Crash Bandicoot 4: It’s About Time, cosa mi è piaciuto e cosa no (recensione)

Giorgio Palmieri

Recensione Crash Bandicoot 4: It’s About Time

Quanto vorrei tornare alle elementari, anche solo per qualche ora, e guardarmi disegnare Aku Aku sui banchi di scuola, frutti Wumpa e musi di Crash tra le pagine dei libri, e idee su idee per un futuro Crash Bandicoot 4. Ricordo ancora quando finì il terzo capitolo, Warped, e iniziai a immaginare come potesse essere il suo (vero) seguito. E ora quel seguito, cavoli, è davvero arrivato, e molti di voi lo hanno già finito, me compreso. Ne parliamo a mente fredda in questa recensione.

Editore Activision
Sviluppatore Toys for Bob
Piattaforme PS4, Xbox One, PC Windows
Genere Giochi di piattaforme
Modalità di gioco Singolo giocatore, Multigiocatore (Locale)
Lingua Italiano

Carisma esplosivo…

Crash è sempre stato un campione di espressività, ed è sempre riuscito a raccontarsi benissimo senza dire alcuna parola sia con le animazioni, sia con il carisma dei nemici e delle ambientazioni. Crash Bandicoot 4: It’s About Time porta il tutto verso nuovi orizzonti, con un marsupiale dall’estetica modernizzata, che quasi sembra più giovane rispetto a quello originale disegnato da Naughty Dog. Eppure è evidente che sia lui, proprio il Crash che abbiamo conosciuto agli inizi, nella personalità, nelle proporzioni e nei movimenti. Avrei preferito qualche animazione di morte più creativa, ma in linea generale il lavoro svolto sulla grafica è eccezionale, specie quello sui materiali, puliti e definiti, tali da essere simili ad un’illustrazione bidimensionale, pur essendo di fatto dei modelli poligonali. Questo quarto capitolo si avvicina sempre più al concetto di cartone animato interattivo e su PS4 Pro mantiene spesso i sessanta fotogrammi al secondo, con musiche molto piacevoli che, pur abusando di citazionismo, sono in grado di catturare a pieno l’atmosfera della saga.

… ma trama discutibile

Sia chiaro, la trilogia non ha mai prestato molta attenzione alla trama, così come i suoi seguiti e come buona parte dei giochi di piattaforme, ma Crash Bandicoot 4: It’s About Time mette sul piatto un interessante discorso sulle dimensioni alternative che, tuttavia, viene poco sfruttato. Anche se Crash e Coco saltano di dimensione in dimensione per fermare i malvagi Dr. Neo Cortex e N. Trophy, in realtà il tutto sembra solo un’estensione di Warped, cioè dei viaggi nel tempo già trattati. Se non fosse per la Tawna di un universo parallelo, per qualche battuta disseminata qua e là e per un paio di sequenze efficaci, difficilmente si noterebbe la differenza, appunto, dai viaggi nel tempo. Altra cosa che fa storcere il naso è la comicità: le scene di intermezzo sono sì, qualitativamente ben realizzate, ma alle volte tirano fuori battute infantili, altre volte demenziali e altre ancora strizzano l’occhio all’umorismo di Ratchet & Clank, senza avere una direzione chiara. Insomma, la serie non ha bisogno della parola per far ridere, e lo stesso protagonista ne è l’esempio più chiaro, visto che non parla ed è, di fatto e di gran lunga, il personaggio migliore.

Equilibrio nelle meccaniche…

Crash è nato come un gioco di piattaforme schematico, pulito e lineare, e Toys for Bob ne ha colto l’essenza producendo un capitolo schematico, pulito e lineare, allo stesso modo della trilogia originale di Naughty Dog. Nonostante il terzo capitolo, Warped, abbia schierato in campo una varietà per l’epoca notevole, dai livelli in acqua a quelli a bordo dei mezzi, come aerei e moto, It’s About Time invece preferisce puntare al platforming nudo e crudo, presentando comunque un ottimo assortimento di situazioni. Lo fa anzitutto con una migliore gestione dei controlli, più permissivi e meno legnosi rispetto al passato, con un doppio salto che consente di riposizionarsi, e delle collisioni meno scivolose, in special modo se rapportate a quelle del restauro della trilogia.

Dopodiché vi sono le Maschere Quantiche, le quali aggiungono ulteriori variabili al disegno dei livelli: queste appaiono in precisi momenti, costruiti appunto attorno all’utilizzo della maschera. Se ne contano quattro in tutto: una è Kupuna-Wa, che consente di rallentare il tempo per una manciata di secondi con la pressione di un tasto. L’uso che se ne fa è abbastanza classico, dato che viene utilizzata soprattutto per distruggere casse a tempo e per ridurre la velocità di caduta delle piattaforme, per poi sfruttarle come pedane. Lani-Loli permette poi di far apparire o scomparire certi oggetti premendo il grilletto e la si usa per disinnescare ostacoli o attivare porzioni di scenario invisibili. ‘Akano invece dà accesso ad una giravolta infinita perfetta per superare grandi distanze e per distruggere agglomerati di casse, ma va utilizzata con parsimonia, perché è poco controllabile. L’ultima è Ika-Ika, che semplicemente inverte la gravità.

