Destiny 2: La Maledizione di Osiride… e quella di Bungie (recensione)

Giorgio Palmieri

Recensione Destiny 2: La Maledizione di Osiride – Esiste una sensazione alla quale è difficile resistere: questa, solitamente, sovviene quando un giocatore incallito di Destiny prende un qualsiasi sparatutto in mano e ne inizia a snocciolare le meccaniche. Poi, tutto d’un tratto, giunge la nostalgia di quei salti così precisi, della verticalità, dei Cabal e dei Caduti, di quel feeling naturale delle armi e degli impatti, che ti costringono a ritornarci, su Destiny, per forza di cose.

Il motivo? Bungie è maestra nel saper confezionare sparatorie, nel renderle dinamiche e assuefacenti, elementi che si traducono in un gameplay tra i più solidi nel panorama degli sparatutto. Tuttavia, ciò che la società autrice di Halo sembra non riuscire a comprendere è la stesura del fattore MMO, e La Maledizione di Osiride testimonia tutto quello che in Destiny 2 non funziona come dovrebbe. Ecco la nostra recensione.

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Editore Activision
Sviluppatore Bungie
Piattaforme PS4, XB1, PC
Genere Sparatutto
Modalità di gioco Singolo giocatore, multigiocatore

Video Recensione Destiny 2: La Maledizione di Osiride

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro.

Vexgiziani

La Maledizione di Osiride è il primo DLC del secondo capitolo, che purtroppo continua la stessa strada, già criticata in passato, percorsa dal predecessore: 19,99€ per poter esplorare un nuovo, minuscolo territorio, e per accedere a nuove missioni, armi, armature e attività cooperative e competitive. Un pacchetto dunque che frammenta la comunità come il predecessore, a due mesi dall’uscita del gioco base.

La storia della mini-espansione vede il nostro guardiano ancora una volta alla mercé di Ikora Rey, la leader dell’Avanguardia degli Stregoni che ci chiederà di viaggiare attraverso spazio e tempo per scoprire i segreti di Osiride, lo “Zavala prima di Zavala”, come piace dire al nostro simpatico lumino. Senza troppe sorprese, la campagna si dipana lungo un arco narrativo di circa due ore e mezza, che ricicla spudoratamente una serie di livelli già visti nell’avventura originale, contestualizzandoli in modo goffo, tanto per allungare il brodo. A ciò si affiancano dei momenti degni di nota, quelli in cui vediamo Osiride all’opera, ma anche qui Bungie non ha osato troppo: la misteriosa Foresta Infinita non è poi così misteriosa, e i suoi luoghi si posano su un ritmo della campagna di una normalità spiazzante.

Protagonisti assoluti sono i Vex, fautori di un possibile futuro disastroso che noi dovremo evitare, e l’obiettivo sarà quello di falciarli tutti, con situazioni derivative, ripetitive, che sanno di già visto e sempre con gli stessi nemici e le solite dinamiche.

L’architettura Vex sfrutta una sorta di compromesso tra la tecnologia e la mitologia egiziana, e il frutto dello sposalizio sorprende e stupisce, tanto-ché ci sarebbe piaciuto vedere una zona più grande e libera costruita proprio su questo stile. Purtroppo Mercurio non è altro che una piccolissima area sulla quale vive di tanto in tanto un evento pubblico un po’ più articolato di quelli visti sugli altri pianeti, che riassume le meccaniche gustate in passato.

Niente di realmente nuovo all’orizzonte nemmeno per le attività, specie per quanto riguarda i due assalti inediti, dato che stiamo parlando di versioni leggermente modificate delle missioni della campagna de La Maledizione di Osiride, mostrando un così poco impegno da risultare imbarazzante.

Spiccano nuove (ripetitive) avventure, mappe competitive e una nuova incursione che spinge la collaborazione tra i giocatori più abili e affiatati ma, alla fine della fiera, si tratta in buona sostanza della solita dose di contentini che sanno di minestra riscaldata, da farsi bastare per la partita saltuaria, altrimenti la ripetizione forzata farà la sua comparsa ben prima di quanto pensiate. Peraltro, non abbiamo ben compreso l’introduzione di altri cinque livelli di esperienza oltre ai venti già disponibili, vista l’assenza di nuove abilità: l’albero dei talenti rimane sempre il medesimo, piccolo e striminzito, e si guadagnano punti esperienza a grande velocità senza accorgersene.

Purtroppo manca ancora una volta l’ingaggio a lungo termine, se non si considera la classica ciclicità settimanale, condensata in nuovi compiti che di nuovo hanno ben poco. Siamo davanti ad una buona base a cui manca il supporto adatto, esattamente ciò che non volevamo dal seguito della creatura di Bungie.

La società sta apportando delle modifiche costanti alla progressione e alle valute, riducendo l’eventuale casualità dormiente nell’ottenimento degli oggetti, che noi continueremo a seguire e ad analizzare nel corso dei prossimi giorni: vi ricordiamo che il 19 dicembre debutterà l’atteso evento L’Aurora, il quale sancirà l’arrivo del Natale anche su Destiny.

Conclusioni

Recensione Destiny 2: La Maledizione di Osiride – Giudizio Finale – La Maledizione di Osiride deve essere un campanello d’allarme su un possibile smarrimento. Non è questa la direzione verso cui Destiny 2 deve dirigersi, non è questo il supporto che ci aspettavamo, identico nelle modalità del primo episodio, con contenuti fatti apposta per diluire l’esperienza senza aggiungere nulla di fresco, giustificabili in parte solo se fossero stati aggiunti gratuitamente. Come spesso accade, sono gli early adopter a pagarne le conseguenze, e per ora non ci resta che aspettare, giocando ad un DLC consigliato solo a chi prova un amore incondizionato nei confronti dello sparatutto di Bungie.

PRO CONTRO
  • L’incipit narrativo ha fascino…
  • Lo stile artistico che pervade i Vex e Mercurio è notevole
  • Nuove armi, nuova incursione
  • … ma la campagna è breve, oltre che abbastanza deludente
  • Frammenta la comunità
  • Estremamente derivativo
  • Le attività inedite sanno di riempitivo

Recensione Destiny 2: La Maledizione di Osiride – Trailer

Recensione Destiny 2: La Maledizione di Osiride – Screenshot