Blacksad: Under the Skin è un delizioso noir “vecchio stampo” con un gatto nero investigatore (recensione)

Vezio Ceniccola

Recensione Blacksad: Under the Skin – La vita di un gatto nero nella New York degli anni 50 non è per niente facile, soprattutto quando ti ritrovi a dover andare alla ricerca di un grosso cane fuggiasco, invertendo il consueto ordine gerarchico del regno animale. Questo è l’incipit della storia che vi raccontiamo oggi – ovviamente senza fare spoiler –, quella narrata nella nuova avventura grafica prodotta da Microids: un noir con una deliziosa ambientazione retrò, nel quale i personaggi sono tutti animali antropomorfizzati ma le tematiche sono più umane dell’umano.

Editore Microids
Sviluppatore Pendulo Studios, YS Interactive
Piattaforme PC Windows/macOS, PS4, Xbox One, Nintendo Switch
Genere Avventura grafica
Modalità di gioco Giocatore singolo
Lingua Italiano (testo), Inglese (audio)
Prezzo e acquisto 39€ (PC/Mac) | 50€ (PS4) | 50€ (Xbox) | 50€ (Switch)

Video recensione Blacksad: Under the Skin

Un po’ di storia dell’avventura

Blacksad: Under the Skin prende ispirazione diretta da una serie a fumetti che ha ormai quasi vent’anni alle spalle. La serie, così come il gioco, segue le vicende di John Blacksad, investigatore privato con fattezze feline che si ritrova sempre immerso in faccende poco chiare. Nello specifico, la trama del gioco è incentrata su uno strano suicidio avvenuto in una palestra di New York, dal quale poi si dipanano tutti i rami investigativi che dovremo essere bravi a svelare.

Per raccontare una vicenda così intricata, Microids ha deciso di affidarsi ai professionisti del genere. Lo sviluppo è stato eseguito da Pendulo Studios, team autore di celebri avventure grafiche come Hollywood Monsters e la serie Runaway, affiancato dallo studio francese YS Interactive. La stessa Microids è l’azienda che ha pubblicato capolavori come Syberia e Amerzone, un pedigree che si riconosce sin dai primi istanti di gioco anche in Blacksad.

Le meccaniche sono quelle classiche di un’avventura grafica vecchio stampo, con tutti i pregi e i difetti del caso. Ci sono solo alcune piccole innovazioni particolarmente interessanti, quali il senso felino e il sistema di deduzione, di cui parleremo più approfonditamente nelle prossime sezioni. Chi ha messo le mani su titoli come L.A. Noire, Grim Fandango o Broken Sword riconoscerà molti elementi simili, ma si potrebbero fare paragoni lusinghieri anche con altri grandi giochi che appartengono al vasto mondo delle avventure grafiche.

Il miglior consiglio per iniziare

Togliamoci subito il dente: il difetto più grande di Blacksad: Under the Skin è il suo sistema di movimento, rimasto ancorato agli anni 90. Il nostro protagonista si può muovere in tutto lo scenario tridimensionale, ma i movimenti sono lenti, goffi, macchinosi, spesso frustranti. In più, anche il controllo della telecamera non è sempre ottimale, dunque non mancheranno casi in cui sarete “impallati” da qualcosa e non riuscirete a vedere un oggetto importante che magari è a portata di mano.

Il consiglio migliore che possiamo darvi è quello di utilizzare un controller, in modo da poter muovere più agevolmente sia il personaggio che la telecamera, oltre che essere molto più rapidi nelle sezioni con i Quick Time Event. Se avete un controller che la supporta, sarà attiva anche la vibrazione, che fornisce un valido aiuto in alcuni momenti di gioco.

Un gatto nero coi super poteri

La ricerca di indizi ed elementi interattivi sullo scenario è il cuore del gameplay, come ogni avventura investigativa che si rispetti. Per fortuna, è abbastanza semplice vedere quali sono i punti giusti e basterà avvicinarsi per far apparire il pulsante d’interazione. Saranno molto rari i momenti di buio completo in cui non saprete come andare avanti: in questo possiamo dire che Blacksad: Under the Skin è più magnanimo dei giochi da cui prende ispirazione, fornendo un livello di sfida più abbordabile anche per chi non ha mai provato un’avventura di questo tipo.

A spezzare il ritmo ci sono poi moltissime cinematic, tutte realizzate col motore di gioco, che permettono anche d’intervenire nei dialoghi a scelta multipla e in alcuni Quick Time Event. Sono queste le parti più divertenti del gioco: dovremo avere riflessi rapidi e tempismo perfetto per fare la domanda giusta, schivare un pugno o prendere la strada corretta. In alcuni casi le scelte sbagliate saranno fatali e ci toccherà ripetere la sequenza finché non azzeccheremo il tasto giusto.

