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Digimon Story: Cyber Sleuth – Hacker’s Memory: il cinepanettonemon (recensione)

Giorgio Palmieri - A due anni di distanza dal predecessore, sbarca sugli scaffali Hacker's Memory, un seguito che sembra quasi la copia carbone dell'originale: condivide con esso pregi, difetti e dubbi.

Recensione Digimon Story: Cyber Sleuth – Hacker’s Memory – Nell’eterna lotta tra Pokémon e Digimon (e qui faremmo partire la sigla di Star Wars con tanto di testo scorrevole), i primi ne sono usciti sempre vincitori, almeno se si circoscrive il discorso ai soli videogiochi.

Eppure, da qualche tempo a questa parte, come nella tradizione del cinepanettone natalizio, le creature digitali della Toei Animation stanno cercando di tornare alla ribalta anche qui in Italia con uscite annuali, prima con Digimon Story: Cyber Sleuth nel 2016, e poi con Digimon World: Next Order agli inizi del 2017, entrambi su PS4 (e Cyber Sleuth anche su PS Vita).

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L’ultimo arrivato, invece, si chiama (prendete aria) Digimon Story: Cyber Sleuth – Hacker’s Memory, e va a continuare il filone Story, quello più vicino al canonico gioco di ruolo di stampo nipponico. Ecco la nostra recensione.

Editore Bandai Namco Entertainment
Sviluppatore Media.Vision
Piattaforme PS4, PS Vita
Genere Gioco di ruolo
Modalità di gioco Singolo giocatore, multigiocatore

Video Recensione Digimon Story: Cyber Sleuth – Hacker’s Memory

I concetti espressi nei paragrafi di questo articolo sono racchiusi nel video a seguire, che include spezzoni tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro.

Vita reale o digitale: in quale riesci ad essere (davvero) te stesso?

La storia di Digimon Story: Cyber Sleuth – Hacker’s Memory si basa su una premessa che, immersa nel contesto Digimon, ha un nonsoché di affascinante e, perché no, persino di maturo: infatti, gli abitanti dell’universo nel quale è ambientata l’avventura vivono due vite, una reale e una virtuale: la cosa curiosa, e appurata, è che la gente quasi non conosce distinzione tra le due. Non che sia assuefatta: è proprio la società ad essere così strutturata, così pesantemente influenzata dalla rete, nel bene e nel male.

Il portale web che gestisce l’ecosistema digitale si chiama EDEN ed è uno spazio sociale in cui conoscere nuova gente, scambiare due chiacchiere, utilizzando però un avatar che ha la stessa fisionomia della controparte reale. Proprio EDEN pullula di hacker, ai quali vanno ricondotte attività sia lecite che illecite, attuate con l’ausilio dei Digimon, delle stringhe di codice raffigurate da simpatici mostriciattoli. Purtroppo il povero protagonista sarà derubato della sua identità, con la quale uno sconosciuto delinquente deciderà di compiere diversi crimini.

Quindi il buon Keisuke – o qualsiasi nome decidiate di mettergli – si iscriverà al piccolo gruppo di hacker Hudie, attraverso cui cercherà non solo di conoscere l’identità del criminale, ma anche di capire cosa si cela negli strani fenomeni che si stanno verificando nell’universo di EDEN, e che sembrano collegare mondo virtuale con quello reale.

La narrazione, in pieno stile nipponico, è densa di dialoghi verbosi e prolissi, raccontati, tuttavia, con pochissime animazioni e pochissimi intermezzi animati. Si fa quasi fatica a seguirli, anche perché i personaggi non sono così carismatici come ci si aspetterebbe da un JRPG. Questo ritmo sarà tollerato da chi ha già masticato e digerito il predecessore, la cui si storia si va persino ad intrecciare con quella di Hacker’s Memory, confezionando un quadro intrigante ma dal ritmo eccessivamente diluito.

Per il resto, la struttura da cui attinge è identica al precedente capitolo: stessa interfaccia, stesso sistema di combattimento, per un’esperienza pressoché uguale. Non è necessariamente un male, perché Hacker’s Memory è un gioco di ruolo classico costruito per la gioia dei tradizionalisti. Le battaglie non a caso sono a turni, e si focalizzano su scontri in cui il gruppo del giocatore è composto da tre mostriciattoli in campo e altri in riserva, con un quarto (e persino un quinto) relegato all’ospite della storia.

Attorno a questo canonico sistema è stato cucito un enorme sviluppo che va a valorizzare l’aspetto evolutivo dei Digimon, il quale, grosso modo, è del tutto simile a quello del predecessore, eccezion fatta per la presenza di un catalogo di creature più ampio, che, adesso, supera le trecento totali. “Catturare” un Digimon è semplicissimo, visto che bisognerà affrontare una determinata tipologia di creatura fino a completare uno specifico indicatore, dopo cui sarà possibile crearne uno nuovo del medesimo tipo.

