Death Stranding: un viaggio unico nel suo genere (video recensione)

Lorenzo Delli -

Recensione Death Stranding – Su Death Stranding è già stato detto molto, forse anche troppo. Arriviamo con un filino di ritardo anche perché ce la siamo presa con la dovuta calma per finire il gioco, per esplorare tutti gli Stati Uniti (anzi, le UCA) zaino, letteralmente, in spalla, e per assaporare tutto ciò che Kojima Productions aveva in serbo per noi. Ma non parlarne per via di questo ritardo temporale sarebbe uno sbaglio. Death Stranding per certi versi è il gioco di questo di 2019, quello che ha diviso pubblico e critica e che, in qualche modo, ha cercato di proporre qualcosa di diverso dalle esperienze a cui siamo abituati. Ecco quindi un po’ di considerazioni sparse sul tanto chiacchierato simulatore di corriere e sul perché, almeno a nostro avviso, dovreste giocarlo.

Editore Sony Interactive Entertainment
Sviluppatore Kojima Productions
Piattaforme PS4, PC
Genere Avventura
Modalità di gioco Singolo giocatore, Multi giocatore
Lingua Italiano

Video recensione Death Stranding

La nostra video review di Death Stranding va a riassumere i concetti espressi nei seguenti paragrafi ed è realizzata con spezzoni gameplay tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro e da filmati ufficiali pubblicati da Sony Interactive Entertainment. Buona visione!

Death Stranding non è divertente

Sono due le principali accuse mosse da parte del pubblico a Death Stranding: il suo essere ripetitivo e il suo non essere divertente. Potremmo discuterne per ore di entrambe. La ripetitività, per cominciare, è alla base di larga parte dei videogiochi che catturano il grande pubblico. Ci ha colpito uno dei tanti commenti degli utenti sotto uno degli ultimi video di approfondimento che abbiamo dedicato proprio a Death Stranding. L’utente in questione faceva notare come anche giochi particolarmente “osannati” quali The Witcher 3 o The Last of Us si basano sostanzialmente sulle stesse dinamiche dell’opera di Kojima.

Non si fa ovviamente riferimento alla consegna dei pacchi (a quello ci torneremo a breve), quanto più al fatto che anche in un Action RPG come appunto The Witcher 3 le varie quest chiedono di andare da un punto all’altro della mappa, affrontare un combattimento (o qualche altra dinamica), godersi una cutscene, recuperare materiali e partire verso un altro punto (o tornare a quello di partenza). Qual è quindi il collante che tiene unito il tutto, che fa sì che il giocatore continui imperterrito a portare a termine ogni quest per decine e decine di ore consecutivamente? La soddisfazione di veder crescere il proprio personaggio e, ovviamente, la trama. C’è anche un altro elemento a nostro avviso essenziale: il calarsi nei panni del protagonista. E in Death Stranding quest’ultima cosa riesce benissimo.

Sam Bridges Porter è un personaggio alquanto particolare. L’interpretazione di Norman Reedus è particolarmente azzeccata, anche se per certi versi molto simile a quella del suo personaggio in The Walking Dead, Daryl Nixon. Sam è schivo, allergico (letteralmente) al contatto umano, un uomo che vive alla giornata e il cui solo scopo è arrivare vivo e vegeto al giorno successivo. Ed è anche per via del suo carattere e del suo passato, che scopriremo procedendo nella trama, che Sam accetta con riluttanza il compito che il Presidente delle Città Unite d’America (le UCA) decide di affidargli: riconnettere l’America, far sì che le poche cittadine rimaste e persino i più minuscoli insediamenti siano di nuovo collegati alla misteriosa rete chirale. Qui si aprirebbe una enorme parentesi su tutta la lore di Death Stranding, ma vediamo di riassumere il tutto.

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In poche parole il Death Stranding è stato un evento distruttivo che ha cambiato per sempre il volto del pianeta. L’aldilà, che da un punto di vista scientifico potrebbe essere interpretato come una dimensione parallela, ha invaso la nostra dimensione. L’America (e le altre nazioni?) è sconvolta dalle apparizioni delle CA, le anime dei defunti. Nelle lande oramai desolate della parte nord del continente americano le città fanno fatica a comunicare tra di loro proprio per via della minaccia delle CA, e a peggiore la situazione c’è anche la cronopioggia, un altro fenomeno conseguente al Death Stranding. La pioggia normale, così come la neve, è stata sostituita da una versione che accelera il processo di invecchiamento di qualsiasi cosa, dai tessuti umani alle costruzioni. Come se non bastasse ci sono anche i Muli e i Terroristi. Ma non vogliamo scendere troppo in dettagli.

