Recensione Call of Duty: Modern Warfare: CoD è tornato! (foto e video)

Lorenzo Delli -

Recensione Call of Duty: Modern Warfare – Forse definirlo un ritorno alle origini non è del tutto esatto. Infinity Ward e le altre software house coinvolte si sono più che altro impegnate ad offrire un “fresh start” alla celebre serie Modern Warfare, realizzando un capitolo che sì, deve molto al passato, ma che guarda molto anche al futuro offrendo una campagna singolo giocatore realizzata ex-novo e stravolgendo l’impalcatura online con mappe diverse, nuove modalità e tante altre novità di rilievo. Ecco la nostra recensione completa.

Editore Activision
Sviluppatore Infinity Ward
Piattaforme PS4, Xbox One, PC Windows
Genere Sparatutto
Modalità di gioco Singolo giocatore, Multi giocatore
Lingua Italiano

Video Recensione Call of Duty: Modern Warfare Campagna

La nostra video recensione della campagna di Call of Duty: Modern Warfare è realizzata utilizzando spezzoni di gameplay dalle nostre sessioni di gioco su ASUS GS30. Buona visione!

Recensione Campagna

Le campagne di Call of Duty sono da sempre uno dei fiori all’occhiello della serie. Facile quindi intuire la delusione dei fan quando arrivò la conferma che in Black Ops IIII non ci sarebbe proprio stata la campagna. Fortuna che Infinity Ward ha preferito non portare avanti questa tendenza proponendo per questo nuovo capitolo una delle migliori, se non la migliore, campagne mai viste nella serie.

La storia che viviamo in prima persona nel nuovo Modern Warfare ci proietta in un contesto moderno, dove il delicato equilibrio dell’assetto geopolitico viene scosso da quello che all’apparenza sembrerebbe l’attacco terroristico di un noto gruppo del medio oriente, Al-Qatala. C’è come al solito quella classica contrapposizione tra i buoni, americani e inglesi, e i cattivi, i russi e i gruppi terroristici medio orientali, che potrebbe sembrare scontata e anche un po’ banale. Nel gioco c’è anche il richiamo ad un evento storico in cui viene chiamata in causa proprio la Russia. Peccato che il Cremlino non abbia nulla a che fare con quello specifico evento (se volete approfondire, qui), tanto da spingere Sony a bloccare le vendite della versione PS4 in Russia, probabilmente per non alimentare possibili polemiche a riguardo. C’è anche da dire che, almeno fino alla fine della campagna, il ruolo della Russia è facilmente fraintendibile, e per trarre le dovute conclusioni sarebbe bene giocarla fino in fondo.

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In tutto ciò, la storia in realtà è meno banale di quanto si possa pensare. Anzi, parte della trama è vissuta a fianco e nei panni di Farah Karim, fondatrice dell’Urzikstan Liberation Force, una milizia dello stato immaginario dell’Urzikstan che si oppone strenuamente all’occupazione russa e al gruppo terroristico di Al-Qatala. Non c’è quindi il tentativo di far passare un messaggio sbagliato o semplicistico come “tutti i medio-orientali sono terroristi“, visto e considerato che ci sono abitanti dell’Urzikstan stesso che combattono strenuamente i terroristi autoctoni.

In ogni caso, in buona parte delle missioni che compongono la campagna, il gioco ci mette di fronte a situazioni particolarmente tragiche. Situazioni che rimangono impresse e che ci costringono, grazie alla loro crudezza e al loro impatto visivo, a vedere i conflitti sotto un’ottica diversa. La teatralità e la spettacolarità sono ancora lì, ma stavolta più che mai c’è spazio per gli orrori della guerra. Viviamo in prima persona (virtuale ovviamente) quelli che potrebbero essere gli effetti di un attacco terroristico su ampia scala per le strade di Londra con il coinvolgimento diretto dei civili, sperimentando il terrore di essere colpiti dove ci si sente più al sicuro. E ancora, vediamo madri che per difendere i loro figli imbracciano le armi venendo crivellate di colpi; miliziani che, per difendere la loro patria, sacrificano la loro vita. A un certo punto ci troviamo persino nei panni di una bambina che, con il fratellino a suo fianco, dovrà scappare dalle grinfie dell’esercito russo. Qui entra in gioco una prospettiva completamente diversa, commovente e allo stesso tempo terrorizzante. Si vivono momenti intensi, come la morte di un genitore, il massacro di innocenti, la fuga da adulti privi di scrupoli; c’è persino un combattimento che mette in luce tutte le potenzialità del titolo e, nuovamente, le difficoltà che avrebbe un bambino in un contesto così sbagliato.

