Recensione Dragon Ball Z: Kakarot: il gioco di Dragon Ball che stavamo aspettando (foto e video)

Lorenzo Delli -

Recensione Dragon Ball Z: Kakarot – Dragon Ball è protagonista dei nostri pomeriggi letteralmente da decenni. C’è chi leggeva il manga, chi si intratteneva su Italia 1 al ritorno da scuola con le puntate della serie e c’è chi ha speso non solo interi pomeriggi, ma anche diverse serate in compagnia delle tante iterazioni videoludiche dedicate ai personaggi nati dalla penna di Akira Toriyama. Dragon Ball Z: Kakarot, la nuova visione di casa Bandai Namco sviluppata da CyberConnect 2, non vuole soppiantare Dragon Ball FighterZ uscito appena 2 anni fa, né tanto meno proporsi come picchiaduro (a incontri o non) nudo e crudo. E non vuole proporsi nemmeno come seguito ideale di Dragon Ball Xenoverse. No, è un gioco che riunisce le influenze del mercato attuale, che cerca di inserire dinamiche da gioco di ruolo in sempre più titoli, e che cerca allo stesso tempo di proporsi come evoluzione di quanto visto finora su Dragon Ball in ambito videoludico. Ecco quindi la nostra recensione!

Editore Bandai Namco Entertainment
Sviluppatore CyberConnect2
Piattaforme PC, PS4, Xbox One
Genere Action RPG
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Audio: giapponese | testi: italiano

Video Recensione Dragon Ball Z: Kakarot

La nostra video recensione di Dragon Ball Z: Kakarot va a riassumere i concetti espressi nei seguenti paragrafi ed è realizzata con spezzoni gameplay tratti dalle nostre sessioni di gioco su PS4 Pro. Buona visione!

Non chiamatelo picchiaduro

Chiariamoci subito le idee. Dragon Ball Z: Kakarot è un Action RPG che comunque preserva un’anima picchiaduro. Non è però classificabile in quest’ultimo genere per tutta una serie di ragioni che cercheremo di spiegare nei prossimi paragrafi. Si passa da un approccio 2D, visto in Dragon Ball FighterZ, ad uno 3D che sfrutta comunque la tecnica del cel-shading per donare al tutto un’impronta ancora più anime. Anche su questo ci torneremo a breve.

Ma perché è più collocabile nel genere degli Action RPG che in quello dei picchiaduro? I combattimenti sono ovviamente la fase più importante del gioco, ed è proprio la loro struttura ad essere rivelatrice. La facilità o difficoltà degli stessi si basa sul livello dei personaggi e di conseguenza sulle loro statistiche. Dragon Ball Z: Kakarot segue lungo la sua campagna tutti quelli che sono gli eventi principali e secondari raccontati nella saga Z con estrema dovizia di particolari. Ci sono comunque degli intermezzi tra i vari momenti chiave che permettono al giocatore di allenarsi e di spostarsi in varie zone del mondo di Dragon Ball per dare la caccia a ingredienti o oggetti di vario tipo. Volendo è anche possibile compiere quest secondarie (particolarmente ripetitive, vi avvisiamo) o semplice grind di nemici casuali con il solo e unico scopo di diventare più forte. E visto che ci siamo chiariamo subito un altro aspetto fondamentale del gioco: non si controlla solo Goku. A seconda del momento della storia che stiamo affrontando controlleremo altri personaggi chiave. Prima dello scontro con Vegeta ad esempio Goku è morto. Durante il suo allenamento con Re Kaioh, seguiremo gli allenamenti di Piccolo e Gohan, alternandoci tra i due. Negli stessi combattimenti avremo in certe occasioni dei gregari che ci aiuteranno con mosse da richiamare manualmente con un apposito sotto menu o con azioni spontanee dipendenti anche dalla loro classe di appartenenza.

