Conoscete Etherborn? Nemmeno noi (recensione)

Giorgio Palmieri

Recensione Etherborn – La vita è un percorso in cui l’anima si forma, dove la coscienza viene plasmata momento dopo momento. E se esistesse un videogioco su questo viaggio? Ecco la nostra recensione di Etherborn, che è molto meno criptico di quello che vorrebbe far credere.

Editore Altered Matter
Sviluppatore Altered Matter
Piattaforme PS4, Xbox One, Nintendo Switch, PC Windows
Genere Rompicapo
Modalità di gioco Singolo giocatore
Lingua Testi in italiano
Prezzo e acquisto 16,99€

La mela che cade? Un concetto superato


Etherborn vi spinge letteralmente a pensare fuori dagli schemi convenzionali dei classici giochi di piattaforme, perché la gravità si adegua alla superficie sulla quale posano i piedi dell’alter ego virtuale. Sì, in effetti sarebbe più semplice guardare un filmato che spiegarlo a parole, ma nessuno può fermare la potenza comunicativa della lingua scritta.

In pratica, sparsi per gli ambienti, vi sono delle pedane che collegano il suolo con le pareti, ed è sufficiente percorrerle per fare in modo che la gravità cambi. Lo scopo, quindi, è quello di raccogliere delle sfere di luce, al fine di posizionarle su appositi interruttori tramite i quali è possibile accedere alle fasi successive. L’inghippo è che queste sfere sono collocate in posti o altezze impossibili da raggiungere, quantomeno se le leggi della fisica fossero quelle della realtà.

Bisogna quindi osservare la struttura, studiarla per capire come arrivare in un punto preciso sfruttando le pedane, ed è senz’altro stimolante pensare secondo le logiche del gioco. È un ottimo allenamento mentale che non disorienta, in virtù di una telecamera automatica che segue l’azione senza confondere il giocatore. I puzzle sono ben costruiti, applicati su agglomerati organici che non stupiscono né per dimensioni, né per effetti di prospettiva.

Malgrado la piacevolezza dell’escursione, non avara di spunti interessanti, dobbiamo ammettere che il suo finale arriva troppo presto e solleva dei dubbi in merito alla scarsa longevità. La durata complessiva si attesta al di sotto delle tre ore, spalmate lungo cinque livelli che non esplorano fino in fondo la gravità mutevole: l’utenza più allenata nei rompicapo potrebbe cavarsela anche con meno di due ore. Perdipiù, le idee messe sul piatto per farcire il disegno delle mappe si possono contare sulle dita di una mano e la formula non si evolve mai durante il corso l’avventura, anche perché manca il tempo materiale per farlo.

Di conseguenza, Etherborn rimane lì, nell’angolino, piccolo e raggomitolato a sé, e chiede di essere capito prima ancora di essere giocato, come altri esponenti del genere. Nemmeno il lato audiovisivo fa gridare al miracolo, sebbene sia di buona fattura: utilizza pochi poligoni, dei materiali uniformi e delle malinconiche note musicali per confezionare un quadro minimalista funzionale all’atmosfera onirica con la quale vuole vestirsi, coadiuvata da una voce che vorrebbe tanto dare un senso metaforico all’esperienza: purtroppo abusa di termini carichi, aulici, i quali non trovano grande riscontro visivo, eccetto in un paio di occasioni, dove effettivamente la messa in scena stupisce, ma si tratta davvero di occasioni rare. Segnaliamo infine che, una volta terminata la storia principale, verrà sbloccata la modalità Nuova Partita +, dove è possibile affrontare nuovamente l’avventura, ma con le sfere d’energia nascoste in punti ben più angusti: un modo intelligente per aumentare la longevità.

6.5

Giudizio Finale

Recensione Etherborn  Giudizio Finale – Etherborn è un buon esercizio per il cervello che va poco oltre la definizione di esperimento, poiché la meccanica della gravità mutevole non riesce ad esprimersi fino in fondo a causa della scarsa quantità di livelli.

PRO CONTRO
  • Solletica la mente
  • La gravità mutevole spinge a pensare oltre gli schemi convenzionali…
  • … ma la meccanica è esplorata solo in superficie
  • Davvero troppo breve

Trailer

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