I livelli sono sì su “binari“, ma offrono un minimo di libertà di approccio, quanto basta per dare vita a delle vere e proprie strategie. A vostro vantaggio ogni missione è farcita di checkpoint, particolarmente utili se decidete di sperimentare sin da subito livelli di difficoltà più elevata che vanno ad aggiungere longevità e anche un ulteriore grado di soddisfazione. La campagna permette anche di apprezzare il considerevole numero di bocche da fuoco che, in buona parte, caratterizzeranno anche la sezione multigiocatore. Il feeling delle armi è magnifico, così come il comparto audio delle stesse. Si usano anche quelle che poi saranno le abilità da serie di uccisioni nel multiplayer, e c’è persino un livello incentrato unicamente sul cecchinaggio. Banale? Non proprio, visto che ci insegna a sparare ad altissime distanze tenendo conto della traiettoria del proiettile e del vento. Bellissime anche le sezioni stealth del gioco, con l’ausilio del visore notturno che, sulla sinistra, presenta una barra per percepire l’eventuale presenza di sorgenti luminose. In una delle missioni ci troviamo a dover fare irruzione in un palazzo togliendo la corrente proprio per sfruttare al meglio il vantaggio tattico offerto dal visore. Davvero intensa, forse una delle migliori. Fantastica anche la missione nell’ambasciata americana, che in un determinato frangente ci mette anche nei panni di un civile (in terza persona, capirete poi giocando perché) che deve passare inosservato tra svariati miliziani poco amichevoli.

E per quanto riguarda la longevità? Non aspettatevi miracoli. A difficoltà normale ci si aggira intorno alle 6 ore, qualcosina in più nel caso siate giocatori un po’ meno avvezzi al genere. Come accennato, alzando ulteriormente la difficoltà la durata tende ad aumentare per il semplice motivo che dovrete ripetere più volte certe sezioni più inclini al fallimento. In certi frangenti potrebbe diventare un po’ frustrante, ma è anche parte dell’esperienza. Dopo i titoli di coda in realtà la campagna continua, anche se in modo non convenzionale. La modalità online Operazioni Speciali vi propone una serie di missioni (affatto banali) che di fatto proseguono in parte la trama di Modern Warfare mettendovi nei panni di operatori che poi giocherete anche nelle altre classiche modalità online. Sarete però affiancati da altri 3 giocatori con cui dovrete collaborare (magari anche in chat vocale) per portare a termine svariati obiettivi a difficoltà crescente.

Per quanto riguarda il comparto tecnico ci soffermeremo maggiormente quando ne riparleremo in occasione del comparto multigiocatore. In ogni caso è proprio la campagna singolo giocatore in cui il motore grafico di Call of Duty: Modern Warfare dà il meglio di sé. La spettacolarità di alcuni eventi è resa alla perfezione anche grazie ad esplosioni voluminose e, almeno su PC, anche grazie agli effetti aggiuntivi dettati dall’utilizzo del ray-tracing. Grazie al fatto che varie missioni sono ambientate al buio o comunque con situazioni di luminosità non certo favorevoli, gli sviluppatori hanno giocato molto sulle luci e sulle ombre, valorizzandole anche da un punto di vista tattico. Prepararsi a fare fuoco perché si vede un’ombra proiettata in tempo reale o sbarazzarsi delle fonti di luce per ridurre la visibilità nemica è all’ordine del giorno. Dobbiamo ammettere di avere avuto qualche problemino su PC, riscontrato fra l’altro da altri utenti: l’installazione infinita degli shader nei menu di gioco e, per qualche misterioso motivo, quasi tutti i filmati della campagna a scatti, cosa che non succedeva assolutamente in gioco anche con dettagli ad ultra e ray-tracing attivo.

