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Detroit: Become Human – Quantic Dream riesce a mantenere le promesse? (recensione)

Lorenzo Delli - Il titolo più giusto sarebbe stato "Detroit: I Can't Hold All This Feels".

Recensione Detroit: Become Human – Il dramma interattivo di Quantic Dream si appresta finalmente ad entrare nelle case dei tanti giocatori che lo aspettano a gloria. La software house di David Cage ha però una serie di “promesse” da mantenere. Detroit: Become Human si presenta infatti come un titolo in grado di rivoluzionare le avventure grafiche (e non solo), grazie ad un sistema di scelte dinamico che va a modellare non solo la narrativa, ma anche gli stessi protagonisti del gioco. Quante altre software house avevano promesso qualcosa di simile? Non poche se ve lo state chiedendo, ma il gioco di Quantic Dream, forte anche delle sue 3.000 pagine di copione e dei tanti anni di sviluppo, sembra finalmente essere riuscito dove altri avevano in parte fallito. Ecco quindi la nostra recensione di Detroit: Become Human!

Editore Sony Interactive Entertainment
Sviluppatore Quantic Dream
Piattaforme PS4
Genere Avventura
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Italiano
Prezzo e acquisto 64,99€

Video Recensione Detroit: Become Human

La nostra video recensione dell’avventura di Quantic Dream è realizzata con spezzoni gameplay tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro, ed è ovviamente spoiler-free. Buona visione!

Cosa vuol dire essere vivi?

Senza troppi giri di parole, Detroit: Become Human è davvero un titolo rivoluzionario. Lo è perché già dopo pochi minuti di gioco si intuisce come ogni minima decisione presa dal giocatore va effettivamente ad influenzare non solo il corso della trama, ma anche la crescita dei tre protagonisti e soprattutto il loro rapporto con i vari personaggi secondari, esattamente come promesso da Quantic Dream. È bene però specificare sin da subito di che tipo di gioco si parla. Detroit: Become Human è un’avventura, non un gioco di azione alla Uncharted. Prima di lanciarci in approfondimenti vari comunque, un breve riassunto della trama.

Connor, uno dei tre protagonisti dell’avventura di Quantic Dream.

Detroit: Become Human è ambientato ovviamente a Detroit nell’anno 2038. La città, che all’epoca fu la culla dell’industria automobilistica, è tornata a risplendere grazie all’invenzione e all’introduzione degli androidi nella vita di tutti i giorni. Come spesso accade nelle storie cinematografiche, videoludiche e televisive che riguardano sofisticati robot simili in tutto e per tutto agli esseri umani, gli androidi di Detroit, a seguito di traumi fisici e psicologici, prendono coscienza di sé, sentendosi a tutti gli effetti vivi. Cosa vuol dire essere vivi? Una domanda affatto banale, che nasconde tematiche profonde in parte trattate anche dallo stesso gioco. Sta di fatto che i Devianti, così vengono chiamati gli androidi che escono dalla loro programmazione, si ribellano ai loro padroni fuggendo o talvolta commettendo crimini anche gravi.

E il gioco inizia senza troppi complimenti con una prima scena piuttosto adrenalinica, quella che probabilmente avete provato con mano grazie alla demo gratuita sul PlayStation Store, che ha sei diversi finali. Detroit: Become Human è di fatto suddiviso in capitoli, meglio definibili come scene, ognuno caratterizzata da un numero piuttosto elevato di snodi e di possibilità. Ogni scena ha un protagonista diverso (tre in tutto, Kara, Connor e Markus), e di fatto, almeno per la maggior parte delle ore di gioco, si vivono tre storie separate che piano piano convergono verso il finale, o meglio, verso il vostro finale. Ovviamente la prima scena non è l’unica che presenta più finali, ce ne sono alcune che arrivano a presentarne di più (o di meno). Ma quali sono le azioni che ci portano verso un percorso piuttosto che un altro?