Le Maschere Quantiche rappresentano dunque un’aggiunta azzeccata che non snatura la semplicità della formula e che di certo non risulta invadente, tutt’altro. Approfondiscono le dinamiche di Crash su un disegno delle mappe mai così complesso, ulteriormente ampliato dall’introduzione di alcuni personaggi giocabili extra. Se Crash e Coco sono speculari, e si possono selezionare in tutti livelli principali, Tawna, Dr. Neo Cortex e Dingodile sono protagonisti di missioni a sé davvero molto divertenti. La prima vanta un rampino e l’abilità di effettuare i salti da parete a parate; Dr. Neo Cortex compie un salto minuscolo, compensato dalla sua fida pistola a laser, che non solo gli permette di effettuare uno scatto in avanti, ma gli consente di trasformare i nemici in pedane o rimbalzelli, a vostro piacimento; Dingodile infine è l’eroe meglio riuscito tra i tre, nonché il più articolato, che con la sua arma può aspirare e sparare oggetti, e superare ostacoli altrimenti insormontabili. Il trittico funziona alla grande e aiuta la formula a mantenere vivissimo l’interesse per tutta la durata dell’avventura, di circa otto ore.

… ma difficoltà aggressiva

Lo avevamo già capito dalle prime prove che Crash Bandicoot 4: It’s About Time sarebbe stato un capitolo che avrebbe mantenuto l’identità impegnativa della saga, eppure non si limita a questo, anzi. Il tasso di sfida è alto, talmente alto che anche chi ha masticato gli originali avrà del filo da torcere. Sia chiaro, completare l’avventura è una questione, appunto, solo di impegno, malgrado alcuni livelli finali davvero ostici: del resto, si può giocare in modalità moderna, cioè senza vite, mentre quella retrò le contempla. Ciò detto, non appena ci si addentra nei processi di completamento al 100% (o addirittura 106%), viene a galla una cattiveria spaventosa, inficiata pure da picchi di frustrazione in grado di portarvi verso morti ingiuste. Il posizionamento delle casse, l’estrema, inspiegabile difficoltà delle fasi bonus, i controlli scivolosi dei livelli con le cavalcature, con annesse collisioni opinabili, e dei problemi di prospettiva nei salti, contribuiscono a creare un alone di difficoltà artificiale che avrebbe meritato una migliore calibrazione, specie in un videogioco di piattaforme incentrato sulla precisione al millimetro. Bisogna quindi imparare a memoria, letteralmente a memoria ogni schema e sperare di non incappare in un inghippo per recuperare ogni gemma del livello e soprattutto le cosiddette Reliquie Perfettamente N. Sane, che richiedono la raccolta di tutte le casse e il completamento del livello senza mai morire.

Livelli splendidi…

Crash Bandicoot 4: It’s About Time è un videogioco enorme, il più grande di tutta la saga e pieno di livelli diversi, ciascuno ambientato in un’epoca differente: tra passato e futuro, ci si addentra in mondi dipinti con uno stile artistico meraviglioso. Toys for Bob ha fatto tesoro dell’esperienza maturata con i vari capitoli di Skylanders: la costruzione scenica degli universi ricorda in particolar modo proprio Imaginators, con alcuni campi lunghi che mostrano il grande lavoro che vi è dietro la mole poligonale. Pur essendo lineari, gli universi comunicano ampio respiro e complessità, al netto di un difetto non da poco, derivante dalla lunghezza eccessiva di certi schemi: ci sono livelli che sarebbero potuti essere spezzettati per una maggiore valorizzazione. Nonostante ciò, si rimane imbambolati dinanzi alla quantità di meraviglie confezionate dagli artisti, con tributi davvero significativi, che faranno la gioia anche di chi naviga il sottobosco di Crash Bandicoot.

… ma troppi riempitivi?

L’offerta è ampia, questo è poco ma sicuro, colma di costumi da sbloccare solo e soltanto con l’abilità, ma abusa di riempitivi. La cosiddetta Modalità N. Vertita vi consente di rigiocare i livelli principali in una versione speculare sotto particolari condizioni: gravità diverse, velocità mutevoli, stili grafici differenti e così via. Queste opzioni modificano sì, il modo di giocare e vivere un livello, ma non in maniera sostanziale e né sempre positiva. Stessa cosa vale per i livelli Flashback, il cui sblocco è legato alla raccolta dei nastri nascosti negli schemi principali, presentando però una struttura ripetitiva, edificata sulle fasi bonus. Peccato, perché esplorano l’iconografia di Crash e snocciolano dei dubbi che avevamo da più di vent’anni. Inoltre, pur apprezzando tantissimo l’introduzione del trittico di nuovi eroi, questo ricopre un ruolo davvero marginale, in virtù della scarsa presenza di livelli a loro dedicati. Come se non bastasse, questi ultimi sono ambientati parallelamente ai livelli principali e, una volta completata la parentesi con l’eroe secondario, il controllo passerà a Crash, per affrontare lo stesso schema principale con al più un paio di modifiche nel posizionamento delle scatole. Segnaliamo poi la presenza di una manciata di modalità multigiocatore in locale a turni, tutte basate sul passaggio del controller, nulla dunque di davvero interessante.

8.0

Giudizio Finale

Crash Bandicoot 4: It’s About Time è un solido videogioco di piattaforme, un valido seguito e un buon rilancio del marsupiale. Toys for Bob ha svolto un gran lavoro celebrativo, ma non sembra aver calcolato al meglio il livello di sfida, con alcune grane che lo rendono più artificiale e frustrante del dovuto. Malgrado quanto detto, è un miracolo avere tra i polpastrelli un capitolo di Crash in questa forma smagliante.

PRO CONTRO
  • Stilisticamente indovinato
  • In equilibrio tra passato e presente
  • Livelli splendidi
  • La prospettiva talvolta inganna
  • Difficoltà alle volte artificiale
  • Molti contenuti riempitivi

Trailer

Immagini

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