Va da sé quindi che il gioco si basa sulla progressione di più personaggi. Il mondo di gioco in tal senso diventa essenziale, non solo per le quest secondarie e gli incontri casuali, ma anche per via dei collezionabili sparsi per i vari scenari che ci permettono di sviluppare i rami talenti (conosciuto con il nome Schema abilità Attacchi speciali) dei protagonisti chiave. Tornando al combattimento, come accennato la difficoltà dipende dal livello del personaggio utilizzabile, da quanto tempo abbiamo speso per progredire nel ramo talenti (che comunque non permette di avanzare più di tanto se la storia non progredisce) e anche da quanto gli sviluppatori hanno deciso che quel combattimento dovesse essere più o meno ostico rispetto ad altri. Altro dettaglio essenziale: all’inizio del gioco non viene chiesto di selezionare un livello di difficoltà, rendendo di fatto l’esperienza uguale per tutti.

L’abilità nuda e cruda quindi non sempre basta. Anche perché in certe occasioni durante i combattimenti sembra proprio di essere destinati a subire certi colpi o attacchi. Ma di fatto, com’è che si combatte in Dragon Ball Z: Kakarot? Di base, oltre a muoverci con le levette analogiche se si gioca con controller (e anche su PC ci sentiremmo di consigliare un controller), ci si basa intanto sui 4 pulsanti base: uno per scansare gli attacchi, muovendosi alla classica super-velocità dei personaggi di Dragon Ball, uno per gli attacchi fisici, uno per gli attacchi d’aura e l’altro per ricaricare l’aura. Ogni personaggio può poi portare con sé in battaglia 4 abilità extra, attivabili con la pressione di L1 e di uno dei quattro pulsanti base (sarete voi ad assegnare l’attacco al pulsante che preferite); gli attacchi portati con le abilità consumano aura. Con L2 potrete parare gli attacchi, rendendoli meno efficaci e offrendovi anche la possibilità di contrattaccare premendo al momento giusto i tasti di attacco. Premendo L2 e R2 si ha invece accesso alle trasformazioni, sempre che i personaggi lo consentano; con R2 invece si ha accesso alle abilità dei gregari.

Tutto qui, si fa per dire: i combattimenti, anche senza l’uso di particolari combinazioni di tasti in stile picchiaduro, risultano estremamente movimentati e alcuni potrebbero anche riuscire a mettervi in seria difficoltà. C’è poi da gestire l’utilizzo di oggetti (le pozioni per recuperare vita talvolta sono essenziali), eventuali QTE (quick time event) per concatenare tipologie particolari di attacchi o per i buon vecchi duelli a colpi di onde energetiche e gli eventi speciali. Contro determinati nemici la telecamera di gioco cambia prospettiva: ci piovono infatti addosso attacchi di tipo particolare, in perfetto stile boss, che richiedono certi tipi di movimenti per essere scansati. Non fate quindi l’errore di credere che siano banali perché si tratta di un Action RPG e non di un picchiaduro. I controlli, a nostro avviso, sono ben congegnati, e ogni combattimento risulta divertente, coreografico e alquanto pirotecnico. Forse si poteva fare qualcosa in più per differenziare lo stile dei singoli personaggi. Ognuno ha il proprio set di abilità speciali, ma una volta imparato a combattere con uno adattarsi agli altri è questione di un attimo.

Il terreno di scontro intorno a noi è in parte influenzato dalla potenza degli attacchi portati: alberi e piloni di roccia esplodono, così come parte del terreno e altri elementi più o meno importanti. Gli attacchi concatenati hanno spesso come conseguenza quella di creare crateri e lunghe scie di distruzione. Questo ci porta dritti ad affrontare un altro dei punti focali di Dragon Ball Z: Kakarot: il mondo di gioco. Dopo One Piece World Seeker avevamo paura di trovarci di fronte ad un altro titolo dedicato ad un anime/manga dotato di un open world spoglio, privo di vitalità e di carattere. Per nostra (e vostra) fortuna non è del tutto così. Per cominciare Dragon Ball Z: Kakarot non è un vero e proprio open world. Il mondo di gioco è suddiviso in zone, raggiungibili tramite un’apposita mappa del mondo.

