7.5

Dead By Daylight – Un, due, tre… morto (recensione)

Giorgio Palmieri - Ad un anno dal debutto su PC, Dead By Daylight sbarca anche su PS4 e Xbox One. Riuscirà a conquistare anche i giocatori console? Nel mentre, scopritelo nella nostra recensione.

Recensione Dead By Daylight – Il mio rapporto con il nascondino è sempre stato conflittuale: se da una parte amavo beccare i malcapitati che si credevano i più furbi del quartiere, dall’altra odiavo la tensione che si generava nei nascondigli, una sensazione sgradevole in special modo per chi soffre di colon irritabile. A prescindere da ciò, ho sempre pensato che le regole del gioco tradizionale fossero limitanti: evidentemente Behaviour Interactive avrà constatato la stessa cosa, visto che Dead By Daylight non fa altro che riproporre la formula del nascondino, impregnandola di horror. Ecco la nostra recensione.

Editore Starbreeze Studios, 505 Games
Sviluppatore Behaviour Digital
Piattaforme PS4, XB1, PC
Genere Sopravvivenza, horror
Modalità di gioco Multigiocatore

Ti troverò, e ti ucciderò

In Dead By Daylight, si vestono i panni di un killer per dare la caccia a quattro sopravvissuti, oppure è possibile assumere le vesti di uno di questi, con lo scopo di fuggire dalla zona, cercando di evitare la morte.

Prima di entrare in partita si sceglie quale delle due fazioni si vuole interpretare, in quello che, di fatto, è un gioco horror asimmetrico unico nella sua specie, affrontabile con amici o attraverso il matchmaking, che, almeno su PS4, ha sempre funzionato bene nei nostri test.

Le regole non sono poi così tante: vi basti sapere che il killer è un mostro inarrestabile, impossibile da abbattere, il cui stile di gioco si avvale di una prospettiva in prima persona; d’altro canto, i quattro redivivi devono collaborare, o meno, per sfuggire al killer, in una visuale in terza persona che consente loro di analizzare meglio l’ambiente.

L’azione si svolge in mappe parzialmente generate da un algoritmo procedurale, dove i sopravvissuti devono trovare cinque generatori e ripararli, così da attivare i due cancelli d’uscita, i quali andranno attivati tramite l’interruttore vicino. Chiaro è che il killer dovrà impedire che ciò accada, catturando i redivivi al fine di appenderli a dei ganci sacrificali. Gli altri giocatori potranno cercare di salvarli entro un certo limite di tempo, dopodiché la vittima sarà sacrificata e non potrà più rientrare in partita.

Il bacino di personaggi da cui scegliere conta un discreto numero di varianti: tra i sopravvissuti c’è chi se la cava meglio nella riparazione dei generatori, o chi fa meno rumore quando cammina, e così via. La stessa cosa vale per i killer, quasi tutti ispirati a esponenti ben più noti della scena, e tra pazzi con la sega elettrica, streghe amanti delle sorprese e spettri invisibili, non faticherete a trovare il vostro preferito.

Ad aggiungere ulteriore carne al fuoco ci pensa la Tela Sanguinaria, un albero delle abilità, anch’esso generato in modo procedurale per ogni personaggio, dal quale potrete sbloccare oggetti, competenze e molto altro attraverso i Punti Sangue, la valuta ottenuta a fine partita in base alla propria prestazione. Non abbiamo apprezzato questo sistema fino in fondo, dal momento che la casualità la fa da padrone, così come l’acquisizione degli oggetti, dei consumabili, alcuni ritrovabili anche nei forzieri disseminati per la mappa, che possono essere utilizzati in una sola partita per riparare più rapidamente, o guarire gli altri, oppure persino fuggire da una botola speciale.

Queste poche direttive costituiscono un gameplay sicuramente fresco, un’esperienza che si sviluppa in due strade adiacenti: se dagli occhi del killer si vive una vera e propria esperienza di caccia, nella quale si analizzano le tracce e si studiano i suoni, dal lato dei sopravvissuti bisogna sostanzialmente giocare ad una variante sanguinolenta del nascondino. Gli inseguimenti sono all’ordine del giorno, fermo restando che il killer è più veloce delle sue vittime, pertanto queste dovranno giocarsela bene per poter sfuggire al mostro, bloccandogli la strada o utilizzando i nascondigli nella maniera più intelligente possibile.

