7.5

Recensione Bloodroots: la violenza può essere terapeutica

Giorgio Palmieri

Recensione BloodrootsBloodroots è un videogioco di poche parole, e, se lo siete anche voi, andrete di comune accordo. Se poi vi piace pure menare le mani, virtualmente parlando, allora siete nel posto giusto!

Editore Paper Cult
Sviluppatore Paper Cult
Piattaforme PS4, Nintendo Switch, PC Windows
Genere Azione
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Inglese
Prezzo e acquisto 15,99€

D’altronde, come suggerisce la sinossi, in Bloodroots è il mondo ad essere un’arma: in questo colorato videogioco d’azione con visuale a volo d’uccello, palesemente ispirato alle dinamiche del meraviglioso Hotline Miami, non bisogna fare altro che pulire l’area dai nemici che la popolano, prima che loro lo facciano con voi, per poi proseguire a quella successiva.

Più che di azione, però, dovremmo parlare di improvvisazione, proprio perché qualsiasi cosa può diventare un’arma in questa rocambolesca escursione di sangue, e ciascuna di esse si polverizza dopo un numero limitatissimo di utilizzi, costringendovi a prenderne di nuove continuamente. Ce ne sono di classiche, come spade, archibugi e archi, ma anche di assurde, come cavolfiori, fenicotteri giocattolo, carote, sedie e altre sorprese che non mancheranno di strapparvi un sorriso.

Buona parte degli oggetti di scena possono essere raccolti e usati a mo’ di arma: il bello è che queste non solo cambiano lo stile di combattimento, ma modificano persino il movimento. Una scala, ad esempio, la si può adoperare per effettuare un super salto, così come i remi, perfetti per bighellonare con i balzi da una parte all’altra della zona. Infatti, Bloodroots ingloba a sé anche delle classiche sezioni da titolo di piattaforme, lungo le quali bisogna sfruttare l’arma in pugno per superare punti altrimenti impossibili da raggiungere.

La regola sulla quale viene edificata l’intera esperienza, cioè quella secondo cui si uccide con un colpo e si muore in un sol colpo, viene praticamente portata alla totale estremizzazione in modo esponenziale per tutta l’avventura. Pian piano, fanno la loro apparizione nemici corazzati, interazioni ambientali e persino dei boss piuttosto divertenti che ritoccano la formula di base per creare situazioni diverse dal solito sterminio. Il tutto va avanti per circa quattro ore, ma la durata dipende molto dall’abilità del giocatore, poiché il livello di sfida (non selezionabile) di Bloodroots non è affatto da sottovalutare – che è un modo elegante per dire che fa di tutto per farvi perdere. La colpa è spesso del giocatore, ma non sempre: i controlli funzionano bene il più delle volte, sebbene vi siano dei singhiozzi nella precisione. Nel dettaglio, l’auto-mira magnetico talvolta gioca brutti scherzi e aggancia obiettivi che non avrebbe dovuto agganciare.

Alcune fasi poi sono un po’ stringenti e non lasciano troppo spazio alla creatività. Di conseguenza, se non si agisce in una maniera prefissata, o vicina a quella ipotizzata dagli sviluppatori, si va incontro a morte certa. Morire, come ben immaginate, significa ripartire dal punto di controllo con tutti i nemici nuovamente in vita. Bloodroots dà il meglio quando offre al giocatore di esprimersi come vuole e gli permette di risolvere le aree come meglio crede. I livelli poi possono essere tutti rigiocati con dei modificatori sotto forma di cappelli, che, appunto, aggiungono dei bonus: chicche interessati per alimentare la rigiocabilità, anche se il veicolo primario che vi trascinerà a rigiocare è ovviamente il punteggio, basato sul numero di combinazioni, sulle morti complessive e sulla velocità: sono inoltre presenti all’appello le classifiche mondiali che, a fine livello, annunciano la vostra posizione in tempo reale.

Infine, l’ambientazione ricalca le atmosfere del selvaggio West e fa da sfondo ad una trama davvero essenziale, consumata in qualche battuta tra i personaggi. Del resto, la storia narra solo le vicende di un protagonista scampato alla morte, pronto ad ammazzare chiunque l’abbia causata (anche chi non è direttamente collegato, perché altrimenti non sarebbe stato divertente). Tutto ciò viene dipinto con una grafica colorata, piena zeppa di violenza: ogni volta che si sconfigge l’ultimo nemico della zona, la visuale enfatizza il momento con spettacolari colpi di grazia di sicuro non adatti ai deboli di cuore.

Lo stile fumettoso adottato fa a cazzotti con la ferocia dell’azione e delle fantastiche animazioni. Purtroppo alcune zone tendono ad abusare di tinte unite troppo saturate che francamente stonano con la pulizia a schermo. Simpatici invece i temi musicali, così come gli effetti sonori, abili nel descrivere la brutalità dei colpi. Noi lo abbiamo provato su PS4 Pro dove, a parte dei piccoli singhiozzi, riesce a mantenere i sessanta fotogrammi al secondo: se ne avete la possibilità, considerate la versione Nintendo Switch, perché il gioco si sposa bene con la fruizione portatile.

7.5

Giudizio Finale

Bloodroots è un inno alla violenza, quella ludica, e la comunica attraverso un gioco d’azione frizzante, plasmato sulle dinamiche fulminee di Hotline Miami. Alle volte un po’ troppo schematico e frustrante, esplode quando lascia al giocatore il potere di uccidere come vuole, e quando, in pratica, l’ambiente diventa davvero un’arma, e non una regola da seguire alla lettera. Non perdetevelo se vi piace il genere e se amate scalare le classifiche.

PRO CONTRO
  • Veloce, immediato, d’improvvisazione
  • Tantissime armi diverse
  • Fasi di piattaforme intriganti
  • Più vario di quanto preventivato
  • Alcuni scenari modesti
  • Picchi frustranti di sfida
  • Qualche schema troppo stringente
  • Piccoli singhiozzi nella precisione

Trailer

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