Per aiutarci in alcuni interrogatori o situazioni particolari dovremo utilizzare il senso felino, una sorta di super potere tramite il quale potremo scoprire dettagli nascosti o concentrarci su una determinata caratteristica della scena: ad esempio, l’udito sarà utile per ascoltare il battito cardiaco di alcuni personaggi, mentre con la vista potremo mettere a fuoco un oggetto lontano e trovare un indizio prezioso. Tali elementi risultano spesso necessari per sbloccare nuovi dialoghi, quindi il senso felino è una meccanica imprescindibile in molte circostanze.

Altro strumento fondamentale è la schermata delle deduzioni, nella quale si potrà fare il punto sugli elementi scoperti sino a quel momento e unirli insieme per arrivare ad importanti conclusioni. Lo stile di questo meccanismo somiglia in un certo senso al Palazzo mentale utilizzato in alcuni giochi con Sherlock Holmes, anche se in versione semplificata. Trovare la giusta combinazione degli elementi non è sempre scontato, ma anche in questo caso potrete provare e riprovare fino a trovare la sequenza corretta.

Quasi mai si avverte quel senso di ricerca ossessiva del particolare che ci è sfuggito tipico dei giochi investigativi, e questo è un gran pregio. Gli unici elementi che possono portare a tale tipo di frustrazione sono le figurine collezionabili, raccolte nell’album Hall of fame. Si tratta di piccole immagini sparse in ogni ambiente del gioco, anche nei posti più impensabili: se siete dei completisti avrete il vostro bel daffare per trovarle tutte, anche perché sono davvero tante. Per fortuna sono accessori inutili per quanto riguarda lo svolgimento della storia, quindi vi consigliamo di non perdere troppo tempo a cercarle.

La città degli animali

L’atmosfera che si respira tra le fumose strade di New York ai tempi di John Blacksad è una delle parti migliori del gioco. Il trucco di utilizzare animali al posto di umani rende molto più esplicita la personalità dei vari personaggi che incontriamo: si capisce subito che un rinoceronte con la faccia imbronciata è il classico tipo da evitare, mentre una piccola donnola con un buffo cappello sulla testa potrebbe essere più amichevole.

Ogni personaggio presenta caratteristiche molto pronunciate, che si riflettono su tutte le sue azioni. Le animazioni facciali non sono a livelli altissimi e a volte risultano un po’ buffe, ma trasmettono bene le emozioni provate dai diversi animali. Non tutto, però, è predeterminato: molto spesso potremo influenzare i comportamenti con i dialoghi a scelta multipla e con le nostre azioni, cosa che dona molta profondità alla narrazione. Inoltre, nel corso della storia dovremo forgiare la personalità del nostro stesso protagonista, scegliendo il grado di moralità da usare e bilanciando la coerenza tra fatti e parole. Ovviamente, gli altri ne terranno conto e questo potrà aiutarci oppure ostacolarci a seconda delle situazioni. I vari livelli relativi alla personalità di Blacksad saranno sempre visibili nell’apposito menu, che metterà in chiaro le percentuali di ogni comportamento, come sensibilità, silenziosità, pragmaticità, sincerità e altro.

La storia scorre fluida e riesce ad appassionare sin dalle prime battute. Senza fare troppi spoiler, possiamo dire che le indagini si riveleranno subito più complicate del previsto, con tanti colpi di scena fino al termine dell’avventura. Sono previsti finali leggermente diversi, a seconda delle nostre azioni durante le indagini e della nostra bravura con i QTE.

Nella parte centrale del gioco avremo tante piste da seguire e dovremo essere bravi a non farci sfuggire nessun indizio. A questo scopo, vi consigliamo di consultare di tanto in tanto il taccuino di Blacksad, dove sono raccolti tutti gli elementi più importanti su ogni personaggio incontrato. Inoltre, in caso di vuoti di memoria su qualche passaggio della storia, è disponibile una sorta di libro a fumetti dove si possono ripassare tutti gli avvenimenti principali sino a quel momento; un accessorio particolarmente utile se riprendete il gioco dopo qualche giorno di pausa.