Ogni regione vanta caratteristiche sufficientemente peculiari, quanto basta per renderle appunto distinguibili l’una dall’altra. In ognuna è possibile trovare personaggi chiave diversi, e di conseguenza anche quest secondarie diverse. Inoltre le suddette regioni cercando di alternare i classici spazi vuoti del mondo di Dragon Ball (quelli dove di consueto si scontrano i personaggi) a piccoli villaggi e a grandi metropoli cariche di vita. Se non altro queste ultime hanno traffico di vetture, personaggi che si spostano sui marciapiedi, un tentativo insomma di simulare una vita. Non vi aspettate un livello di interazione in stile GTA: è mera apparenza, ma durante il gioco si tende a concentrarsi su ben altro. Anche gli spazi vuoti comunque vantano fauna (principalmente dinosauri e piccola cacciagione), alberi e Sfere Zeta da collezionare. Queste ultime sono necessarie per sviluppare i rami talenti dei vari personaggi, ma tranquilli: si guadagnano anche con i vari combattimenti. Aggiungeteci anche i combattimenti casuali, la possibilità di pescare, raccogliere frutta, cucinare e altre attività di vario tipo e va da sé che il mondo di gioco non risulta un mero riempitivo.

Ci sono altre dinamiche a cui non abbiamo fatto cenno, ad esempio le comunità. I vari personaggi incontrati saranno aggiunti ad una sorta di inventario sotto forma di emblema. Ognuno può essere assegnato ad una specifica comunità che potenzierà statistiche o capacità secondarie. Ad esempio la comunità dei Guerrieri Z vi aiuterà a potenziarvi nei combattimenti, quella della Cucina capeggiata ovviamente da Chichi potenzierà i cibi che potrete preparare. Anche su questi ultimi non ci siamo ancora soffermati: in Dragon Ball Z: Kakarot si caccia, si pesca e si cucina, con lo scopo non tanto di rifocillarsi quanto più con quello di abilitare potenziamenti temporanei o, in certi casi, anche permanenti.

Per quanto riguarda il comparto tecnico sarete concordi con noi nel ritenere Dragon Ball FighterZ uno dei titoli che più si è avvicinato allo spirito di Toriyama, complice anche l’aver deciso di sfruttare due dimensioni invece di tre. Dragon Ball Z: Kakarot azzarda il passaggio a tre dimensioni mantenendo intatto quello stesso gusto estetico visto in FighterZ, e non possiamo che esserne entusiasti. Forse alcuni dettagli del mondo di gioco non sono perfetti, forse in certi casi si assiste a qualche collisione errata o a qualche compenetrazione poligonale di troppo, ma in generale Dragon Ball Z: Kakarot è un vero spettacolo da guardare e, di conseguenza, da giocare. CyberConnect2 ha sfruttato sempre la tecnica del cel-shading proprio per donare ai personaggi uno stile grafico quanto più possibile simile all’anime. E non è solo l’aspetto: si nota la stessa cura maniacale nelle animazioni, nelle mosse e nei movimenti. E che dire del doppiaggio, delle musiche e degli effetti sonori. Con il mondo di gioco non è stata applicata la stessa cura ma, come già accennato, si tende a concentrarsi più su altri dettagli. In ogni caso, sembra proprio di vivere tutta la saga Z come se fosse un enorme serie animata interattiva, vivendo in prima persona ogni singolo evento di rilievo nella storia di Goku e amici.

