Control – Non premere Alt + Canc (recensione)

Giorgio Palmieri -

Recensione Control – Non abbiamo dubbi che Control lo abbia realizzato Remedy. Lo si evince dalla narrativa complessa, dai poteri paranormali, dal taglio cinematografico e dall’atmosfera che si respira in ogni angolo. Ecco la nostra recensione.

Editore 505 Games
Sviluppatore Remedy Entertainment
Piattaforme PS4, Xbox One, PC Windows
Genere Avventura
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Testi in italiano
Prezzo e acquisto 59,99€

Video Recensione Control

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro.

Una stanza, un poster e il buco

Non neghiamo che la prima ora di Control sia stata disorientante, più delle produzioni passate della società finlandese. Dunque, prendete un attimo di respiro e concentrate le vostre energie senza distogliere l’attenzione almeno fino alla fine del prossimo paragrafo, ne varrà la pena.

Le primissime battute mostrano la protagonista, Jesse Faden, ai piedi di un edificio, la Oldest House del Federal Bureau of Control, alla ricerca di risposte ai misteri della sua infanzia. Fin qui, nulla di strano: nemmeno ha il tempo materiale di accorgersi della complessa struttura dello stabilimento che, udite udite, ne diventa direttrice, acquisisce super poteri, si lega ad un’arma mutabile ed entra in una dimensione parallela chiamata Piano Astrale, dove delle voci, sotto il nome del Consiglio, la incoraggiano ad abbracciare il suo destino per domare la piaga dell’Hiss, un virus che sta contaminando l’agenzia: questa forza ostile, nel migliore dei casi, manda le persone in stato catatonico e le fa fluttuare nell’aria. Altrimenti, se la sua influenza è maggiore, trasforma i malcapitati in esseri alterati e aggressivi che, una volta sconfitti, svaniscono per sempre nell’etere. Insomma, una bella gatta da pelare.

Le incognite messe sul piatto da Remedy sono talmente tante da lasciare spiazzati: ci si mette anche il comportamento delle persone vicine a Jesse, e di Jesse stessa, a complicare le cose, perché di antefatti ne è piena la vicenda ma non vengono mai raccontati in modo chiaro e cristallino, se non in un’abbondante quantità di registrazioni e materiale testuale sparso nei luoghi del gioco. Snocciolare l’universo è senz’altro molto affascinante, in virtù di uno stile misterioso sia nell’estetica che nelle modalità di racconto, da cui, tuttavia, emergono delle pecche. Anzitutto, non tutti i personaggi sono ben caratterizzati, e, anzi, solo uno in particolare ci ha davvero colpiti, ovvero il custode dell’edificio, Ahzi, con il suo irresistibile accento finlandese. Gli altri più che altro sono al servizio della trama, che dispone di una manciata di passaggi un po’ troppo bruschi e nebulosi, specie nella seconda fetta dell’escursione: in tal senso, è chiara l’influenza della narrazione silenziosa e interpretativa di altri illustri esponenti.

Per quanto riguarda invece la mera parte interattiva, Control utilizza la furbizia. Apporta delle piccole modifiche alla classica formula dello sparatutto in terza persona, per poi incastonarla in una mappa interconnessa esplorabile a proprio piacimento, le cui aree sono talvolta bloccate da ostacoli che possono essere sormontati una volta acquisiti gli oggetti giusti, come delle chiavi d’accesso. Non mancano dei nodi di spostamento rapido, che fungono anche da punti di controllo dove potenziare l’eroina.

Riguardo alle modifiche della ricetta, invece, abbiamo delle munizioni infinite dalla riserva auto-ricaricante, dell’energia che si rigenera raccogliendo dei globi lasciati cadere dai nemici e un’ovvia, grande enfasi sull’interattività ambientale, cavallo di battaglia sin dall’annuncio. La protagonista, infatti, può utilizzare la telecinesi per scagliare qualsiasi oggetto contro i nemici: un’arma devastante, ben più delle due bocche da fuoco trasportabili. Nel corso dell’avventura, poi, si guadagnano nuovi poteri, tra cui spicca la possibilità di volteggiare nell’aria per breve tempo, un elemento aggiunge della sana verticalità all’azione. Quel che ne viene fuori sembra la naturale evoluzione di quel Quantum Break che dal punto di vista delle meccaniche risultava vecchio in partenza: non solo l’assortimento di nemici costringe ad attuare approcci diversi, ma è la distruttività dell’ambiente a rendere tutto più consistente.

