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Dishonored: La morte dell’Esterno – Uno spoiler nel titolo? (recensione)

Giorgio Palmieri -

Recensione Dishonored: La morte dell’Esterno – Billie Lurk è la protagonista di Dishonored: La morte dell’Esterno, e non è di certo la classica ragazza di cui puoi invaghirti. Non per il suo aspetto fisico, per carità: d’altronde, ognuno ha un proprio canone di bellezza. Ci riferiamo, più che altro, alla assoluta freddezza della sua personalità: Billie è gelida, “ghiacciata” oseremmo dire, allo stesso modo della trama di quella che possiamo definire un’estensione dell’universo di Dishonored. Ecco la nostra recensione.

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Editore Bethesda
Sviluppatore Arkane Studios
Piattaforme PS4, XB1, PC
Genere Stealth, azione
Modalità di gioco Singolo giocatore

Video Recensione Dishonored: La morte dell’Esterno

I concetti esposti nei paragrafi a seguire li trovate anche nella video-recensione, accompagnati dai filmati tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro.

Tutorial: come battere una divinità

La morte dell’Esterno può essere affrontato senza aver nemmeno toccato un capitolo della saga di Arkane Studios perché, sulla carta, è un titolo a se stante venduto singolarmente al prezzo di 29,99€. Di fatto, però, l’avventura è costruita sulla base dei predecessori, e va a chiudere l’arco narrativo principale, dal quale potrebbe eventualmente nascerne un altro in futuro. Per questo, e per tante altre motivazioni, vi sconsigliamo di cominciare il vostro viaggio da qui.

Recuperate piuttosto i primi due, meravigliosi capitoli, assolute perle del genere, prima di lanciarvi a capofitto nei panni della signorina Lurk, un sicario senza scrupoli il cui scopo è quello di salvare il suo vecchio mentore Daud, al fine di eliminare per sempre l’Esterno, l’origine di tutti i mali dell’impero. Peccato si tratti di una divinità, né buona né cattiva, almeno in un certo senso, e questa sua ambiguità lo rende un personaggio estremamente interessante.

La storia purtroppo non riesce a valorizzarlo come potrebbe, e si limita a delineare le sue affascinanti origini tramite la narrativa ambientale, senz’altro la parte migliore dell’intera esperienza. Se i rapporti tra i vari protagonisti sono nebulosi e frettolosi, tanto-ché il gioco dà per scontato li sappiate, dall’altra i documenti, i giornali e gli oggetti sparsi nei luoghi raccontano ogni sfaccettatura del mondo, in modo crudo e maturo: c’è persino la ricetta della Grappa di Ratto, la bevanda amata dai seguaci dell’Esterno, descritta per filo e per segno, e, oltretutto, abbiamo amato i pensieri dei topi, che quasi sembrano delle poesie.

Passando alla giocabilità, Billie può adoperare tre nuove capacità, ciascuna delle quali va a caratterizzare un ritmo di gioco meno creativo rispetto al precedente capitolo. Non a caso, Dishonored: La morte dell’Esterno si avvicina più ad un classico titolo stealth, in cui le abilità Dislocazione, Somiglianza e Preveggenza servono rispettivamente a teletrasportarsi a medie distanze, impersonare temporaneamente l’aspetto di un passante, e diventare una forma eterea per segnalare nemici e oggetti d’interesse.

Abilità dunque che si rifanno ai canoni dell’approccio furtivo, certamente indirizzate al super-naturale, ma che, nella messa in pratica, risultano abbastanza canoniche, corredate da una nutrita schiera di gadget, che spaziano da mine a dardi di varia natura.

Non fraintendete, perché questa deriva diverte e sa di diverso, specie nei primi capitoli, dove bisognerà ingegnarsi nel concatenare le poche mosse per poter risolvere le varie situazioni che si verranno a creare. L’eliminazione delle pozioni magiche a favore di un sistema di ricarica nel tempo delle abilità, invece, l’abbiamo accolta con grande giubilo: sperimentare strategie senza dover prestare troppa attenzione alle riserve di mana non solo risulta comodo ma, a nostro modo di vedere, sembra anche più vicino allo spirito di un’avventura come Dishonored, in cui il giocatore sceglie quale piano attuare, tra quello silenzioso, letale, o un misto tra i due.

La struttura dei livelli poi ci è sembrata funzionale alle dinamiche di gioco, con qualche acuto sparso qua e là, ma francamente non ci ha stupito più di tanto: tagliando corto, non aspettatevi la complessità e la bellezza dei predecessori. L’esplorazione rimane però sempre fondamentale, nonché tra le parti più riuscite di questa estensione: ad esempio, sono stati aggiunti i contratti, mediante i quali si potrà guadagnare denaro e conoscere qualcosina in più sull’atmosfera opprimente di Karnaca.

La personalizzazione invece è stata snellita, ma troviamo comunque gli Amuleti d’osso, utili per garantire bonus passivi al proprio beniamino, e diversi potenziamenti sbloccabili al Mercato Nero, tramite le monete d’oro. A riguardo della longevità, definire un numero di ore obiettivo non è cosa semplice: noi lo abbiamo terminato nel giro di sei ore e mezza, a difficoltà normale e completando una manciata di compiti secondari, leggendo tutto ciò che ci capitava a tiro. Per la cronaca, una volta finita la campagna, sarà sbloccata una modalità attraverso cui si potrà affrontare l’avventura con alcuni dei poteri del precedente capitolo.

D’altro canto, il comparto audiovisivo svolge egregiamente il suo mestiere: la grafica non ha fatto passi da gigante rispetto al secondo capitolo, eppure la direzione artistica che sorregge le ambientazioni è davvero squisita, e nonostante lo squallore che serpeggia nelle strade della città, si sente il bisogno di viverci dentro, anche solo per respirare una singola volta quell’aria. Niente da segnalare nel reparto sonoro, di buona qualità, in cui spicca il doppiaggio in italiano recitato in modo quasi teatrale, con ottime interpretazioni, soprattutto per Billie (Mavi Felli) e Daud (Ivo De Palma).

7.5

Giudizio Finale

Recensione Dishonored: La morte dell’Esterno  Giudizio Finale – La morte dell’Esterno è per chi di Dishonored non ne ha avuto ancora abbastanza. Si sente la natura sacrificata della produzione, che avrebbe potuto tranquillamente ambire ad altri livelli se fosse stata curata meglio, in modo tale da meritarsi un tre nel titolo. Quello che abbiamo tra le mani è invece un capitolo molto piacevole, che incolla allo schermo per giocabilità e atmosfera, destando al contempo qualche dubbio sulla profondità dell’esperienza. I fan sanno già cosa fare, mentre tutti gli altri farebbero bene a recuperare prima il resto di questa grande saga.

PRO CONTRO
  • Crudo, spietato, maturo
  • Giocabilità sempre godibile e mai banale
  • Atmosfera assolutamente eccezionale
  • Narrativa ambientale al punto di giusto
  • Figura dell’Esterno non al massimo delle potenzialità
  • I rapporti tra i personaggi potevano essere approfonditi meglio
  • Struttura dei livelli meno interessante rispetto ai predecessori

Recensione Dishonored: La morte dell’Esterno – Trailer

Recensione Dishonored: La morte dell’Esterno – Screenshot