8.0

Non avete idea di cosa sia Downward Spiral: Horus Station (recensione VR)

Giorgio Palmieri

Recensione Downward Spiral: Horus Station – Silenzioso e senza alcun clamore si infila Downward Spiral: Horus Station nel catalogo di PlayStation Store. Già noto all’utenza PC da qualche mese, il titolo di 3rd Eye Studios si presenta come “ibrido”, in quanto giocabile sia in versione VR che non VR. Non abbiamo esitato nemmeno per un momento, scegliendo direttamente la modalità VR per la nostra analisi: buona lettura.

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Editore 3rd Eye Studios
Sviluppatore 3rd Eye Studios
Piattaforme PSVR, Oculus Rift, HTC Vive, PS4, PC
Genere Avventura
Modalità di gioco Singolo giocatore, Multigiocatore
Lingua Testi in italiano
Prezzo e acquisto 14,99€

Che rumore fa, il silenzio?

Di giochi “ibridi” che in VR cambiano volto ne abbiamo visti parecchi (Bound primeggia su tutti), e Downward Spiral: Horus Station non è altro che uno di questi. Senza il visore, presenta un’originale esperienza di solitudine in soggettiva, sulla quale, tuttavia, gravano i limiti di una produzione chiaramente indipendente. Nella realtà virtuale, invece, diventa un viaggio quasi spirituale, specie agli occhi di chi ama lo spazio, gli astronauti, e tutto ciò che ne consegue.

Non vi è né un vero e proprio tutorial, né un’introduzione narrativa, niente di niente, proprio nulla che possa farvi sentire a casa. Anzi, il nostro consiglio è quello di disattivare i sottotitoli non appena possibile per aumentare l’immersione. Si viene dunque gettati in una stazione spaziale abbandonata che ha di sicuro visto giorni migliori. L’intero equipaggio è deceduto, e voi siete i soli superstiti. Non male come situazione, no?

Ecco, ora immaginate di vivere la suddetta con PlayStation VR sulla testa, in un ambiente a gravità zero. Per muovervi, infatti, bisognerà aggrapparsi alle maniglie e alle sporgenze, spingendo la vostra massa nella direzione opposta a quella verso cui volete dirigervi. Più difficile a dirsi che a farsi, anche se i primi istanti saranno un inferno, un inferno che fa parte dell’esperienza stessa: trovarsi lì, in un silenzio tombale, senza alcuno scopo, con difficoltà nel spostarsi, lascia il segno.

Presto vi sarà donato un rampino con il quale potrete spostarvi agilmente, anche se avremmo preferito fosse un pelino più veloce, date le lunghe distanze tra un settore e l’altro. L’avventura, non a caso, si sviluppa quasi interamente nella stazione, con brevi parentesi negli esterni di forte intensità. La prima volta che rimarrete sospesi nello spazio vi si mozzerà il fiato.

Strutturalmente, però, Downward Spiral: Horus Station non riserva troppe sorprese. Si procede lungo un binario velato, e anche se la nave sembra enorme e piena di segreti, il gioco vi spinge verso l’unica meta disponibile con schermi su cui vi è scritto l’obiettivo a chiari caratteri. In buona sostanza, i compiti vanno dal ritrovamento di una chiave, all’apertura di una porta, inframezzati da semplici, ma gradite sparatorie contro dei piccoli robot.

Tante le armi disponibili, ma ridotta è la loro importanza, considerando che di tipologie di nemici se ne contano pochine, e che non c’è una vera e propria penalità per la morte: rinascerete semplicemente in una delle camere rigeneranti più vicine, di cui la stazione è piena. I nemici sconfitti, peraltro, non torneranno in campo nel caso in cui vi succeda qualcosa di brutto, cosa che riduce pesantemente il livello di sfida, che è possibile personalizzare prima di entrare in partita (tuttavia, la difficoltà più elevata incide solo sull’aggressività dei nemici).

