7.5

Dead Hungry – Hamburger? Non fanno poi così male… (recensione VR)

Giorgio Palmieri -

Recensione Dead Hungry – Per anni, l’industria dell’intrattenimento ci ha mentito. Il motivo? Perché, checché se ne dica in giro, c’è una cura alla portata di tutti per l’epidemia zombi. Dimenticatevi di bruschi colpi alla testa e antidoti vari: basta un bel hamburger dal paninaro di fiducia, quello del camioncino giù al porto, pregno d’olio e di condimenti, per trasformare un non-morto in un umano innocente.

Almeno, questa è la teoria di Dead Hungry, un simpaticissimo gioco arcade sulla realtà virtuale che sembra omaggiare i classici da cabinato di SEGA, nello stile grafico e nello spirito. Ecco la nostra recensione.

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Editore Q-Games
Sviluppatore Q-Games
Piattaforme PSVR, HTC Vive, Oculus Rift
Genere Arcade
Modalità di gioco Singolo giocatore

Video Recensione Dead Hungry

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco provenienti da PSVR su PS4 Pro.

Lo vuoi conbleto?

È la fine del mondo. L’umanità sta per collassare, tramutata in un’orda di zombi per delle motivazioni sconosciute, forse per l’ingordigia del palato, o per chissà quale altra astrusa spiegazione. Il nostro alter ego virtuale è un cuoco ambulante, proprietario di un simpatico camioncino tramite il quale riesce a preparare deliziosi panini, patatine, pizze e bevande alla spina, vivande in grado, appunto, di curare il morbo dei morti viventi.

L’avventura si compone di trenta livelli, ciascuno dei quali si svolge alla stessa maniera: visuale in soggettiva, ingredienti nella parte sinistra, strumenti di cottura sulla destra, e la fetta centrale adibita alla farcitura dei prelibati sandwich al sesamo, densi di grassi saturi.

Lo scopo è quello di cuocere la carne, la frittura e le pizze, tenendo d’occhio i tempi di cottura, con cui farcire poi i panini più alti di sempre, chiuderli con l’apposita fetta di pane superiore e lanciarli materialmente contro gli zombi: a seconda delle componenti degli hamburger, questi faranno del cosiddetto “danno” ai nemici, la cui barra della vita, una volta esaurita, muterà il senza-cervello in umano. Chiaramente, dovrete fare in modo di tenere lontani i mostri dal camioncino: l’avanzata può essere momentaneamente fermata con i drink, che bisognerà dosare proprio per permettervi di avere più tempo possibile per cucinare e impilare sempre più ingredienti in un unico panino.

La valutazione della prestazione culinaria del giocatore, poi, gira attorno al punteggio, e al classico sistema a tre stelle: un voto massimo vi ricompenserà con un oggetto consumabile fuori dal comune, come gatti della fortuna, shuriken e tante altre diavolerie, che potranno essere scagliati nei momenti d’emergenza, o infilati nei sandwich come “ingredienti segreti”.

Il sistema di controllo invece supporta sia il classico Dualshock, che la coppia di PlayStation Move, e l’esperienza con questi ultimi è nettamente superiore in termini di naturalezza, perché si prendono i pomodori, l’insalata e quant’altro con l’illusione dell’utilizzo delle proprie mani, mentre il controller sfrutta solo marginalmente i sensori di movimento, relegando il tutto ad una semplice pressione di pulsanti. Vi consigliamo comunque di giocare in piedi e in una stanza abbastanza ampia, possibilmente senza ostacoli nel cono visivo della PS Camera, altrimenti la giocabilità ne risentirà parecchio.

Non fatevi intimorire dalla banalità dell’idea di base, perché le dinamiche sono molto vivaci e vi faranno sudare e divertire allo stesso tempo: la pecca più grande, però, dimora nella scarsa varietà. L’ambientazione è sempre la stessa di livello in livello, una comune strada di una città nipponica, e il gioco fa poco per diversificarsi.

Ogni missione, almeno, vanta un modificatore particolare, come la velocità di cottura duplicata o gli zombi obesi, cheerleader o vegetariani, e la meccanica è solida quanto basta per ammorbidire l’eventuale monotonia. La grafica, come accennavamo, si ispira al mitico House of the Dead, ponendo l’accento più sulla caricatura che sull’orrore: il risultato non fa certo gridare al miracolo, eppure si fa piacere, risultando pulito e più che godibile, insieme agli effetti sonori alquanto bizzarri.

7.5

Giudizio Finale

Recensione Dead Hungry – Giudizio Finale – Dead Hungry è un titolo che potrebbe esistere solo e soltanto nella realtà virtuale. Divertente, scanzonato e frenetico, purtroppo delude nella varietà dell’esperienza, che si fa perdonare con la sua squisita anima Arcade. Se l’idea vi stuzzica, non troverete di meglio in giro, vista la singolarità della sua essenza.

PRO CONTRO
  • Lo spirito Arcade nella realtà virtuale
  • Bizzarro al punto giusto
  • Frenetico e caciarone, ma richiede anche meticolosità
  • Senza PS Move non ha molto senso
  • Varietà risicata

Recensione Dead Hungry – Trailer

Recensione Dead Hungry – Screenshot