6.5

Recensione Disintegration: sembra Halo ma non è, serve a darti nostalgia

Giorgio Palmieri

Recensione Disintegration

Disintegration ci ricorda tante cose: il vecchio Forsaken di Acclaim, l’estetica di Destiny, il dilemma sul transumanesimo di Deus Ex, eppure coi tre c’entra poco o nulla. È un videogioco di Marcus Lehto, coautore di Halo, figura chiave distaccatosi da Bungie per fondare V1 Interactive e produrre un ibrido tra uno sparatutto e uno strategico, che ha ben poco dell’ultimo, e molto più dell’altro.

Editore Private Division
Sviluppatore V1 Interactive
Piattaforme PS4, Xbox One, PC Windows
Genere Sparatutto
Modalità di gioco Singolo giocatore, Multigiocatore (online)
Lingua Testi in italiano
Prezzo e acquisto 49,99€ – Solo Digitale

La trama inizia con i migliori presupposti e fornisce, con una manciata di sequenze, diversi dettagli succosi. Il mondo è allo sfascio, piegato da malattie ed inquinamento, e l’unico modo per salvarsi è l’integrazione, un processo che consente di innestare i cervelli umani all’interno di corpi robotici.

Non a caso, si vestono i panni di Romer Shoal, un ex pilota di gravicicli sul quale è stata effettuata proprio l’integrazione. Lo vedrete la prima volta immobilizzato al cospetto di un cattivone che esige una risposta positiva ad una sua proposta, della quale non si conosce l’entità. Il buon Romer riuscirà a scappare tramortendo l’avversario (si può tramortire un robot con un piede di porco? È davvero così semplice?) e, ricongiungendosi con i suoi presunti alleati, darete vita ad uno scambio di battute interessanti, uno dei quali vi metterà al corrente di un particolare parecchio importante: l’ex pilota è una star e ha portato altra gente ad attuare l’integrazione, una procedura che sta letteralmente distruggendo l’umanità. Uno dei suoi compagni gli rimprovera di averlo spinto ad effettuarla, solleticato proprio dal carisma di Romer, quando quest’ultimo sembra pentirsi del suo nebuloso passato.

Abbiamo molto apprezzato la quantità di informazioni e la buona caratterizzazione degli eroi sin dai primi vagiti dell’esperienza, se non fosse che, dopo la prefazione, si paleserà un personaggio, tale Waggoner, un umano della resistenza che vi chiederà di compiere delle missioni, tutte estremamente simili l’una con l’altra, che sanno di comunissimi compiti collaterali. Il gioco quindi mostra davvero di che pasta è fatto, cioè un’avventura la cui trama è così diluita da provocare dei problemi di ritmo e di effettivo interesse.

Si parte da un hub centrale in cui si può bighellonare in terza persona, recuperando qualche sfida secondaria e parlando con i personaggi, dai quali è possibile reperire un po’ di informazioni sull’universo di Disintegration. Niente mercanti né venditori, niente ingegneri che consentono di modificare a dovere l’equipaggiamento, solo una base spenta con una console dove poter avviare le missioni.

Parlando del gioco in sé, per chi non avesse letto il nostro ultimo provato, Disintegration si configura come uno sparatutto a squadre basato su eroi, camuffato però da un ibrido tra un titolo d’azione con navicelle e uno strategico in tempo reale. Immaginate di guidare un veicolo con una mobilità simile a quella di un elicottero, che, tuttavia, può muoversi in altezza solo pochi metri dal suolo, e immaginate di avere al seguito delle unità a terra, che seguono i vostri movimenti, il cui ruolo ricorda le abilità speciali degli eroi di Overwatch, Paladins e compagnia bella. La fanteria dunque non la si comanda direttamente, ma è affidata ad un’intelligenza artificiale né troppo passiva, né troppo attiva: cerca di adattarsi allo scenario, ma dovrete assegnare voi un ordine per renderla efficiente.

Per non complicare le cose, V1 Interactive ha concretizzato una semplice soluzione, che vede protagonista un singolo pulsante sia per i movimenti delle truppe, sia per far convogliare il fuoco sull’obiettivo. Dunque, come avrete intuito, non possono essere disposti ordini singoli. Tutto ciò dà vita a situazioni spiacevoli, specie alle difficoltà più alte, quando le milizie più fragili si posizionano in faccia al fuoco nemico. L’importante è usare con parsimonia le loro abilità, una per ciascun soldato, perché il lancio sbagliato di una granata può esporli e disintegrarli nel giro di qualche secondo. E nel caso le milizie morissero? Avrete trenta secondi per raccogliere le loro salme, altrimenti la partita sarà considerata fallita. Questo però espone il vostro graviciclo, la cui barra della vita è ridotta all’osso, quindi è chiaro che dovrete fare in modo di tenere in salute ogni membro della squadra. Tra l’altro, oltre ad un’arma da fuoco, il velivolo è dotato di un gadget per curare le ferite.