Non tutto è effettivamente giocabile: ci sono delle sequenze animate, realizzate con lo stesso motore di gioco però, che spezzano l’azione. Anche al termine di combattimenti importanti subentrano filmati che concludono lo scontro con scene più in linea con l’anime. Talvolta poi subentra la voce narrante che, proprio come nell’anime, riassume quanto successo o introduce quanto sta per succedere, ad esempio quando si passa da una sotto-trama all’altra (dall’invasione dei saiyan alla trama relativa a Freezer, giusto per fare un esempio). Dragon Ball Z: Kakarot si prende insomma il suo tempo, proponendo anche tanti dialoghi (da ascoltare, non con cui interagire) e scene da godersi poggiando il controller da una parte. E a proposito di tempo, la longevità è più che soddisfacente. Ci vogliono diverse decine di ore per portare tutto a termine, svariate per chi avesse intenzione di sbloccare tutti i segreti nascosti nelle varie aree di gioco e per sbloccare il massimo del potenziale dei vari personaggi. E per togliervi ogni dubbio: il gioco è completamente sottotitolato in italiano. Il doppiaggio invece è quello originale giapponese. Per la nostra recensione lo abbiamo provato su PS4 Pro. Sulla console top di casa Sony il gioco viene riprodotto in 4K a 30 fps praticamente costanti.

8.0

Giudizio Finale

Dragon Ball Z: Kakarot è probabilmente l’esperienza definitiva per i fan della serie. Tutto quello che caratterizza la Saga Z potete ritrovarlo, in un modo o nell’altro, nella enorme opera di CyberConnect2 e Bandai Namco, senza le “contaminazioni” di Dragon Ball Super viste in FighterZ. Per certi versi potremmo definirlo anche un enorme fanservice, ma il punto è proprio quello. È quindi tutto oro quello che luccica? Sì e no. La componente ruolistica, per quanto marcata, non sempre è così incisiva come si possa pensare. Forse si poteva azzardare qualcosa in più, ma probabilmente gli sviluppatori si sono imposti determinati limiti proprio per non uscire troppo dai binari, per rimanere appunto quanto più possibili vicini alla serie originale. Meccaniche come quelle delle comunità possono sembrare, alla lunga, dei meri riempitivi di cui forse non c’era bisogno.

Il comparto tecnico non è sempre al 100%, anche se complessivamente riesce a calarci perfettamente nell’universo di Dragon Ball. I combattimenti stessi, che abbiamo descritto come dinamici, pirotecnici ed estremamente divertenti, potrebbero deludere chi si aspettava un approccio più da picchiaduro. Tendono, con il tempo, ad evolversi, grazie anche alle nuove abilità che sblocchiamo strada facendo e alle trasformazioni, ma si basano comunque sulle stesse dinamiche rese all’occorrenza più o meno difficili a seconda dello scontro. Alla lunga quindi possono risultare ripetitivi. Il giudizio finale è comunque più che positivo. Ripercorrere la trama della saga Z non è mai stato così divertente e, soprattutto, coinvolgente.

PRO CONTRO
  • Ripercorre fedelmente tutta la saga Z
  • Combattimenti spettacolari e dinamici
  • Comparto tecnico estremamente fedele all’anime
  • Componenti ruolistiche non sempre rilevanti
  • Ritmi di gioco un po’ scostanti
  • Difettucci grafici qua e là

Gameplay

Screenshot

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  • Timothy

    Interessante, ma non mi convince al punto di prenderlo su steam. Cioè, l’edizione più bella costa una bella cifra, e mi sa che attenderò che scenda. Adoro dragonball, però purtroppo la parte dei videogiochi è sempre stata un pochino altalenante. Questo sembra bello, anche se non apprezzo molto il lavoro di pulitura per non avere il limite di età o le sviste generiche. Per esempio… Piccolo nello scontro con Radish perde un braccio… Qui no. Sempre nello stesso scontro Goku combatte scalzo. Qui no. A Vegeta C18 spacca il braccio sbagliato… Ok, sono piccolezze, però per chi come me è cresciuto a pane e dragonball… Un pochino danno fastidio.