molto bassa, rivolta ovviamente ad un pubblico giovane, ma è tutto sommato piacevole. La costruzione del mondo viaggia nella mediocrità, con alcune sezioni ben congegnate, legate appunto alle missioni della storia, mentre molti spazi sono deserti e popolati da qualche collezionabile sparso qua e là, alcuni dei quali consentono di migliorare le proprie caratteristiche tra forza, salute e fortuna, a vostra scelta. Lo si può portare a termine in quattro o al massimo cinque ore, eppure non mancano dei compiti collaterali per allungare la longevità.

Nostalgia e vecchiaia

Indubbiamente l’esperienza riesce a ritagliarsi dei momenti spensierati se si prende per quello che è, cioè un videogioco su licenza confezionato presumibilmente in meno tempo di ciò che richiederebbe. Mi ha ricordato la genuinità di certi titoli d’altri tempi, quella che si annidava nei giochi regalati nelle merendine, o comunque nei tie-in dalle risorse limitate, ma forti di un pizzico di ambizione. Notevole però l’inserimento di una modalità cooperativa locale a schermo condiviso, che consente ad un secondo utente di guidare Kevin Levin e i relativi alieni, così da affrontare l’avventura in due.

Purtroppo, nonostante esca a ridosso della nuova generazione, Ben 10: Power Trip si perde in una grafica a dir poco obsoleta. Eccezion fatta per gli alieni, tutto sommato ben realizzati, il resto della grafica è assolutamente povera di dettagli e soprattutto di cura. L’intero gioco naviga in un aspetto grezzo, tra una fluidità lievemente traballante su PS4 Pro, delle animazioni sporche, un’illuminazione praticamente assente e una linea d’orizzonte così ridotta da far apparire il mondo in una veste davvero scarna, manchevole della vita che si respira invece nella serie animata.

6.0

Giudizio Finale

Ben 10: Power Trip è un videogioco d’avventura e d’azione che declina il mondo aperto in una salsa edulcorata, pensata per il pubblico giovane a cui si rivolge. Peccato per un sistema di combattimento troppo semplicistico e per una veste grafica al limite del passabile. Vale la pena attendere un calo di prezzo prima di acquistarlo.

PRO CONTRO
  • Bella la meccanica degli alieni
  • Spensierato
  • Cooperativa locale
  • Grafica scarna
  • Molto grezzo
  • Lotte banali, scivolose

Trailer

Screenshot

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