Gli scenari diventano quindi dei piccoli spettacoli di distruzione dove non si è mai davvero al sicuro. Lo dimostra anche il livello di difficoltà, unico e non modificabile, che propone una sfida non proibitiva ma maggiore rispetto agli standard odierni. Anche la varietà di situazioni non ci è affatto dispiaciuta, malgrado sia spesso ambientato al chiuso. Azzarda piccole fasi in cui saltare ostacoli, altre con qualche semplice enigma, dei combattimenti in piccola e larga scala, sezioni esplorative dal disegno dei livelli non troppo dispersivo, mescolando il tutto sapientemente per una durata di circa dodici ore per il solo filone principale, a cui ne vanno aggiunte diverse altre per i compiti secondari, alcuni ben fatti, tanto da presentare boss collaterali migliori di quelli principali.

Oltre alle missioni secondarie, Control genera costantemente compiti casuali attraverso cui è possibile raggranellare reagenti extra. Si suddividono in due tipologie: le allerte vi chiedono di recarvi in stanze specifiche della Oldest House per ripulirle dall’influenza Hiss entro un certo limite di tempo, dopo il quale la missione fallirà; le contromisure del consiglio invece non sono altro che obiettivi da completare, come l’uccisione di un determinato numero di nemici utilizzando una specifica arma. Se ne possono generare in quantità infinite dai punti di controllo.

Se si va ad analizzare il singolo componente, fanno capolino degli elementi negativi: appunto, proprio i boss principali deludono le aspettative e sfigurano dinanzi a ciò che sarebbero potuti essere sfruttando a dovere l’interattività del motore fisico. Lascia a desiderare un pelino anche l’armamentario, composto da poche tipologie di armi e nemmeno tutte così efficaci come da programma: avremmo quantomeno apprezzato la possibilità di poterle imbracciare tutte senza dover passare ogni volta dall’inventario.

Tuttavia, l’aspetto più deludente di Control risiede soprattutto nello sviluppo del personaggio. Senza tirarla per le lunghe, ci sono tanti reagenti e poche cose da potenziare. In più, i punti abilità si accumulano solo completando le missioni e l’albero dei talenti non soddisfa fino in fondo. Peraltro, emerge un sistema di mod alquanto opinabile, che permette di incastonare delle modifiche alle armi e al personaggio per aumentare le proprie capacità: si tratta però di semplici migliorie incrementali e proporzionali alla forza dei nemici. Se ne ottengono tantissime ma gli spazi per incastonarli si contano sulle dita di una mano. A questo punto, viene da chiedersi se la contaminazione ruolistica era davvero necessaria.

Chiude il cerchio un comparto grafico e tecnico che vive di alti e bassi. Il colpo d’occhio regala scorci dalla eccellente direzione artistica con ambienti squisiti e originali, che combinano realtà con l’astratto in una maniera creativa. I nostri test sono avvenuti su PS4 Pro, dove la fluidità non riesce a tenere il passo con il caos a schermo, soprattutto durante le esplosioni e i momenti più intensi. Anche le animazioni talvolta mostrano il fianco, con quelle facciali che spaziano dall’impressionante al legnoso. Ciò detto, il gioco di luci in certi frangenti e l’utilizzo sapiente dei particellari confeziona un quadro assolutamente delizioso, su cui però c’è da applicare un lavoro di rifinitura: la versione da noi testata è quella pre-lancio, quindi confidiamo che gli aggiornamenti possano migliorare generalmente la situazione, consapevoli che il modo migliore per giocare a Control sia munirsi di un PC.

È evidente il suo concepimento su una piattaforma come il computer vista la potenza computazionale necessaria per animare l’interattività ambientale, alimentata dal pieno supporto al Ray Tracing, che assicura effetti di luce avanzatissimi. A tal proposito lo abbiamo testato su ASUS GS30 con scheda video NVIDIA GeForce RTX 2080: il frame rate ne risente un po’, ma in Control il Ray Tracing dà davvero il meglio di sé. Infine, il lavoro svolto nell’audio è ottimo, specie nell’effettistica, ma conta anche almeno un paio di brani azzeccati. Purtroppo manca il doppiaggio in italiano: dobbiamo accontentarci di sottotitoli nella nostra lingua, che alle volte scorrono più in fretta del dovuto.

8.0

Giudizio Finale

Recensione Control – Giudizio Finale – Control è unico come tutti i titoli che portano la firma di Remedy. Lo stile narrativo, gli ambienti misteriosi, la varietà di situazioni e l’enfasi sull’interattività ambientale definiscono un’avventura affascinante e originale, ma non priva di problemi. Malgrado i difetti, è uno di quei viaggi che lasciano qualcosa sia per i motivi giusti che per quelli sbagliati. Eppure, sono molti di più i giusti, di quelli sbagliati.

PRO CONTRO
  • Interattività ambientale lodevole
  • Sfida bilanciata
  • L’universo instilla curiosità continua
  • Vario, a suo modo
  • Stile narrativo unico…
  • … ma l’evoluzione del racconto riserva dei dubbi
  • Tecnicamente mostra singhiozzi su PS4 Pro
  • Armamentario migliorabile
  • Sviluppo del personaggio non soddisfacente

Trailer

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