Hank è un personaggio secondario chiave per lo svolgimento della trama. Riuscirete a tenere a bada il suo carattere scorbutico e tutt’altro che costruttivo?

Imparerete ben presto che qualsiasi azione sarete chiamati a compiere influenzerà in modo più o meno diretto la storia. Ogni dialogo è fondamentale, perché non solo può portare i personaggi coinvolti a svolgere determinate azioni, ma perché può anche migliorare o peggiorare il rapporto tra gli stessi personaggi. Le relazioni sono caratterizzate da diversi livelli di progresso, positivo e negativo, e coltivarne alcune può addirittura sbloccare nuovi percorsi nella trama, tra cui alcuni fondamentali per la salvezza di determinati protagonisti. A tal proposito, sì, i vari protagonisti, se sbagliate qualcosa o se le cose non vanno come avevate calcolato, possono morire. Stesso discorso per gli altri androidi ed esseri umani coinvolti nella trama. Insomma, i colpi di scena non mancano e alcuni potrebbero davvero lasciarvi di stucco.

Ma a parte i dialoghi, che prevedono la semplice selezione a tempo di una parola o di uno stato d’animo per essere eseguiti, quali sono le altre azioni che hanno impatto sulla trama? Quelle che vi abbiamo già descritto nella nostra anteprima, ovvero le varie interazioni che sono risolte dai QTE (Quick Time Event). Per quanto si tratti di una meccanica bistrattata, Quantic Dream non voleva realizzare un gioco di azione in stile God of War o Horizon Zero Dawn, quanto più appunto un’avventura grafica, e i QTE risultano piuttosto azzeccati visto il contesto. In ogni caso procedendo nella trama prendere velocemente le decisioni e azzeccare i QTE cambia drasticamente il corso degli eventi, portandovi a vivere ancora più intensamente il tutto.

La vita dei protagonisti e di tantissimi personaggi secondari è appesa a un filo: sarete voi ad influenzare il loro destino.

Sapere che ogni pulsante che premete provoca effetti che magari nemmeno ci si immagina, aggiunge quasi una sensazione di realismo al tutto. Prendere decisioni sbagliate e commettere errori è nella natura umana, e vedere tali errori (talvolta decisionali, talvolta dettati dalla scarsità di riflessi) prendere vita in gioco è parte integrante dell’esperienza di gioco. Le possibilità non sono infinite, sono ovviamente numerate, e vengono rappresentate dai diagrammi di flusso visualizzati al termine di ogni capitolo. Vi basta vedere il primo di questa galleria per rendervi conto di quanto ogni capitolo sia a modo suo incredibile, e ce ne sono in tutto 32 (alcuni in comune tra i personaggi, quindi con più diagrammi).

In ogni diagramma ci sono dei checkpoint che permettono sostanzialmente di cambiare il corso della storia. Selezionandone uno verrete chiamati a decidere se sovrascrivere il vostro salvataggio o se giocare senza salvare i progressi per soddisfare la vostra curiosità. Gli sviluppatori, e in realtà anche noi, consigliano però di arrivare fino in fondo almeno una volta senza sfruttarli. Giocarlo tutto d’un fiato, senza cambiare il corso degli eventi perché un dialogo non è andato come sperato o per un paio di QTE andati nel modo sbagliato, aggiunge ulteriore spontaneità alla storia. E la cosa bella è che ogni singolo giocatore vivrà esperienze e di conseguenza finali leggermente o completamente diversi. Per riuscire a scoprire tutte le sfaccettature della trama, rispondere a tutte le domande (meno che una) e vedere tutti i possibili finali sono richieste circa 40 ore. Un bel po’ per un gioco appartenente a tale genere!