Recensione Multiplayer

Era ovvio che proprio il comparto multigiocatore sarebbe stato quello più discusso e chiacchierato dalla community. La campagna lascia indubbiamente il segno, ma per quanto possa essere rigiocabile anche grazie ai vari livelli di difficoltà, è proprio l’online il fulcro di ogni Call of Duty che si rispetti. Abbiamo già fatto cenno alla modalità co-op online che, a fianco di altri tre giocatori, ci permette di vivere una sorta di proseguo della campagna singolo giocatore permettendoci tra le altre cose di far salire di livello il nostro account.

Già questa modalità potrebbe essere sufficiente a soddisfare qualche palato, visto che le missioni proposte non sono affatto banali. C’è però da dire che le mappe in cui si disputano queste partite contro la CPU sono estremamente vaste, tanto da risultare praticamente vuote. Da un punto di vista competitivo però Modern Warfare dà il meglio di sé con una valanga di modalità di gioco. La cosa migliore è cercare di analizzarle un po’ tutte rapidamente per farsi un’idea di quello che ci troveremo ad affrontare.

  • Deathmatch a squadre: quanto di più classico si può chiedere. C’è però da dire che alcune mappe di gioco risultano talmente ampie da ridurre la frequenza degli scontri a fuoco, specialmente nella variante a 20 giocatori. Le meccaniche di respawn sono rimaste simili al passato, con una sorta di rotazione dei punti di spawn che dipende dalla presenza di truppe nemiche e amiche nella zona. Diciamo che a pelle sembra essere necessaria un po’ più di tattica del passato. Ci viene in mente la mappa Aniyah Palace che ruota appunto attorno ad un palazzo collocato più meno al centro. Muoversi alla cieca è poco conveniente, anche perché il palazzo, che spesso si trasforma nel punto in cui si arrocca la propria squadra o quella avversaria, è caratterizzato da più piani e svariati ingressi. Il gioco di squadra conta più che mai.
  • Dominio: un’altra delle modalità classiche, forse la nostra preferita (giudizio puramente soggettivo, si intende). Sulle mappe più piccole, come Piccadilly Circus e St. Petrograd, è un vero e proprio inferno di proiettili. Forse è il modo più valido per apprezzare un gameplay più vecchio stile, dove ci si mantiene molto in mobilità e dove i “camper” (leggasi cecchini) devono comunque muoversi di frequente per evitare ripercussioni. Anche qui è presente una variante da 20 giocatori.

  • Quartier Generale: una modalità piuttosto interessante. Ve ne avevamo già parlato in occasione della beta. I quartier generali appaiono in modo casuale nelle mappe, la squadra che riesce a conquistarlo vede il respawn disattivato ma in compenso guadagna punti. Vince la squadra che per prima totalizza 200 punti. Una evoluzione del Dominio, anzi, è più Dominio ad essere una sua evoluzione visto che QG appariva nel primissimo Call of Duty nel “lontano” 2002.
  • Attacco Informatico: una sorta di “Cerca e Distruggi” con regole molto particolari. C’è una bomba EMP al centro della mappa e due generatori, uno per squadra, che vanno distrutti per vincere il match. Si può vincere anche uccidendo tutti i membri della squadra avversaria. Il respawn quindi è disattivato, ma si può curare i compagni feriti mortalmente.
  • Cerca e Distruggi: altra modalità classica senza rientro.
  • Scontro: team da 2 giocatori l’uno si scontrano su mappe ristrettissime in più round, sei in tutto; vince il team con più round all’attivo. Consigliata per giocatori particolarmente esperti. Ascoltare attentamente è parte integrante dell’esperienza.
  • Visore notturno: un’altra modalità per giocatori da palati sopraffini (e preferibilmente esperti). Si gioca con il visore notturno, con un’interfaccia di gioco ridotta, con una salute “standard” e con headshot ancora più “cattivi”.