La sostanza del tutto è che il compito assegnato a Sam è sulla carta quasi impossibile, ed è solo per potersi ricongiungere a quella che potremmo definire “un’amica di infanzia” che il protagonista si convince, iniziando un viaggio profondo, disturbante e incredibilmente lungo. Quindi sì: si va dal punto A al punto B portando pacchi sulla schiena, dal punto B ci viene richiesto di tornare ad A o di scoprire un nuovo punto C. E il ciclo va avanti così praticamente fino alla fine. Ogni viaggio però è diverso e porta con sé nuove difficoltà e responsabilità. La trama piano piano si infittisce, introducendo nuovi personaggi e approfondendo allo stesso tempo tutto ciò che caratterizza il mondo di gioco e il suo passato. Ad evolversi non è tanto Sam come se fosse il personaggio di un gioco di ruolo, quanto più la sua attrezzatura e le possibilità offerte per affrontare al meglio i vari ostacoli del mondo di gioco. All’inizio Sam è un semplice corriere (ne abbiamo già discusso a riguardo nel video citato precedentemente) e con il tempo, grazie appunto anche all’attrezzatura sempre più avanzata, riesce non solo a trasportare carichi sempre più pesanti e pericolosi, ma anche a difendersi dalle minacce fisiche ed extra-dimensionali.

Il gameplay si fa via via sempre più stratificato. Se all’inizio ci basta far sì che il carico sia sufficientemente bilanciato, si arriva in un secondo momento a dover gestire un gran numero di variabili. Quale strada percorro per arrivare dall’insediamento A a B? Quale genere di minacce mi trovo ad affrontare, umane o CA? E di conseguenza, quali armi dovrò portare con me? Quale tipologia di esoscheletro mi conviene equipaggiare? Devo portare con me strumentazione aggiuntiva per facilitare l’attraversamento di eventuali ostacoli naturali? O posso fare affidamento sui consigli e sulle strutture degli altri giocatori? Qui si apre obbligatoriamente la parenti sul Social Strand, una delle meccaniche più care a Kojima. Non è esatto definirla una novità, perché in effetti in Dark Souls si era visto qualcosa di simile. Sta di fatto che il suo funzionamento stavolta è essenziale ai fini del gioco.

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Giocare a Death Stranding senza il Social Strand equivale a privarsi di parte dell’esperienza. In sostanza tutto ciò che deponente all’interno della Rete Chirale, ovvero la rete di cittadine e insediamenti connessi ad una sorta di Internet 2.0 (è molto più complicato di così, concedeteci questa semplificazione), potrà essere utilizzato da altri giocatori. Vale anche il contrario: tutto ciò che è stato costruito o posizionato da altri giocatori all’interno della vostra “Rete Sociale” e, allo stesso tempo, all’interno della Rete Chirale, potrà essere sfruttato da voi. Qui si va oltre al gameplay classico, nel senso che ogni mossa all’interno del mondo di gioco può essere vista come un tentativo di spianare la strada ad altri giocatori. C’è chi egoisticamente si proietterà verso la fine del gioco facendo il minimo indispensabile. C’è chi invece, come molti giocatori testimoniano sui social, impiegherà molte più ore del dovuto proprio per sviluppare il mondo di gioco, per collegare appunto l’America edificando strade, ponti, punti di ristoro o anche semplicemente collocando cartelli di pericolo (alla stregua del già citato Dark Souls) o di ispirazione per gli altri. Ed è una meccanica meravigliosa: riuscire a superare un ostacolo perché un altro giocatore ci ha dato una mano “invisibile” è emozionante, come lo è tornare sui propri passi per edificare ad esempio una rete di teleferica con cui semplificare la vita a decine di altri Sam.

