Crackdown 3 – Il multigiocatore è rivoluzionario. O forse no (recensione)

Giorgio Palmieri

Dopo aver divorato la campagna di Crackdown 3, siamo passati a sperimentare il lato multigiocatore, che sembra non avere una direzione chiara. Riunito sotto il nome di Zona di Demolizione, il competitivo offre al momento solo due diverse modalità, sulle quali è stato applicato il tanto decantato concetto della distruttibilità ambientale, sempre presente nelle volte in cui il titolo si è mostrato al pubblico.

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La concretizzazione di questa idea però si avvicina più all’esercizio di stile che alla mera innovazione, anche perché nel concept originale vi era la volontà di donare una struttura interna ad ogni edificio, come stanze o comunque aree attraversabili unicamente distruggendo parti dello scenario, cosa che purtroppo non è stata implementata: le varie strutture non sono altro che involucri perlopiù vuoti alla mercé delle esplosioni, la cui utilità si ferma al solo piacere visivo, neppure così intenso come ci si aspetterebbe da una produzione principale della scuderia Microsoft. I particellari sono stati tremendamente semplificati rispetto alle dimostrazioni tecniche viste in precedenza, e in generale vi è una lampante mancanza di peso che riduce la spettacolarità delle macerie. La resa delle mappe dunque non stupisce: sposa un design ancora più olografico e asettico rispetto alla New Providence della campagna, ma anche più vuoto e spento, dove è la costruzione verticale a distinguersi, piena di trampolini e rimbalzelli in grado di trasmettere libertà ad ampio respiro.

Parlavamo quindi di due modalità differenti: nel dettaglio, una prende il nome di Cacciatore di Agenti, l’altra Territori, ed entrambe coinvolgono due squadre composte da cinque elementi per ciascuna. Se nella prima è necessario raccogliere gli emblemi lasciati cadere dagli agenti sconfitti, nella seconda dovrete conquistare delle aree per collezionare punti. Nulla di nuovo, ma il peculiare dinamismo di Crackdown offre una nuova visione sullo sparatutto, visto che, come accennavamo nell’analisi della campagna, la mira non riveste un ruolo chiave.

La strategia verte sullo sfruttamento dell’ambiente a proprio vantaggio, insieme all’abilità del giocatore nel tenere le giuste distanze dall’avversario, un’accoppiata che rievoca le emozioni degli FPS arena di un tempo, pur essendo di fatto molto diversi tra loro. Se si viene presi di mira, una linea rossa segnalerà la provenienza del colpo nemico, così potrete muovervi di conseguenza. L’azione chiaramente è ancora più frenetica se messa a paragone con la modalità storia, a causa di una telecamera particolarmente stressata per i movimenti continui dei giocatori.

Più lo si gioca, più si comincia a capirne i meccanismi e soprattutto i limiti: vi sono solo tre mappe giocabili, non è possibile invitare amici in gruppo e manca persino un sistema di progressione. In pratica potrete scegliere un agente tra una manciata di modelli estetici nemmeno troppo caratterizzati. Il set di equipaggiamento invece comprende due armi (a scelta tra nove tipologie, cinque da fuoco e quattro esplosive) e una singola abilità speciale (a scelta tra due disponibili, una spinta e uno scudo).

L’offerta è a dir poco risicata, acerba, e se da un lato è evidente la direzione verso cui vuole dirigersi, quella del gioco-servizio dalla crescita esponenziale nel tempo, dall’altro rimaniamo sinceramente allibiti dalla scarsità contenutistica, specie dopo tutti questi anni d’attesa. Come se non bastasse, l’infrastruttura risulta traballante e fa fatica a sostenere il caos a schermo, non tanto dal punto di vista grafico, quanto tecnico: il net-code non è pulito e per una buona parte delle partite da noi testate aleggiava una latenza considerevole.

Insomma, in definitiva, quella che doveva essere la parte più succosa del progetto si è rivelata essere la più debole. La campagna ha assunto un valore praticamente celebrativo, mentre la sezione del multigiocatore fatica ad emergere per i problemi segnalati, pur rincorrendo un’idea innovativa e diversa dalla solita solfa. Così si conclude la nostra copertura di Crackdown 3: per chiudere in bellezza, abbiamo aggiornato la nostra valutazione finale, che potete trovare cliccando qui.

Video Recensione Campagna Crackdown 3