Salire di livello ed evolvere i mostriciattoli, poi, sono due operazioni rodate, con le quali si entra in sintonia fin da subito, sperimentando le combinazioni migliori, e cercando di realizzare i Digimon perfetti: ed è praticamente la parte migliore di Hacker’s Memory, un motore che tiene attivo l’interesse per le decine e decine di ore della storia principale, affiancata da tantissimi casi secondari e una modalità multigiocatore che consente di duellare con altri giocatori, e ricevere ricompense esclusive, come cappelli con cui personalizzare i propri animaletti.

Per quanto riguarda il fronte novità, questo sequel ne sfoggia sostanzialmente due, almeno tra quelle più interessanti: una ruota attorno ai frammenti di memoria, dei pezzi di storia, nascosti nell’ambiente, attraverso cui sarà possibile conoscere determinate sfaccettature della trama: l’altra, invece, risiede nell’introduzione delle battaglia di dominio.

In pratica, nella storia, di tanto in tanto, si paleseranno dei combattimenti a squadre su una griglia, divisa in caselle, sulle quali spostarsi al fine di conquistarle. Il colore della casella cambia quando un componente del team ci mette piede, che sia alleato (blu) o avversario (rosso): così facendo, si guadagna un punto. Determinate aree garantiscono più punti, e il team che riesce a portarsene a casa 30 (o più, a seconda delle condizioni) vince il duello. Posizionarsi su una casella già occupata da un nemico farà partire invece una classica sequenza di combattimento, di un solo turno per giocatore. Insomma, si tratta di un buon modo per variare la solita routine, fatta perlopiù di dialoghi lunghissimi e sotterranei lineari pregni di Digimon selvaggi da sconfiggere.

La costruzione dei dungeon è nuovamente basilare, nell’estetica e nella complessità, anche se abbiamo notato un po’ di assortimento in più, con qualche timido enigma a condire il tutto.
Purtroppo ciò che delude è l’impatto visivo e, con esso, alcune superficialità legate alle animazioni: trattandosi di un prodotto studiato per rientrare nelle capacità di PS Vita, su PlayStation 4 la situazione lascia a desiderare.

Gli ambienti sono pervasi da texture in bassa risoluzione, mentre i luoghi virtuali di EDEN risultano ripetitivi e poco creativi, per fortuna alimentati da una fluidità encomiabile, con i sessanta fotogrammi al secondo sempre fissi. Il cyberspazio che li sostiene, fatto di forme geometriche e astratte dai colori a neon, semplicemente non era interessante nel predecessore, come non lo è qui. La cura con la quale sono stati realizzati i Digimon supera di sicuro la media, e vederli in azione è sempre un piacere, ma ci aspettavamo qualche salto in più in questo seguito: nelle scene di combattimento continuano a mancare le animazioni degli attacchi e delle abilità speciali, la cui presenza avrebbe reso le lotte quantomeno più dinamiche.

Apprezziamo comunque la velocità degli scontri casuali, condensata in turni celeri, nonostante il numero di Digimon spesso spropositato a schermo. Le musiche, come facile aspettarsi, si rifanno a quelle del primo Cyber Sleuth, con un doppiaggio nella lingua giapponese, supportato da sottotitoli, purtroppo, solo in inglese.

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Giudizio Finale

Recensione Digimon Story: Cyber Sleuth – Hacker’s Memory  Giudizio Finale – Digimon Story: Cyber Sleuth – Hacker’s Memory è un titolo che mira ad una precisa nicchia di appassionati, e ciò gli fa senz’altro onore. Purtroppo non bada troppo alle novità, non tanto in termini di aggiunte vere e proprio (che non mancano, seppur pochine), quanto nella rifinitura della formula: tra dialoghi prolissi, animazioni mancanti, una storia tremendamente diluita e una veste grafica tutt’altro che al passo con i tempi, spicca in ogni caso un’avventura dalle tinte ruolistiche classica, ma al contempo unica se si va ad analizzare tutto quello che ruota attorno ai Digimon e alle loro evoluzioni, condensato in un sistema di sviluppo assuefacente dal quale è difficile staccarsi. Tagliando corto, se siete amanti delle creaturine digitali sapete già cosa fare, mentre tutti gli altri farebbero bene a ponderare l’acquisto.

PRO CONTRO
  • Contesto interessante e maturo…
  • Sistema di sviluppo sfaccettato che dà dipendenza
  • Oltre 300 Digimon diversi e personalizzabili
  • …ma la trama è diluita in dialoghi prolissi
  • La formula è rimasta invariata, senza rifiniture o grandi novità
  • Grafica obsoleta e deficitaria

Recensione Digimon Story: Cyber Sleuth – Hacker’s Memory – Trailer

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