Call of Duty: Black Ops 4 è prevedibile. Ma è un male? (recensione)

Giorgio Palmieri -

Recensione Call of Duty: Black Ops 4 – Alla fine è successo davvero, alla faccia di chi lo credeva impensabile. Call of Duty: Black Ops 4 ha eliminato la campagna per completare l’identità che la saga si è costruita anno dopo anno, quella di un’esperienza votata esclusivamente al multigiocatore. Avrebbe potuto migliorare la storia, avrebbe potuto riscrivere le dinamiche di gioco per ampliarne gli orizzonti, ma Activision e Treyarch hanno preferito cancellarla.

Eppure, non è il primo titolo che si piazza sugli scaffali a prezzo pieno senza la componente dedicata al giocatore singolo. Titanfall aveva fatto da precursore in tal senso, seguito a ruota da Overwatch. Ora tocca alla longeva saga bellica dire la sua. Ecco le nostre impressioni, condensate in un primo giudizio dopo numerose ore passate in sua compagnia.

Editore Activision
Sviluppatore Treyarch
Piattaforme PS4, Xbox One, PC Windows
Genere Sparatutto
Modalità di gioco Multigiocatore
Lingua Completamente in italiano
Prezzo e acquisto 69,99€

Video Recensione Call of Duty: Black Ops 4

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro.

Prossimamente

Oltre le armi c’è di più

L’offerta di Call of Duty: Black Ops 4 si divide sostanzialmente in quattro parti. La prima è quella che vorrebbe ingenuamente sostituire la campagna, legata al cosiddetto Quartier Generale Specialisti, mediante il quale potrete prendere dimestichezza con il gioco prima di scendere sul campo online, rischiando di fare figure barbine. Si tratta in buona sostanza di un tutorial mascherato con degli sketch che cercano di dare una sorta di contestualizzazione ai personaggi di questo quarto capitolo.

Ciascuno dei dieci specialisti sfoggia un set di tre fasi, ovverosia una breve sezione d’addestramento, un filmato introduttivo e un combattimento contro i bot a livello scalabile, un’ottima scusa per illustrare i tratti delle varie modalità del multigiocatore, e per sbloccare nuove skin in Blackout, di cui parleremo a breve.

Parliamoci chiaro: non crediate di avere tra le mani un degno rimpiazzo delle robuste campagne viste in passato, che, per quanto possano non interessare né piacere, fornivano sempre esperienze dai grandi valori produttivi, spettacolari nella loro “ignoranza” e coinvolgenti nella loro veste da blockbuster. Ciò detto, nonostante l’evidente operazione di risparmio risorse, il Quartier Generale Specialisti è quanto di più coerente si potesse chiedere per la nuova direzione intrapresa, anche se, missione dopo missione, continuavamo a fantasticare su come sarebbe potuta essere un trama intrecciata tra le nuove personalità. Ma pretenderla significa non aver compreso cosa è adesso Call of Duty.

Il cuore pulsante del pacchetto, lapalissiano, è il Multigiocatore, tradizionale come ogni anno. L’approccio è conservativo, molto fedele alle sue origini e ai bisogni dei fan, i quali esigono i “piedi per terra” durante l’azione, senza super-salti né balzi sui muri.

Tuttavia, porta con sé varie novità a livello di meccaniche, molto attente alle tendenze del momento, che non snaturano affatto la velocità delle sparatorie tipiche del franchise. Abbiamo anzitutto la guarigione manuale per ogni personaggio, relegata ad una siringa utilizzabile ad alta frequenza, come se fosse un’abilità: una volta usata, ricaricherà la vita in una manciata di secondi, ma subire danno, nel mentre, fermerà il processo di cura. In più, adesso ciascun eroe dispone di centocinquanta punti vita, che sono sempre visibili sulla testa dei giocatori, alleati e nemici.

Per quanto banale possa apparire agli occhi di chi non mastica la saga, l’aggiunta della siringa manuale incide sul ritmo degli scontri, e apre un ventaglio di opportunità per rimanere in piedi più a lungo, o quantomeno per riprendersi più velocemente da un duello. La dinamica ben si sposa con il nuovo sistema di specialisti: ciascuno è caratterizzato da una dotazione di due abilità attive, una adoperabile abbastanza frequentemente, l’altra invece avrà bisogno di molto tempo per caricarsi, alla stregua di una supercaricata à là Destiny.