Ciò che sorprende, nondimeno, è la sua conduzione frizzante, veloce nell’offrire nuovi gadget e nel proporre momenti di gioco interessanti, sebbene la varietà, in fin dei conti, non sia eclatante. Nonostante quanto detto, durante le sue circa cinque ore di durata, non ci siamo mai annoiati, soprattutto quando il gioco spinge a pensare fuori dagli schemi per risolvere una particolare circostanza. Ad esempio, potreste utilizzare una colonna come copertura, aggrappandovi con una mano e impugnando la pistola con l’altra: Downward Spiral: Horus Station non lo prevede né lo suggerisce, eppure l’ottimo sistema di controllo lo permette, lo stimola nella mente. Avremmo preferito che la rotazione fosse fluida e non a scatti, ma ci si abitua in fretta. La narrativa, d’altro canto, è praticamente assente, e i collezionabili non concedono alcuno spunto su cui dibattere, essendo solo gettoni numerati e nulla più.

Non mancano inoltre dei bug di gioventù, come quello legato all’impossibilità di poter avviare il gioco direttamente con i PlayStation Move, senza i quali l’intera esperienza perde molto valore. Fa storcere anche l’obbligo del Dualshock collegato anche quando si sceglie la configurazione della coppia di gamepad-gelato, ma confidiamo che il problema venga corretto presto. Graficamente, tuttavia, viaggia tra parecchi alti e un paio di importanti bassi.

L’ambientazione si poggia su un oculato studio della spazialità, collegata ad una buona definizione che conferisce una grande profondità all’immagine, impelagata da qualche sopportabile scalettatura e un paio di leggeri cali di fluidità nelle fasi finali. L’interattività invece risulta più che discreta, visto che vi è la possibilità di interagire con qualsiasi oggetto, che reagirà a sua volta attivamente, schizzando di parete in parete. Purtroppo, ogni volta che si compie l’atto dell’apertura di una porta, comparirà una dissolvenza per mascherare il rispettivo caricamento: niente di fastidioso, ma una maggiore continuità avrebbe migliorato la qualità dell’esperienza. C’è un evidente riciclo di costrutti grafici che sottolineano la natura a basso budget del titolo, il quale è venduto all’onesta cifra di 14,99€ su PlayStation Store e Steam. In più, il lavoro svolto nella costruzione del suono è fantastico, e il silenzio dello spazio non è mai stato così avvolgente in VR, tanto da confezionare un’atmosfera indescrivibile a parole.

Come ciliegina sulla torta, Downward Spiral: Horus Station può essere giocato interamente in cooperativa con un secondo partecipante: così facendo, tutte le azioni e gli “enigmi” (o presunti tali, data la loro facilità) saranno adattati per due giocatori. E, come se non bastasse, il pacchetto offre sia una modalità Deathmatch che una Orda. Sfortunatamente, il matchmaking purtroppo non riesce (forse per assenza di utenti?) ad accoppiare giocatori in maniera automatica, motivo per cui siamo riusciti a testare l’online esclusivamente selezionando l’opzione legata alle stanze chiuse da password, accordandoci con un amico.

8.0

Giudizio Finale

Recensione Downward Spiral: Horus Station Giudizio Finale – Evocativo, dal grande senso di immersione, e persino emozionante a tratti, Downward Spiral: Horus Station è tra le migliori espressioni dello spazio e della gravità zero nella realtà virtuale. Si porta con sé dei lampanti limiti strutturali, che comunque non snaturano un’avventura imperdibile per i possessori di PSVR e PS Move.

PRO CONTRO
  • Grande immersione…
  • Trasmette un’inquietante solitudine
  • Ottimo sistema di controllo a gravità zero
  • Non avaro di contenuti in relazione al prezzo
  • Giocabile in cooperativa
  • Curioso dall’inizio alla fine
  • … peccato per il riciclo di costrutti grafici
  • Diverse idee parzialmente sfruttate
  • Senza VR e PS Move perde fascino

Recensione Downward Spiral: Horus Station – Trailer

Recensione Downward Spiral: Horus Station – Screenshot