Concrete Genie – L’arte vince sempre (recensione)

Giorgio Palmieri

Recensione Concrete Genie – Concrete Genie è una grande metafora sulla creatività, e questa è l’unica cosa che sapevamo, anzi, che volevamo sapere prima di provarlo: ecco la nostra recensione dell’esclusiva PlayStation di Pixelopus, autori di Entwined.

Editore Sony Interactive Entertainment
Sviluppatore Pixelopus
Piattaforme PS4, PSVR
Genere Avventura
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Completamente in italiano
Prezzo e acquisto 30,98€

Video Recensione Concrete Genie

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro e PSVR.

Genio incompreso

Concrete Genie narra l’adolescenza, e lo fa con sensibilità. Il protagonista, Ash, ama disegnare, e ama con tutto il suo cuore la città di Denska, nella quale ha trascorso i momenti più belli della sua infanzia. Peccato che di quella piccola cittadina ci sia rimasto ben poco: eventi misteriosi l’hanno privata di vita, di attività e di gioia, ragione per la quale gli abitanti sono andati via, e con loro i colori delle case, che un tempo riscaldavano l’atmosfera. Per le strade ormai sguazzano solo dei bulli, teppisti pronti a deturpare quel che è rimasto, almeno fino a quando una combinazione di eventi portano in vita i disegni di Ash, divenendo di fatto dei mostriciattoli, i cosiddetti Geni, i quali possono muoversi solo lungo le pareti degli edifici. Saranno gli unici alleati in questa opera di purificazione.

Malgrado la semplicità della narrazione, questa si distingue per intenzioni, messaggi e modalità di racconto: esplora con dolcezza le motivazioni per le quali i bulli si comportano in un certo modo, mostra comprensione ma non ingenuità, tutto dipinto in tempi brevi e con scelte visive adorabili, condensate in una direzione artistica che inietta la stop motion nelle espressioni facciali, e poi combina il treddì della grafica con la bidimensionalità dei Geni, in un tripudio espressivo al quale è impossibile resistere. C’è da rimproverargli qualche animazione fuori posto, e soprattutto una fluidità tutt’altro che stabile, eppure riesce a farsi perdonare con il gusto dell’estetica, da cui emergono delle musiche delicate, deliziose, composte da violino e flauto.

Andando oltre l’adorabile coltre artistica, si cela tuttavia un’impostazione ludica piuttosto banale, diluita in meccaniche che pensano più a stupire con l’impatto estetico che con il divertimento. Si configura come un’avventura in cui il giocatore guida, appunto, Ash, e deve sostanzialmente accendere tutte le lampadine delle zone per sbloccare le successive aree della città, e, quindi, per poter procedere oltre. Basta tirar fuori il pennello e darci dentro con la pittura per far sì che si accendano, scegliendo uno schizzo qualsiasi tra quelli sbloccati dalle pagine disseminate qua e là nelle ambientazioni: sarà poi il gioco stesso ad adattarlo alla parete sulla quale state disegnando, utilizzando i sensori di movimento inclusi nel Dualshock, insieme ad un editor comodissimo, richiamabile con il grilletto ogni volta che lo desiderate per avviare la modalità di pittura.

I Geni rivestono certamente un ruolo importantissimo, ma il loro uso è legato a specifiche azioni elementari, vicine al classico scambio di favori. Funziona così: basta richiamarli nei punti in cui vi servono, li personalizzate da capo a coda (sempre se ne avete voglia), rispettate le condizioni che vi porgono e, finalmente, faranno qualcosa per voi. Desiderano una luna, dell’erba e un albero? Seguite alla lettera la richiesta per renderli felici, e per fare in modo che vi donino della super pittura, attraverso la quale sarà possibile pulire aree dominate dall’oscurità. Vi sono anche delle differenze nei colori dei Geni, legate a specifiche abilità utili a sgomberare porte o attivare interruttori, eppure il tutto il muove su un binario lineare: ciò che ne viene fuori è un’interattività semplicistica la cui priorità sembra quella di fare da collante ad un’avventura che pensa prima a curarsi dell’estetica che della sostanza.