“Specialista” non significa “classe”: quella andrà scelta a parte, e determinerà armi (purtroppo sempre vincolate a due tipi), accessori e specialità personali. Potrete eventualmente crearne una da zero, scegliendo ciò che più si addice al vostro stile, comprese serie di punti, ottiche e attrezzatura, che spazia da stimolanti che velocizzano la ricarica della vita, al giubotto antiproiettili che riduce la velocità di movimento, favorendo la protezione contro la prima scarica di proiettili.

Siamo davanti al capitolo di Black Ops più personalizzabile di sempre, e presumibilmente quello più bilanciato, grazie appunto al sistema di specializzazioni che sembra combaciare alla perfezione con quello delle classi, anche se sono modelli già ampiamente rodati in altri titoli, in salse diverse ma in sostanza simili. Così facendo perde un po’ riconoscibilità, ma è il prezzo da pagare per offrire una prospettiva diversa sulla formula. È bene poi sottolineare che l’estetica degli eroi al momento risulta poco ricca di completi, gesti e graffiti, cosa che potrebbe minare la longevità a lungo termine per gli amanti della personalizzazione visiva.

Per quanto riguarda le mappe, queste attingono dalla grammatica del disegno attorcigliato in pieno stile Call of Duty, con spazi mai troppo grandi e mai troppo protetti, vie secondarie, e punti di rinascita tutto sommato ben piazzati. Se ne contano quattordici in tutto, e c’è un buon miscuglio tra novità e ritorni in grande stile (Jungle, Slums, Summit e Firing Range spiccano tra i rifacimenti).

Tra le otto modalità disponibili, tutte piuttosto classiche, e con variante Veterano per una cerchia, abbiamo decisamente apprezzato Furto e Controllo. La prima strizza l’occhio a Counter Strike, dove è necessario prendere il denaro per portarlo al sito di estrazione. Vince il round la squadra che riesce ad estrarre il carico o che elimina tutti gli avversari. L’elemento intrigante è che i soldi accumulati potranno essere spesi per acquistare equipaggiamento prima dell’inizio di ogni round. In Controllo, al contrario, le squadre si alternano nell’attaccare e difendere delle zone: le vite sono limitate per entrambi i team, il cui attaccante deve catturare i due punti per vincere il round. Queste due modalità fanno splendere le novità della formula di Black Ops 4 e valorizzano le abilità degli specialisti, tanto è vero che spingono i giocatori a pensare fuori dagli schemi imposti da Call of Duty, scegliendo un approccio più tattico e ragionato in cui la collaborazione con la squadra è vitale.

Il matchmaking, d’altro canto, rimane snello, celere nel trovare giocatori e nell’avviare partite nel più breve tempo possibile, aiutato da caricamenti piuttosto brevi. Tutto ciò si riflette sulla nuovissima modalità Blackout, l’attesissima battle royale sulla quale si è discusso a lungo, e che invece risulta esattamente quello che potete immaginare con un pizzico di immaginazione. La più grande mappa mai realizzata per un Call of Duty ospita infatti l’ormai classico conflitto tra cento partecipanti – e non più ottanta come previsto inizialmente – raggruppati in squadre da quattro o da due elementi. Non manca nemmeno la possibilità di avventurarsi da soli, per i lupi solitari lì fuori.

E quindi ci si lancia con la tuta alare dall’elicottero, si atterra in un punto, e bisogna recuperare armi ed equipaggiamento per rimanere in piedi (dove l’avete già sentita questa musica?). La conduzione, come in ogni battle royale che si rispetti, spinge i partecipanti verso la zona sicura, fuori dalla quale subirete gravi danni, che ovviamente riduce la sua ampiezza con lo scorrere della lancetta. Nulla di nuovo all’orizzonte, se non fosse proprio per l’elemento Call of Duty.

Blackout, difatti, è un enorme compendio alla saga, un calderone dove troviamo praticamente tutti i punti di forza di Black Ops, dalle assuefacenti sensazioni donate dalle armi, al complesso sistema di ottiche e accessori, fattori imbevuti in un grande territorio composto da pezzi di altre mappe provenienti dalla storia della serie.