Al di là delle sfaccettature, il problema principale è che le meccaniche che sorreggono l’azione, in particolare quella dei redivivi, sono dominate dalla presenza dei quick-time-event, o comunque di surrogati ad essi legati. Ad ogni interazione importante corrisponde un’attesa, e dei pulsanti da premere in determinate occasioni, preceduti da un suono d’allerta, un espediente monotono, in special modo quando si riparano i generatori. In precisi casi, però, sono gestiti bene.

Per abbattere un sopravvissuto, ad esempio, il killer dovrà colpirlo due volte: tuttavia, un altro giocatore potrà curare i feriti vicini per mezzo di un QTE. Sbagliare il minigioco significa far urlare la persona ferita, così da attirare l’attenzione del killer. Tagliando corto, le variabili delle dinamiche di gioco non finiscono qui, anche perché gran parte del divertimento lo fanno i giocatori stessi e la loro abilità di improvvisazione. Il piacere della scoperta lo lasceremo a voi, ma mettiamo subito in chiaro una cosa: Dead By Daylight è un’esperienza esclusivamente multigiocatore dal sapore ripetitivo.

L’unica modalità disponibile è quella che vi abbiamo elencato, giocabile sì da due angolazioni differenti, ma alla fine si tratta sempre di una sola variante, applicata su una manciata di mappe. L’esagerata dipendenza da QTE potrebbe risultare fin troppo meccanica, soprattutto nelle prime battute, quando comincerete ad entrare nell’armonia di gioco attraverso partite probabilmente infernali, soprattutto dal punto di vista dei sopravvissuti. Infatti il tutorial si limita ad una serie di schermate di testo statiche, motivo per il quale il gioco lascia i neofiti in balia di un apprendimento che pretende pazienza. Il resto viene da sé, e dai pochi spunti interattivi possono nascere situazioni ricche di tensione e violenza, di gratificazione e rabbia, a patto che la formula rientri nelle vostre corde.

Per quanto riguarda l’aspetto audiovisivo, il team di Behaviour Digital ha svolto un lavoro di porting non particolarmente sorprendente, anche perché il materiale originale non era poi così d’impatto. La grafica è nella media, con animazioni altalenanti e pregne di compenetrazioni poligonali, eppure l’atmosfera che si respira svolge bene il suo mestiere, un merito da attribuire soprattutto al suono, ottimo, asfissiante e distinguibile.

Ciononostante, la struttura delle mappe lascia a desiderare e tende a confondere con degli elementi dello scenario generici, talvolta incapaci di aiutare nell’orientamento, cosa probabilmente voluta dagli sviluppatori, ma che causa momenti di seria frustrazione. Anche i menù deludono, più che altro perché non sono stati riadattati al meglio, sebbene si faccia l’abitudine.

Vi informiamo, infine, che Dead By Daylight è disponibile su PS4 e Xbox One al prezzo di 29,99€, anche in edizione fisica, e su Steam a 19,99€. Purtroppo la versione console non ha gli stessi contenuti di quella PC, ma gli sviluppatori stanno cercando attivamente di limitare il divario.

7.5

Giudizio Finale

Recensione Dead By Daylight  Giudizio Finale – Dead By Daylight non è un gioco per tutti. L’interazione è intrappolata in un gameplay meccanico di non facile digestione, peraltro pure ripetitivo e ciclico. Eppure, coloro che riusciranno a penetrare nella sua dura scocca, troveranno all’interno un titolo singolare e affascinante, come pochi altri sul mercato. C’è chi lo prenderà come un’esperienza da gustare ogni tanto, e chi invece ne sarà risucchiato: in ambedue i casi, del divertimento c’è ed è pure intenso. Peccato per la varietà non esaltante.

PRO CONTRO
  • Tensione e paura, quella vera
  • Esperienza originale e appagante
  • Interessante sia nei panni del killer, che in quelli del sopravvissuto
  • Tanti, troppi QTE
  • Ciclico e ripetitivo, dalla poca varietà
  • Struttura delle mappe talvolta confusionaria

Recensione Dead By Daylight – Trailer

Recensione Dead By Daylight – Screenshot