Per chi si stesse facendo alcune domande sul Social Strand, cerchiamo di anticiparle spiegando un altro paio di cose. Ogni giocatore viene collocato in una sorta di “stanza” di gioco con altre decine di giocatori. Non sono quindi tutti nella stessa “stanza”, e di conseguenza non vedrete il mondo di gioco invaso da tutto ciò che è stato deposto dalle migliaia di giocatori sparsi in tutto il mondo. Inoltre tutto ciò che viene edificato non è eterno. La cronopioggia ha effetti anche sulle strutture e sui veicoli edificati o utilizzati da tutti e di conseguenza dopo qualche settimana di gioco potrebbero disintegrarsi, a meno che la community attiva non ne potenzi la resistenza raccogliendo e depositando nuovi materiali.

Sono proprio le dinamiche di gioco in continua evoluzione che tendono ad appassionare il giocatore, o almeno quello che è disposto a calarsi nei panni di Sam per portare a termine il suo compito. Ed è anche l’evoluzione dello stesso Sam, il suo carattere schivo in cui è facile riflettersi e la sua tendenza a non fidarsi di nessuno, che appassionano e appunto permettono di “sentirsi” Sam, come se fossimo in un gioco di ruolo. Non solo: c’è anche, almeno a nostro avviso, la performance recitativa di tutti gli attori coinvolti nel progetto. Alcuni personaggi sono incredibili: ci viene in mente Deadman, interpretato da Guillermo del Toro, un personaggio le cui azioni e atteggiamenti non sono affatto banali da interpretare; o ancora Mads Mikkelsen o Troy Baker nei panni del villain, il tutto supportato da uno dei migliori doppiaggi in italiano che siano stati realizzati per un videogioco.

Forse stiamo un po’ divagando: abbiamo cercato di spiegare come, almeno secondo il nostro punto di vista, sia in parte giusto e in parte sbagliato definire ripetitivo un titolo come Death Stranding. Non abbiamo ancora affrontato il discorso legato al divertimento. Il divertimento, concorderete con noi, è un fattore estremamente soggettivo. Ed è proprio per questo che ci sono stati e ci saranno decine e decine di giocatori che trovano e troveranno Death Stranding estremamente noioso e poco divertente. A prescindere dal fattore divertimento, riteniamo Death Stranding un titolo piuttosto maturo, non indirizzato quindi ad una così vasta fascia di utenza. È un vero e proprio viaggio che il suo protagonista stesso affronta con riluttanza, e che persino i giocatori che riescono ad appassionarcisi potrebbero talvolta trovare duro e spigoloso. D’altronde se vi andate a spulciare le recensioni su Amazon di Red Dead Redemption 2 leggerete di vari utenti che lo ritengono lento e privo di gameplay. Pensate un po’, Red Dead Redemption 2 privo di gameplay!

Per via delle sue meccaniche è anche difficile collocarlo in un genere vero e proprio. Nonostante ci siano sezioni assimilabili ad un classico gioco di azione, con sparatorie, meccaniche stealth e altre variazioni, l’obiettivo di Kojima era quello di proporre qualcosa di diverso. A tal proposito è necessario citare Kōbō Abe, uno scrittore a cui Kojima si è ispirato: «Il bastone è stato il primo strumento creato dall’umanità per mettere una distanza tra sé e le cose minacciose, per proteggersi. Il secondo strumento creato dall’umanità è stato la corda. Una corda è usata per legare cose importanti e tenerle vicine». L’autore nipponico voleva un gioco che proponesse un approccio più in stile “corda” che “bastone“. Da qui le dinamiche legate al Social Strand e anche tutta una serie di regole in gioco che in teoria non permettono l’uccisione di altri esseri umani; tant’è che la prima vera arma su cui mettiamo le mani è una spara-bolas che, con una corda, lega a terra gli obiettivi per renderli inermi. Ci sono, come già accennato nel nostro video, anche sezioni che reputiamo assimilabili a quelle di un survival horror. Lo stato di ansia che si vive quando vicino a Sam ci sono CA invisibili è reso alla perfezione: si deve trattenere il fiato, sentendo i battiti del cuore del protagonista, si sentono i rumori spettrali emessi dalle CA, il tutto sotto lo scrosciare impietoso della cronopioggia. E se fate un passo falso la situazione precipita radicalmente.

