Forse non avete capito Code Vein (recensione)

Giorgio Palmieri

Recensione Code Vein – Titolo strano, Code Vein. Non nel significato, ma di sicuro in tutto il resto: ecco la nostra recensione del gioco di ruolo d’azione dal sapore di soulslike, a opera di Bandai Namco, dopo aver passato una trentina di ore in sua compagnia.

Editore BANDAI NAMCO Entertainment
Sviluppatore BANDAI NAMCO Studios
Piattaforme PS4, Xbox One, PC Windows
Genere Gioco di ruolo d’azione
Modalità di gioco Singolo giocatore, Multigiocatore (online)
Lingua Audio inglese/giapponese, Testi in italiano
Prezzo e acquisto 69,99€

Video Recensione Code Vein

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro.

Buon sangue non mente

È stato vittima di ritardi, di incomprensioni, di dubbi: eppure Code Vein è tra noi e soprattutto ha qualcosa da dire. Mettiamo subito in chiaro che, sebbene ne condivida alcuni aspetti, la creatura degli autori di God Eater prende una strada diversa rispetto a quella di Dark Souls.

Anzitutto, la storia vede una catastrofe abbattersi sul mondo, provocando l’esilio dell’umanità in un’ampia zona circondata da una coltre da cui non si può né entrare, né uscire. I protagonisti sono i redivivi, sorte di vampiri capaci di resuscitare una volta sconfitti in battaglia, che, però, hanno perso i loro ricordi. Per vivere, hanno bisogno di inghiottire sangue a cadenza regolare: chi cede alla sete sfrenata diventa un corrotto, un demone assetato di morte, mentre coloro i quali mirano a risanare la società si radunano nell’organizzazione Vein, della quale fa parte anche l’eroe di cui vestirete i panni, l’unico in grado di vedere il passato. La Vein è alla ricerca di sorgenti di sangue in grado di soddisfare il fabbisogno di tutti, senza che nessuno debba più combattere per appropriarsene.

Dopo aver creato un personaggio utilizzando un editor a dir poco impressionante, pieno zeppo di variabili, si viene catapultati in un gioco di ruolo d’azione dipinto con uno stile da cartone animato giapponese. Quel che balza subito agli occhi sono le ovvie similitudini ludiche con le opere di Miyazaki, ma Code Vein è diverso: lo si capisce immediatamente dal fatto che la trama è esplicita. È raccontata con filmati chiari, per nulla criptici, che sviscerano personaggi e vicende come in un qualsiasi GDR di famiglia nipponica, anche se non in maniera troppo specifica o invadente.

Il focus rimane l’azione, condensata in un insieme di regole che ci piace definire flessibili. L’esplorazione degli scenari è aiutata da una mappa che segnala il percorso già battuto dal giocatore; la classe di appartenenza la si può cambiare quando lo si desidera dall’inventario, scegliendo tra diversi Codici Sanguigni, ovvero una manciata di settaggi che modificano al volo le abilità e i parametri del personaggio; per non parlare poi della difficoltà, che ha le sue belle gatte da pelare, ma offre gli strumenti per plasmarla a seconda di quelle che sono le proprie esigenze.

È possibile portare sul campo un alleato spinto da un’intelligenza artificiale aggressiva che è molto utile e non agisce mai in maniera illogica. Oppure lo si può lasciare alla base, se preferite le sfide più ardue. E ancora, se il compagno non dovesse bastarvi, ne potrete arruolare un altro temporaneamente attraverso l’opzione di multigiocatore, tramite la quale è possibile chiedere aiuto ad un amico o ad sconosciuto (o mettervi a disposizione per gli altri), ma solo per quel preciso segmento d’avventura verso il quale state trovando difficoltà, dopodiché l’aiutante tornerà alla base.

Anche la costruzione dell’eroe permette flessibilità. Si basa, come detto, sui Codici Sanguigni, ciascuno caratterizzato da doni attivi e passivi, o, meglio, da abilità che vi tramutano nei classici archetipi del gioco di ruolo, dal mago al cacciatore, fino all’immancabile guerriero da mischia. Non finisce qui, perché il sistema vi consente di ereditare i doni di un classe per incastonarli in un’altra, in modo tale da costruire in libertà il proprio stile di gioco, ulteriormente personalizzabile con un’armatura e due armi intercambiabili. Ovvia, poi, è la presenza dei punti esperienza, i quali si accumulano sconfiggendo i mostri: prendono il nome di Foschia e possono essere spesi presso i Vischi, cioè i punti di controllo che rigenerano le cure e fanno rinascere i nemici dell’area. La sconfitta punisce con la perdita di tutta l’esperienza raccolta, ma la si può recuperare nel posto in cui avete perso la vita, oppure guadagnarne la metà a seduta stante, senza rischiare di perdere tutto. Una chicca interessante è che la Foschia incrementa tutte le statistiche di un numero fisso ogni volta che si spende per salire di livello, dall’attacco ai punti vita: ciò significa che lo scheletro dei parametri rimane sempre lo stesso, ma potrà essere personalizzato con i Codici Sanguigni in qualsiasi momento.

