Crackdown 3 – Microsoft ci ha creduto. E voi? (recensione)

Giorgio Palmieri -

Recensione Crackdown 3 – È arrivato il momento di Crackdown 3. Qualcuno lo credeva disperso, altri persino morto e sepolto, ma Microsoft era convinta, convinta di potercela fare, nonostante il cambio di sviluppatori, i continui rinvii e la gestazione travagliata. Siamo sinceramente contenti che ce l’abbia fatta. Ecco la nostra recensione.

Editore Microsoft
Sviluppatore Sumo Digital, Reagent Games, Cloudgine, Certain Affinity, Ruffian Games
Piattaforme Xbox One, PC Windows 10
Genere Azione
Modalità di gioco Singolo giocatore, Multigiocatore
Lingua Testi in italiano
Prezzo e acquisto 69,99€

Video Recensione Crackdown 3

La nostra recensione di Crackdown 3 si focalizza unicamente sulla campagna. Per una lettura critica del reparto multigiocatore, c’è il nostro approfondimento.

Po po po po po po power!

Crackdown 3 è figlio di un’epoca passata, lo si percepisce da un chilometro di distanza: rimane fedelissimo agli stilemi dettati dalla serie, tanto è vero che sembra di guardare in azione un rifacimento del primo capitolo, ampliato ma tutt’altro che rivoluzionato. Incarna un genere noto, quello dello sparatutto, e lo declina in un modo atipico, quantomeno nel panorama odierno: la mira infatti è automatica e l’obiettivo viene agganciato con la pressione di un solo tasto, per poi decidere al massimo quale parte del corpo colpire.

Di conseguenza, saper mirare non è importante, ma sapersi muovere lo è. Qui entra in gioco una sorta di componente acrobatica, sulla quale si erge il grande dinamismo che ha sempre contraddistinto Crackdown, e che ovviamente torna in pompa magna nel terzo episodio. La mappa su cui si consuma il divertimento esplode di verticalità, e il giocatore può utilizzarla a proprio piacimento per balzare di palazzo in palazzo, per fuggire o coprirsi dal fuoco nemico, o semplicemente per raggiungere posti altrimenti inaccessibili, come in un classico titolo di piattaforme.

Crackdown 3 parte dalla medesima base e abbraccia la stessa progressione dei predecessori, un meccanismo che gravita attorno alle cosiddette sfere. Questi globi speciali vengono erogati a seconda dell’azione compiuta: ad esempio, sconfiggere un nemico con un pugno aumenta l’efficacia del corpo a corpo, mentre l’eliminazione attraverso l’impiego di una qualsiasi arma da fuoco incrementerà i danni di tutto l’armamentario, eccetto quello esplosivo, che vanta un indicatore a parte. Si continua così per ciascuno dei due parametri restanti, guida e agilità, ma l’abilità al volante incrementa tramite acrobazie e completando tracciati, mentre l’agilità migliora principalmente raccogliendo le apposite sfere collocate nei punti più alti della città, spingendo dunque il giocatore a esplorare il mondo in lungo e in largo.

Come da tradizione, la finalità della campagna è quella di sgomberare la città dalle forze nemiche, riunite questa volta sotto il nome di TerraNova. Si tratta di un’organizzazione governativa di stampo distopico, le cui fazioni contaminano ogni settore della metropoli. Peccato che il carisma non sia il loro forte, nient’affatto. In realtà, l’intera produzione pecca nell’identità estetica, e nemmeno la presenza del mitico Terry Crews come protagonista, ridotto ad una semplice presenza visiva, riesce a donare un po’ di brio alla caratterizzazione dei personaggi. Discorso diverso per gli ambienti, che, sebbene avrebbero potuto divulgare meglio il caos della giocabilità, risultano almeno piacevoli da vedere sullo schermo.

La modellazione poligonale, tuttavia, non raggiunge gli standard odierni e non riesce a mascherare i tanti anni di sviluppo sulle spalle, tanto è vero che la grafica si ritaglia i suoi momenti di gloria solo nei particellari, in particolar modo nelle esplosioni. Il resto non è brutto a vedersi, ma è chiaramente arretrato, dalle animazioni all’impatto generale. Come se non bastasse, le performance su Xbox One X, pur presentando materiali e texture ad alta risoluzione, rimangono bloccate sui trenta fotogrammi al secondo, cosa che fa storcere il naso, specie su un titolo così improntato sulla velocità.