Ci vogliono poi diverse decine di ore per portare a compimento la storia di Sam, nel nostro caso circa 40/45 ore. È necessaria quindi anche una discreta soglia di attenzione, il seguire con attenzione tutti i vari dialoghi delle cut-scene presenti e ben radicate lungo l’avventura e magari leggersi i tanti approfondimenti relativi alla lore di gioco che piano piano vanno a popolare i nostri registri. Anche la durata comunque è uno di quei fattori che potrebbe scoraggiare alcuni giocatori. Se per esempio trovate poco “divertente” il gameplay ma la trama vi appassiona e volete sapere in tutti i modi come va a finire l’opera di Kojima e colleghi, la prospettiva di doverci impiegare così tanto potrebbe essere un ulteriore scoglio. Da non sottovalutare poi i vari livelli di difficoltà proposti. Se volete una vera e propria sfida Death Stranding saprà accontentarvi. Ci sono talmente tante variabili da tenere sotto controllo che giocare il tutto a livelli di difficoltà elevati metterà a dura prova abilità e pazienza.

Sul comparto tecnico del gioco ci siamo già in parte espressi. I modelli facciali e le animazioni dei personaggi sono fantastiche per la maggior parte del tempo. Le ambientazioni, per quanto scarne (e c’è un motivo), riescono comunque a sorprendere. Le condizioni climatiche, specialmente la neve (la maledetta neve), sono rese bene, così come tutta la fisica che regola i movimenti, l’equilibrio e le componenti del mondo di gioco. L’unica cosa che non ci è piaciuta è la resa tecnica dei veicoli, per i quali la fisica di gioco non sempre si applica in modo “realistico“. Il comparto audio, già encomiabile per via del doppiaggio e degli effetti sonori, vanta anche una serie di tracce musicali incredibili. Lo struggente BB’s Theme che ci accompagna “subdolamente” per tutto il gioco per poi esplodere sul finale è solo una delle tante canzoni che vi consigliamo di ascoltare anche al di fuori del contesto di gioco.

9.0

Giudizio Finale

Alcuni lettori potrebbero trovarsi in disaccordo con il nostro voto finale. 9 è un voto che racchiude un significato profondo: si dà a quei titoli che dovrebbero mettere d’accordo (quasi) tutti, giochi praticamente imprescindibili, senza sé e senza ma. Eppure abbiamo passato buona parte della recensione a dire che Death Stranding è una di quelle produzioni che più che mai riesce a dividere il grande pubblico. Ciò nonostante ci sono diverse caratteristiche che vanno premiate e che fanno sì che la fatica di Kojima Productions si meriti effettivamente un voto così alto: la trama così complessa, originale, folle e caratterizzata anche da qualche degno colpo di scena; i personaggi, la loro evoluzione e di conseguenza anche il livello recitativo degli attori che hanno prestato il loro volto (senza scomodare l’ottimo doppiaggio); il gameplay che, a prescindere dai suoi difetti o dalla sua apparente ripetitività, cerca di differenziarsi da quanto solitamente proposto dall’industria videoludica; le musiche, la longevità e tanto altro.

È una produzione enorme, matura ed estremamente curata, e affibbiargli un voto più basso solo ed esclusivamente perché alcune categorie di giocatori potrebbero non apprezzarlo ci pare sbagliato. Mettendo da parte l’oggettività con cui abbiamo cercato di esporre finora i fatti, di una cosa siamo assolutamente certi: il finale di Death Stranding ci rimarrà a lungo nel cuore. Lo stesso viaggio di Sam, così duro e faticoso, irto di pericoli e di responsabilità, si conclude in modo degno, senza tra l’altro lasciare troppo adito ad un seguito scontato, senza lasciare le cose troppo a mezzo o domande fondamentali senza risposta.

PRO CONTRO
  • Unico nel suo genere
  • Una trama originale ed estremamente “folle”
  • Longevità e grado di sfida
  • Cast e doppiaggio stellari
  • Esce dalla “comfort zone” di molti giocatori
  • Alla fine “la tira un po’ per le lunghe”
  • Fisica dei veicoli

Screenshot

Trailer

  • Valentino

    Non so il perché, ma mi ricorda molto No man’s sky! Anche lui distrutto dalla critica eppure era realmente qualcosa di nuovo. Nonostante fosse davvero molto ripetitivo. Ogni volta che esploravo era una goduria. Penso che mi piacerà molto questo gioco. Ma aspetterò ad acquistarlo solo per fare scendere il prezzo.