6.5

Blind – Non si vede una cippa (recensione VR)

Giorgio Palmieri

Recensione Blind – La realtà virtuale è nata per farci visitare mondi virtuali altrimenti invisibili ai nostri occhi di tutti i giorni, ma esiste anche per farci vivere particolari condizioni di vita. Bene, ora provate ad immaginare in cosa consiste Blind. Ecco la nostra recensione.

Editore Fellow Traveller
Sviluppatore Tiny Bull Studios
Piattaforme PSVR, Oculus Rift, HTC Vive
Genere Avventura, rompicapo
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Testi in italiano
Prezzo e acquisto 24,99€

Cieco, ma non sordo


Non ce ne vogliano Perception e Stifled, ma tra i titoli incentrati sulla cecità, Blind è quello che più ci ha incuriositi. Un po’ perché proviene da mani squisitamente italiane, quelle dei torinesi Tiny Bull Studios, e un po’ perché l’incipit narrativo ha un che di affascinante.

In Blind, infatti, non si vestono i panni di una persona nata cieca. Jean – questo è il nome della protagonista – è una normalissima ragazza poco più che ventenne, alla quale, tuttavia, capita qualcosa di strano: mentre è in macchina con suo fratello, un individuo si materializza al centro della strada. In men che non si dica, Jean si ritrova in un una villa presumibilmente abbandonata, privata della vista e della memoria. Potrà fare affidamento solo sulla voce del Guardiano, un personaggio misterioso che sembra volerla mettere alla prova per motivazioni sconosciute.

Quello che più ci è piaciuto nella conduzione emerge dal materiale narrativo donato al giocatore già nelle prime battute: sebbene sia ovviamente enigmatica, la storia offre fin da subito degli spunti sui quali iniziare a farsi un’idea concreta sugli avvenimenti che ruotano attorno alla famiglia di Jean. Un thriller psicologico sotto forma di dramma familiare non avaro di sorprese, inframezzato da una giocabilità incentrata sulla risoluzione di enigmi.

Si vive il viaggio in soggettiva, scegliendo o la coppia di Move (macchinosa negli spostamenti), o il Dualshock (che abbiamo preferito in termini di comodità), e la cecità è condensata nella meccanica della ecolocalizzazione: lanciando un qualsiasi oggetto, un’onda si propagherà dal punto di caduta grazie alla quale saranno delineati i contorni degli elementi dello scenario. Presto vi verrà donato un bastone per facilitarvi nell’impresa, e abusarne significa solo attendere qualche secondo di stordimento per i troppi impulsi sonori.

Passeggiando nella villa, di stanza in stanza, vi imbatterete nei classici puzzle ambientali, la cui qualità non sempre riesce a soddisfare il palato. A parte che talvolta rallentano bruscamente lo scorrere del racconto, ma le soluzioni spesso navigano tra il criptico e l’elementare, visto che molte di queste si focalizzano sulla banale raccolta di oggetti. Tuttavia, incredibilmente, il vero problema deriva proprio dalla cecità.

Sono davvero pochi i puzzle che sfruttano la disabilità come strumento, proprio perché una buona parte degli enigmi si basa paradossalmente su fattori visivi. Dover picchiare in modo costante il bastone, per avere una visuale degna dei dintorni, risulta ben presto ingombrante, specie quando il rompicapo richiede uno studio complesso. Capiamo la volontà degli sviluppatori di trasmettere il disagio nel giocatore, eppure il ritmo rischia di cadere in una frustrazione tale da far desiderare la sparizione dei puzzle. La cecità poteva essere adoperata su fini esplorativi, dove appunto pare funzionare meglio.

La trama però si mantiene sempre interessante durante le circa quattro ore di gioco dell’avventura, coadiuvate da un intelligente uso dei collezionabili: in particolar modo, abbiamo apprezzato moltissimo il ruolo delle radio, dalle quali fuoriescono dei dettagli narrativi da non sottovalutare. Anche esteticamente, nonostante la pochezza poligonale e la deficitarietà delle animazioni, Blind riesce a fornire piccole soddisfazioni: il tratto ricorda il fumetto, dove il nero predomina sul bianco, comunicando un’atmosfera a tratti davvero opprimente.

6.5

Giudizio Finale

Recensione Blind Giudizio Finale – Siamo convinti che Blind sarebbe stato più a suo agio se la componente puzzle fosse stata messa da parte: la storia è ben raccontata e instilla curiosità, ma i puzzle la diluiscono per colpa di soluzioni a volte troppo specifiche, e a volte solo opinabili. La cecità funge più da ingombro che altro, e, per quanto abbia un intrigante significato “metaforico” all’interno del quadro narrativo, non riesce a sposarsi egregiamente con il genere del rompicapo.

PRO CONTRO
  • Trama coinvolgente, fin da subito curiosa
  • Atmosfera a tratti riuscitissima
  • Cecità ingombrante
  • Enigmi altalenanti

Recensione Blind – Trailer

Recensione Blind – Screenshot