Insomma, Disintegration è uno sparatutto studiato a tavolino, pensato per essere originale, fresco, diverso dal solito marasma di sparatutto. Purtroppo i grattacapi fanno capolino dopo poche ore dall’inizio per le ragioni che accennavamo poc’anzi, ovvero a causa di un disegno delle missioni che sa di riempitivo, fatto di situazioni reiterate, mappe dalle possibilità esplorative ristrette e con nemici identici tra loro. I livelli poi durano troppo, in special modo quando si alza l’asticella della difficoltà, con robot che richiedono tantissimi colpi per essere abbattuti. Viene da chiedersi come mai sia stata inserita una componente ruolistica, basata sull’aumento incrementale dei parametri con la raccolta di materiali, che risulta ingombrante, della quale francamente avremmo fatto a meno per un bilanciamento della sfida confezionato meglio. Dispiace, perché la narrativa ha i suoi momenti e alcune cinematiche appassionano, eppure sono così schiacciate dalla ripetitività delle fasi d’azione che fanno fatica a spiccare.

Le meccaniche apprezzate nella campagna vengono poi translate nel multigiocatore cinque-contro-cinque, vero piatto forte del pacchetto. Le tre modalità sono ben interlacciate tra loro e danno valore alla formula: Controllo Zona è la più classica, e chiede ai giocatori di posizionare le proprie milizie per conquistare dei punti specifici. Recupero invece dà sfogo all’anima un pelino più strategica, dove gli attaccanti dovranno rubare dei nuclei, mentre i difensori avranno il compito di evitare che ciò accada. Infine, Collezione si basa sulla raccolta di scatole, elargite sia dall’ambiente, che dai soldati sconfitti: in pratica, per farla breve, si tratta di una revisione della classica uccisione confermata. È possibile poi scegliere tra nove equipaggi diversi, composti da un graviciclo più truppe, eventualmente personalizzabili nell’estetica con la valuta ottenuta in gioco. Abbiamo apprezzato le loro diversità, sia funzionali che visive.

Ciò che dona freschezza all’esperienza online è ovviamente la verticalità delle sparatorie, insieme alla presenza, ovvia, delle truppe. Le sei mappe (poche, a dirla tutta) hanno dimensioni contenute ma offrono sia corridoi, che zone ad ampio respiro. Nonostante il buon lavoro svolto nella scala del mondo di gioco, proporzionato affinché tutto sia sufficientemente visibile, succede però che il caos tende a farsi asfissiante quando si accalcano troppi giocatori, rendendo difficile la lettura degli scontri, annebbiando la buona coordinazione di un attacco. Purtroppo il matchmaking già fatica ad accoppiare giocatori anche negli orari di punta, sintomo che probabilmente la comunità è estremamente risicata.

Per quanto riguarda la parentesi visiva, la grafica vive di alti e bassi. Esistono dei momenti in cui brilla, in alcuni scorci all’aperto, che trasmettono un piacevole feeling, così come la caratterizzazione degli eroi, non solo nelle voci e nell’identità, ma proprio nell’estetica, sebbene a tratti derivativa per certe personalità. Fallisce tuttavia nel comunicare l’idea di battaglie su larga scala, con un’effettistica nella media e con diversi artefatti su PS4 Pro, dove la fluidità tende a rallentare anche nei momenti di calma piatta. Almeno una parte degli edifici può essere demolita, cosa che restituisce un po’ di fisicità al tutto.

6.5

Giudizio Finale

Disintegration si rivolge alla fetta di videogiocatori più versatili, quella flessibile e avvezza ad accettare i limiti di uno sparatutto diverso dal solito, certamente ambizioso e difficoltoso nella delineazione. Credevamo che il problema più grosso fosse spiegare il gioco all’utenza, quando in realtà ci sono inghippi ben più lampanti. La difficile lettura dell’azione durante gli scontri online, la comunità risicata e la monotonia dilagante nella campagna sono degli aspetti da non sottovalutare, in una produzione comunque non avara di buone idee.

PRO CONTRO
  • Ibrido fresco di generi
  • Immediato, intuitivo
  • Scontri online spassosi
  • Campagna diluita e missioni ripetitive
  • Parte strategica limitata
  • Problemi nella veste grafica

Trailer

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