  • Uccisione Confermata: ogni vittima lascia in terra una piastrina da raccogliere. Anche gli alleati possono recuperarle, l’obiettivo è ovviamente quello di raccoglierne più degli avversari.
  • Tutti contro Tutti: un gran macello, il Deathmatch vecchio stile che gli amanti del gioco di squadra dovrebbero proprio lasciar perdere.
  • Guerra Terrestre: è la modalità che probabilmente meriterebbe un maggior approfondimento. 64 giocatori suddivisi in due squadre si scontrano su mappe particolarmente ampie in cui vengono schierati anche mezzi aerei ed elicotteri. Un tentativo di agganciare parte dell’utenza di Battlefield, o comunque di riempire l’eventuale vuoto di modalità che vantino più giocatori contemporaneamente? Forse. L’esperienza risulta però ben diversa. Cambia molto l’approccio rispetto alle modalità classiche e, come era prevedibile, sono molto favoriti i cecchini. Sul feeling dei veicoli ci sono margini di miglioramento, ma ci sta anche di non incrociarli né tanto meno pilotarli durante l’arco di una intera partita.

Potremmo esserci dimenticati di qualcosa ma la verità è che il team di Activision sta continuando ad inserire modalità e, a dare retta a quanto scovato nel codice, il loro numero dovrebbero arrivare a quota 23 (e sono in arrivo anche tante altre mappe, qui i dettagli). Come dicevamo poco fa però le polemiche non sono mancate. C’è chi sostiene che questo nuovo Modern Warfare favorisca fin troppo i camper (leggasi nuovamente cecchini, i camper sono altra cosa), diversificandosi fin troppo dal passato. Non ci troviamo del tutto d’accordo. Intanto diversificarsi dal passato è un bene: riproporre le stesse dinamiche e le stesse mappe dei vecchi Modern Warfare non avrebbe avuto senso. Inoltre le tante modalità di gioco, le diverse dimensioni delle mappe affrontate e tutte le dinamiche che derivano dall’utilizzo dei potenziamenti da campo e delle killstreak fanno sì che ogni situazione possa essere affrontata con miriadi di approcci diversi. I tanto odiati “camper” ad esempio possono essere segnalati con gli appositi droni, uno dei tanti potenziamenti da campo; inoltre le dinamiche circolari di respawn garantiscono proprio che i giocatori continuino a “ruotare” intorno alla mappa, arrivando magari anche alle spalle dei cecchini.

Da sottolineare la presenza della meccanica dell’appostamento, il che ci porta al dinamismo del nuovo Modern Warfare. Scordatevi corse sui muri, jetpack o altre diavolerie. La massima acrobazia acconsentita è la scivolata quando vi accovacciate dopo una corsa. Si salta, si scavalcano agilmente vari ostacoli e in generale si tende molto a sfruttare la verticalità dei livelli e dei vari elementi di gioco sparsi nelle mappe. Spigoli, muri e simili possono però essere utilizzati per gli appostamenti, una modalità che vi immobilizza dietro una superficie coprendo buona parte del corpo, lasciando ovviamente esposta la testa e l’arma. Ottima per difendere punti strategici, vi rende però estremamente vulnerabili ai fianchi o all’eventuale uso di granate o killstreak particolarmente letali. Visto che ci siamo parliamo proprio di quest’ultime e dei potenziamenti da campo. I potenziamenti sono sostanzialmente delle abilità: ogni giocatore ne sceglie una e, dopo un certo tempo di carica, può essere schierata in battaglia con effetti diversi. Si va dalle barriere, ottime per difendere punti sensibili e per sfruttare la meccanica dell’appostamento, ai droni per la ricognizione. Non mancano casse di rifornimenti utilizzabili da tutta la squadra e tanto altro.