I combattimenti invece si avvicinano più alla concezione dell’hack and slash che al soulslike puro, benché ne prenda ispirazione. Si possono deflettere gli attacchi, colpire alle spalle, stordire, avvelenare, mentre gli schemi d’attacco delle armi si somigliano un po’ troppo l’un l’altro. Si può notare come manchi del peso concreto nelle lame leggere, eppure abbiamo motivo di credere che sia frutto di una precisa scelta e non di un difetto. Ad ampliare l’assortimento di azioni, tra l’altro, ci si mettono le abilità, legate al consumo di icore, un indicatore che cresce impiegando specifici attacchi. Purtroppo le collisioni alle volte sono scivolose: i colpi non toccano sempre il bersaglio giusto se non si utilizza con parsimonia l’aggancio dell’obiettivo. Col tempo e l’abitudine, tuttavia, si impara a raggirare questi limiti un po’ fastidiosi.

Col senno di poi, sperimentandolo a dovere, il sistema emerge per la sua versatilità e unicità: sa divertire e incentiva alla sperimentazione sia contro i nemici che con i boss, i quali godono di un carisma estetico molto particolare, non memorabile ma coerente con l’ambientazione. Diverse però sono le cose da rimproverargli, specie nel disegno dei livelli, che spesso sposa un approccio labirintico poco ispirato e disorientante, composto da costrutti visivamente altalenanti e ripetuti, tali da non riuscire a valorizzare al meglio l’ottimo contesto, che trova delle grane anche nel comparto tecnico: lo abbiamo testato su PS4 Pro, dove si evincono dei caricamenti lunghi, che separano una fluidità capace di toccare i sessanta fotogrammi al secondo, ma che non risparmia affatto dei singhiozzi. Ci aspettavamo qualcosa in più anche nei suoni ambientali, abbastanza scarni, talvolta supportati da brani musicali piuttosto evocativi.

Un altro aspetto per il quale proviamo sentimenti molto contrastanti tra loro è nella gestione dei Vestigi, ovvero i cristalli nei quali sono riposti i ricordi dei corrotti e dei redivivi, che di tanto in tanto avrete modo di vivere. Per quanto la storia e le vicende ci siano piaciute, non abbiamo sempre apprezzato le modalità di narrazione, poiché questi ricordi sono diluiti in piccole sequenze giocabili in cui non si fa altro che camminare ascoltando le parole di manichini statici: senza tirarla per le lunghe, quelle ben confezionate si contano sulle dita di una mano, e molti momenti potevano essere narrati in una maniera più approfondita, o comunque visivamente più accattivante. L’offerta comunque include compiti secondari, oggetti sbloccabili coltivando i rapporti con gli alleati della Vein e persino sotterranei opzionali, per una longevità che vi terrà impegnati per almeno trenta ore.

7.5

Giudizio Finale

Recensione Code Vein – Giudizio Finale – Code Vein vuole essere qualcosa di diverso rispetto al classico soulslike. Inutile paragonarlo alla sua ispirazione e annoverare come difetti le diversità. La creatura prodotta da Bandai Namco preferisce dare priorità alla crescita del personaggio, alla flessibilità dell’esperienza e alla storia, narrata in modo esplicito. La sfida c’è, ma è facilmente raggirabile. Le punizioni ci sono, ma risultano tollerabili. Insomma, è un solido gioco di ruolo d’azione influenzato in parte dal tratto di From Software, e non viceversa. Ha i suoi problemi come ha tanti pregi, oltre ad avere molto da dire.

PRO CONTRO
  • Un soulslike flessibile
  • Storia esplicita e gradevole
  • Alleato dall’intelligenza artificiale vispa
  • Ottima personalizzazione del personaggio
  • Sistema di combattimento pieno di possibilità…
  • … sporcato da collisioni talvolta scivolose
  • Disegno dei livelli labirintico non sempre ispirato
  • Più di qualche dubbio nel comparto tecnico
  • I Vestigi potevano essere curati di più

Trailer

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