Potrete confezionare ottime strategie belliche, grazie anche all’attrezzatura schierabile (come del filo spinato) e alle naturali tattiche belliche incentrate sulla coordinazione, ragione per quale Blackout è in grado di dare il meglio di sé giocato con cuffie e microfono. Come se non bastasse, l’introduzione dei veicoli, volanti, aerei e terrestri, offre un gradino di profondità in più alla giocabilità, sebbene la guidabilità andrebbe perfezionata. Fanno capolino persino gli Zombie guidati dall’intelligenza artificiale, che vanno a pepare ulteriormente la minestra.

L’uso dei medikit imita quello visto in altri esponenti della stessa tipologia, visto che le scorte, limitatissime, dovranno essere reperite in angoli ben nascosti della mappa. Non abbiamo trovato comoda la navigazione nell’inventario, che avrebbe beneficiato invece di un menù a ghiera, ma un po’ d’abitudine riuscirà senz’altro ad migliorare la situazione.

L’aspetto più convincente emerge proprio dalla natura immediata di questa battle royale: ci sono poche attese, si entra subito in partita, e il tutto si svolge con un ritmo molto veloce. Delude però il lato sbloccabili: bella la possibilità di poter vestire i panni dei personaggi provenienti dai vari episodi di Black Ops, ma gli aspetti estetici si contano sulle dita di una mano. In definitiva, la battle royale secondo Activision e Treyarch risulta molto scontata oltre che canonica, e rispetta le regole del genere senza intaccarle. Ci saremmo aspettati qualcosina in più, qualcosa di più fresco, anche se è evidente che questo capitolo non voglia uscire fuori dal binario in alcun modo.

Non a caso, nemmeno la modalità Zombie sorprende in quanto a inventiva. Quest’anno, quantomeno Treyarch ha implementato due modi differenti di giocare: Classica per le partite tradizionali, lunghe e con dialoghi tra i personaggi; Assalto per un’azione arcade veloce e focalizzata sul punteggio. Ambedue si dipanano lungo tre mappe differenti: Voyage of Despair si svolge sul Titanic; Blood of the Dead ricalca Mob of the Dead di Black Ops 2; l’ultima, ma non per importanza, è IX, la migliore del trittico, che prende piede in un’arena nell’Antica Roma.

Si sale di livello, si ottengono nuovi accessori, elisir e talismani, si completano sfide per sbloccare mimetiche inedite: insomma, la personalizzazione è stata irrobustita, anche se il rischio ripetitività è sempre in agguato. E se le regole precompilate non dovessero andare a genio, vi è un menù dedicato ai modificatori, che include un centinaio di variabili per cambiare difficoltà, limiti di tempo, danni, salute degli zombie e molto altro.

Nonostante i filmati di presentazione facessero pensare ad una componente narrativa più marcata, la modalità Zombie si presenta anch’essa in veste classica e senza clamorose originalità, un buon modo per spezzare l’eventuale monotonia dovuta al multigiocatore testa a testa, che è poi il cuore del pacchetto. Simpatiche le interazioni vocali tra i vari personaggi dell’epopea Zombie, riusciranno a strapparvi un sorriso probabilmente, ma ecco, la “trama” finisce lì.

A malincuore, dobbiamo aprire una parentesi di delusione circa la grafica su PS4 Pro, che sembra non aver ricevuto quel trattamento di levigatura auspicato a beta conclusa. I sessanta fotogrammi al secondo si dimostrano granitici, ma modellazione poligonale e texture lasciano spesso a desiderare, a prescindere dalla modalità giocata. Il motore è vecchio, stanco, e la cura al dettaglio, anche sulle armi stesse, non soddisfa come avrebbe dovuto, imbevuta in una resa grafica solo accettabile. Benché il contesto bellico sia preponderante, però, Black Ops 4 esplode di colori, brilla ma non stanca gli occhi, ed è l’aspetto più convincente dell’apparato visivo.

Buono invece tutto ciò che concerne l’audio, dal doppiaggio in italiano all’effettistica sonora di ogni, singolo fucile, ma da Call of Duty non potevamo aspettarci qualcosa di differente. Segnaliamo infine la possibilità di poter giocare offline a tutte le modalità (eccetto Blackout) sia contro i bot che con un massimo di tre amici tramite lo schermo condiviso.