Di killstreak ce ne sono un bel po’, ognuna caratterizzata da un determinato numero di uccisioni da portare a termine per avere l’opportunità di utilizzarla. Anche in questo caso si va dai classici bombardamenti aerei, UAV e missili cruise fino ad arrivare a droni terrestri armati fino ai denti, carri armati da pilotare, caccia VTOL che pattugliano zone da voi indicate e così via. Ovviamente sta al giocatore scegliere quale portare in battaglia. E il grado di personalizzazione non finisce qui. Oltre alla scelta di questi ultimi due fattori ci sono anche i classici perk, che fortunatamente non danno adito (almeno da quanto abbiamo visto noi) a combinazioni tossiche (martirio + juggernaut vi dice nulla?) e una più che discreta personalizzazione delle armi da fuoco. Le armi da fuoco, così come l’account utente, salgono di livello utilizzandole e facendo quante più uccisioni/assist possibili.

Le polemiche a cui facevamo cenno prima si sono scatenate non solo per via di meccaniche quali l’appostamento, ma anche per via del design delle mappe. Come dicevamo proprio la loro verticalità e, in generale, la loro marcata diversità favoriscono molto l’utilizzo di approcci diversi. È un po’ pretenzioso, nonché inutile, sperare di affrontare ogni singola mappa con la stessa combinazione di perk, killstreak, armi e approccio al gioco. Un conto è realizzare una build per livellare che, in qualche modo, si adatta più o meno a quasi tutti i contesti. Un conto è costruirsi tutte le varie build con i vari strumenti che praticamente da sempre Call of Duty mette a disposizione e sfruttare al massimo i vantaggi offerti dal campo di battaglia. Per chi si lamenta poi della rotazione delle mappe, che sembra favorire sempre le solite, non possiamo che risottolineare che sono in arrivo un bel po’ di novità in merito e che in ogni caso per variare un po’ è anche consigliabile cambiare spesso modalità di gioco. Il ritmo di gioco in generale è un po’ più lento dei vecchi capitoli, non tanto per le dinamiche legate al movimento, quanto più per tutto quello che abbiamo detto finora e per l’eventuale vastità di alcune mappe. Niente di paragonabile a un Battlefield comunque!

9.0

Giudizio Finale

Recensione Call of Duty: Modern Warfare Giudizio Finale -Il nuovo capitolo di Infinity Ward vanta una campagna solida, divertente ed emozionante, anche grazie alla possibilità di vivere i conflitti da punti di vista diversi. Gli orrori della guerra sono lì, di fronte agli occhi di tutti, per ricordarci che sì, Modern Warfare è un videogioco come tanti, ma che non per questo i temi affrontati vadano banalizzati. Non durerà molto, ma è difficile che non rimanga impressa. Gradita poi la presenza delle Operazioni Speciali che in qualche modo ampliano la sezione PvE del gioco permettendo anche di accumulare i primi punti esperienza e livelli da utilizzare nella parte PvP del gioco, anche se le mappe risultano fin troppo dispersive.

Per quanto riguarda il comparto multigiocatore, nonostante le polemiche della prima ora, possiamo dirvi che Modern Warfare offre una valanga di modalità di gioco, svariate mappe (in continuo aumento), una personalizzazione dei vari operatori encomiabile e un ritmo di gioco che, nonostante sia più lento del passato, si lascia apprezzare. Spariscono tutte quelle abilità di movimento che rendevano fin troppo frenetico il tutto, favorendo un approccio più ponderato alle varie situazioni. Insomma, in definitiva un acquisto obbligato per ogni fan della serie. Call of Duty è tornato, ed è qui per restare!

PRO CONTRO
  • Campagna solida e divertente, continua con le Spec Ops
  • Tematiche affatto banali
  • Personalizzazione operatori (multiplayer)
  • Tante modalità e mappe (multiplayer)
  • Nuovi contenuti in arrivo (multiplayer)
  • Una disattenzione storica evitabile (campagna)
  • Molto cruda (campagna)
  • Le mappe delle Spec Ops sono dispersive
  • Ad alcuni giocatori potrebbe non piacere il ritmo (multiplayer)

Screenshot Campagna – Recensione Call of Duty: Modern Warfare

Screenshot Multiplayer

Trailer – Recensione Call of Duty: Modern Warfare

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