Al di là della trama principale, ci sono molti altri elementi che danno profondità all’ambientazione. Nel gioco si parla di problemi razziali – Blacksad è un gatto “nero” –, di malavita organizzata, di infedeltà coniugale e di guerra, con molti spunti per riflessioni morali e filosofiche sulla vita e sulle scelte che ogni personaggio può fare. Il contesto storico fornisce tanto materiale in questo senso: la scelta di usare animali antropomorfizzati è ottima anche perché permette di affrontare tutti i temi in maniera meno diretta, aggirando il problema del “politicamente scorretto” e concentrandosi sul contenuto dei dialoghi.

Pendulo Studios sembra aver agito con grande libertà in questo senso, senza paura di calcare la mano su alcuni aspetti potenzialmente pericolosi quando si parla di videogiochi. Proprio per questo non mancano scene pienamente splatter, con morti ammazzati nei modi più cruenti e sangue da tutte le parti. In più, tutti fumano tantissimo in ogni circostanza, cosa particolarmente rara da vedere non solo nei giochi ma anche nei film e nelle serie TV prodotti negli ultimi anni, per via di alcune regole che sconsigliano di mostrare i fumatori in questo tipo di contenuti multimediali. Sono segnali di aderenza al contesto storico che spiccano agli occhi dei giocatori più attenti e rendono giustizia all’aspetto artistico dell’opera.

Grafica vecchia scuola

A livello di resa grafica, Blacksad: Under the Skin si comporta in maniera altalenante. Le ambientazioni interne sono ricche di dettagli e ben disegnate, mentre alcuni spazi più ampi sembrano un po’ meno completi. In alcuni casi le texture non danno il meglio e si finisce per osservare muri di pixel. Ci sono, inoltre, evidenti problemi di compenetrazione poligonale con alcuni oggetti, senza parlare delle sequenze in cui bisognerà utilizzare la torcia: il fascio luminoso è difficile da controllare e riesce ad attraversare le superfici, in barba alle leggi della fisica.

Tutto questo comunque non compromette troppo la piacevolezza del gioco. La grafica è un po’ antiquata, ma va bene per un titolo di questo genere. Su PC si sta sui 30 fps fissi, anche con dettagli molto alti e su sistemi non troppo potenti: bastano e avanzano per un’avventura grafica di questo tipo, che ha ritmi compassati e deve essere giocata con calma.

I problemi davvero fastidiosi sono due. Il primo è legato al sistema di salvataggio automatico, non molto preciso e affidabile: se mollate il gioco in alcuni punti, potreste ritrovarvi a dover rifare un buon pezzo di strada al successivo caricamento. Il secondo è ancora più frustrante: se giocate con i sottotitoli in italiano vi accorgerete di errori di battitura e di grosse imprecisioni nella traduzione, cosa che rischia di rovinare molto l’immersività della storia, dato che il doppiaggio originale in inglese è ben curato.

Ultima nota per la colonna sonora, piacevole ed azzeccata al contesto noir. Le canzoni s’intonano bene con le ambientazioni, anche se forse sono un po’ meno varie di quanto avremmo voluto, finendo per risultare ripetitive alla lunga. Nelle circa 9 ore di gioco necessarie per arrivare fino in fondo – ma sono almeno un paio in più se ve la prendete comoda – vi abituerete presto a sentire sempre gli stessi motivetti.

8.5

Giudizio Finale

Recensione Blacksad: Under the Skin Giudizio Finale – Il noir è un genere complesso, difficile da affrontare in un videogioco, ma a nostro avviso questo Blacksad: Under the Skin ci riesce alla grande, portandosi a casa un ottimo voto. Peccato solo per una resa grafica non al passo coi tempi e per qualche problemino di troppo nelle animazioni e nel sistema di movimento, perché la storia ci è piaciuta e ci ha tenuto col fiato sospeso fino alla fine. Inoltre, abbiamo apprezzato il coraggio nell’affrontare alcune tematiche delicate proponendo sempre la scelta morale all’utente, libero di scegliere il proprio destino in ogni circostanza. Proprio questo contribuisce molto ad allungare la vita del titolo, rigiocabile successivamente per avventurarsi su strade diverse da quelle battute in precedenza. Un gioco consigliato a chi vuole godersi una bella avventura grafica vecchio stampo e non ha paura di qualche scena un po’ forte: date fiducia al gatto nero, non vi deluderà.

PRO CONTRO
  • Trama avvincente
  • Grande libertà di scelta
  • Buona caratterizzazione dei personaggi
  • Atmosfera deliziosa
  • Sistema di movimento frustrante
  • Qualità grafica altalenante
  • Piccoli bug con alcuni oggetti
  • Sottotitoli imprecisi

Blacksad: Under the Skin – Trailer

Blacksad: Under the Skin – Screenshot