L’unico pericolo, del resto, è rappresentano dai bulli, caratterizzati da un’intelligenza artificiale così timida che li rende praticamente innocui. Solo nella seconda parte, Concrete Genie cambia volto e azzarda qualcosa in più dell’accendere lampadine, e introduce dinamiche un po’ più movimentate, delle quali non vogliamo parlare per non rovinarvi la sorpresa, benché non siano in grado di approfondire l’interattività come sperato. Di conseguenza, non è la mancanza di sfida da annoverare tra le problematiche, altroché, quanto piuttosto la superficialità delle meccaniche.

Senza mezzi termini, l’opera di Pixelopus dà il meglio di sé quando la si osserva, e non quando la si gioca. La rigidità degli enigmi e l’esplorazione su piccolissima scala mettono in luce un titolo troppo occupato a preoccuparsi di altro, in cui la componente da gioco di piattaforme, relegata a salti e arrampicate lineari, fa poco per rinvigorire un’esperienza durante la quale si accendono lampadine, e dove ogni ostacolo lo si supera seguendo le istruzioni dei Geni. È lampante che si tratti di un titolo studiato per essere fruito da tutte le età, ma l’intuizione brillante delle creature sulle pareti poteva senz’altro essere sfruttata in maniera decisamente migliore.

Ciò detto, quando parla, Concrete Genie si lascia ascoltare, ed è bellissimo, è incantevole, fa brillare gli occhi. Sfoggia un ottimo doppiaggio in italiano che accompagna filmati curati, empatici, attenti a trasmettere le stesse emozioni provate dai suoi personaggi. Pixelopus è uno studio tutto sommato giovane ma ha un talento artistico spaventoso. Paradossalmente, nonostante il videogioco sia limitato e poco interessante a livello ludico, soprattutto agli occhi di ne mastica in grandi quantità, è difficile staccarsi da quel mondo. Sarà il suo contesto fanciullesco e ben costruito, quei mostri carichi di carisma, saranno le storie drammatiche dietro alle spalle dei bulli, o, ancora la crescita di un personaggio come Ash, che non è altro che la personificazione digitale di una qualsiasi adolescenza: fatto sta che Concrete Genie ha un che di magico davvero difficile da esprimere a parole.

Peraltro l’avventura dura poco, troppo poco, non supera le quattro ore complessive, corredate da una manciata di collezionabili sparsi per Denska. Tuttavia, nei menù, oltre ad una modalità per il disegno libero, spicca una dedicata alla realtà virtuale, giocabile con PSVR sulla testa e due PlayStation Move tra le mani. Benché duri una mezz’oretta scarsa, questa piccola parentesi in VR è meravigliosa perché, a differenza del viaggio con Ash, è possibile dipingere ovunque – quantomeno in uno specifico livello – e, quindi, non solo sulle pareti. Le meccaniche viste nel gioco base vengono riadattate, e in VR funzionano alla grande, meglio che su un semplice televisore, non solo da un punto di vista estetico, ma anche funzionale, dato che un Move, nonostante le limitazioni tecniche, riesce ad essere più affidabile dei sensori di un Dualshock. Ad esperienza conclusa, si sbloccherà persino una modalità di disegno libero, in cui è possibile rivivere le stesse location viste nell’avventura, però, ovviamente, in realtà virtuale, dipingendo i muri e creando Geni. Certo, rimane pur sempre un’escursione breve, semplice e statica, che da sola non vale il prezzo completo del biglietto, eppure si è ritagliata un posticino nel nostro cuore, piazzandosi tra quelle che faremo provare a chi ci sta intorno.

7.0

Giudizio Finale

Recensione Concrete Genie  Giudizio Finale – Concrete Genie è un titolo difficile da valutare univocamente, che si rivolge ad una specifica utenza. Non riesce a concretizzare il genio artistico in situazioni altrettanto brillanti e stimolanti nell’interattività. Malgrado ciò, stupisce: stupisce per la sua semplicità, per la sregolatezza, stupisce per la sua dolce esperienza in realtà virtuale. È un lavoro sperimentale che può fare breccia nel cuore di chi dai videogiochi non cerca solo divertimento.

PRO CONTRO
  • Artisticamente splendido
  • Trama semplice ma efficace, dal contesto magico
  • Esperienza in VR dolce, seppur breve
  • L’intuizione dei Geni e delle pittura su pareti…
  • … poco sfruttata a livello ludico
  • Superficiale nelle meccaniche
  • Singhiozzi nel comparto tecnico
  • Longevità esigua

Trailer

Screenshot