Conclusioni

Recensione Call of Duty: Black Ops 4 Giudizio Finale – Call of Duty: Black Ops 4 è tanto conservativo quanto diverso se lo si va ad analizzare senza pregiudizio. La ricetta ha cambiato alcuni dei suoi iconici ingredienti, ponendo l’accento sugli aspetti tattici e collaborativi. Niente di nuovo, dato che li eredita da altri esponenti ben noti, ma nel contesto frenetico di COD tutto assume un’altra dimensione che sarà sicuramente ben accolta dai fan. L’aggiunta della battle royale non nasconde grandi sorprese, offrendo uno stile di gioco riconoscibile, dove è il tocco di Black Ops a dare carica alla modalità. Zombie invece è Zombie, rispolverata e poco più. Peccato si debba comunque sostenere il prezzo pieno nonostante il taglio della campagna, la cui assenza si fa sentire e non poco. Viene da chiedersi se il pacchetto valga davvero la spesa nell’immediato, in virtù di un costoso Battle Pass, con annessi acquisti in-app di cui sappiamo ancora poco. Di sicuro questo capitolo ha palesato la direzione verso cui la saga vuole dirigersi, un percorso sempre attentissimo alle mode e alle esigenze di mercato. Speriamo solo non smarrisca la via. Rimanete sintonizzati per conoscere la nostra valutazione definitiva.

PRO CONTRO
  • Sparatorie sempre solidissime, dalle buone possibilità di personalizzazione
  • Novità che cambiano alcuni stilemi della formula
  • Furto e Controllo sottolineano l’importanza delle specializzazioni
  • Battle Royale canonica, ma rapida e immediata
  • Prezzo pieno, Battle Pass e acquisti in-app altamente opinabili, e l’offerta contenutistica non li giustifica
  • Eredita molto da titoli già esistenti, perdendo identità
  • Visivamente sottotono

Recensione Call of Duty: Black Ops 4 – Trailer

Recensione Call of Duty: Black Ops 4 – Screenshot

  • Ale023

    senza offesa ma dire che zombie non ha un granchè di storia vuol dire non averci giocato, nonostante il nome che il più classifica come causal cod zombie ha una trama è una lore che non ha nulla da invidiare alla maggior parte dei giochi sul mercato

    • Nessuna offesa, tranquillo, è giusto criticare, anzi giustissimo, anche se insinuare ad un recensore che non ha praticamente giocato ⅓ dell’offerta è una cosa davvero poco carina. Tuttavia, il “una trama e una lore che non ha nulla da invidiare alla maggior parte dei giochi sul mercato” mi fa un po’ sorridere sinceramente. Capisco che c’è chi la ama e segue da tempo, pronto per stupirsi per il più piccolo dei dettagli, ma…

      Quello che rimproveravo è che, nonostante il taglio clamoroso della campagna, non si siano fatti passi in avanti nell’esperienza narrativa della modalità zombie, che rimane semplicemente una modalità zombie con novità solo a livello di gameplay, benché i filmati pubblicitari alludevano ad una maggiore componente di trama. Si tratta di tre (belle) mappe sulle quali dei personaggi parlano tra loro mentre ammazzano fiumi di zombie. Nessun filmato degno di nota, nessun evento. Fine. Critico le modalità di narrazione, non l’idea, la “lore” che c’è dietro.

      • Ale023

        In realtà il modo in cui la storia viene narrata è molto più complessa di come la descrivi tu, in ogni mappa c’è un obiettivo principale da compiere solo che inizialmente nessuno sa con precisione quale sia e si scopre andando avanti con i round interagendo con oggetti nascosti e facendo diversi step per risolvere il “main easter egg” che si conclude spesso in una boss fight (non so se anche in questo caso dato che la community ancora non ha trovato tutti gli step) e viene seguita da una cutscene che invita ad attendere all’avventura successiva, certo può essere criticata perché poco accessibile o definita narrata male ma in realtà è proprio quello che la community adora: una storia complessa che viene raccontata solo se il giocatore ci si mette di impegno. Inoltre volevo soffermarmi sulla tua frase “migliorie solo sul lato gameplay” e hai detto poco? E una diretta evoluzione di bo3 che lo rinnova ma senza travolgerlo. Non vorrei aver seccato con i miei commenti comunque, capisco che recensendo giochi non ci si può soffermare troppo su una modalità dove si deve perdere un po’ di tempo inizialmente per capire come funziona trama e gameplay dovendo rispettare l d1, tanti saluti spero di averti fatto scoprire qualcosa di nuovo chissà casomai ti apaasioni xD