Bello da giocare, da vedere e da ascoltare

Ciò che sorprende di Detroit: Become Human non sono solo le dinamiche di gioco che potrebbero per certi versi essere paragonate a quelle di un librogame, ma anche tutto ciò che concerne il comparto tecnico. Il lavoro di Quantic Dream, anche grazie alle lunghissime sessioni di motion capture a cui si sono sottoposti i celebri attori coinvolti nella produzione, spinge al massimo le potenzialità grafiche di PlayStation 4 restituendo scorci e modelli dei volti dei personaggi davvero incredibili.

Il gioco presenta un buon mix di scene “scripptate“, che comunque sono influenzate dal vostro modo di giocare, con sessioni di esplorazione che richiedono anche di interagire con le ambientazioni. Queste ultime fasi sono quelle che si dimostrano un po’ più “legnosette“, visto che spesso i personaggi non possono correre rallentando il decorso della scena (ma c’è da chiedersi: in un contesto reale vi mettereste a correre per arrivare da un punto ad un altro di una stanza?) e che gli spigoli delle ambientazioni fanno sì che i personaggi reagiscono a loro impatto in un modo un po’ innaturale. Nulla di trascendentale comunque: il taglio cinematografico che è stato impresso al gioco domina in quasi tutte le scene, e anche quelle in cui siete liberi di esplorare, grazie alla possibilità di spostare il punto di riferimento della telecamera, possono risultare fluide e coese con il resto del gioco a seconda di come vi muovete. Anche il comparto audio è impeccabile: il gioco è completamente doppiato in italiano, e vi consigliamo di disattivare sin da subito i sottotitoli per aumentare ulteriormente il grado di immersione del gioco. Le tracce musicali sono perfette, e i temi musicali dei vari personaggi lo sono altrettanto.

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Giudizio Finale

Giudizio Finale – Recensione Detroit: Become Human – La nuova opera di Quantic Dream è per certi versi incredibile. I temi trattati non sono affatto banali, anzi, di fatto si tratta di una produzione adulta e ricercata, che potrebbe tra l’altro non incontrare il gusto di un pubblico più giovane e spensierato. È emozionante, e almeno alcune scene del finale che abbiamo vissuto nella nostra prima run ci rimarranno a lungo nel cuore.

Il fatto che ogni giocatore possa vivere esperienze di fatto diverse, con personaggi che saranno o non saranno al nostro fianco al termine dell’avventura, con eventi che si innescano solo perché avete preso una decisione anche svariate ore prima, lo rende davvero unico nel suo genere. Chi non volesse farsi sconvolgere la storia da un QTE sbagliato può selezionare un livello di difficoltà che predilige la narrazione all’azione, ma anche in questo caso consigliamo di vivere l’esperienza completa e di lasciarsi in parte trascinare dall’eventuale difficoltà di determinate scene e comunque da previsto originariamente dal team di sviluppo.

Non possiamo che concludere ribadendo quanto Detroit: Become Human sia a modo suo un titolo rivoluzionario. Siamo davvero di fronte ad una storia mutevole, influenzata dalle decisioni e dall’approccio del giocatore, che apre nuovi spiragli per l’industria videoludica. Certo, progettare e realizzare un titolo del genere non è affatto banale, e inserire tali dinamiche in un contesto diverso (action, FPS o derivati) è estremamente difficile, ma dopo Detroit: Become Human qualcuno sarà sicuramente tentato.

Il nostro consiglio è ovviamente quello di non lasciarselo sfuggire, acquistandolo però consci del fatto che si tratta di un titolo coinvolgente, emozionante ed adulto ben diverso però dalle classiche esperienze action sperimentate nelle ultime esclusive PlayStation.

PRO CONTRO
  • Intenso ed emozionante
  • Ogni giocatore vive la storia in modo diverso
  • Grafica ai massimi livelli su PS4
  • Doppiaggio e colonna sonora al top
  • Talvolta il gameplay è lento
  • Non si possono saltare i dialoghi, neanche rivivendo le scene
  • Un paio di passaggi bruschi tra alcune scene

Recensione Detroit: Become Human – Screenshot