Ma quanto è strano Contagion VR: Outbreak? (recensione VR)

Giorgio Palmieri -

Recensione Contagion VR: Outbreak – La premessa di Contagion VR: Outbreak, quella di esplorare un’epidemia zombie da prospettive diverse, potrebbe anche starci bene: peccato sia solo una scusa per mascherare delle grosse mancanze. Ecco la recensione dell’edizione PlayStation VR.

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Editore Monochrome
Sviluppatore Monochrome
Piattaforme PSVR, PCVR
Genere Avventura
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Inglese
Prezzo e acquisto 38,99€*

*prezzo errato, prossimamente verrà corretto in circa 21,99€

Un non morto mezzo morto


Conclusa una fase di pratica obbligatoria, dove i controller di movimento sono imperativi, Contagion VR: Outbreak vi lancia in uno stanzino che palesa una confusione alla quale dovete essere preparati prima di pensare all’acquisto del titolo in questione. Le diverse prospettive decantate nella sinossi in realtà non solo altro che tre esperimenti praticamente sconnessi tra loro, in cui gli sviluppatori hanno cercato di dare una parvenza di organicità facendoli passare come, appunto, dei punti di vista.

La prima missione, la più curata, vi mette nei panni di un uomo alle prese con i primi vagiti dell’epidemia. Attinge dalla grammatica dell’orrore per imbastire un’atmosfera inquietante, compatibilmente al basso budget che traspare in ogni dove. Dal primo ingresso nell’appartamento vuoto del protagonista, fino alla chiamata della moglie che lo informa di un sospettoso incidente, l’avventura sembra partire con il piede giusto e con una direzione narrativa semplice ma efficace. Peccato si esaurisca nel giro di un’oretta scarsa, durante la quale si gioca ad un titolo horror VR simile ad altri che hanno già fatto molto di meglio in passato.

Il tutto vacilla in una media permeata da problematiche sparse qua e là. Il sistema di controllo ad esempio è personalizzabile, ma non abbiamo digerito la rotazione fluida, troppo veloce e impossibile da modificare: meglio scegliere quella a scatti per evitare la chinetosi. Le sparatorie invece fanno il loro dovere senza infamia né lode, così come il corpo a corpo, che risulta tra l’altro fin troppo efficace: basta sventolare un’arma bianca per mettere al tappeto anche lo zombie più corazzato. Stessa cosa vale per l’inventario, che presenta dei dubbi legati anzitutto alla raccolta degli oggetti, il cui atto di presa non è mai preciso come invece dovrebbe. Bisogna posizionare la mano in corrispondenza dell’oggetto, ruotando il polso continuamente affinché venga letto dal sistema. Quantomeno armi, antidolorifici e quant’altro possono essere conservati negli appositi spazi sia dello zaino che della cintura, una meccanica appena accennata che non ha il tempo di respirare, vista la brevissima durata della prima missione, paragonabile a quella di un comune prologo.

D’altra parte, la seconda missione vede protagonisti due fratelli, bloccati in mezzo al deserto con un’auto priva di benzina. Dovrete quindi recarvi al distributore più vicino, all’interno del quale, guarda caso, qualcosa andrà storto. Questo incarico si divide in due parti, una fetta dedicata ad un enigma più articolato del previsto, l’altra ad una sorta di compito di scorta abbastanza abbozzato, due fasi che compongono una missione piuttosto insapore. L’ambientazione qui si apre e presenta aree più ampie, segnale evidente di una direzione aperta che gli sviluppatori volevano esplorare, oltre alla canonica avventura a corridoio, a cui però non è stata data troppa importanza, a causa della vuotezza che si percepisce nelle zone.

L’ultima missione invece è completamente diversa da quanto visto nelle precedenti due, tanto è vero che si impersona una bambina in una villa: l’obiettivo è fuggire in una modalità che strizza l’occhio alle escape room. È necessario dunque risolvere i vari rompicapi cercando di evitare lo zombie che vi darà la caccia, mosso da un’intelligenza artificiale al limite del basilare. Questo livello sembra essere sviluppato da un team differente, o comunque come un extra esterno che c’entra poco o nulla con il resto del gioco.

Chiude il cerchio dell’offerta un poligono di tiro e una modalità libera che riprende l’ambiente visto nella seconda missione per lasciare il giocatore allo stato brado, per provare armi ed equipaggiamenti senza sottostare ad obiettivi specifici. Tutto suona come un riempitivo per colmare le lacune di un bacino di contenuti sconnessi, racchiusi in un pacchetto che sfigura sul PlayStation Store. Non a caso, su PC è in accesso anticipato e tale dovrebbe essere anche su console, ma la natura acerba del progetto non viene menzionata da nessuna parte, se non nel menù iniziale, che segnala l’arrivo di nuove missioni nei prossimi mesi.

Infine, per quanto riguarda l’aspetto audiovisivo, Contagion VR: Outbreak sfiora la sufficienza: negli ambienti aperti si notano delle apparizioni improvvise di intere strutture che sporcano un’immagine altrimenti piuttosto pulita su PS4 Pro, che ritrae modelli treddì altalenanti, dal passabile allo scarno. Stessa cosa per l’audio, con doppiaggio in inglese amatoriale, effetti dozzinali e musica che tende a sparire senza motivi chiari.

5.0

Giudizio Finale

Recensione Contagion VR: Outbreak  Giudizio Finale – Contagion VR: Outbreak non può considerarsi compiuto. Si tratta di una collezione di siparietti dell’orrore, tradotti in dimostrazioni tecniche un po’ più elaborate del dovuto, ma alquanto disorganiche tra loro. Buona parte di ciò che dovrebbe essere il titolo di Monochrome risiede in particolare nella prima missione, dove viene a galla il disegno di una interessante avventura d’orrore che non è ancora conclusa e che chissà se lo sarà mai.

PRO CONTRO
  • Prima missione riuscita
  • Visuale abbastanza pulita
  • Acerbo in molti aspetti
  • A dir poco disorganico

Trailer

Screenshot