Benché il dinamismo sia di casa, e faccia pensare ad un caos fastidioso, Crackdown 3 sfoggia una notevole chiarezza nella leggibilità delle sparatorie. Non esistono momenti morti, e la grandiosa agilità del protagonista, in accoppiata con l’azione frenetica, confezionano un ritmo inarrestabile ma chiaro, rapido ma non confusionario, un vero e proprio treno assuefacente che non conosce staticità. Anche l’armamentario esalta, poiché sa essere vario e spassoso, seppur non originalissimo: abbiamo pistole, fucili a pompa criogenici, raggi laser e diversi tipi di lanciarazzi, alcuni dei quali a dir poco devastanti. Per la cronaca, si possono portare un massimo di tre armi per volta, insieme alle immancabili granate.

Il mondo però presenta attività di un classico spaventoso, che condividono spesso lo stesso compito, come liberare avamposti o conquistare punti di controllo, con il fine ultimo di far perdere influenza al cattivone di turno, farlo uscire allo scoperto, per poi eliminarlo e passare al successivo. Ciò detto, è il flusso della giocabilità a trainare il gioco, caratterizzata da una continua esplosione che trova una fine solo quando si chiude l’applicazione. È una conduzione semplice, diretta, un po’ obsoleta, la quale si poggia su un filo conduttore narrativo che è solo un pretesto per continuare un’avventura piuttosto essenziale dal punto di vista numerico.

Purtroppo in otto ore avrete già completato buona parte delle attività, a cui ne vanno aggiunte diverse altre nel caso in cui vogliate collezionare tutto il collezionabile, tra sfere nascoste e personaggi aggiuntivi. Il problema è che, a conti fatti, Crackdown 3 si limita a fare quello che ha sempre saputo fare, senza far crescere la formula come un vero e proprio seguito, senza proporre acuti e senza osare nei contenuti. Per carità, si nota una maggiore varietà nell’assortimento di nemici, che coinvolge anche droni e robot oltre agli umani, ma i boss lasciano a desiderare, supportati da schemi d’attacco alquanto banali. La crescita del personaggio poi è sì, gratificante, eppure la varietà di mosse sbloccabili non brilla per inventiva. In più, abbiamo apprezzato la possibilità di poter affrontare l’intera campagna in cooperativa online, scegliendo uno dei quattro livelli di difficoltà, ma l’opzione è vincolata ad un massimo di due partecipanti, quando il precedente capitolo ci aveva abituato alle fantastiche partite in quattro.

Per quanto riguarda l’analisi del comparto multigiocatore, abbiamo approfondito la questione in un articolo a parte, che è proprio qui, ad un click di distanza. Nonostante le buone intenzioni e l’applicazione della distruttibilità ambientale come strumento di giocabilità, tra grattacapi tecnici e povertà contenutistica, l’online purtroppo non riesce a convincere, e versa in uno stato lontano dall’essere rifinito.

6.5

Giudizio Finale

Recensione Crackdown 3  Giudizio Finale – Crackdown 3 è uno sparatutto solido e competente in ciò che fa, nonostante sia edificato su un’impalcatura vecchia. Senza mezzi termini, quello che ci ritroviamo davanti, dopo il tortuoso percorso di sviluppo, è poco più di un rifacimento del primo capitolo, ora maturato nella giocabilità e nel dinamismo, le cui potenzialità non sono state del tutto esplorate, e il cui destino probabilmente abbraccerà il modello di gioco-servizio. Di conseguenza, è una valida aggiunta per gli abbonati a Xbox Game Pass, ma risulta indubbiamente difficile consigliarlo a prezzo pieno, a causa di una modalità multigiocatore acerba, incapace di valorizzare la novità della distruzione ambientale come invece avrebbe dovuto.

PRO CONTRO
  • L’agilità del protagonista e la verticalità comunicano grande libertà al giocatore
  • Azione frenetica, veloce e assuefacente, che si poggia su un valido armamentario
  • Un’ottima aggiunta per Xbox Game Pass…
  • … ma in negozio un prezzo budget sarebbe stato più indicato
  • Tecnicamente e strutturalmente arretrato
  • Longevità della campagna fin troppo essenziale
  • Reparto multigiocatore diverso dal solito, ma acerbo

Trailer

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