Recensione Dreams “Il Sogno di Art”: volevo non finisse mai

Giorgio Palmieri -

Recensione Dreams “Il Sogno di Art” – Ne abbiamo spese di parole su Dreams, prima con l’anteprima dell’accesso anticipato, e poi con la nostra prova all’evento per la stampa. “Il gioco che crea giochi” di Media Molecule, però, non ha esaurito le cose da dire. Mettetevi comodi, perché oggi si parla de “Il Sogno di Art”. Non abbiate fretta di sapere cosa sia: meglio, non abbiate fretta, in generale.

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Editore Sony Interactive Entertainment
Sviluppatore Media Molecule
Piattaforme PS4
Genere Creatore di videogiochi
Modalità di gioco Singolo giocatore, Multigiocatore
Lingua Completamente in italiano

Il Sogno di Art, o “Art’s Dream” in lingua anglofona, è un gioco interamente realizzato con Dreams da Media Molecule in persona: spunta tra le esperienze più giocate, non appena ci si addentra nelle creazioni dell’utenza. Per la cronaca, ci è piaciuta anche la mossa del team britannico di inserirsi in mezzo alla comunità, alla stregua di un utente qualunque, sebbene vi sia una scheda in bella vista tramite la quale potete vedere l’intero catalogo delle sue produzioni, che, ovviamente, sono tra le più complesse, quantomeno per ora.

In ogni caso, ne Il Sogno di Art, tutti gli strumenti musicali, di modellazione, animazione e programmazione causa-effetto sono stati stressati a dovere per farci vedere di che pasta è fatto Dreams. Scendendo più in profondità, si impersona un musicista jazz alle prese con la solitudine e l’insicurezza: il cervello macina la sua condizione mentale e proietta sullo schermo ricordi ed emozioni che diventano a loro volta metafore della sua vita.

Prima sembra un film d’animazione, poi diventa un gioco di piattaforme, un’avventura punta-e-clicca, una a bivi narrativi, un titolo ritmico musicale e poi prosegue alternando costrutti e mettendocene di nuovi. Di rispettare pedissequamente le regole della grammatica videoludica non se ne parla affatto. Il Sogno di Art vuole, sì, dare l’idea delle stupefacenti potenzialità di cui si fa portatore Dreams, ma non mette in secondo piano la coerenza per scopi “promozionali”, e non pecca nemmeno di frammentarietà, come invece poteva far supporre inizialmente.

I giocattoli d’infanzia diventano quindi protagonisti di un godibilissimo videogioco di piattaforme a telecamera fissa, mentre Art parla di sé e dei motivi che hanno portato allo scioglimento della sua band: e mentre si perde nei suoi pensieri durante il viaggio di ritorno in treno, ricorda il robot a cui era tanto legato, Pulce, e il gioco si diverte a mettere in piedi un’avventura dall’estetica adorabile, dove natura e tecnologia si mescolano insieme, e dove si prosegue a colpi di tocchi di classe. Le fasi più “reali”, quelle nei panni di Art stesso, si consumano con un’interazione da punta-e-clicca e presentano una marea di intuizioni e soluzioni creative dalle tinte noir.

Ciò che impressiona è la messa in scena: non solo siamo davanti ad un gioco pulitissimo (davvero si può raggiungere questo livello di pulizia in Dreams?), ma anche ad uno fenomenale da vedere, che spesso lascia spiazzati. Senza scendere nell’angusto territorio delle sgradite anticipazioni, vogliamo solo citare la presenza di piccoli, meravigliosi siparietti cantati, doppiati persino in italiano. Il finale tra l’altro è un crescendo dinamico di quelli memorabili, dal quale emerge una vivacità incredibile di generi e sottogeneri videoludici che convergono, infine, in una sequenza a dir poco clamorosa, che si fatica a credere sia sviluppata in Dreams. Il tutto termina in circa due ore e mezza, e sarebbe interessante capire quanto tempo ci abbia impiegato Media Molecule per realizzarlo.

Non sono deluso dalla durata: certo, desideravo non finisse mai, e ne avrei voluto ancora, ancora e ancora, anche perché il continuo cambio di genere aiuta la progressione a non stagnarsi, e non mancano nemmeno dei collezionabili nascosti lungo i percorsi. Eppure la storia di Art, be’, è finita. E Dreams è così, lo vediamo così: un raccoglitore di piccoli sogni dove esprimere se stessi, e credo si presti bene proprio a raccontare una parte di voi, di tutti. Per carità, nessuno vieta di creare un titolo a mondo aperto (c’è chi ci sta provando) o un clone del vostro videogioco preferito, si può fare e, anzi, spesso sono tra i più giocati, ma sono convinto che gioielli come quello confezionato da Media Molecule siano perfetti per la fruizione a zapping pensata per Dreams.

Il Sogno di Art è dunque più di una dimostrazione empirica della forza travolgente di Dreams. È un racconto toccante, di quelli narrati con l’intimità e il cuore pulsante dell’industria indipendente. Nonostante manchino alcune delle caratteristiche più richieste, tra le quali il supporto per la realtà virtuale e il gioco online, Dreams regala già una delle esperienze interattive più belle, originali e creative dell’anno. E Art? Ci mancherà.

Dreams sarà disponibile in esclusiva su PS4 a partire dal 14 febbraio, sia nei negozi fisici che digitali.

Trailer

Screenshot

Aggiornamento

Abbiamo parlato della notizia anche nel nostro podcast, SmartWorld News

Ascolta “12/02 – Ancora MWC e coronavirus, smartphone e tumori, Dreams” su Spreaker.

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  • Gianluca Dell’Olio

    Posso solo essere d’accordissimo con te, giocato ieri per 2 ore e poi interrotto per la stanchezza ma credo che i ragazzi di MM sono riusciti a dimostrare che il solo limite è la propria fantasia. Per il resto tutto può essere fatto con Dreams … dalle avventure ai racing, agli sparatutto oppure a delle semplici “scene” o sogni … luoghi da visitare , luoghi o meglio scenari in cui ognuno di noi ci mette qualcosa. Non mi stancherò mai di dirlo ma Dreams è un foglio bianco su cui disegnare le nostre fantasie ….